La violenza in Centro America e il ruolo degli USA

Amnesty International definisce il Centro America come un teatro di guerra, paragonabile alla Siria o all’Iraq, in cui ogni 5 minuti avviene un omicidio e in cui la sicurezza e i più basilari diritti sono calpestati. I protagonisti e i principali attori di questo clima di violenza sono le gang, internazionali e locali. Ci siamo già interessati alle gang e alla loro nascita in Le gang che tengono in ostaggio l’America Centrale, oggi analizzeremo la violenza che esse producono, il sistema all’interno dei paesi che li foraggia e il ruolo degli Stati Uniti attuale e passato.

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The leader of the Mara 18 gang, Hector Manuel Pineda (L), aka “Calavara”, is presented to the press along with other gang members, following their arrest by the National Bureau of Criminal Investigations and the National Police, in Tegucigalpa on October 17, 2014. At least 17 members of the Mara 18 were arrested and had weapons of different calibers and ammunition seized. AFP PHOTO / Orlando SIERRA

Questa situazione è frutto di un sistematico intervento straniero, in particolare negli USA, nei processi di democratizzazione durante gli anni ’60 e ’70. Il sostegno a bande paramilitari criminali, con l’intento di minare governi socialisti eletti dal popolo, ha creato situazioni di instabilità. Quando nel 1989 la guerra fredda è finita, Washington si è resa conto di aver armato gruppi che non sarebbero stati disposti a riporre le armi e lasciare gli imperi del narcotraffico che avevano costruito

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A member of the “18 street” gang takes part in an event to hand in weapons in Apopa, 14 Km north of San Salvador, El Salvador on March 9, 2013. Gang leaders surrendered about 267 weapons as part of the truce process between gangs in El Salvador. AFP PHOTO/ Jose CABEZAS (Photo credit should read Jose CABEZAS/AFP/Getty Images)

I paesi del Centro America sono diventati totalmente instabili, ma il gruppo dei paesi più colpiti dalla violenza sono raggruppati nel “Triangolo della Morte”: Guatemala, El Salvador e Honduras. La violenza è alla base della vita di tutti gli abitanti e la convivenza con le bande criminali è la normalità. Questi tre paesi non hanno una piena sovranità all’interno dei propri confini e l’amministrazione è corrotta e incapace di arginare le violenze.

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Le Gang hanno creato all’interno dei rispettivi territori dei sistemi parastatali, non è difficile notare per le strade delle grandi città membri delle gang che dirigono il traffico o ospedali di quartiere che sono pagati dai boss di zona. In questo rapporto tra la popolazione e i boss va ricercata la difficoltà nella lotta al narcotraffico. L’economia dei tre paesi è praticamente inesistente, tolte le grandi industrie che sono nelle mani di holding straniere. Il tasso di disoccupazione alto e la facilità di trovare un’arma, ha creato un infinita possibilità di trovare reclute pronte a spargere sangue in cambio di qualcosa da mangiare.

Peace between gangs in El Salvador.
Members of a police anti-gang force search men in San Salvador, El Salvador. Aug. 14, 2012. Authorities believe peace talks involving the two largest street gangs in the country, the Mara Salvatrucha and Barrio 18, have led to a precipitous drop in violence in El Salvador, one of the hemisphere’s most violent countries. (Tomas Munita/The New York Times)

La situazione economica che foraggia il crimine del Centro America non è solo quella dei paesi interessati ma anche degli stati meridionali degli Stati Uniti. Per la prima volta si parla di immigrazione da Nord a Sud, le gang criminali di Los Angeles pagano giovani latinos per tornare nei paesi di origine e entrare a far parte del proprio esercito.

La percezione della violenza non è legata solo al sistema delle gang transnazionali, ma soprattutto alle piccole bande locali. Si stima che all’interno del Salvador, oltre alle grandi gang che controllano il narcotraffico internazionale, vi siano altre 50 gang locali.

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I paesi del triangolo della morte hanno provato in vari modi a mettere sotto controllo il sistema internazionale delle gang. La polizia non ha le capacità di combattere una forza che assomiglia in tutto e per tutto ad un esercito di aggressione.

