I diritti sessuali e riproduttivi: lo stato attuale

Di Ginevra Candidi

Negli ultimi anni, la comunità internazionale ha voluto codificare i diritti sessuali e riproduttivi come diritti separati e specifici, appartenenti alla categoria del soft law. Anche alcuni Stati hanno sentito la necessità di prescrivere i diritti alla salute sessuale e riproduttiva all’interno della propria legislazione nazionale, creando una maggiore chiarezza sull’argomento. Sebbene sia da apprezzare la volontà degli Stati di definire tali diritti in modo più concreto, sono tanti però i casi che hanno dimostrato come le donne siano in realtà impossibilitate a esercitare concretamente i loro diritti sessuali e riproduttivi, come si è visto nel caso di R.R. c. Polonia di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Infatti, il mero riconoscimento di un certo diritto non sempre significa che gli individui siano in grado di usufruirne liberamente e senza ostacoli. Per questo motivo, il seguente articolo ha lo scopo di comprendere lo stato attuale dei diritti riproduttivi all’interno del diritto internazionale, analizzando i dati relativi al fenomeno contenuti nei report annuali redatti da diverse agenzie delle Nazioni Unite nel 2019.

Lo stato attuale dei diritti: i passi avanti 

In questi ultimi anni, sono stati tanti i cambiamenti in positivo riguardo i diritti alla salute sessuale e riproduttiva. Come si è visto, gli attori internazionali hanno compreso come un approccio più olistico alla materia fosse necessario per comprendere realmente il fenomeno, e infatti sono diversi i documenti internazionali che dagli anni ‘70 hanno lo scopo di spiegare più puntualmente il significato dei diritti sessuali e riproduttivi. In generale, il 58% delle donne fa ora uso di contraccettivi, rispetto al 24% del 1969, dimostrando un incremento di disponibilità del farmaco e una maggiore consapevolezza dell’autonomia femminile nel decidere sul proprio corpo.

Inoltre, alcuni Stati hanno intrapreso delle modifiche significative nelle loro legislazioni. Per esempio, nel 2013 la Cina ha abolito la cosiddetta politica del figlio unico, che, per ragioni demografiche, imponeva a ogni nucleo familiare il limite massimo di un solo figlio. Tale cambiamento rappresenta un progresso importante, poiché riconosce agli individui la capacità di decidere sulla propria pianificazione familiare, parte integrante dei diritti riproduttivi. Anche la legislazione irlandese, nel 2018, ha subito dei cambiamenti significativi: l’interruzione volontaria di gravidanza, prima considerata illegale, è ora possibile nel Paese, entro la dodicesima settimana. Tale legge non risulta perfetta, poiché criticata molto nella sezione in cui si specifica che le donne, dopo aver inoltrato la richiesta per procedere con l’interruzione di gravidanza, debbano aspettare tre giorni per riflettere su tale decisione. Ciononostante, è da apprezzare un cambiamento positivo all’interno di un Paese che fino a poco fa si era dimostrato reticente nel garantire questi diritti. 

Cosa resta da fare? 

Nonostante siano quindi diversi i cambiamenti in positivo avvenuti negli ultimi anni, alcune problematiche restano presenti. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), agenzia dell’ONU concernente la salute sessuale e riproduttiva, ancora oggi il 45% degli aborti effettuati nel mondo risultano insicuri. Per la prima volta, il rapporto del 2019 dell’UNFPA contiene dati più eclettici circa i diritti riproduttivi: vengono infatti analizzati elementi quali la capacità delle donne di decidere su come e quando avere un rapporto sessuale con il proprio partner e quelli relativi alla salute sessuale. Quanto analizzato però presenta un quadro abbastanza preoccupante: soltanto il 57% delle donne sposate o in una relazione riesce a decidere liberamente in questi contesti, mentre la restante parte sembra non avere diritti in tal senso. 

Inoltre, l’UNFPA sottolinea come sia impossibile rendere effettivi i diritti sessuali e riproduttivi se non si raggiunge prima di tutto l’uguaglianza di genere. L’agenzia delle Nazioni Unite ritiene, infatti, che i programmi intrapresi da Stati e organizzazioni siano del tutto inefficaci se non si comprende un fenomeno ben più radicato nella società: se la discriminazione di genere, nelle sue forme più variegate, non viene combattuta ed eliminata, sarà difficile ottenere una situazione ottimale per il godimento dei diritti riproduttivi.

