Elezioni in Suriname: un voto per il cambiamento?

Mentre in tutto il mondo si rinviano le elezioni a causa della pandemia di Covid-19, in Suriname il 25 maggio si tornerà alle urne. Il pronostico più accertato prevede un cambio ai vertici: dopo dieci anni al potere, l’attuale presidente Dési Bouterse probabilmente non verrà rieletto. Tra i principali motivi ci sono alcune vicende giudiziarie che riguardano l’ex capo di Stato e la gestione di questo periodo di crisi da parte del governo.

Per il più piccolo Paese del Sud America, quindi, si prospetta una tornata elettorale tutt’altro che banale; vediamo di capire il perché.

Il Suriname

Il più piccolo Paese indipendente del Sud America si trova a nord del continente, schiacciato tra l’ex colonia britannica della Guyana a ovest, il Dipartimento d’Oltremare francese della Guyana a est e il Brasile a sud. Il Suriname conta quasi 550.000 abitanti, di origini etniche differenti: la più presente è quella degli immigrati indiani e giavanesi, contrattati dagli imperi coloniali europei nel XIX secolo per lavorare nelle piantagioni e nelle miniere, mentre al secondo posto c’è quella degli afro-surinamesi, divisi tra i creoli (in minoranza) e i Maroons-Bushinengue, il nome scelto dai discendenti degli schiavi d’origine africana che, ribellatisi al dominio dei coloni, si sono rifugiati nella foresta amazzonica dove, in maggioranza, continuano a vivere. 

Elezioni SurinameCIA

Mappa del Suriname @Wikimedia

Le differenze etniche sono essenziali per capire la conformazione politica del Suriname. Rispetto alla tradizione partitica europea, infatti, la componente etnica e religiosa è di gran lunga preponderante nella politica surinamese, tanto che si tende a differenziare i partiti sulla base dell’origine etnica dei suoi componenti più che per le ideologie politiche.

L’economia del Suriname si basa sul turismo (proveniente per lo più dai Paesi Bassi, cui è legato dal passato coloniale) e sull’estrazione di materie prime, quali bauxite e oro. A queste si sta aggiungendo gradualmente l’esportazione di petrolio grezzo, che il Paese ha da pochi anni iniziato a sfruttare. Secondo l’ultimo report del Fondo Monetario Internazionale, l’economia del Suriname sta crescendo in maniera stabile, guidata da un aumento del settore manifatturiero e delle costruzioni. D’altro canto, la posizione fiscale rimane molto debole e il debito pubblico continua a crescere. Da quando si sono congelati i fondi dai Paesi Bassi, infatti, il Suriname ha dovuto cercare finanziamenti altrove, ricevendo un parziale supporto economico per la realizzazione di opere pubbliche strategiche dalla Cina.

Il sistema elettorale

In queste elezioni il Paese latino-americano è chiamato a rinnovare i cinquantuno seggi della De Nationale Assemblée (l’Assemblea Nazionale, DNA), l’organo legislativo unicamerale. I seggi vengono assegnati dai dieci distretti in cui è suddiviso il Paese, il cui numero di candidati eletti viene scelto in proporzione alla popolazione. Per questo motivo, il distretto di Paramaribo, la capitale, sceglie diciassette seggi, mentre nel distretto di Coronie (poco più a ovest) ne vengono scelti solo due.

I membri del nuovo Parlamento, votati dal popolo, eleggono il capo dello Stato che, trattandosi di una repubblica presidenziale, è anche a capo del governo. A lui spetta la selezione dei membri del suo gabinetto (i ministri). Per eleggere il capo dello Stato, i membri della DNA devono concordare per i due terzi, altrimenti, in caso di doppia votazione nulla, viene convocata la Verenigde Volksvergadering (l’Assemblea del Popolo Unito). A questa assemblea partecipano tutti i membri della DNA, i consiglieri distrettuali e i consiglieri dei ressort (una sorta di unità amministrativa simile ai comuni); essa elegge il presidente e il suo vice, attraverso una votazione per maggioranza semplice. 

La campagna elettorale

Rispetto al resto del continente, il Suriname risulta essere, a oggi, il Paese meno colpito dall’epidemia di Covid-19. Per questo motivo si è scelto di mantenere il 25 maggio come data per le elezioni, visto che i dati sui contagi segnano un solo decesso e undici casi totali, di cui uno solo ancora attivo. Non avendo avuto casi attivi per oltre un mese, le misure di sicurezza si sono progressivamente molto allentate, tanto che i politici hanno svolto una campagna elettorale quasi non condizionata da restrizioni sugli spostamenti. In ogni caso, l’organo elettorale di competenza si è mosso per allertare la popolazione sulle misure di sicurezza sanitaria da dover operare nei seggi, per non rischiare di alzare i casi di contagio. 

A pesare sulla vita politica ed economica del Paese, dunque, non è stata la l’emergenza sanitaria in sé, ma gli effetti sopravvenuti alla pandemia, a cui il governo ha risposto con misure che gli hanno fatto perdere una buona parte dei consensi. Già prima dello scoppio della pandemia, il drastico abbassamento della domanda di oro e bauxite (oltre che di petrolio e legname) ha lasciato le casse statali vuote, costringendo il governo ad attingere ai risparmi dei cittadini surinamesi per sopperire alla mancanza di beni di prima necessità che stava attraversando il Paese a inizio quarantena. A questo si è aggiunta la protesta di investitori e finanzieri, nel momento in cui il governo ha deciso di porre limitazioni molto più incisive alla vendita di valuta locale, così da mantenere alto il livello di liquidità interno, di cui il Paese ha bisogno.

