L’Altra America: Suriname

Veduta d un quartiere di Paramaribo. Fonte: Wikimedia

Il Suriname è il più piccolo Paese indipendente del Sud America. Ex colonia dei Paesi Bassi, ha ottenuto l’indipendenza solo nel 1975. Da allora ha vissuto una dittatura militare e una guerra civile. Ora il Paese è molto isolato a livello internazionale, soprattutto a causa delle decisioni prese negli ultimi quarant’anni dall’ex militare Bouterse, che l’ha governato a fasi alterne. Dopo le ultime presidenziali, però, potrebbero cambiare le carte in tavola, dato che lo stesso è uscito sconfitto. In questo nuovo appuntamento con l’Altra America cercheremo di conoscere nel dettaglio il Suriname e mettere a fuoco il suo passato.

Geografia

Collocato tra l’ex colonia britannica della Guyana a ovest, il Dipartimento d’Oltremare francese della Guyana a est e il Brasile a sud, il territorio del Suriname è prevalentemente collinare e percorso da numerosi fiumi. Gran parte del territorio dell’ex colonia olandese è coperto da foreste, territorio privilegiato per gli stanziamenti di maroons e amerindi, mentre il resto della popolazione, vale a dire quasi il 90%, si concentra sulle coste. Sempre sulle coste, infatti, sorge l’unica vera città del Paese, la capitale, Paramaribo.

Le risorse naturali abbondano nel Paese. Non solo i fiumi e gli imponenti giacimenti minerari e petroliferi, ma anche e soprattutto la foresta, fonte di grande ricchezza ma anche terreno di speculazioni. Nel corso degli ultimi anni, infatti, è stata spesso devastata da chi ne voleva trarre un facile profitto. L’opera di deforestazione è andata avanti fino a quando non è stato frenata dalle comunità di indigeni e maroons, che ne hanno ottenuto la parziale tutela.

Storia

Esplorato inizialmente dagli spagnoli, l’attuale Suriname venne colonizzato a metà del XVII secolo dagli inglesi. Il suo territorio, così come l’intera regione, venne sfruttato per la creazione di piantagioni di zucchero, cacao e caffè, lavorate dagli schiavi provenienti dall’Africa. Nel 1667, quindi, la colonia venne ceduta ai Paesi Bassi, prendendo il nome di Guiana olandese. Tutto il XIX secolo fu contrassegnato da continue rivolte da parte degli schiavi sfruttati nelle piantagioni. Molti di questi si ribellarono al giogo europeo e si rifugiarono nelle foreste, dove costituirono i nuclei autonomi ancora oggi esistenti. Nel 1760, quindi, la società tribale che avevano creato venne ufficialmente riconosciuta dalle autorità olandesi, stabilendo un trattato per la convivenza sul territorio.

Abolita la schiavitù nel 1863, gli olandesi convinsero lavoratori dalle indie orientali a emigrare in Suriname per sopperire alla conseguente carenza di manodopera. Nel 1954, quindi, la Guiana Olandese ottenne la possibilità di autogovernarsi e vennero a crearsi le prime formazioni politiche. Già da allora si espresse la forte caratterizzazione etnica presente tutt’oggi nella politica surinamese. A confrontarsi nelle prime elezioni, infatti, furono il Partito Nazionale del Suriname (PNS), espressione della maggioranza nera e mulatta e favorevole all’indipendenza, e il Partito Progressista Riformista (PPR), sostenuto dai discendenti degli indiani e dei giavanesi, che difendeva il legame con i Paesi Bassi.

L’indipendenza dai Paesi Bassi venne raggiunta il 25 novembre del 1975. Cinque anni dopo, però, un colpo di Stato militare rovesciò il potere costituitosi. Salì al potere la giunta guidata da Desiré Delano “Dési” Bouterse che durò per 7 anni, quando si indirono nuovamente le elezioni con una nuova Costituzione, appena approvata.

