La voter suppression negli USA e il ruolo della Corte Suprema

di Alessia Cerocchi

Introduzione al sistema elettorale americano

Le elezioni presidenziali in USA vengono effettuate con metodo indiretto: gli elettori scelgono, con le modalità stabilite dai singoli stati federali, i 538 “grandi elettori”. Il voto avviene Stato per Stato e il sistema è maggioritario: chi vince in un territorio si aggiudica tutti i suoi grandi elettori. Fanno eccezione Maine e Nebraska, che adottano un sistema proporzionale.

Il numero di grandi elettori assegnati da ogni Stato è stabilito in proporzione agli abitanti: ciò comporta che gli Stati più popolosi hanno un peso maggiore sull’esito delle elezioni rispetto a quelli con meno abitanti.

La registrazione al voto negli USA

Il sistema di voto indiretto si basa sulla registrazione volontaria dei cittadini alle liste elettorali, regolata dal National Voter Registration Act del 1993. Il meccanismo della registrazione, già di per sé, può rappresentare un ostacolo per tutta quella fetta di popolazione meno istruita ed economicamente più fragile, che ha meno dimestichezza con le procedure burocratiche. Per esempio, nel 1951 il North Dakota ha abolito il sistema della registrazione poiché, trattandosi di uno stato rurale, formato principalmente da piccole comunità, i funzionari dei seggi conoscono personalmente gli elettori della zona e non hanno bisogno di meccanismi più complessi, oltre alla presentazione di un documento di identità.

Per tutti gli Stati che si avvalgono della registrazione, il National Voter Registration Act prevede cinque diverse fattispecie che possono giustificare la cancellazione del nominativo di un avente diritto al voto dai registri elettorali: la richiesta esplicita dell’elettore di essere rimosso dai voter rolls; aver subito condanne penali definitive; la perdita della capacità elettorale per infermità mentale o per morte e infine, la mancata conferma del cambio di residenza.

Nel caso di una sentenza di condanna, l’imputato non può votare fino a quando il tribunale non stabilisce il ritorno ai suoi diritti civili, tra cui il diritto di voto. Grazie a questo stratagemma, in alcuni Stati chiave come la Florida, nel 2000, prima delle elezioni, le liste elettorali sono state ripulite di molti nominativi, che in alcuni casi erano solo simili a quelli di presunti criminali. In questo modo a più di 100.000 cittadini afroamericani è stato impedito di votare. Basti pensare che nelle prigioni statali americane, per ogni bianco ci sono 5,1 neri e in alcuni stati il rapporto sale a 10. Nel 2016, ben 6,1 milioni di persone non erano considerate idonee al voto; di questi, 1 milione era costituito da afroamericani che avevano servito completamente la propria sentenza.

Per quanto riguarda gli ispanici, anche loro sovrarappresentati nelle carceri, i dati ufficiali del Dipartimento di Giustizia americano parlano poi di un rapporto medio, all’interno della popolazione carceraria di 1,4 a 1.

Un ulteriore problema si pone nei casi di cambio di residenza. Infatti, per mantenere aggiornati i registri, le autorità statali competenti devono trasmettere una confirmation letter all’indirizzo indicato dall’elettore in caso di trasferimento, in cui viene richiesto di completare un avviso pre-indirizzato e preaffrancato al fine di confermare per iscritto la propria residenza. Se l’elettore omette di rispedire l’avviso e risulta, contestualmente, che non ha votato in nessuna elezione tenutasi nel periodo compreso tra la comunicazione dell’avviso e la seconda elezione federale generale, il suo nominativo viene cancellato dai registri elettorali statali.

Fonte: Flickr

Il ruolo della Corte Suprema

Proprio su questo punto è recentemente intervenuta la Corte Suprema, l’organo giudiziario garante e interprete della Costituzione.

Con la sentenza pronunciata l’11 giugno 2018 sul caso Husted, Ohio Secretary of State v. A. Philip Randolph Institute et. al., la Corte ha dichiarato la disciplinata dalla legislazione statale dell’Ohio sulla cancellazione dalle liste elettorali conforme alla normativa federale di riferimento. Il meccanismo messo in atto dall’Ohio ha avuto l’effetto, tra il 2011 e il 2016, di rimuovere più di due milioni di nominativi dai registri elettorali, colpendo in particolare la popolazione nera.

L’orientamento della Corte è particolarmente rilevante in quanto lo Stato dell’Ohio, swing State, in cui nessun partito o candidato ha un sostegno predominante, diviso tra il voto prevalentemente repubblicano delle aree rurali e quello democratico delle grandi città, ha un’influenza notevole sul risultato elettorale poiché, essendo uno degli Stati più popolosi, assegna un elevato numero (18) di Grandi Elettori.

Ma la Corte Suprema non è nuova a questo orientamento: già 2013 nel caso Shelby County v. Holder aveva aperto la strada a più ampi margini di manovra da parte degli Stati per l’elaborazione di una normativa restrittiva del diritto di voto.

