Elezioni in Guyana: un voto per il petrolio

Oggi in Guyana si terranno le elezioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica e i 65 membri dell’Assemblea Nazionale. Le elezioni sono state indette dall’attuale presidente, David A. Granger, dopo che il suo governo ha perso un voto di sfiducia a dicembre del 2018. Dopo più di un anno, si è deciso di tornare alle urne e a presentarsi sono praticamente gli stessi schieramenti della scorsa legislatura. L’argomento di maggiore rilievo, e il motivo per cui il governo è stato sfiduciato, riguarda i rapporti tra lo Stato e la compagnia petrolifera ExxonMobil. La compagnia statunitense opera nella Guyana dal 2015 e ha stipulato un contratto con il governo per l’estrazione di circa 8 milioni di barili all’anno da vari giacimenti al largo del Paese. Il futuro economico della Guyana sarà deciso dalla formula del contratto stipulato tra le parti e la classe politica dovrà essere pronta a saperlo sfruttare per il benessere del popolo. L’elezione di oggi deciderà quale linea verrà adottata dal prossimo governo nei confronti di questa compagnia e come sfruttare questa immensa ricchezza. 

Cronaca del voto anticipato

Il 21 dicembre del 2018, il governo di David A. Granger, guidato da una coalizione formata da A Partnership for National Unity (APNU) e l’Alliance For Change (AFC), ottenne un voto di sfiducia da parte dell’opposizione del People’s Progressive Party-Civic (PPP/C). Il motivo riguardava il contratto stipulato con ExxonMobil, la società che aveva ottenuto la concessione per la ricerca e l’estrazione di petrolio al largo delle coste della Guyana. Secondo il PPP/C il contratto era troppo sbilanciato a favore della società di estrazione statunitense e doveva essere rinegoziato.

Fino al voto di sfiducia il governo si reggeva grazie a una maggioranza di un seggio nell’Assemblea. In quell’occasione a votare contro fu la deputata Charrandas Persaud dell’AFC, il che portò a una sconfitta per Granger di 33 voti contro 32. Il New York Times scrive che in quel “drammatico giorno si sentirono urla e grida contro Persaud per convincerla a cambiare il suo voto”. La stessa, secondo quanto riportato dal New York Times, sarebbe fuggita subito dopo il voto in Canada per paura di essere perseguitata.

Dal giorno della sfiducia partirono due procedimenti per invalidare il voto, promossi dall’attorney general Basil Williams. L’attorney general è una sorta di procuratore generale, una figura presente solo negli Stati che basano il proprio sistema giuridico sulla common law. Il suo ruolo principale è quello di consulente del governo, ma può anche fungere da pubblica accusa nei processi penali. Williams si domandò se il voto non dovesse essere invalidato perché si necessitava di una maggioranza di 34 e non di 33, come nel caso della votazione del 21 dicembre e se, soprattutto, la deputata Charrandas Persaud non dovesse trovarsi in Assemblea a causa della sua doppia cittadinanza guyanese-canadese.

I due casi vennero portati in ultima istanza alla Caribbean Court of Justice (l’istituzione giuridica del CARICOM, una sorta di corte internazionale). La Corte si pronunciò su entrambi i casi, affermando che era legittima la maggioranza di 33 voti contro 32. Il caso di Charrandas Persaud, invece, si sarebbe dovuto risolvere attraverso un’elezione suppletiva, ma al momento dello studio del caso erano scaduti i termini perché si risolvesse. Si dichiarò, quindi, il voto di sfiducia valido. 

Il contratto con la ExxonMobil

Il contratto firmato con la ExxonMobil è argomento di campagna elettorale, dato che il PPP/C è tuttora convinto di volerlo cambiare. Nel frattempo l’opera di estrazione è cominciata e aumenta la quantità di greggio estratta dal territorio guayanese. 

L’ultima scoperta risale al 27 gennaio del 2020, quando la ExxonMobil ha dichiarato di aver aumentato di 2 milioni di barili l’anno la stima di estrazione dalla piattaforma sul blocco Stabroek. Ora, si stima che ExxonMobil, insieme ai partner Hess Corp e la compagnia cinese CNOOC, possa arrivare a produrre 8 milioni di barili di petrolio grezzo all’anno. Quella di gennaio è stata la sedicesima scoperta al largo delle coste della Guyana da quando sono iniziate le opere di ricerca a maggio del 2015. Secondo le stime, entro il 2025 la produzione potrebbe salire a 750.000 barili al giorno: un numero più alto di quello del totale del numero di cittadini in Guyana.

