Come vanno le campagne dei candidati democratici

Nel precedente articolo sui finanziamenti alle campagne elettorali abbiamo visto quali sono i sistemi di finanziamento, le modalità e le varie tipologie di raccolta fondi. In questo articolo, invece, cercheremo di analizzare le varie situazioni sui finanziamenti delle campagne individuali dei candidati democratici. Cosa ci dice la composizione di questi fondi? Chi ha raccolto di più? Come vengono spese tali somme? E, soprattutto, chi ha più momentum col Super Tuesday ormai dietro l’angolo?

Composizione dei finanziamenti: small donors, big donors e PACs

Il senatore Bernie Sanders, allo stato attuale, è il candidato che ha raccolto più denaro da investire nella propria campagna. Sanders finora ha ricevuto più finanziamenti di ogni altro candidato, e solo attraverso gli small donors, scegliendo di non ricorrere a PAC o all’aiuto di lobbisti.

Alla fine del 2019, già 1,4 milioni di persone avevano donato alla campagna di Sanders, molto più di qualsiasi altro candidato, per un totale di circa 96 milioni di dollari. Da record l’ultimo trimestre del 2019, dove il senatore del Vermont ha ricevuto 34,6 milioni.

In totale, Sanders ha raccolto più di 134 milioni, staccando di molto la seconda classificata, Elizabeth Warren. Di questi, il 55% proviene da donazioni dei cosiddetti small donors, cioè privati cittadini che decidono di offrire il proprio contributo alla campagna, per un importo pari o inferiore ai duecento dollari. Il restante 45% deriva, invece, da donazioni più grandi, fatte da sindacati, associazioni ed aziende.

Interessanti i dati demografici ed etnici dei finanziamenti di Sanders. L’anziano senatore ha infatti raccolto più di tutti fra i latinx (il cui apporto è stato decisivo per la vittoria in Nevada), con 8,3 milioni di dollari, e fra i giovani. Tra i suoi donatori, il 61,3% sono uomini e il 38,7% sono donne.

Elizabeth Warren ha invece ricevuto più di 92 milioni di dollari, con quasi novecentomila persone ad aver contribuito. La senatrice è quella più ideologicamente vicina a Sanders, eppure in termini di mobilitazione soffre la sua figura.

Di questi 92 milioni, il 52% proviene dagli small donors, mentre il restante 48% da donazioni più grandi, fatte da gruppi simili a quelli che hanno sovvenzionato Sanders. Tuttavia, recente notizia, Warren ha deciso di ricorrere all’aiuto di un Super PAC, chiamato Persist Pac, per poter essere più competitiva. La decisione ha fatto discutere, in quanto la senatrice si era sempre definita contraria, come Sanders, all’ingresso di interessi economici in politica e all’intromissione di lobby nei processi legislativi. Dal punto di vista demografico, i donatori di Warren sono per il 53,6% donne e per il 46,4% uomini.

Al terzo e al quarto posto troviamo, rispettivamente, Pete Buttigieg e l’ex vicepresidente Joe Biden, con 741.000 e 451.000 donatori ciascuno. I due, però, non hanno mai fatto mistero di ricorrere a PAC, avendo partecipato ad alcuni eventi di raccolta fondi.

Buttigieg, appena ritiratosi dalla corsa, ha raccolto più di 81 milioni di dollari, ripartiti al 56,5% fra contributi più grandi e al 43,5% dai piccoli donatori. Demograficamente, il sindaco di South Bend ha numeri che si avvicinano a quelli di Sanders, anche se la forbice tra uomo e donna, ultimamente, è andata restringendosi: i donatori di Buttigieg sono al 60,1% uomini, al 39,9% donne.

Biden, invece, ha finora ricevuto poco più di 76 milioni di dollari, con la maggiore discrepanza, rispetto ai principali candidati, fra contribuzioni maggiori e piccoli donatori: il 63,7% del denaro raccolto, infatti, proviene da donazioni più ampie rispetto a quelle dei singoli piccoli donatori, che si attestano al 36,3%. Anche per l’ex vicepresidente, il rapporto demografico è in favore degli uomini, con il 57% delle donazioni.

Sicuramente più particolari sono i casi di Michael Bloomberg e Tom Steyer. I due, infatti, sono entrambi miliardari, nonché fra gli uomini più ricchi d’America, il che, già di per sé, lascia intuire come possano alterare un ragionamento finanziario in campagna elettorale. Bloomberg e Steyer hanno deciso di ricorrere alle proprie, imponenti ricchezze personali, autofinanziandosi la campagna elettorale.

Tom Steyer, che ha annunciato il ritiro dopo il fiasco elettorale in South Carolina, a seguito delle grandi cifre investite, ha speso di tasca propria quasi 270 milioni dollari. Un totale che fa capire come il disporre di un budget enorme non porti necessariamente consenso, poiché le spese non si traducono automaticamente in voti.

Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, con un passato anche fra i Repubblicani, invece, ha già speso ben 463 milioni di dollari. Denaro, anche in questo caso, investito personalmente, senza ricorrere a finanziamenti esterni. Sceso in campo col chiaro obiettivo di rimuovere Trump dall’ufficio, Bloomberg ha rifiutato categoricamente qualsiasi forma di contributo.

Come vengono spesi questi soldi?

A questo punto della corsa, le primarie democratiche del 2020 sono già le più costose della storia; un dato reale anche senza la presenza di Bloomberg e Steyer (i quali stanno spendendo, o hanno speso, più della metà del totale). I candidati in lizza per la nomination democratica hanno infatti utilizzato più di 1,2 miliardi di dollari, un dato di quasi sei volte più ampio rispetto al 2016, a questo punto della sfida.

