Cos’è successo nel Super Tuesday?

Super Tuesday

di Damiano Mascioni ed Emanuele Murgolo

Il voto di questo Super Tuesday, avvenuto poche ore fa, sembra essere già uno spartiacque decisivo per queste primarie democratiche. La sfida ha visto la vittoria dell’ex vicepresidente Joe Biden ai danni del suo principale avversario Bernie Sanders.

Gli altri avversari, nella fattispecie Michael Bloomberg (il quale ha annunciato il suo ritiro), Elizabeth Warren e Tulsi Gabbard, hanno ottenuto risultati mediocri o trascurabili, il che restringe ulteriormente il campo ai due sfidanti precedentemente citati. La campagna di Biden sembrava essere fino ad appena una settimana fa in grande crisi, ma la vittoria in South Carolina ha dato spinta alla sua risalita fornendogli un momentum di grande impatto.

Dove ha vinto Biden?

L’ex vicepresidente Biden ha vissuto una notte magica, dalla quale è riuscito a raccogliere una grande quantità di voti ottenendo una vittoria di grande peso in questa corsa alla nomination. Un risultato insperato fino a pochi giorni fa. Un risultato conseguito anche grazie all’uscita dai giochi dei moderati Pete Buttigieg ed Amy Klobuchar, i quali dopo aver annunciato il ritiro hanno dato il proprio endorsement a Biden. Molto importante anche l’endorsement ottenuto da Beto O’Rourke, ritirato dalla corsa già da qualche mese.

La vittoria di Biden è stata costruita sul successo negli Stati del Sud e gli inaspettati upset negli Stati del Nord. Il forte sostegno datogli dagli afroamericani, che già si erano spesi fortemente per lui alle urne in South Carolina, sono risultati decisivi in Virginia e South Carolina, dove ha guadagnato rispettivamente 99 e 110 delegati. Anche Stati come l’Arkansas, l’Oklahoma e soprattutto l’Alabama hanno votato in massa per l’ex vicepresidente.

Il vero e inaspettato successo sono state le conquiste di Stati che, nelle settimane precedenti, vedevano Sanders (e in parte Warren) maggiormente competitivi. Il Massachusetts è probabilmente l’esempio più lampante della grandezza del risultato ottenuto.

In questo stato Sanders era dato nettamente per favorito con il 59% di chance seguito a ruota da Elizabeth Warren, Senatrice proprio per questo Stato, col 24%. Biden, secondo FiveThirtyEigth, aveva solo il 9% di possibilità di vincere. Eppure, l’ex vicepresidente ha vinto lo Stato col 33,4%, relegando Sanders al secondo posto e la Warren addirittura al terzo.

Stesso discorso vale per il Maine e il Minnesota, dove Biden è riuscito a ribaltare i pronostici incassando due grandi vittorie portando il proprio score a 10 Stati vinti sui 14 in palio.

Il ruolo degli indecisi nel Super Tuesday

Questi grandi risultati sono arrivati anche grazie ad un trend che è stato sempre più in crescita dopo i caucus del Nevada. Esso mostra, infatti, come gli elettori indecisi abbiano scelto all’ultimo con chi schierarsi. Basandosi sugli exit-poll preliminari è chiaro come il 40% circa di questi elettori indecisi alla fine si siano schierati con Biden votando per lui.

In Minnesota specialmente, anche grazie all’endorsement della Klobuchar, senatrice dello stato, Biden ha guadagnato un +29% grazie agli indecisi. Lo stesso trend si è riproposto con numeri diversi, ma in ogni caso vantaggiosi per l’ex vicepresidente, anche in Massachusetts e nel Maine.

Ma gli elettori bianchi non erano l’unico gruppo che ha visto un grande ricalcolo degli dovuto alla scelta degli indecisi. Gli elettori ispanici, infatti, sono stati molto importanti.

Biden, secondo le analisi, ha vinto il voto del 38% degli indecisi ispanici. Questo tipo di margine potrebbe aver contribuito fortemente per la vittoria in Texas, dove ha vinto con soli 3 punti di scarto. Gli elettori ispanici costituivano circa un terzo dell’elettorato del Texas, e circa un quarto di loro ha deciso il loro voto negli ultimi giorni. Di questi, il 34% ha sostenuto Biden.