Nel frattempo era scoppiata a est una Guerra civile tra la stessa giunta al potere e i Jungle Commando, gruppo di maroons guidati da Ronnie Brunswijk. Iniziata come una faida personale tra Bouterse e la sua ex guardia del corpo, presto lo scontro divenne politico, quindi militare. Terreno del conflitto la regione più orientale del Paese, terra di maroons ma anche di piantagioni di cocaina, il cui commercio fece la fortuna della giunta di Bouterse (reato per cui lo stesso militare venne anche condannato nei Paesi Bassi nel 1999). Tra le tante atrocità, durante quella guerra la giunta militare si macchiò dell’assassinio di 15 civili e oppositori politici, fatto ricordato come i ‘delitti di dicembre’. Una macchia che restò sulla fedina di Bouterse fino a un anno fa, quando venne condannato in contumacia a vent’anni di prigione.

Dopo aver perso il comando alle elezioni del 1987, Bouterse rimase in politica a fasi alterne. Grazie a un governo di coalizione guidato dal suo Partito Nazionale Democratico (PND), riuscì nel 1996 a far eleggere a presidente della Repubblica un suo uomo. Dopo vicende alterne Bouterse tornò infine ai vertici dello Stato nel 2010, quando venne eletto presidente della Repubblica, confermando il mandato anche nel 2015. Ora, dopo le ultime elezioni, come presidente è stato eletto Chandrikapersad “Chan” Santokhi, ex agente di polizia ed esponente del Vooruitstrevende Hervormings Partij (Partito di Riforma Progressiva, VHP), un partito social-democratico fondato nel 1949 dall’unione di vecchi partiti induisti e musulmani.

Economia

L’economia del Suriname si basa sul turismo (proveniente per lo più dai Paesi Bassi, cui è legato dal passato coloniale) e sull’estrazione di materie prime, quali bauxite, oro, argento e nichel. A queste si sta aggiungendo gradualmente l’esportazione di petrolio grezzo, che il Paese ha da pochi anni iniziato a sfruttare. L’importanza del settore minerario (le cui estrazioni costituiscono l’85% del valore totale delle esportazioni e il 25% delle entrate) rende l’economia alquanto soggetta ai prezzi dei minerali nel mercato.

Secondo l’ultimo report del Fondo Monetario Internazionale, l’economia del Suriname sta crescendo in maniera stabile, guidata da un aumento del settore manifatturiero e delle costruzioni. D’altro canto, la posizione fiscale rimane molto debole e il debito pubblico continua a crescere. A pesare sull’economia ci sono la mancanza di fondi dai Paesi Bassi e una rateizzazione del debito pubblico, che non permette l’investimento statale nella realizzazione di infrastrutture necessarie.

Popolazione

Il Suriname conta quasi 550.000 abitanti divisi in numerosi gruppi etnici. La multietnicità è un retaggio della colonizzazione olandese che promosse migrazioni forzate o meno di popolazioni provenienti prima dall’Africa e poi dall’India e dall’Indonesia. Tra le etnie più presenti a livello numerico c’è quella dei discendenti degli immigrati giunti dall’Asia, contrattati dagli olandesi alla fine del XIX secolo per lavorare nelle piantagioni e nelle miniere. Si tratta in particolar modo di giavanesi (provenienti dall’isola di Giava, antico possedimento delle Indie Orientali Olandesi) e di indiani, oltre che un piccolo gruppo di cinesi (che compongono il 7,3% della popolazione).

Per presenza numerica, al secondo posto tra i gruppi etnici ci sono gli afro-surinamesi, divisi tra i creoli e i Maroons-Bushinengue, nome con cui vengono chiamati i numerosi clan di discendenti degli schiavi d’origine africana. I Maroons sono divisi in sei tribù, concentrate in prevalenza nella zona più orientale del Paese: Ndyuka (Aukan), Saramaccani, Paramaccani, Kwinti, Aluku (Boni) e Matawai.

Discendenti di schiavi sfruttati nelle piantagioni, nonostante la loro rilevante presenza numerica, sono ancora oggi vittime di landgrabbing, in territori strategici per l’economia nazionale e ricchi di materie prime commercializzabili. Un esempio su tutti la costruzione negli anni ‘60 di un’immensa centrale idroelettrica da parte dell’azienda statunitense Alcoa. Un’opera che portò alla formazione del lago Brokopondo costringendo migliaia di maroons (in prevalenza Saramaccani) a dover emigrare in altre aree del Paese o nella vicina Guyana francese. Un progetto che permise all’azienda di ottenere, in cambio, la concessione sull’estrazione di bauxite da una vicina miniera.

