I gruppi politici del Parlamento europeo: i Verdi

PPE sinistra
Bandiere dell'Unione Europea, sede del Parlamento Europeo a Bruxelles (fonte: Flickr)

Il gruppo dei Verdi – Alleanza Libera Europea (Verdi/ALE) è un gruppo parlamentare europeo ambientalista e regionalista. Ai Verdi aderiscono due partiti europei distinti: il Partito Verde Europeo e l’Alleanza Libera Europea. Fin dalla sua nascita, il gruppo ha svolto all’interno dell’Assemblea di Strasburgo un ruolo secondario in termini di numero di seggi, ma importante per la portata innovativa delle sue idee.

Nascita e affermazione dei Verdi Europei

I movimenti ecologisti hanno iniziato ad affermarsi in tutta Europa durante gli anni Settanta, organizzandosi a livello europeo per la prima volta in occasione delle elezioni del 1984. Fu allora che vennero eletti al Parlamento di Strasburgo per la prima volta 11 rappresentanti dei Verdi (7 tedeschi, 2 belgi e 2 olandesi). Inizialmente, però, gli eurodeputati Verdi non poterono organizzarsi in un gruppo; decisero quindi di unirsi ad altri parlamentari dando vita al Gruppo Arcobaleno, cui presero parte anche alcune liste regionali di Italia, Danimarca e Paesi Bassi.

Con le elezioni del 1989 la situazione cambiò. I Verdi riuscirono a eleggere 30 deputati e si poté quindi dare vita al primo gruppo Verde europeo. Ne facevano parte europarlamentari provenienti da Germania, Belgio, Paesi Bassi e Italia. Fu in questa fase che venne introdotto un sistema innovativo per l’elezione della presidenza del gruppo: per favorire l’uguaglianza di genere, infatti, venne introdotta la regola dei due co-presidenti, un uomo e una donna. Questo sistema viene tutt’ora utilizzato per eleggere anche gli Spitzenkandidaten del gruppo.

La stabilizzazione degli anni Novanta

Negli anni Novanta il ruolo del gruppo all’interno dell’Assemblea di Strasburgo si stabilizzò. Dal 1994, con lo scoppio della guerra in Jugoslavia, l’aspetto antimilitaristico e pacifista divenne una delle colonne portanti dell’ideologia del gruppo insieme all’ambientalismo.

Dal 1999, ai Verdi si aggiunsero anche i parlamentari eletti nel gruppo Alleanza Libera Europea, soggetto politico di riferimento di tutti i movimenti regionalisti, autonomisti e indipendentisti d’Europa.

Per quanto riguarda invece l’aspetto elettorale, si mantenne un andamento costante con una percentuale sempre tra il 7% e l’8% e con un numero di deputati che oscillava tra i 40 e i 50. Con questi numeri, i Verdi Europei hanno rappresentato la quarta forza all’interno del Parlamento per molti anni. Questo trend è stato confermato anche in occasione delle elezioni del maggio 2019.

grafico andamento elettorale dei verdi

Andamento elettorale dei Verdi Europei: 1984-2019 (Grafica: Lo Spiegone, dati: Parlamento europeo)

I risultati raggiunti nel corso degli anni assumono un significato importante se si pensa che sono dovuti quasi esclusivamente al  rafforzamento dei partiti Verdi storici presenti in Europa, cioè quelli dei Paesi del Nord. Uno dei timori più grandi dei vertici del gruppo, infatti, era l’allargamento a Est dell’Unione, poiché questi nuovi Stati membri avevano delle tradizioni ecologiste praticamente inesistenti. Questi timori si sono rivelati fondati. L’entrata dei nuovi Stati nell’UE e il conseguente ingrandimento del Parlamento Europeo hanno posto i Verdi in seria difficoltà, perché i nuovi seggi messi a disposizione andavano ad infoltire le fila di altri gruppi politici, depotenziando il ruolo del gruppo ecologista. 

Un gruppo europeista

Un’altra delle caratteristiche che meglio rappresenta il ruolo del gruppo Verdi/ALE all’interno del PE è l’europeismo. Sono diversi i gruppi politici all’interno dell’Assemblea che pongono l’integrazione europea come colonna portante dei loro programmi, ma solo i Verdi hanno cercato di attuare dei cambiamenti in chiave europeista anche rispetto alla loro organizzazione interna.

