Verso le elezioni argentine: i numeri dell’economia di Macri

I quattro anni di mandato presidenziale di Mauricio Macri stanno per giungere al termine. Le PASO (primarias, abiertas, simultáneas y obligatorias) di domenica 11 agosto hanno consegnato un quadro abbastanza chiaro in vista delle elezioni nazionali: Alberto Fernández, del Frente de Todos, ha un vantaggio di oltre 15 punti percentuali sul presidente uscente. Con questi numeri, è difficile immaginare un ribaltone nelle elezioni nazionali del 27 ottobre prossimo.

A partire da questo articolo cercheremo di capire il perché di una debacle tanto rovinosa. Inizieremo con l’analisi di quello che doveva essere il punto forte della politica macrista: l’economia. Il recente avvicendamento nel Ministerio de Hacienda, con le  dimissioni Nicolás Dujovne e la nomina di Hernán Lacunza, dà già un quadro della situazione.

Mauricio Macri
Mauricio Macri durante una conferenza. Fonte: Facebook.

Appena incaricato, il nuovo ministro delle Finanze ha introdotto una misura straordinaria. Fino alla fine del 2019, per le persone fisiche sarà in vigore il divieto di acquistare valuta estera per importi superiori ai 10 mila dollari mensili; le società argentine, invece, dovranno chiedere l’autorizzazione al Banco Central de la República Argentina (BCRA) per trasferire all’estero i propri utili. La misura prevede, inoltre, l’obbligo per le imprese esportatrici di cambiare in pesos argentini i dollari ottenuti all’estero tramite i loro commerci. Gli economisti, però, sono scettici sulla reale efficacia della proposta, specie alla luce dei numeri che adesso andremo a vedere.

Debito

Per fotografare la situazione economica argentina è imprescindibile partire dal debito. L’anno scorso, infatti, l’Argentina ha siglato con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) un accordo per il prestito alla nazione latinoamericana di 57,1 miliardi di dollari: il più sostanzioso di sempre nella storia dell’organizzazione internazionale. Per accordarlo, però, al governo di Macri sono state imposte dure condizioni di austerity, oltre alla richiesta di riforme ancora più neoliberiste delle istituzioni e dell’economia.

Nonostante ciò, gli investitori non si sono lasciati convincere, in particolare a causa dell’incidenza del debito pubblico, passato dal 57,1% all’86,3% del PIL in un solo anno, di cui oltre la metà contabilizzato in dollari. Il governo di Macri ha portato il debito estero da 167 miliardi 275 miliardi di dollari, una crescita pari al 65%.

A tal proposito è indicativo anche l’incremento vertiginoso del cosiddetto Country Risk (“Rischio Paese“), ovvero la sovrattassa di interesse che paga ogni Paese per finanziarsi nel mercato internazionale. Questo criterio misura la probabilità che uno Stato riesca o meno a pagare le scadenze delle sue obbligazioni (come quello del debito estero). Per quanto riguarda l’Argentina, il valore è passato da 487 a 900 punti base negli ultimi tre anni, fino ad arrivare attorno ai 2.000 negli ultimi giorni. Vista la crescente instabilità, Italia, Svezia e Olanda si sono opposte all’erogazione dell’ultima tranche di aiuti da parte dell’FMI (5,4 miliardi di dollari).

Povertà

Tenemos como objetivo económico lograr una Argentina con pobreza cero” (Abbiamo come obiettivo economico raggiungere la povertà zero in Argentina). In questi termini Mauricio Macri parlava durante il dibattito per le elezioni presidenziali del 2015. Un obiettivo ambizioso che si è scontrato con la dura realtà dell’attuale situazione argentina. Dal 30% del 2015, infatti, secondo le stime della UCA (Universidad Católica Argentina) il tasso di povertà raggiungerà quasi il 35% nel 2019.

Se i numeri della povertà preoccupano, quelli dell’indigenza spaventano. Nell’ultimo anno, infatti, nel Paese ci sono stati 3 milioni e 600 mila nuovi indigenti, facendo crescere la percentuale dal 4,5% del 2015 all’8% del 2019. Indicativi, a tal proposito, sono i dati relativi al consumo di latte e carne. Il primo è passato da una media annuale di 217 litri consumati per persona agli attuali 133, mentre la carne – alimento onnipresente nella dieta argentina – è calata da 59 a 50 chili annuali.

