Austria al voto: vecchie certezze e un futuro incerto

Domenica 29 settembre si sono tenute in Austria le elezioni legislative, con tre anni di anticipo rispetto al termine previsto. Si tratta, infatti, di elezioni anticipate causate dallo scandalo politico che ha coinvolto alcuni rappresentanti della coalizione di governo a pochi giorni dalle elezioni europee, lo scorso maggio. Questo evento ha decretato la fine del primo Governo Kurz e la formazione da parte del presidente Alexander Van der Bellen di un governo tecnico fino alla data delle nuove elezioni.

Lo scandalo (c.d. Ibiza-Affäre) ha visto come protagonista il leader del partito di ultra-destra sovranista (FPÖ), Heinz-Christian Strache, nonché vice-cancelliere dell’allora governo in carica. La causa scatenante è da imputarsi a due giornali tedeschi che hanno fatto circolare un video in cui il leader sovranista e un altro membro del FPÖ ed esponente del Parlamento austriaco, durante un incontro a Ibiza, offrivano ad Aljona Makarowa, presunta nipote di un oligarca russo molto vicino a Putin, importanti contratti pubblici in cambio di un elevato finanziamento a favore del partito. 

Con le elezioni europee si sono registrate le prime ripercussioni di questi avvenimenti; infatti, il partito di Strache ha perso drasticamente voti rispetto alle elezioni legislative dell’ottobre del 2017. Sulla stessa linea si sono mantenuti i risultati delle elezioni legislative di domenica, confermando con ulteriore consapevolezza l’allontanamento dell’elettorato dal partito di estrema destra, che nel 2017 aveva raggiunto il 26% dei voti validi, mentre domenica si è fermato al 17 %.

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Parlamento austriaco, ottobre 2017, ph: Chiara Antonini

Le elezioni

Prima di procedere con l’analisi dei risultati e sulle ipotesi riguardo alla futura formazione del governo, è importante capire per chi hanno votato gli austriaci, e conoscere le modalità di voto in Austria. Il Parlamento austriaco si compone di due camere: il Nationalrat e il BundesratSolo la prima, che conta 183 membri, è eletta direttamente dal popolo con sistema proporzionale; la seconda (61 membri) rappresenta i nove Stati federali.

Possono votare, a patto che abbiano compiuto 16 anni,  tutti i cittadini austriaci residenti o meno in patria. Coloro che vivono all’estero votano per corrispondenza (Briefwahl), mentre i residenti hanno la possibilità di scegliere se votare nella loro circoscrizione con scheda elettorale o sfruttare la possibilità di votare per lettera. Si ricorre sempre più frequentemente a quest’ultima opzione, specialmente tra i giovani, sia per comodità che per senso di fiducia e sicurezza nei confronti di tale pratica. Ciò è dimostrato anche dai numeri. In questa ondata elettorale, circa un milione di cittadini su quasi sei milioni e mezzo in totale ha optato per la modalità di voto in questione. 

I primi risultati pubblicati domenica sera non tengono conto dei voti per lettera, che sono stati contati in parte lunedì, ma per lo spoglio finale e completo bisognerà aspettare giovedì. Dunque, i risultati finali non sono ancora noti, e secondo i prospetti a oggi rilasciati, ogni partito oscilla tra uno o due punti percentuali in meno o in più rispetto al definitivo.

Di seguito, si possono vedere le percentuali di voto – non tenendo conto dei voti per posta – in comparazione con il risultato delle elezioni di ottobre 2017:

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Grafico: LoSpiegone

 

I risultati

A quattro mesi dalla caduta del governo e all’indomani delle ultime elezioni, due sono gli aspetti principali da evidenziare. Da una parte, i 6,4 milioni di austriaci chiamati alle urne hanno prevedibilmente mostrato di avere ancora fiducia nel partito di Sebastian Kurz, che ha nuovamente ottenuto la maggioranza dei voti – con una percentuale addirittura superiore -, assorbendo molti dei voti persi del FPÖ. Dall’altra parte, è chiaro come siano di fondamentale interesse per il popolo austriaco le nuove sfide che l’intero pianeta deve necessariamente supportare e affrontare. A tal proposito, la vittoria maggiore può considerarsi quella del partito dei Verdi ( Die Grünen), che oscilla tra il 12 e il 14% dei voti, superando di gran lunga la soglia di sbarramento del 4%, che non era stata, invece, raggiunta nell’ultima legislatura.