Nel 2004, infatti, nacque il Partito dei Verdi Europei, primo vero partito paneuropeo. L’obiettivo della creazione di questo europartito effettivamente transnazionale era quello di organizzare, per la prima volta nella storia delle elezioni europee, una campagna elettorale comune. A questo scopo venne redatto un unico manifesto elettorale, su cui tutte le forze politiche Verdi europee dovevano basarsi per le proprie campagne elettorali nazionali.

I Verdi accolsero positivamente l’introduzione dello Spitzenkandidat. Anche in questo caso, il gruppo ecologista ha voluto utilizzare un metodo più trasparente e a favore dell’integrazione europea per la scelta dei nomi dei candidati alla presidenza della Commissione. Sia per le elezioni del 2014 che per le elezioni del 2019, i nomi dei due Spitzenkandidaten, un uomo e una donna, sono stati scelti attraverso delle primarie online aperte a tutti i cittadini dell’Unione europea.

La ripresa elettorale

Come è già stato detto, i risultati elettorali dei Verdi negli anni sono rimasti costanti. Le percentuali raggiunte nelle ultime due tornate elettorali hanno però assunto un significato ben diverso. Già con il voto del 2014, la posta in gioco era molto più alta rispetto al passato. Tra i temi affrontati nella campagna elettorale (immigrazione, austerity) e lo scontro tra le forze europeiste tradizionali e le forze euroscettiche, i Verdi rischiavano di rimanere schiacciati perdendo diversi voti. Proprio per questo motivo, i vertici del gruppo hanno considerato la leggera flessione elettorale come un risultato comunque positivo.

Ma il vero successo dei Verdi si è registrato con le elezioni del 2019. Nel nuovo Parlamento, il gruppo ecologista occupava ben 69 seggi, 17 in più rispetto alla tornata elettorale precedente. Dopo la Brexit, il numero dei seggi si è ridotto di 11 unità, a causa della fuoriuscita del Partito Verde di Inghilterra e Galles e del Partito Nazionale Scozzese.

La Germania ha registrato il risultato migliore, dove il partito ecologista Grüne ha ottenuto il 20,5%, diventando il secondo partito del Paese, mentre in Francia la coalizione Europe écologie – Les verts ha raggiunto il 13,5. Molto importante è il risultato ottenuto dai Verdi in alcune delle città principali dell’Unione europea: Bruxelles, Berlino e Dublino sono le città in cui le liste ecologiste sono risultate le più votate.

Una svolta ecologista in Europa?

Alla base di questo successo c’è stato senz’altro il rilancio dei temi riguardanti la tutela dell’ambiente e i cambiamenti climatici, avvenuto anche grazie al movimento studentesco “FridaysForFuture e alla grande popolarità raggiunta dalla sua fondatrice, Greta Thunberg. Per questo motivo, il risultato importante ottenuto dai Verdi in questa tornata elettorale è stato visto come un forte segnale dal quale partire per poter in futuro rafforzare la coscienza collettiva sui cambiamenti climatici.

manifestazione del fridays for future a Berlino

Manifestazione “Fridays For Future” a Berlino (fonte: Flickr)

L’attenzione sempre maggiore rivolta ai cambiamenti climatici ha trasformato il gruppo Verdi/ALE in uno dei più rilevanti all’interno del Parlamento europeo. Questa rinnovata rilevanza del gruppo ecologista è stata messa in risalto anche dalla loro partecipazione ai negoziati per la Commissione. Alla fine, i negoziati non hanno portato al risultato sperato e i Verdi hanno deciso di votare contro l’elezione di Ursula von der Leyen, preferendo partecipare alla legislatura con una forma di opposizione costruttiva. In futuro, non è da escludere che il ruolo dei partiti ecologisti possa evolversi, andando a rafforzare il loro ruolo a Strasburgo. Per completare quest’operazione resta però necessaria l’affermazione di questi partiti anche a livello nazionale nel resto d’Europa.

Fonti e approfondimenti

Carter N., The Greens in the 2009 European Parliament Elections, in “Environmental Politics”, vol. 19, n. 2, 2010.

Rudig W., The Greens in the 2014 European Elections, in “Environmental Studies”, vol. 24, n. 1, 2015.

The Greens/European Free Alliance.

Graham-Harrison E., “A quiet revolution sweeps Europe as Greens become a political force“, The Guardian, 2/06/2019.

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