Le Forze Armate Canadesi: tutto da rifare

esercito canadese - Wikimedia Commons

Con l­’avvicinarsi delle elezioni federali in Canada programmate per il 21 di ottobre, si apre ancora una volta lo scomodo dibattito sul tema della sicurezza e della difesa del Paese. Si tratta di una questione che, seppur non centrale nel duello politico pre-elettorale, costituirà un grande onere per chiunque risulterà vincitore.

Di fatto, le Forze Armate Canadesi (Canadian Armed Forces), sin dalla fine della Guerra Fredda, hanno subito un graduale deterioramento, caratterizzato dalla riduzione dell’organico e dal declassamento di mezzi e infrastrutture. Dai 90.000 effettivi in servizio negli anni Ottanta del secolo scorso, si è passati ai soli 71.000 di oggi; una forza militare eccessivamente ridotta considerando lo scenario internazionale che si profila negli anni a venire.

Le future esigenze di difesa canadesi devono essere, infatti, inserite nel contesto multipolare ormai emerso dal periodo immediatamente successivo al crollo dell’Unione Sovietica. L’ affermarsi della Cina come potenza globale e lo spirito di revanscismo della Federazione Russa, ormai tornata a indossare le vesti di grande antagonista del ‘blocco occidentale’, hanno determinato il bisogno di un incremento della spesa militare. In quest’ottica, il prossimo governo avrà il compito di riadattare le Forze Armate Canadesi alle nuove necessità dello scenario internazionale e della difesa del Paese, nonché al ruolo di potenza economica mondiale e di membro del G7 che Ottawa ricopre.

esercitazione militare canada

Soldati canadesi nel corso di un’esercitazione – Fonte: Wikimedia Commons

Il fallimento della Canada First Defence Strategy (CFDS)

L’ultimo tentativo di aumentare il peso militare del Canada risale al 2008, con la pubblicazione da parte del governo della Canada First Defence Strategy (CFDS). Tale documento si proponeva di migliorare l’efficienza delle forze armate canadesi focalizzandosi su quattro elementi principali: personale, infrastrutture, capacità di risposta ed equipaggiamento. In tale contesto, si prevedeva un incremento del budget destinato alla spesa militare. Dai 18 miliardi di dollari canadesi annui del 2008, si passava ai 30 miliardi previsti nel 2028, per un totale di 490 miliardi in 20 anni.

Il piano ventennale trovò, tuttavia, un grande ostacolo nell’allocamento delle risorse necessarie. La recessione economica iniziata nel 2008 determinò diversi tagli alla spesa militare: mentre il budget previsto per il 2013-2014 era di 21 miliardi, quello effettivo ammontava a soli 17 miliardi. Tale gap di spesa determinò l’ insostenibilità della CFDS e il suo conseguente abbandono.

Nel 2017, il governo Trudeau ha adottato una nuova politica di difesa, intitolata Strong, Secure, Engaged. Tale documento traccia ancora una volta gli obiettivi delle forze armate canadesi, predicando una maggiore presenza sullo scenario internazionale e proponendo lo sviluppo di una forza flessibile e dispiegabile rapidamente in situazioni di crisi. L’adozione di queste linee guida ha comportato ancora una volta l’impegno del Canada ad aumentare gli investimenti nel settore della difesa, ponendosi come obiettivo quello di portare la spesa militare complessiva alla soglia del 2% del PIL.

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Medico militare canadese in El Salvador – Fonte: Wikimedia Commons

North American Aerospace Defense Command – NORAD

Il nodo centrale delle odierne esigenze di difesa del Canada è costituito dai rinnovamenti strutturali relativi al Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (North American Aerospace Defense Command – NORAD), un’ organizzazione congiunta tra Canada e Stati Uniti con il compito di sorvegliare lo spazio aereo dei due Paesi. La struttura nevralgica del comando è costituita dalla Distant Early Warning Line (DEW), consistente in una serie di stazioni radar che, partendo dall’Alaska, si estendono fino al Labrador.

Tale sistema di monitoraggio, attivo sin dal 1954, venne modernizzato nel 1980 quando la minaccia creata da una nuova generazione di bombardieri sovietici, armabili con missili cruise a lunga gittata (long-range, air-launched cruise missiles – ALCMs), determinò il bisogno  di estendere  l’area di sorveglianza del NORAD ancora più a Nord. Lo scopo era quello di identificare un eventuale attacco aereo di Mosca e di rendere possibile l’intercettazione dei bombardieri nemici da parte delle forze aeree canadesi e americane. Canada e Stati Uniti procedettero quindi con la costruzione del North Warning System (NWS), il quale estese notevolmente le capacità di controllo e sorveglianza del NORAD.

Il North Warning System è oramai giunto alla fine del suo ciclo vitale, determinando ancora una volta la necessità per Washington e Ottawa di investire nel suo ammodernamento. Lo sviluppo di nuovi ALCM sia da parte della Cina che della Russia, ma anche i progressi in campo balistico della Corea del Nord, rendono indispensabile il rafforzamento del NORAD. Inoltre, occorrerà procedere con la creazione di un sistema di sorveglianza integrato, ossia basato su infrastrutture inerenti ai vari domini: terra, cielo, spazio, cyber ed eventualmente mare. Il NORAD dovrebbe quindi ambire ad acquisire la capacità di fronteggiare un qualsiasi tipo di minaccia – dalle incursione aeree ai cyber-attacchi – e a costituire non solo un elemento essenziale per la difesa del Nord-America, ma anche uno strumento di deterrenza, in quanto capace di rendere possibile un contrattacco repentino da parte di USA e Canada.