Vittime principali di questa mancanza sono le minoranze. Infatti, gli individui appartenenti al movimento LGTBI devono affrontare svariate difficoltà nell’accesso alle informazioni riguardanti la propria salute sessuale e riproduttiva per diverse ragioni. Prima di tutto, spesso i programmi che gli Stati e le organizzazioni mettono in atto, riguardano relazioni eterosessuali, dimenticandosi così di mantenere un approccio più olistico e inclusivo. In secondo luogo, in molte società, l’omosessualità e il movimento LGTBI sono soggetti a stigmi importanti da parte di altri individui, e chiedere informazioni sui propri diritti riproduttivi diviene quasi impossibile. Di conseguenza, le minoranze risultano sempre più marginalizzate all’interno del piano d’azione per tale categoria di diritti, poiché ci si basa sull’erronea convinzione che non possa essere rilevante per loro.

Infine, un altro problema risiede nel fatto che anche se in alcuni Paesi i diritti riproduttivi sono riconosciuti, l’accesso ai relativi servizi non sempre è garantito. Ciò può essere motivato da una mancanza legislativa che regoli il fenomeno in maniera pratica ed efficiente: i diritti riproduttivi, specialmente l’aborto, restano ancora oggi un tema prettamente politico, e gli Stati si mostrano spesso reticenti nel cambiare il proprio approccio alla questione. Tale assenza di legislazione spesso si traduce in un’impossibilità de facto ad accedere ai suddetti servizi.  Infatti, è stato stimato che sono circa 4.3 miliardi le persone in tutto il mondo, che prima o poi si dovranno rapportare a inadeguati servizi riguardanti la propria salute sessuale e riproduttiva.

Conclusione

I diritti sessuali e riproduttivi mirano a garantire il benessere fisico e mentale dell’individuo, permettendogli di decidere liberamente sul proprio corpo. Nonostante il diritto internazionale si sia mostrato pronto a riconoscere tali necessità, stipulando dichiarazioni e report sull’argomento, il lavoro da fare non è finito.

Il generale approccio restrittivo di alcuni Stati rende difficile il godimento dei diritti sessuali e riproduttivi, situazione resa ancora più difficile dall’effettiva presenza e accessibilità dei servizi garantiti dalla legge. In più, sia gli Stati che le organizzazioni internazionali e regionali hanno dimostrato una generale miopia nell’approccio a tali questioni, non approfondendo le origini profonde alla base della problematica.

Servirà quindi una maggiore conoscenza del tema, e una maggiore volontà della comunità internazionale di riconoscere l’importanza dei diritti alla salute sessuale e riproduttiva, con l’obiettivo di abbattere tutti gli ostacoli che si frappongono tra le donne e i loro diritti. 

Fonti e approfondimenti

Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), State of World Population 2019, Unfinished Business: The Pursuit of Rights and Choices for All, (10 aprile 2019),  https://www.unfpa.org/

Rachel K. Jones, Elizabeth Witwer e Jenna Jerman, Abortion Incidence and Service Availability: The United States of America 2017, (settembre 2019), https://www.guttmacher.org/report/abortion-incidence-service-availability-us-2017

International Planned Parenthood Federation, 2010-2019: This decade in sexual and reproductive health & right, (17 dicembre 2019), https://www.ippf.org/blogs/2010-2019-decade-sexual-and-reproductive-health-rights

The Partnership for Maternal, Newborn & Child Health, Funding for sexual and reproductive health and rights in low- and middle-income countries: threats, outlook and opportunities, (23 dicembre 2019), https://www.who.int/pmnch/media/news/2019/srhr_forecast_web.pdf?ua=1

Anne M. Starrs, Accelerate Progress: Sexual and Reproductive Health and Rights for All: Report of the Guttmacher–Lancet Commission, Lancet, (2018).

Parlamento irlandese, Health (Regulation of Termination of Pregnancy) Act 2018, (2018).

Gietel-Basten S, Han X, Cheng Y, Assessing the impact of the “one-child policy” in China: A synthetic control approach, PLOSONE, (2019), https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0220170

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