I candidati, in generale, per essere vincenti, spendono denaro in più settori e punti, cercando di estendere la propria influenza, il più possibile, attraverso tutti i mezzi disponibili.

Per la campagna del senatore Sanders sono già stati spesi molti fondi: all’incirca 116 milioni di dollari. Di questi, ben 12 milioni sono stati allocati per i salari dei lavoratori alla campagna, 6,8 milioni nella raccolta fondi e quasi 4 milioni sono stati destinati ai media. A queste cifre vanno anche aggiunti 6 milioni, spesi in advertising su Google.

Joe Biden, invece, ha investito poco più della metà rispetto a Sanders, circa 60 milioni. All’interno di questa somma: 9 milioni sono stati destinati ai salari, 6 ai media e quasi 2 nella raccolta fondi. Per quando riguarda Google Ads, la cifra spesa è di quasi 2,5 milioni.

Warren e Buttigieg, rispettivamente, hanno sborsato circa 90 e 75 milioni di dollari, investendo più di Sanders e Biden in salari, ben 14,4 milioni. I loro numeri su advertising e raccolta fondi, invece, sono abbastanza in linea con quelli degli altri candidati.

Caso a sé resta, di nuovo, quello di Michael Bloomberg. Il miliardario, infatti, ha già investito più di 400 milioni di dollari, la maggior parte dei quali utilizzata per la pubblicità televisiva. Nel solo gennaio, l’ex sindaco di New York ha speso circa 221 milioni. Bloomberg sostiene che questi fondi aiuteranno a sconfiggere Trump e che, nel caso in cui non dovesse vincere la nomination, convoglierebbe le proprie risorse in favore di qualsiasi candidato democratico dovesse farcela.

Ciò gli ha permesso di crescere nei sondaggi, nonostante non avesse partecipato ad alcun dibattito prima della scorsa settimana, dove non ha sicuramente impressionato; il miliardario, tant’è, è stato bersagliato dagli attacchi degli altri democratici, in particolare da Warren e Sanders.

La campagna di Bloomberg ha allocato 126,5 milioni per la pubblicità televisiva a gennaio e altri 45 in quella digitale, che ha portato il totale speso in advertising a 312 milioni.

Vantaggi dalle donazioni e momentum

Tornando alla composizione delle donazioni, tralasciando l’ultimo citato, Bloomberg, autofinanziatosi, si può delineare la strategia adottata dai candidati. Per Bernie Sanders, ma anche per Elizabeth Warren, l’idea è quella di puntare il più possibile sugli small donors, perché garantiscono grande movimento sul territorio, dando la possibilità di espandere il proprio consenso.

Tuttavia, Warren soffre la grande mobilitazione di Sanders e, ultimamente, i suoi non brillanti risultati non la stanno aiutando in termini monetari. La senatrice del Massachussets, infatti, ha anche richiesto un prestito per essere maggiormente competitiva, e i suoi donatori nel mese di gennaio sono stati in calo. Certamente, se si decide di appellarsi ai ceti medio-bassi, in ogni caso, la strategia degli small donors e il richiamo verso di loro diventa fondamentale. Se a Bernie Sanders questo è riuscito, vincendo il voto popolare nei primi tre appuntamenti, diventando il frontrunner delle primarie, per Elizabeth Warren le cose si sono complicate.

Buttigieg e Biden hanno richiesto, e ricevuto, in maniera più mirata e, volendo, sicura. I due, per finanziare la propria campagna, infatti, hanno utilizzato ed utilizzano PAC e Super PAC. Il tandem ha in comune il consenso fra l’elettorato democratico più moderato, il che li porta a togliersi voti vicendevolmente. Rivolgendosi a questo tipo di elettorato in termini di mobilitazione, e in termini monetari, senza grandi finanziamenti esterni, si fa più fatica.

Se in Iowa e nel New Hampshire a Buttigieg è andata meglio (specialmente in Iowa), negli ultimi due appuntamenti, in Nevada e South Carolina, il dato si è invertito e Biden che ha superato Buttigieg in termini di delegati. L’approdo al secondo posto da parte dell’ex vicepresidente, e la netta vittoria in South Carolina, con il grande appoggio degli afroamericani, hanno infine spinto Buttigieg a ritirarsi, insieme a Klobuchar, per fare fronte comune con Biden come candidati moderati.

In vista del Super Tuesday, che si svolgerà il 3 marzo, la sfida sembra quindi essere fra Sanders e Biden, con il primo che punta ad ottenere un buon distacco e il secondo a ridurlo, per tentare il colpaccio sullo slancio della grande vittoria in South Carolina. Più indietro sembra essere relegata Warren, con Michael Bloomberg a fare da mina vagante.

 

 

Fonti e approfondimenti

Almukhtar S., Kaplan T., Shorey R., 2020 Democrats Went on a Spending Spree in the Final Months of 2019, The New York Times, 01/02/2020

Lai R., Katz J., Shorey R., Kaplan T., Watkins D., The Donors Powering the Campaign of Bernie Sanders, The New York Times, 01/02/2020

Lach E., Why Famous, Powerful Presidential Candidates Are Begging You for Five Dollars, The New Yorker, 10/06/2019

Reuters, Bloomberg Presidential Campaign Reports $409 Million in Total Spending So Far, The New York Times, 20/02/2020

Hensley-Clancy M., Elizabeth Warren Has Reversed On Super PAC Support: “That’s How It Has To Be”, Buzzfeed, 20/02/2020

Evers-Hillstrom K., The 2020 Democratic primary is already the most expensive ever, Open Secrets, 25/02/2020

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