Nonostante sia il Partito Liberale che quello Conservatore –  i due principali contendenti di queste elezioni – concordino sul bisogno di modernizzare il NORAD, non vi è ancora stato nessuno stanziamento di fondi per l’attuazione del progetto. Inoltre, l’indifferenza dell’elettorato nei confronti della tematica potrebbe determinare la sua marginalizzazione nella futura agenda di governo.

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Militare canadese nel corso della Missione ONU khan Quest in Mongolia – Fonte: Wikimedia Commons

Peacekeeping

Una questione centrale agli occhi dell’ opinione pubblica è invece l’ impegno del Paese nelle operazioni di peacekeeping . Un tempo Stato guida delle missioni di pace a marchio Nazioni Unite, il Canada ha visto il suo ruolo in questo ambito ridursi sempre di più, toccando i minimi storici proprio con il governo liberale di Justin Trudeau. Nonostante lo slogan propagandistico di inizio legislatura, Canada is back, il governo Trudeau ha dispiegato in media solo 114 soldati l’anno, peggio del governo precedente guidato da Stephen Harper, il quale vedeva invece un impegno medio di 157 effettivi annui.

I numeri sembrano dunque ben lontani dalle iniziali promesse di Trudeau. Nel 2016, il leader liberale si era impegnato a fornire alle Nazioni Unite una forza di ben 600 peacekeepers, ma il picco della presenza canadese negli scenari di crisi è costituito dai  poco più di 200 soldati  dispiegati in Mali nel contesto dell’ operazione Presence tra il 2018 e il 2019. Si è trattato di un battaglione di elicotteri di salvataggio ingaggiato per operazioni di soccorso nei luoghi di scontro. Tale forza costituisce forse una delle unità più capaci e meglio addestrate per questo tipo di missioni. Tuttavia, l’operazione Presence, sebbene abbia riconfermato le qualità delle forze canadesi dispiegate, è stata caratterizzata da un impegno sporadico dei suoi effettivi a causa della lenta burocrazia delle Nazioni Unite. Nell’arco dei 13 mesi di durata della missione, i soccorritori canadesi sono stati chiamati solamente 11 volte.

Il futuro governo avrà come compito quello di riportare il Canada a essere un punto di riferimento nell’ambito delle missioni di pace e di lasciarsi alle spalle la deludente stagione delle amministrazioni Harper e Trudeau.

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Sottomarino militare classe Victoria – Fonte: Wikimedia Commons

L’ammodernamento della Marina

Nel contesto delle Forze Armate Canadesi, è sicuramente la Marina a necessitare un intervento più incisivo a livello di finanziamenti. Le 12 fregate di classe Halifax della Royal Canadian Navy termineranno presto il loro periodo di servizio. Il costo dei 15 vascelli (i BAE Type 26 di design britannico) che le sostituiranno  ammonterà a ben 60 miliardi di dollari canadesi.

Un discorso simile deve essere fatto per i 4 sottomarini classe Victoria correntemente in servizio. Tali sommergibili, dismessi dalla marina britannica negli anni Novanta e acquistati dal Canada nel 2000, sono oramai obsoleti e termineranno il loro periodo di servizio tra il 2022 e il 2027.

Investimenti saranno anche necessari per modernizzare la base navale di Esquimalt in British Columbia, da dove partono le operazioni di pattugliamento nell’Oceano Pacifico. Di fatto, ben il 60% del traffico marittimo mondiale passa per l’Asia, rendendo indispensabile per il Canada investire nel miglioramento della propria base strategica sul Pacifico.

La modernizzazione delle forze armate canadesi costituisce quindi una delle grandi sfide del futuro governo. Il quadro tracciato sembra puntare verso un’unica direzione: quella dell’incremento della spesa militare. I primi piccoli passi verso tale obiettivo sono già stati effettuati. La politica Strong, Secure, Engaged, adottata ormai due anni fa, sta dando dei segnali forti, avendo portato il budget allocato alla difesa per il 2019-2020 a ben 27 miliardi di dollari canadesi. Chi uscirà vincitore dalle elezioni del 21 ottobre dovrà cercare di mantenere l’impegno anche in futuro e procedere alla modernizzazione delle strutture nevralgiche del NORAD.

Fonti e Approfondimenti:

Claudia Irigoyen, The Canada First Defence Strategy (CFDS), Centre for Public Impact, 5 luglio 2017;

Colin Robertson, Positioning Canada in a Messy and Meaner World, Canadian Global Affairs Institute, settembre 2019;

Andrea Charron, Rediscovering the Cost of Deterrence, Canadian Global Affairs Institute, settembre 2019;

Walter Dorn, What happened to Trudeau’s peacekeeping promise?, The Star, 21 agosto 2019;

Lee Berthiaume, Promised quick-reaction force of 200 peacekeepers yet to be registered with UN, CBC, 1 luglio 2019;

Matthew Fisher, Canadian Peacekeepers returning home from Mali feeling under utilized, Canadian Global Affairs Institute, settembre 2019;

Lee Berthiaume, Disappointment emerges as Canada’s peacekeeping mission in Mali nears halfway mark, 8 gennaio 2019;

David Perry, Strong, Secure, Engaged: A Two-Year Review, Canadian Global Affairs Institute, maggio 2019;

Tristan Hopper, At least we could (probably) invade New Zealand: How small is the Royal Canadian Navy, really?, National Post, 12 settembre 2016;

The Canadian Press, Canadian navy will lose submarine fleet in next few years without billions in upgrades: DND report, National Post, 7 settembre 2016;

David Pugliese, Cost of Canadian navy warship project increases to $70 billion, according to new PBO estimate, Ottawa Citizen, 21 giugno 2019;

 

 

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