La seconda forza ad aver ottenuto il maggior numero di preferenze è il Partito Socialdemocratico (SPÖ). Tale risultato non è stato una sorpresa per il partito, che a lungo è stato al Governo, ma rappresenta il peggior risultato della sua storia. Nonostante la spinta innovativa e vivace della nuova presidentessa Pamela Rendi-Wagner, molti dei suoi elettori hanno, infatti, virato verso il partito dei Verdi.

Importante risultato è stato raggiunto da NEOS, il partito liberale austriaco nato nel 2012, che riesce a eleggere nel Consiglio Nazionale 14 rappresentanti. Un esito tutt’altro che felice è stato ottenuto, invece, da JETZT- Lista Pilz, che nelle ultime elezioni, seppur nato da meno di sei mesi era riuscito a entrare in Parlamento. Questa volta, il partito formato dalla scissione all’interno dei Verdi è rimasto ben sotto la soglia del 4%, rimanendo, di conseguenza, escluso dal Nationalrat.

Il nuovo governo?

Per il giovane Kurz si apre ora la scelta più difficile che indirizzerà l’intero andamento della nazione per i prossimi cinque anni. Seppur la percentuale sia piuttosto elevata, il partito popolare non gode della maggioranza, e, dunque, ha tre prospettive davanti a sé. 

A seguito di quanto successo negli ultimi mesi, la possibilità di una nuova alleanza con l’ultradestra, seppur numericamente possibile, è molto lontana. Il segretario del partito, Harald Vilimsky, parla già di opposizione al governo. Più realistiche sono la creazione di una coalizione tra popolari e verdi, o popolari e socialdemocratici; in entrambi i casi, potrebbero essere coinvolti anche i liberali di NEOS.

La svolta ambientalista significherebbe moltissimo, non solo per l’Austria ma anche in previsione del Green New Deal di cui si parla, con sempre maggiore frequenza, a Bruxelles. Il problema principale dipende dalle diverse agende politiche dei due partiti. Kurz è noto per una linea molto rigida nei confronti dei migranti, le sue posizioni ferme in ambito economico e l’importanza di introdurre sanzioni automatiche in Europa; il partito di Kogler, in totale disaccordo con la politica migratoria adottata da Kurz, si vuole concentrare per prima cosa sull’introduzione di una tassa sulle emissioni di CO2 e ha già ribadito l’impegno nella realizzazione delle promesse elettorali.

Anche rispetto al partito di Rendi-Wagner, le linee di scontro sono molteplici. Da una parte, quest’ultima ha parlato in campagna elettorale, tra le altre cose, della necessità di abbassare gli affitti e dell’urgenza di introdurre un reddito minimo. Dall’altra, il giovane cancelliere austriaco ha più volte espresso la sua ostilità nei confronti di questa “antica” alleanza, ormai troppo vecchia e lontana dalla direzione che il partito vuole prendere.

Partendo da queste basi, ciò che si prospetta è un periodo di negoziati lunghi e difficili, la cui risoluzione non è prevista prima di dicembre, e alla fine del quale le forze in contrasto dovranno scendere a compromessi per la creazione di un’alleanza di governo solida. Ciò che è certo è che Sebastian Kurz dovrà dimostrare abilità e dedizione per uscire a tutti gli effetti vincitore da queste elezioni.

 

Fonti e approfondimenti:

Youtrend, Elezioni in Austria, Kurz cerca la rivincita dopo il “Russiagate”, 28 settembre 2019

Hasnain Kazim, Kurz ist am Ende- und steht schon vorm Comeback, Der Spiegel, 27.05.2019

Kurz OVP siegt bei Osterreich Wahl deutlich, NTV, 29.09.2019

Florian Naumann, Sonja Plagmann, Oesterreich-Wahl: Rekord fuer Kurz, Flop fuer FPOE- “Es waere ein Novum fuer Oesterreich…”, Merkur.de, 30.09.2019

Elezioni Austria risultati: trionfo Kurz, boom Verdi. Ora il rebus alleanze, Affari Italiani.it, 30.09.2019

 

 

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