Il mosaico etnico algerino

Esattamente come tutti i Paesi del Maghreb, l’Algeria presenta una popolazione e una società tutt’altro che omogenee da un punto di vista etnico e culturale. Un Paese così vasto (il più esteso d’Africa) non può che essere abitato da una moltitudine di popoli non indifferente. Alcuni nativi, altri subentrati nel corso della storia, le genti d’Algeria vanno a formare un mosaico etnico affascinante ed eterogeneo. Conoscere la diversità che caratterizza la Nazione è di fondamentale importanza per capirne la storia, la situazione politica e il funzionamento della società.

I nativi d’Algeria: i Berberi

Esattamente come tutti i Paesi del Nord-Africa e del Maghreb in generale, l’Algeria ha vissuto sulla propria terra il passaggio di decine di popoli. Soprattutto la costa mediterranea, ma anche l’entroterra fino ad arrivare al Nord del Sahara, hanno da sempre attirato l’attenzione di navigatori e conquistatori. Colonizzata dai Numidi e dai Fenici e successivamente conquistata dai Romani, fin dall’epoca antica l’Algeria ha rappresentato un crocevia di persone e merci. In un contesto del genere è difficile parlare di popoli autoctoni, soprattutto perché col passare dei secoli il livello di meticciato si è rivelato molto alto. Tuttavia, storicamente parlando, possiamo affermare che l’amalgama delle popolazioni neolitiche della regione hanno formato le tribù berbere che dal 6000 A.C abitano l’entroterra algerino. Tenendo in considerazione che il 90% della popolazione algerina è definibile come arabo-berbera, vi sono comunque  comunità che continuano a mantenere costumi e tradizioni antichissime.

Queste comunità appartengono a tre tribù di origine Zanata – macro gruppo etnico berbero in antichità abitante la regione: Chenouai, Chaoui e Mozabiti. I primi vivono nel Nord-Ovest del Paese, verso la costa, e parlano un dialetto berbero discendente dal tashawit, parlato invece dai Chaoui. Quest’ultimi, abitanti delle catene montuose dell’est del Paese, verso il confine con la Tunisia, praticano l’Islam e conducono uno stile di vita legato principalmente alla pastorizia. Infine, vi sono i Mozabiti, abitanti del Mzab in Ghardaia (Sahara del Nord), anch’essi musulmani (sunniti ibaditi). Quasi tutti i membri della comunità sono in grado di parlare e scrivere in arabo, oltre che nella loro lingua tumzabt.

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L’Algeria suddivisa in aree linguistiche. Fonte: wikimedia

Come in tutti i Paesi caratterizzati da una differenziazione etnica così sostanziale e ampia, è interessante vedere come le minoranze siano inserite nella società moderna. La questione berbera in Algeria è iniziata ufficialmente con l’indipendenza e la costituzione del ’63, nella quale il Paese venne definito arabo-musulmano. Dopo svariati tentativi governativi di reislamizzazione/rearabizzazione della popolazione, nel corso degli anni ’80 sono nate le prime organizzazioni per l’emancipazione dei berberi. Associazioni come il “Movimento Culturale Berbero”, unite ai partiti socialisti, sono state formate e sono riuscite a condurre diverse lotte per il riconoscimento della cultura berbera. Di fatto, nell’’89 venne creata la prima facoltà di “Lingua e Cultura Amazigh” all’Università di Tizi-Ouzou, mentre nel 2001 venne riconosciuta la lingua berbera, con i suoi vari dialetti, come lingua nazionale. Tuttavia, nonostante una convivenza generale piuttosto pacifica, nella Cabilia, regione del nord est del Paese, si sono verificati periodi di tensione dovuti alle scarse attenzioni governative alle problematiche della zona. Con una situazione simile a quella del Rif marocchino, gli abitanti berberi della Cabilia denunciano mancanza di fondi e una quasi totale assenza di servizi che influisce sulla qualità della vita.

I Tuareg e i nomadi del deserto

Il Sud dell’Algeria è una regione ricca di diversità etnica. Di fatto, non solo arabi e berberi Mozabiti abitano la zona, anche i Tuareg sono presenti con una comunità superiore al milione. Divisi in due confederazioni, Kel Ahaggar e Kel Ajjer, i Tuareg d’Algeria conservano il loro tradizionale stile di vita. Anche in ambito religioso, nonostante l’appartenenza all’Islam sunnita della scuola Maliki, i Tuareg mantengono tracce di animismo, e conservano la loro struttura gerarchica basata su famiglie nobili, proprietari di cammelli, vassalli, dediti alla pastorizia di ovini e servi o nullatenenti. Inoltre, le donne Tuareg vantano diritti non presenti in altre culture islamiche, come la casa (proprietà della matrona) e il diritto ai rapporti sessuali prematrimoniali. Esattamente come i berberi, anche i Tuareg hanno dovuto lottare per ottenere il proprio diritto a esistere. Dopo i tentativi di arabizzazione/islamizzazione degli anni ’70, che portarono anche all’uccisione di diversi membri della confederazione Kel Ahaggar, l’attenzione dell’opinione pubblica algerina e internazionale si è concentrata più spesso sulla questione Tuareg. Se è vero che i Tuareg sono ormai riusciti a conquistare il loro spazio, è anche vero che continuano a verificarsi dibattiti con il governo per la gestione delle terre.