Il portavoce di questa protesta è stato Steven Coutinho, amministratore delegato della più grande banca del Paese, la De Surinaamsche Bank. Secondo Coutinho, lo Stato ha rubato i risparmi dei cittadini e si è intromesso troppo prepotentemente nel libero scambio finanziario e nel libero mercato. Per il governo, invece, questa scelta era necessaria, affinché il mercato nero non intervenisse per svalutare la valuta locale e mettere in circolazione ingenti quantità di denaro riciclato, venduto a un prezzo più alto.

Che sia stata una scelta fondata o meno, sta di fatto che l’intromissione da parte dello Stato nel libero mercato non è una novità in Suriname. Già in passato l’attuale presidente aveva dimostrato derive autoritarie e stataliste, in economia quanto in politica.

Dési Bouterse

L’attuale presidente del Suriname, Dési Bouterse, è già al suo secondo mandato alla guida del Paese, grazie al Nationale Democratische Partij (Partito Democratico Nazionale, NDP). Vinse la prima elezione nel 2005, con la “Mega Coalizione”, mentre nel 2010 riuscì nello storico risultato (per il Suriname) di ottenere la maggioranza con un partito unico, quello da lui fondato nel 1987.

La presenza di Bouterse come guida del Suriname è, però, ben più longeva. Nel 1980 guidò un colpo di stato militare, con cui instaurò una repubblica socialista, allineata al blocco sovietico e alleata di Cuba e Grenada. Governò per sette anni fino a quando, nel 1987, non concesse nuove elezioni, dove risultò sconfitto. Da allora ha subito due processi (“politici”, secondo i suoi difensori) da cui è uscito con una doppia condanna. Il primo si è tenuto nel 1999 nei Paesi Bassi, per traffico di droga. Nei primi giorni del dicembre del 2019, invece, è stato condannato da una corte surinamese per l’omicidio di quindici persone, che erano state arrestate e uccise dalla sua giunta militare nel 1982.  

Bouterse si è sempre difeso affermando che si trattava di uomini assoldati dalla CIA per tentare un colpo di stato contro il suo governo, tanto che, quando è giunta la condanna, lo stesso Bouterse l’ha definita come una decisione politica, rifiutando il verdetto. Da allora la corte non ha ancora potuto convalidare l’arresto del presidente e, ancora adesso, i parlamentari del NDP sono in aperta polemica con la magistratura a causa del Amnesty Act,  una legge con cui Bouterse potrebbe ottenere l’amnistia anche se non dovesse essere rieletto; tuttavia, la norma è stata invalidata da una corte. 

Gli altri candidati

A sfidare il presidente uscente ci sono vari partiti, tra cui spicca nei sondaggi il Vooruitstrevende Hervormings Partij (Partito di Riforma Progressiva, VHP), guidato da Chan Santokhi. Il VHP è un partito social-democratico fondato nel 1949 dall’unione di vecchi partiti induisti e musulmani. Alle ultime elezioni, il VHP era la massa critica di una coalizione, la V7, un’alleanza di sette partiti opposti all’NDP di Bouterse. Quest’anno il VHP ha buone possibilità di vittoria, ma molto probabilmente non riuscirà a conquistare la maggioranza in solitaria e dovrà contare, per la formazione del governo, sull’alleanza con altri schieramenti. 

Nel programma elettorale del VHP viene data grande importanza alla volontà di rinegoziare il debito pubblico del Suriname, la cui rateizzazione non permette un investimento per la crescita economica stabile e duratura del Paese. Ma, a cinque anni esatti dall’ultima elezione, il voto di questo 25 maggio non sarà solo condizionato da fattori economici. Tutti i partiti della vecchia V7, infatti, stanno cercando di fare leva su un sentimento comune che vuole un netto cambio di rotta per spodestare una classe politica considerata fortemente corrotta. Lo stesso VHP ha puntato molto su quello che ha definito un “riscatto dello stato di diritto”, venuto a mancare in Suriname da quando Bouterse è tornato al potere. Su questo punto si concentra molta dell’attenzione della campagna elettorale condotta dai partiti avversari all’NDP. L’elettorato, infatti, percepisce il problema della corruzione come uno tra i più rilevanti per una crescita sana del Suriname.

A pesare su queste elezioni, dunque, sarà innanzitutto la forza con cui il VHP e i partiti di opposizione si sono concentrati sul tema della corruzione, oltre alle proposte di crescita economica di cui ha bisogno il Paese per strutturare un’economia più resistente alle variazioni dei prezzi di mercato delle materie prime che vengono esportate.

 

Fonti e approfondimenti

Boerboom H, Anatoly Kurmanaev A, Economic Crisis Prompts a Showdown, and a Shutdown, in Suriname, New York Times, 25 marzo 2020;

Convicted Suriname president says will seek re-electionFrance24, 3 dicembre 2019;

Suriname President Bouterse sentenced to 20 years for killings, Al Jazeera, 1 dicembre 2019;

SurinameCaribbeanelections.com, 21 maggio 2020;

Overheid en Politiek, Surinameviews.com;

Persbericht Paramaribo, 8 mei 2020 OKB: in het stemlokaal of nietDagblad Suriname, 8 maggio 2020;

Corruptieschandalen Hoefdraad stapelen zich op, Dagblad Suriname, 12 maggio 2020.

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