La questione del petrolio nel voto di oggi

Delle numerose questioni discusse durante la campagna elettorale quella più cocente riguarda, appunto, la concessione dei pozzi di petrolio. Il PPP vorrebbe rinegoziare il contratto concesso alla ExxonMobil perché giudicato troppo a favore della compagnia petrolifera. L’importanza di questo contratto è cruciale dato che su questo si stabilirà il futuro economico del Paese, la cui ricchezza crescerà in maniera esponenziale nei prossimi anni. Si tratterà, quindi, di un voto decisivo dato che, come avvertono molti analisti, è probabile che il vincitore potrà rimanere in carica per diversi mandati. 

Oltre alle questioni economiche, alcuni candidati hanno tentato di spostare l’attenzione su questioni sociali come la compartizione etnica della Guyana, spesso pretesto per campagne “settarie” tra i discendenti degli schiavi africani e quelli dei lavoratori indiani immigrati nella regione nel corso dell’800. Ma la realtà è che l’attenzione è più che mai rivolta verso i giacimenti petroliferi dato che cambieranno per sempre le sorti del Paese. Anche durante i dibattiti pubblici poco spazio viene lasciato alle discussioni sulle problematiche sociali del Paese.

Il voto: sondaggi, partiti e candidati

Nel voto di oggi si affrontano le stesse forze che si scontrarono alle precedenti elezioni: da un lato la coalizione, ora al governo, di APNU e AFC, dall’altra il PPP/C. 

Secondo i sondaggi non ufficiali il PPP/C potrebbe risultare il vincitore di queste elezioni, anche se le opinioni sono alquanto discordanti. Il candidato a presidente del partito è Irfaan Ali, 38 anni, con un’esperienza ventennale in politica. Il suo diretto sfidante è il presidente uscente, David A. Granger, confermato dalla coalizione di governo come candidato di punta. Tra loro, cercherà di insinuarsi Robert Badal, la guida del nuovo partito Change Guyana (CG). 

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Il presidente uscente David A. Granger durante un incontro con l’ex presidente del Brasile Dilma Rousseff. Fonte: Wikimedia Commons

David A. Granger ha vinto le ultime elezioni con un margine molto stretto, tanto da guadagnare solo un seggio in più rispetto all’opposizione. Nel passato fu il Comandante della Guyana Defence Force e Consigliere nazionale per la sicurezza. La sua elezione segnò la storica sconfitta del PPP, che dopo 23 anni consecutivi al governo cedette il potere all’opposizione. 

Il People’s Progressive Party, propaggine del vecchio partito labour nel periodo coloniale, è il partito storicamente più importante della Guyana. Oggi si presenta come uno schieramento di indo-guyanesi a causa di una scissione che portò all’allontanamento di tutti gli afro-guyanesi per la formazione del People’s National Congress (PNC), il partito dell’attuale presidente. La storia politica della Guyana, infatti, è molto condizionata dalle posizioni delle due etnie più presenti nel territorio. A livello strettamente politico, invece, tutti e tre i partiti di maggioranza sono schierati a sinistra e hanno una tradizione progressista.

Le modalità di voto

Le modalità di voto per i 65 membri dell’Assemblea Nazionale prevedono due sistemi di elezione. La maggioranza dei seggi (40) viene scelta usando le liste chiuse a sistema proporzionale in un unico collegio elettorale. Ciò significa che i seggi vengono ripartiti rispettando le percentuali di ciascuna lista e non possono essere espressi voti di preferenza per un candidato. I 25 seggi rimanenti vengono spartiti tra i candidati che risulteranno vincitori dei 10 collegi elettorali sub-nazionali. Il leader del partito o della coalizione con il più alto numero di seggi viene eletto presidente.

La spartizione dei seggi si basa su una suddivisione elementare, conosciuta come “Hare quota”: il numero di voti ottenuto viene diviso per il numero di seggi totali. Quindi, alla percentuali di voti si associa la percentuale di seggi. 

 

Fonte e approfondimenti

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