Tra gli abitanti della regione, vanno anche citati i membri dell’etnia Hattarin, differente da quella berbera, nonostante ne sia stata fortemente influenzata. Le origini di questo popolo sono piuttosto incerte, gli antropologi sostengono provengano dal Sahara quando ancora il processo di desertificazione non si era completato.  Di tradizione nomade e dediti alla pastorizia sulle alture e nei deserti dell’Algeria sud-occidentale, gli Harratin sono rimasti in pochi, in seguito a secoli di guerre contro berberi, arabi (entrambi impositori della propria lingua) e popolazioni subsahariane.

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Artigiano Tuareg. Fonte: CC Search

Banu Hila e Omayyadi: storia della maggioranza araba d’Algeria

Poco sorprendentemente, come nel resto del Nord Africa, la maggioranza della popolazione algerina può essere etnicamente definita araba. La storia degli arabi in Algeria affonda le proprie radici intorno al VII secolo. Proprio in quel periodo, infatti, viene fatta risalire la conquista araba del Maghreb. Nel caso algerino, la confederazione tribale di Banu Hila, originaria della penisola arabica, ha fatto la parte del conquistatore e del colonizzatore. Inizialmente commercianti, gli arabi si sono espansi dalla costa verso l’entroterra, entrando in contatto con le altre civiltà della zona. Col passare dei secoli, gli arabi d’Algeria hanno fatto parte dei più grandi califfati arabi della storia, soprattutto quello Omayyade. Proprio il Califfato Omayyade si rese protagonista, durante il XXI secolo d.C., di un vasto processo di arabizzazione e islamizzazione delle popolazioni locali.

Di fatto, la religione più diffusa in Algeria è l’Islam sunnita della scuola malaki, una delle quattro madhhab (scuole di pensiero della giurisprudenza islamica). Situazione figlia delle politiche pro-Islam Omayyadi e successivamente ottomane, anche le tribù etnicamente non arabe appartengono alla stessa confessione. Tuttavia vanno notati altri orientamenti religiosi sia islamici, come il sufismo e le comunità ibadite, e una minoranza cristiana ricollegabile ai discendenti europei del Paese.

L’eredità coloniale algerina tra europei e Kouloughli

Non solo popolazioni native, la ricca storia d’Algeria influisce sul mosaico etnico del Paese culturalmente ma anche religiosamente. Come, ad esempio, quell’1% di popolazione cristiana (e anche una minuscola minoranza ebraica, lontana dalla consistenza di un tempo), principalmente romano-cattolica. Ovviamente, tutto ciò, è un residuo della passata colonizzazione francese, durata 130 anni e fautrice del legame storico-culturale che unisce i due Paesi. I discendenti dei piedi neri – i francesi nati in Algeria – che hanno deciso di rimanere o di tornare dopo l’indipendenza del Paese rappresentano una nutrita quantità. A essi vanno aggiunti i parenti degli immigrati italiani e spagnoli che agli inizi del secolo scorso si sono riversati nelle metropoli della costa mediterranea. Nonostante siano abitati da comunità molto piccole, si possono ancora intravedere i vivaci quartieri europei, ricordo di una multiculturalità “made in Algeria” ricca e particolare.

Tra le minoranze non native più consistenti, poi, vi è anche quella turca: secoli di dominio ottomano hanno lasciato la propria impronta sia architettonicamente – molte moschee di Algeri risalgono al periodo turco – sia etnicamente. Discendenti di figli nati da coppie miste arabo-turche, i Koloughli, così chiamati i meticci, rappresentano l’eredità del passato coloniale ottomano. Stimati intorno ai 2 milioni, i Koloughli, nonostante continuino a parlare la lingua e a rispettare tradizioni e usi turchi, sono parte integrante del Paese.

Infine, è doveroso accennare alla comunità immigrata d’Algeria. Proveniente principalmente dal Sub-Sahara e dal Sahel, la popolazione nera in Algeria è in costante aumento e sempre meglio integrata. Favorita probabilmente dalla fede in comune, l’Islam, e da una vicinanza etno-culturale almeno nel sud del Paese, i subsahariani sono destinati ad aumentare in futuro.

Fonti e approfondimenti

Algeria, More Freedom, Less Terror?: Liberalization and Political Violence in the Arab World, Dalia Dassa Kaye et al., 1st ed., RAND Corporation, Santa Monica, CA; Arlington, VA; Pittsburgh, PA, 2008, pp. 123–142. JSTOR, www.jstor.org/stable/10.7249/mg772rc.14.

Chaker, Salem. “Berber Challenge in Algeria: The State of the Question.” Race, Gender & Class, vol. 8, no. 3, 2001, pp. 135–156.  JSTOR, www.jstor.org/stable/41674987.

Cohen, William B. “Pied-Noir Memory, History, and the Algerian War.” Europe’s Invisible Migrants, edited by Andrea L. Smith, Amsterdam University Press, Amsterdam, 2003, pp. 129–146. JSTOR, www.jstor.org/stable/j.ctt46mxq8.10.

Library of Congress – Federal Research Division Country Profile: Algeria, May 2008: https://www.loc.gov/rr/frd/cs/profiles/Algeria.pdf

Worldatlas, “Ethinc groups in Algeria” https://www.worldatlas.com/articles/ethnic-groups-in-algeria.html

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