Il mosaico è reso ancora più complesso dalla presenza di piccole comunità di popoli amerindi, un modesto gruppo di discendenti di commercianti libanesi e uno di discendenti di ebrei sefarditi e una piccola percentuale di diretti discendenti dei colonizzatori europei, che ora comprendono circa l’1% della popolazione. Solo ultimamente, infine, si sono aggiunti anche nuovi immigrati, provenienti in particolar modo dal Brasile, da Cuba e da Haiti.

Da questo complesso quadro etnico, quindi, emerge un altrettanto complesso quadro linguistico. L’olandese è la lingua ufficiale, mentre lo sranan tongo è la lingua vernacolare, un idioma creolo frutto di un mix tra inglese, olandese, portoghese, e lingue africane. Anche l’inglese è molto diffuso, mentre le altre lingue parlate sono l’indostano (dialetto Hindi), il giavanese e vari idiomi amerindi. Così come la lingua, anche l’appartenenza religiosa è molto frammentata. Il gruppo predominante è quello dei cristiani, divisi tra diversi culti frutto di sincretismo tra il rito cattolico e quello animista, quindi induisti (19,9%) e musulmani (13,5%).

Politica

In base alla Costituzione del 31 marzo 1987, il Paese è una Repubblica unitaria. Il potere esecutivo spetta al presidente della Repubblica, eletto con mandato quinquennale dai due terzi del Parlamento. Alla Camera, composta da 51 seggi, spetta invece il potere legislativo e i suoi membri rimangono in carica per 5 anni.

Anche e soprattutto a causa della personalità dell’ex presidente del Paese, Bouterse, il Suriname è stato isolato da una buona parte della comunità internazionale. Le relazioni più strette sono con i Paesi più vicini (sia geograficamente che politicamente), come Venezuela e Guyana. Chi ha provato, invece, ad ampliare l’area d’influenza e commercio del Paese si è diretto prima verso nord, facendo entrare il Suriname nella Comunità Caraibica (Caricom), quindi verso sud, entrando nell’Unasur, l’Unione delle nazioni sudamericane.

Con l’ex colonizzatore, invece, i rapporti sono al momento congelati. A seguito dell’amnistia concessa da Bouterse nel 2012 ai sospetti autori dei delitti di dicembre, i Paesi Bassi hanno tagliato qualsiasi tipo di aiuto finanziario. Ora bisognerà vedere se con la nuova giunta si distenderanno i rapporti, anche se al momento non è ancora chiaro il destino dell’ex presidente, dato che nonostante sia ricercato nei Paesi Bassi continua a fare politica in Suriname, noncurante delle due condanne.

Bandiera

La bandiera nazionale del Suriname è stata inaugurata nel 1975, in occasione dell’indipendenza del Paese. Composta da cinque strisce orizzontali e una stella al centro, i colori scelti hanno un significato preciso: il rosso simboleggia il progresso e la lotta per una vita migliore; il bianco la libertà e la giustizia (pace) e il verde la fertilità della terra. La stella, invece, è il simbolo dell’unità tra le popolazioni che compongono lo Stato.

 

Fonti e approfondimenti

IMF Executive Board Concludes 2019 Article IV Consultation with SurinameInternational Monetary Fund, 12/12/2019;

The Associated Press, Suriname President Convicted in 1982 KillingsNew York Times, 29/11/2019

SurinameAtlante geopolitico Treccani, 2016

Antilla Fürst, La costruzione dell’America latina: la colonizzazione, Lo Spiegone, 11/12/2018;

Antilla Fürst, La costruzione dell’America latina: la decolonizzazione, Lo Spiegone, 20/2/2019;

Suriname, Caribbeanelections.com, 21 maggio 2020;

Overheid en PolitiekSurinameviews.com;

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