Vecchie e nuove sfide per il governo australiano

bandiera australiana
La bandiera australiana (fonte: commons.wikimedia.org)

Il 24 agosto in Australia si è insediato il nuovo governo guidato da Scott Morrison. Le elezioni dello scorso maggio hanno riconfermato una maggioranza di centrodestra nella House of Representatives, camera bassa del Parlamento australiano, e per questo motivo il primo ministro è stato riconfermato alla guida di un nuovo esecutivo. Con l’ultima tornata elettorale si è arrivati alla terza legislatura consecutiva a maggioranza liberal-nazionalista. Per la coalizione di centrodestra questa continuità potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio. Da una parte i tanti anni consecutivi passati al governo danno ai liberal-nazionalisti la possibilità di portare a termine le vecchie sfide e di intraprenderne delle nuove, ma dall’altra la responsabilità nei confronti dei cittadini diventa sempre più grande in quanto le principali politiche messe in atto negli ultimi anni sono state tutte frutto della volontà di un governo di destra. In questo contesto temi come la crescita economica e la lotta all’immigrazione clandestina giocano un ruolo chiave per la credibilità del nuovo governo Morrison.

 

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L’economia

Lo stesso nuovo ministro dell’economia, Josh Frydenberg, ha definito le condizioni dell’economia australiana “impegnative” alla luce delle ultime analisi che hanno evidenziato la crescita più lenta registrata degli ultimi dieci anni. Nell’ultimo anno la crescita economica si è arrestata all’1,4%, registrando il risultato peggiore dal 2009. I risultati deludenti sono già stati utilizzati dall’opposizione per sfidare il governo in Parlamento. Il leader del Labor Party Anthony Albanese, durante un question time alla House of Representatives, ha accusato l’esecutivo di non aver previsto una pianificazione economica efficace. Incalzato dalle domande dei laburisti, Frydenberg ha affermato che pur essendoci stato un rallentamento l’economia australiana è in ottime condizioni, il tasso di disoccupazione si è ridotto e che il bilancio in breve tempo dovrebbe tornare ad essere in positivo dopo più di dieci anni.

Quella che viene evidenziata dagli studi del Sustainable Governance Indicators è però una realtà molto più complessa rispetto a quella sostenuta da Frydenberg. Secondo il rapporto sulle politiche economiche del 2018, l’economia australiana faticherebbe ad adattarsi al nuovo scenario economico internazionale dove la domanda di carbone, la cui esportazione funge da colonna portante per l’economia australiana, diminuisce di anno in anno. A causa di questa nuova situazione il governo dovrebbe trovare delle soluzioni alternative e così reinventare l’economia del Paese. Fino a questo momento la coalizione di centro-destra non sembra aver trovato delle soluzioni efficaci: taglio della spesa pubblica e aumento delle tasse sono le soluzioni messe sul tavolo dal governo Morrison nel breve periodo per poter permettere all’economia australiana di tornare a respirare.

L’immigrazione

Per quanto riguarda la sicurezza nazionale, invece, nuovi e più aspri provvedimenti sono previsti all’interno del quadro del Migration Act. Il governo nazionalista di Morrison ha intenzione di apportare delle modifiche alla legge sull’immigrazione sia per quanto riguarda i crimini che prevedono il trasferimento nei centri di detenzione off-shore sia per quanto riguarda le persone a cui applicare tali provvedimenti. Secondo il nuovo ministro dell’immigrazione, David Coleman, altri tipi di reati – come l’aggressione, la detenzione abusiva di armi e le molestie sessuali – dovrebbero comportare la cancellazione automatica del permesso di soggiorno. La nuova proposta del governo è resa ancor più controversa dall’idea di trasferire nei centri di detenzione di Nauru i criminali condannati, senza cittadinanza australiana, anche se residenti nel Paese da molti anni. Per questi motivi quindi la nuova riforma potrebbe avere ripercussioni importanti anche sulle relazioni bilaterali con i Paesi limitrofi. Il primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern, ha già dichiarato che la riforma del Migration Act proposta dal nuovo esecutivo potrebbe coinvolgere anche le migliaia di cittadini neozelandesi che da molti anni risiedono in Australia e che questo atteggiamento inizia ad essere mal sopportato dall’altra parte del mar di Tasmania.