Verso le Presidenziali 2020: voter suppression in Georgia e Wisconsin

Le recenti notizie di voter suppression in Georgia e Winsconsin, evidenziano l’alto rischio che stanno correndo gli elettori americani che vedono leso il proprio diritto di voto con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali 2020. Mentre i funzionari elettorali affermano di mettere in atto solo procedure di routine per mantenere puliti i rolls, queste purghe mostrano come la moderna soppressione degli elettori può nascondersi in apparentemente innocue disposizioni amministrative. L’impatto reale sui risultati elettorali, con centinaia di migliaia di elettori che vedono i loro diritti rimossi, per lo più tra gli appartenenti al bacino del partito democratico, potrebbe risultare decisivo nelle prossime elezioni presidenziali, dove Wisconsin e Georgia saranno swing States.

In Georgia, prima delle elezioni midterm 2018, si stima che l’allora Segretario di Stato Brian Kemp abbia epurato oltre 1 milione di persone dai registri elettorali dello Stato, poiché non avevano esercitato il proprio diritto di voto nelle ultime elezioni. Il suo successore, Brad Raffensperger, ha seguito le sue orme, rimuovendo dai rolls più di 300.000 elettori registrati. Fair Fight Action, un’organizzazione incaricata di affrontare le persistenti violazioni dei diritti di voto e delle procedure elettorali scoperte durante le elezioni del 2018, ha presentato una mozione d’emergenza presso la Corte federale, cercando di bloccare questa epurazione, che però il giudice non ha accolto, in attesa di ulteriori sviluppi nella causa.

Nel mese di ottobre, invece, la Wisconsin Election Commission (WEC) è stata citata in giudizio per contrastare la cancellazione di oltre 230.000 elettori. Lo Stato del Winsconsin invia infatti lettere agli elettori registrati che ritiene si siano trasferiti, imponendo loro di registrarsi nuovamente. Queste comunicazioni sarebbero state mandate “agli elettori che hanno riferito a un’altra agenzia governativa che si sono trasferiti di recente”, situati principalmente elettori delle roccaforti democratiche. Si stima che il 55% delle lettere siano state inviate in aree in cui l’ex segretario Hilary Clinton ha ricevuto più voti di Donald Trump nel 2016. Più di un quinto degli elettori da epurare proviene dalla contea di Milwaukee, una delle aree più fortemente democratiche del Wisconsin.

Il giudice della contea di Ozaukee, Paul Malloy, nella sentenza ha affermato che la legge statale ha richiesto alla commissione elettorale di disattivare gli elettori che non rispondono entro 30 giorni dalla ricezione del mover mailing, affermando di non essere lui a scrivere la normativa in esame.

La risposta del giudice Malloy illustra i limiti dell’intervento giudiziario nella protezione dei diritti di voto, poiché l’organo giudicante è vincolato dalle politiche che il legislatore sceglie di attuare. Solo la sentenza di una Corte di Appello del Wisconsin del 28 febbraio ha ribaltato la cancellazione degli elettori, con un intervento in extremis che evidenzia comunque la problematicità della questione, che spesso dipende dall’interpretazione arbitraria fornita dai singoli giudici.

La gravità di queste condotte e la loro mancata delegittimazione da parte dell’autorità giudiziaria è particolarmente significativa in questi due Stati con l’avvicinarsi delle elezioni di novembre 2020, in cui Wisconsin e Georgia  sono considerati swing states, a cui quindi si rivolge particolare attenzione poiché la vittoria è possibile per ciascuno dei contendenti.

Conclusioni

Con la sentenza Husted v. A. Philipe Randolph Institute, la Corte Suprema ha adottato un approccio rigido e restrittivo all’interpretazione degli statues, non tenendo conto così di una delle due finalità che la legislazione federale di riferimento si propone di realizzare, cioè l’aumentare dei livelli di partecipazione al voto. Sembra che la Corte si sia posta soltanto il problema di permettere la piena attuazione dell’eliminazione dai voter rolls degli elettori inidonei, ma non sembra nemmeno aver tenuto conto delle effettive difficoltà che alcune fasce della popolazione incontrano nella procedura di registrazione, né di cosa questo comporti nel risultato delle elezioni, limitandosi ad esprimersi sulla conformità della legge statale alla normativa federale. Ci troviamo indubbiamente davanti alla lesione di un diritto fondamentale, il diritto al voto, il quale chi, se non il giudice “guardiano” della Costituzione, deve riconoscere e garantire?

Fonti e approfondimenti:

BRENNAN CENTRE FOR JUSTICE, Election 2016: Restrictive Voting Laws by the Numbers, 28 settembre 2016.

Black Americans incarcerated five times more than white people – report.

Husted, Ohio Secretary of State v. A. Philip Randolph Institute et. al.

National Voter Registration Act.

Nomos le attualità del diritto: “Voter suppression” e “statutory interpretation” il sistema delle purghe elettorali dell’Ohio al vaglio della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Shelby County v. Holder.

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