Dove ha vinto Sanders?

Nottata più complicata è stata quella di Sanders, che fino al 28 febbraio era in testa ai sondaggi e praticamente sicuro di uscire dal Super Tuesday con la maggioranza relativa dei delegati. La vittoria in South Carolina di Biden, l’uscita dalla corsa dei moderati Buttigieg e Klobuchar, e il loro endorsement congiunto a Biden stesso hanno però rinsaldato il campo moderato, mentre questi acquistava momentum. Sanders è stato molto ridimensionato da questi avvenimenti, e ciò si è visto nei risultati.

Le sue vittorie sono arrivate solo negli Stati in cui la sua vittoria era data ampiamente per scontata: Vermont (per cui è Senatore), California, Colorado e Utah. È solo grazie alla California, dove venivano assegnati ben 415 delegati, che Sanders è riuscito a mantenere contenuto il gap con Biden. Qui Sanders ha ottenuto il 34% dei consensi, contro il 25% di Biden, con un risultato comunque sotto le aspettative.

Il vero problema è derivato dalla sua incapacità di mantenere gli Stati del Nord, dove in teoria era favorito, seppur non di molto. Le sconfitte in Massachusetts e Minnesota, e quella probabile in Maine, si uniscono a quella dolorosa in Texas – altro Stato dove Sanders aveva investito molto – nel delineare uno scenario piuttosto grigio per le sue prospettive. Se è vero, infatti, che Bernie guadagnerà voti dalla probabile uscita di Warren (ma perderà da quella di Bloomberg), d’altro canto questa tornata ha evidenziato alcune carenze evidenti nella campagna del Senatore del Vermont.

Il post Super Tuesday per Sanders

È ormai evidente come la coalizione di Sanders, per quanto ampia e solida, stia facendo fatica a uscire dai suoi limiti e a coinvolgere nuovi elettori rispetto al 2016. In particolare, Sanders ha ancora poca presa tra i neri, specie del sud, e finora non ha stimolato il massiccio turnout che ci si aspettava e che sarebbe necessario per essere più competitivo. Questo non significa che sia ormai fuori dai giochi, o che queste problematiche siano uscite fuori solo adesso. Semplicemente, fino al 28 febbraio erano oscurate da alcune condizioni favorevoli, tra cui la divisione del campo moderato e i buoni risultati nei primi tre Stati.

Ciò che deve preoccupare Sanders è soprattutto il risultato in Minnesota. Bernie avrà bisogno di recuperare su Biden a partire dagli Stati del Midwest che voteranno nel prossimo mese e mezzo, e che sono demograficamente simili a questo. La sua sconfitta qui, però, è stata netta, e potrebbe essere indice di una debolezza generalizzata ed estesa, in potenza, anche ai territori confinanti.

Conclusioni

Biden è il chiaro vincitore del Super Tuesday, ed è riuscito a ribaltare i pronostici grazie a una serie di eventi che lo hanno rilanciato nei sondaggi. Al momento, il favorito per la nomination è di nuovo lui, come si pensava fino a prima del voto in Iowa, nonostante le probabilità di una contested convention siano altissime.

Sanders, invece, esce ridimensionato, ma la sua campagna è molto solida e il prossimo mese per lui sarà decisivo.

Questo però deve essere un monito: l’unica costante di queste primarie finora è stata la sorpresa. I ribaltoni sono sempre dietro l’angolo, e i sondaggi continuano a vedere Sanders come un valido sfidante anche nei testa a testa con Biden. Questi, dal suo canto, deve finalmente dimostrare di poter dirigere una campagna elettorale da frontrunner. Finora ha sempre fallito, ed è certo che i prossimi mesi saranno logoranti e pieni di difficoltà: la sua posizione è quindi sì di testa, ma ci sarà bisogno di altre conferme nelle prossime settimane per rinsaldarla definitivamente.

Fonti e approfondimenti:

Martin J. e Burns A., “Biden Revives Campaign, Winning Nine States, but Sanders Takes California”, The New York Times, 03/02/2020.

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