I Berberi in Marocco: le lotte socio-culturali delle tribù Imazighen

di Enrico La Forgia

A differenza di ciò che generalmente si pensa, i Paesi del Nord Africa e in particolar modo quelli del Maghreb hanno una popolazione tutt’altro che omogenea. Infatti, nonostante la travolgente invasione militare e culturale messa in atto dagli arabi durante il primo millennio D.C, queste Nazioni (Marocco, Algeria, Tunisia e Libia) presentano tradizioni culturali derivanti da un vivace mosaico etnico che vede una chiara maggioranza araba (fatta eccezione per il Marocco) mescolarsi a quelle popolazioni che, prima ancora dei Fenici e dei Romani, abitavano i deserti di roccia del Marocco e quelli di sabbia dell’Algeria: i Berberi.

Chi sono i Berberi

Gli Imazighen, letteralmente “Uomini liberi”, in Occidente meglio noti come Berberi (dal francese bèrbèr, storpiatura della parola araba barbar, ovvero barbari), sono quell’insieme di popoli di lingua tamazight che abitano buona parte del deserto del Sahara e del Nord Africa. Le prime tracce di popolazioni berbere risalgono addirittura al periodo paleolitico e proseguono lungo tutta la storia del Nord Africa andandosi ad incrociare con quelle di popoli ugualmente antichi: ad esempio abbiamo prove che gli antichi egizi conoscessero alcune tribù berbere, come i Libu (originari della Libia a cui daranno l’odierno nome) e i Mushuash, che intorno al 1000 A.C riuscirono anche a dare vita a una dinastia di faraoni.

 

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Intorno al III secolo A.C iniziamo ad avere le prime informazioni dettagliate  sui principali regni berberi, creatisi grazie allo stanziamento sulle rive del Mediterraneo di popolazioni prevalentemente nomadi, come il Regno di Numidia o quello di Mauritania, legati alle sorti di celebri personaggi dell’antichità come Massinissa, Giugurta e Giuba II. Dalla conquista Romana portata a termine nel 40 D.C, i berberi hanno sempre dovuto fare i conti con dominazioni straniere, la più importante delle quali è stata appunto quella araba, risalente al 685 D.C,  che cambierà per sempre il volto della regione e delle popolazioni native grazie a un inesorabile processo di islamizzazione che unirà sotto un’unica fede berberi e arabi.

Il contrasto tra arabi e berberi in Marocco

Nonostante la religione islamica sia stato un fattore di unità in tutto il Maghreb, la convivenza tra berberi e arabi è stata tutt’altro che semplice e vi sono, ancora oggi, questioni sociali da risolvere. In Marocco ad esempio, in particolare nella regione settentrionale del Rif e in quelle meridionali del Sahara e del versante Atlantico, tutte a maggioranza berbera, si percepisce una non indifferente insofferenza nei confronti del Governo di Rabat e della famiglia reale alawide di origine araba e quindi accusata di sfavorire la minoranza berbera (anche se c’è da precisare che l’attuale re marocchino Mohammed VI è considerato un “modernizzatore” grazie alla sua politica interna che vede la concessione di maggiori riconoscimenti socio-culturali per le varie minoranze del Paese).

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L’oggetto principale dello scontro tra berberi e arabi in Marocco è la mancanza di redistribuzione delle ricchezze: le Regioni abitate dai Berberi risultano più povere e peccano dei servizi più basilari. La Regione del Rif ad esempio, fascia costiera mediterranea prevalentemente montuosa e abitata quasi interamente dai berberi della tribù Ait Ouriaghel, è tra le più povere del Paese, con una disoccupazione e un indice di povertà molto elevati.

Negli ultimi anni il contrasto tra Rabat e il Rif si è infiammato a causa della morte di Mouchine Fikri, pescatore di 31 anni morto schiacciato in un compattatore di rifiuti mentre tentava di recuperare il pesce che gli era stato sequestrato dalla polizia. Le lamentele dei residenti del Rif si basano sull’accusa di un’eccessivamente ferrea applicazione di norme decise dal Governo di Rabat che non fanno altro che contrastare gli stili di vita e le attività economiche principali della Regione, come appunto la pesca e la pastorizia.

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Inoltre, come lamentano i membri del movimento popolare a maggioranza berbera “Hirak al shaabi”, il Governo centrale investe più soldi nelle forze di polizia e negli strumenti di repressione che nelle infrastrutture, nella sanità e nell’istruzione. Le manifestazioni e le proteste sono spesso sfociate in violenti scontri che dal loro inizio, nel 2016, hanno visto 2 morti e centinaia di feriti in aggiunta ai quasi 500 oppositori politici arrestati che, come prevedibile, denunciano d’aver subito torture all’interno delle carceri.

La situazione non è sicuramente migliore nelle regioni del Marocco meridionale, dove le politiche di Rabat si scontrano con le tribù berbere del Sahara (i nomadi noti come Ait Yafelman) e con le comunità che vivono sulla catena montuosa dell’Atlante, zona tra l’altro di fondamentale importanza agli occhi della monarchia marocchina in quanto confinante con la regione del Sahara Occidentale, contesa con i ribelli Sahrawi del Fronte Polisario.

Tuttavia nel 2011, all’interno del contesto della “Primavera araba”, anche a dimostrazione del processo di avvicinamento tra Re Mohammed VI e le comunità berbere, è stata riconosciuta per la prima volta a livello costituzionale la multiculturalità del Marocco, con l’inserimento di articoli che regolano l’insegnamento della lingua Tamazight (precedentemente se non vietata, comunque molto osteggiata) e una maggiore tutela delle tradizioni e delle usanze berbere tra cui il nomadismo e la struttura sociale matriarcale tipiche di alcune tribù.

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L’importanza storica della nuova costituzione marocchina è innegabile e ovunque nel Paese, l’unico del Maghreb a maggioranza berbera, il popolo Amazigh chiede ulteriori riconoscimenti a livello nazionale, come l’istituzione della festività del Capodanno Amazigh (13 gennaio) e un aumento delle tutele legali per quelle tribù berbere del sud del Marocco che ancora oggi continuano a portare avanti lo stile di vita nomade tipico del popolo Amazigh fin dall’alba dei tempi.

L’importanza dell’economia berbera in Marocco

Nonostante si possa considerare il Marocco un Paese moderno, addirittura quasi occidentale, è interessante notare come l’economia tipica delle attività berbere sia ancora di fondamentale importanza: l’allevamento di ovini, ad esempio, è praticato quasi esclusivamente nelle regioni del sud del Marocco da tribù berbere che si dedicano a tale attività da sempre. Mentre per quanto riguarda l’agricoltura, la regione settentrionale del Rif produce il 70% della cannabis marocchina (sia quella destinata alle industrie tessili sia quella destinata al commercio illegale verso l’Europa) e buona parte dell’olio di argan, di cui il Marocco è il principale produttore ed esportatore a livello mondiale. Infine, il tipico mercato artigianale e manifatturiero berbero attira turisti da tutto il mondo desiderosi di ammirare e comprare i celebri tappeti Imazigh.

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Fonti e Approfondimenti:

http://www.sapere.it/enciclopedia/B%C3%A8rberi.html

Amazigh: gli uomini liberi del Marocco

http://www.infomedi.it/berberi.htm

I Berberi dell’Alto e Medio Atlante

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