 

Mappa dell'Australia e Nuova Zelanda

La regione oceanica (fonte: pixabay.com)

Il cambiamento climatico

Un altro tema caldo nel dibattito politico australiano è quello legato al cambiamento climatico. L’Australia è uno dei Paesi che sta soffrendo maggiormente gli effetti del surriscaldamento globale, per questo sia l’opposizione sia i movimenti ambientalisti pretendono dal governo una politica forte e immediata. Dal canto suo Morrison già durante il precedente governo aveva affermato che l’Australia fosse sulla buona strada per arrivare a rispettare i livelli di emissione di gas previsti dagli accordi internazionali. Le nuove cifre dimostrano però che le emissioni di gas continuano ad aumentare nonostante le rassicurazioni del ministro dell’energia, Angus Taylor. Secondo i dati rilasciati dal ministero per la Riduzione delle emissioni e l’Energia, da marzo le emissioni di CO2 sono aumentate dello 0,6% rispetto allo scorso precedente. Il governo ha giustificato questi risultati poco soddisfacenti attribuendo la causa dell’aumento delle emissioni e alla crescita dell’industria del gas naturale liquefatto. Secondo Taylor l’aumento delle emissioni è strettamente legato al processo di estrazione ed esportazione del gas LNG, considerato come un combustibile con un impatto ambientale minore rispetto alle risorse energetiche tradizionali. In questo modo il governo australiano starebbe sacrificando la riduzione delle proprie emissioni di CO2 in nome di un interesse globale, come l’esportazione di una risorsa energetica più “pulita” rispetto a quelle tradizionali. Nonostante questo, il governo australiano dovrà comunque cercare una soluzione in breve tempo per poter iniziare a ridurre il livello delle emissioni e così iniziare il processo di avvicinamento agli standard previsti dagli accordi di Parigi.

 

Una nave trasporta gas LNG

Una nave da trasporto di gas LNG (fonte: Wikimedia Commons)

Quelle finora analizzate non sono le uniche sfide che il governo Morrison si troverà ad affrontare nel corso di questa legislatura. Un altro tema importante per il futuro dell’Australia è la sua collocazione geopolitica nello scacchiere internazionale. Sarà molto importante capire come Canberra deciderà di schierarsi nello scontro tra Stati Uniti e Cina. Fino ad ora il governo Morrison ha dimostrato di essere incline a creare un legame sempre più forte con gli Stati Uniti di Trump e con gli altri  membri dei Five Eyes (Nuova Zelanda, Regno Unito e Canada) cercando però di mantenere delle buone relazioni anche con la Cina. Per Morrison sarà difficile gestire il rapporto con la Cina che da un lato rappresenta una grande opportunità economica, ma dall’altra parte potrebbe costituire un rischio, anche sul piano militare.

 

Fonti e approfondimenti:

– The Sydney Morning Herald, “Christian. Conservative. Ordinary. Cunning too. Scott Morrison’s plan to become PM”, 17/08/2019.

– ABC, “Scott Morrison unveils new ministry as Coalition prepares for majority government”, 26/05/2019.

– The Guardian, “Morrison says his government will ‘burn for the Australian people every single day'”, 28/05/2019.

– The Guardian, “Labor turns up heat on Morrison government over economy”, 9/09/2019.

– The Sydney Morning Herald, “‘A bad situation worse’: Labor urges government to heed Arden’s warning on migration changes”, 17/09/2019.

– Sustainable Governance Indicators, “Australia, economic policies”, 2018.

– ABC, “Australia’s carbon emission continue to rise despite Government assurances about climate change policy”, 30/08/2019.

– Limes, “L’Australia non teme la Cina”, 17/01/2019.

 

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