Il sistema carcerario è un altro degli aspetti del problema. Le prigioni in Centro America non rispettano minimamente gli standard basilari. È una rarità trovare una prigione che sia simile a quelle che siamo soliti vedere. Solitamente le guardie in queste prigioni controllano esclusivamente che i prigionieri non scappino, mentre all’interno i detenuti si organizzano come in un villaggio, procacciandosi il viver quotidiano. Questo rende le carceri un perfetto centro di reclutamento per le gang. I giovani che spesso finiscono in carcere per piccoli crimini, all’interno delle carceri per sopravvivere non possono che entrare nei ranghi della malavita.

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La risposta più usata è sempre stata la risposta militare. L’esercito è stato utilizzato spesso con il pugno di ferro, ma questo ha avuto in generale due possibili soluzioni. Spesso l’esercito non ha sortito effetto. Gli eserciti di questi paesi mal organizzati e arruolati tra i disperati non riescono a domare intere fette della popolazione armate che combattono all’interno dei ghetti. Quando gli eserciti hanno avuto risultati si sono rivelati dei risultati controproducenti. In paesi in cui le istituzioni sono così deboli, i generali che riescono a sconfiggere una parte della criminalità e prendere tale potere, si sono poi trasformati in dittatori o capi delle milizie, rendendo il paese ancora più instabile.

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Gli Stati Uniti hanno enormi responsabilità in questa situazione. Come abbiamo già detto, l’atteggiamento americano durante la guerra fredda ha creato e foraggiato narcotrafficanti e gang. Allo stesso tempo, le amministrazioni successive, in particolare quella di George W Bush, hanno considerato il caso centro americano come un problema minore, lasciando il problema nelle mani dei singoli paesi.

Some of the 200 soldiers of El Salvador's Army from Cuscatlan's 11th Battalion walk in formation during a ceremony  in San Juan Opico city
Some of the 200 soldiers of El Salvador’s Army from Cuscatlan’s 11th Battalion walk in formation during a ceremony before they depart for Iraq to relieve other El Salvadorian troops, in San Juan Opico city, El Salvador. August 8, 2008. REUTERS/Luis Galdamez (EL SALVADOR)

La soluzione temporanea e inutile, che più spesso si è utilizzata tra le mura del Pentagono, è stata quella attivare speciali corpi speciali dell’esercito, aiutati dall’intelligence, per colpire singoli capi del narcotraffico. Questa misura, utilizzata come nel caso del Chapo Guzmann, non porta ad un reale miglioramento della situazione, ma nella maggior parte dei casi è solo un evento per dare risalto a Washington, magari nel caso di elezioni.

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La segreteria di stato di Hillary Clinton, è stata la più attiva nella lotta al narcotraffico, in particolare nello stanziamento di fondi per i paesi e per le polizie locali. Si stima che durante questo lasso di tempo siano stati investiti in questa regione 16 miliardi di dollari. I risultati migliori sono stati raggiunti attraverso i trattati di estradizione firmati tra questi paesi e gli USA, così da poter allontanare i boss catturati dal paese e dal permeabile sistema carcerario centro americano.

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Il grande problema sono i destinatari e il modo in cui i paesi destinatari utilizzano i fondi. Uno dei progetti innovativi creati dall’amministrazione Obama è il CARSI (Central America Regional Security Initiative) attraverso cui vengono foraggiate le polizie. Solo metà dei fondi, che sono stati stanziati, sono stati utilizzati, mentre l’altra metà non è stata usata per migliorare, ma spesso ha permesso di rafforzare potentati locali, come determinati capi della polizia o piccoli politici.

 

Approfondimenti

http://www.tpi.it/mondo/el-salvador/prigione-centroamericana-senza-guardie

http://www.cfr.org/americas/countering-criminal-violence-central-america/p27740

https://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/Studies/TOC_Central_America_and_the_Caribbean_english.pdf

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/10/central-america-turns-its-back-on-hundreds-of-thousands-fleeing-war-like-violence/

 

 

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