Parrilla argentina
[/media-credit] Tipica parrilla argentina. Photo by DEBY RODRIGUEZ on Unsplash
Come in tutte le crisi, però, a pagare lo scotto più grande sono i bambini. Nell’ultimo anno i minori di 14 anni nella soglia di povertà sono aumentati quasi del 10%, passando dal 38,2 al 49,6% attuale: un bambino su due vive in condizioni di povertà. Coloro che non riescono ad avere accesso nemmeno al minimo indispensabile per vivere, gli indigenti, sono invece l’11,2%.  Non va meglio alla fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni per i quali, nello stesso periodo di tempo, si è passati dal 30,5% al 40,1% di poveri.

La povertà zero, insomma, non è che un lontano miraggio.

Inflazione

A causa di tutto quello che è stato detto finora, l’inflazione è salita dal 27% del 2015 all’attuale 54%, passando per un picco del 57%. Il cambio dollaro-peso, invece, è in costante crescita: se all’inizio del mandato presidenziale di Macri si poteva comprare un dollaro con 15 pesos argentini, attualmente lo si può fare spendendone 55. La misura, però, è destinata a salire a causa della continua incertezza che circonda le sorti dell’Argentina.

Il tasso di interesse sui titoli, invece, partito dai 38 punti percentuali del 2015, era arrivato al 73% l’anno scorso prima dell’intervento del FMI e, infine, è ritornato all’attuale record mondiale di 74 percento, fissato dalla banca centrale argentina per cercare di bloccare la fuga di capitali.

Lavoro

I numeri sull’occupazione seguono il trend negativo registrato negli altri campi e, se possibile, fotografano una situazione ancor più critica. Nel 2015 la disoccupazione generale si aggirava intorno al 7%, mentre attualmente supera il 10. Le imprese funzionanti, invece, sono passate da essere 568.700 alle attuali 545.600: più di 23 mila aziende hanno chiuso negli ultimi 4 anni.  La produzione interna è di conseguenza drasticamente calata in favore dell’import dall’estero. Nel settore automobilistico, ad esempio, si è passati dal fabbricare 526 mila auto all’anno a farne appena 466 mila; la produzione di latte, invece,  è scesa da 4.400 milioni di litri a 3.700 milioni.

Conclusioni

Macri è stato eletto nel 2015 grazie alle promesse di un drastico cambiamento economico rispetto al passato. La diagnosi degli economisti vicini al presidente al momento di entrare in carica era che nell’economia argentina esistessero tre problemi fondamentali: il deficit fiscale, l’inflazione e la mancanza di fiducia da parte degli investitori esteri.

Secondo la logica liberista, senza deficit fiscale non ci sarebbe stata inflazione e, senza inflazione, anche la povertà sarebbe stata abbattuta. Aprendo il commercio e rendendo più flessibile il mercato del lavoro, inoltre, ci si aspettava un aumentò esponenziale degli investimenti dall’estero, teoricamente rassicurati dalla ricetta liberista e, a pioggia, una crescita generale dello Stato accompagnata dalla piena occupazione. Tutto questo, ci dicono i numeri, non si è verificato. In un attimo è sembrato, invece, di rivivere l’esperienza argentina degli anni ’70 e ’90.

Alla fine del suo primo (e probabilmente ultimo) mandato, Macri lascia un’Argentina in piena recessione, con una crescita allarmante della disoccupazione e della povertà. Gli aspetti economici che dovevano migliorare, sono peggiorati. L’inflazione ha raggiunto il livello più alto da 30 anni a questa parte, senza considerare il prestito più grande della storia finanziato dal FMI, da cui solo una decina di anni l’Argentina si era riuscita ad allontanare.

Il modello liberista applicato al Paese latinoamericano si è dimostrato, ancora una volta, insostenibile. Lo spettro del default si è fatto nuovamente reale e la crisi economica che sta attraversando il Paese sembra non avere uscita. Vinca chi vinca, il prossimo governo dovrà affrontare una situazione complicata come non mai.

Fonti e approfondimenti:

Informe CELAG, A tres años de Macri: Balances y perspectivas de la economia argentina

Cassandra Garrison, Jorge Otaola, Wall Street traders pump up Argentine peso as currency controls hit home, Reuters, 3/09/2019

David Cufré, Por qué explotó la economía macrista, Pagina12, 31/08/2019

Laura Vales, La saña del ajuste con niños y adolescentes, Pagina12, 26/08/2019

Francesco Betrò, L’Altra America: Argentina, Lo Spiegone, 27/07/2019

Kevin Carboni, Gli scioperi in Argentina contro il gioco del default, Lo Spiegone, 9/07/2018

Francesca Rongaroli, L’economia argentina sfiora l’ennesimo default, 3/06/2019

Juan Pablo Álvarez, Qué fue lo mejor y lo peor de la economía en los tres años de Macri, Perfil, 21/12/2018

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