Il dragone cinese e il Medio Oriente: la Siria

Il Medio Oriente rientra storicamente tra gli interessi cinesi. Tuttavia, prima del 2011, la Cina aveva un ruolo abbastanza marginale in Siria e di natura prettamente commerciale. Con lo scoppio del conflitto sotto il regime di Assad, la Cina si è rivelata un attore quasi necessario per Damasco. Wafiqa Hosni, ministro degli Investimenti siriano, infatti, ha più volte espresso un’apertura verso il coinvolgimento cinese nella ricostruzione della Siria, tema divenuto centrale nella relazione tra i due Paesi.

Diplomazia con caratteristiche cinesi

Nel contesto della guerra civile in corso da quasi dieci anni, il governo di Pechino non ha mai preso una posizione netta nei confronti del regime di Assad. Da un lato infatti, gli interessi economici e strategici cinesi in Medio Oriente hanno spinto Pechino a cercare vie diplomatiche per favorire la stabilità regionale, con particolare attenzione alla crisi siriana. Ad esempio, nel 2014, durante la Conferenza di Pace di Ginevra II, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi propose la risoluzione del conflitto nel rispetto dei seguenti principi:

  1.     La crisi siriana deve essere risolta attraverso mezzi politici
  2.     Il futuro della Siria deve essere deciso dal suo popolo
  3.     Promozione di un processo inclusivo di transizione politica
  4.     Raggiungimento della riconciliazione e dell’unità nazionale
  5.     L’assistenza umanitaria deve essere assicurata in Siria e nei Paesi vicini

Dall’altro lato, non c’è mai stato un intervento militare diretto da parte cinese e la Repubblica Popolare ha più volte utilizzato il proprio potere di veto in sede Onu a sostegno del regime di Assad, in accordo con la Russia. Questo atteggiamento è in linea con i 5 principi della coesistenza pacifica che la Cina predilige in politica estera e tra i quali rientrano il principio di non interferenza e il rispetto della sovranità statale.

La Cina ha sempre mantenuto aperto il dialogo. Tra gli avvenimenti più recenti, nel 2017, c’è il veto da parte di Mosca e Pechino all’imposizione di sanzioni economiche alla Siria di Bashar al-Assad per l’uso di armi chimiche

Per quanto non ci sia presenza di militari cinesi in Siria, nel corso degli anni la Cina ha esportato armamenti in territorio siriano. Secondo un’analisi dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI Yearbook 2013), tra il 2006 e il 2010 la Cina è stata il quinto esportatore mondiale di armi in Siria. Inoltre, la visita nel 2016 del contrammiraglio dell’Esercito Popolare di Liberazione, ha evidenziato la volontà cinese di rafforzare la cooperazione a livello militare. D’altronde, la collaborazione militare tra Cina e Russia – si pensi ad esempio alle esercitazioni militari congiunte del 2017 nel Mar Baltico – e il sostegno a istituzioni multilaterali come la Shanghai Cooperation Organization (SCO) suggeriscono una convergenza di interessi sull’approccio alla crisi siriana.

Perché la Cina è interessata alla Siria?

Uno dei principali motivi che spinge la Cina a interessarsi alla Siria è strettamente connesso al terrorismo islamico. Tra le maggiori minacce per la stabilità della Repubblica Popolare Cinese rientra il gruppo terroristico East Turkestan Islamic Movement (ETIM), organizzazione che opera soprattutto nella provincia dello Xinjiang. Dagli anni ’90, questa intrattiene rapporti anche con altre organizzazioni terroristiche dell’Asia Centrale e del Medio Oriente. La presenza di militanti uiguri, minoranza musulmana cinese, è stata accertata anche in Siria. Il delegato cinese Xie Xiaoyan, inviato speciale in Siria, dopo la sua visita nel 2018, espresse la sua preoccupazione riguardo agli uiguri presenti nella provincia di Idlib. 

In tema di sicurezza, tra gli obiettivi cinesi vi è l’avvio di un partenariato con Damasco contro la minaccia dell’estremismo islamico. Non ci sono negoziati in corso per concretizzare questa volontà ma è ben noto che la stabilità interna è tra gli interessi irrinunciabili di Pechino. In questo senso, le regioni confinanti dell’Asia Centrale costituiscono un pericolo per la RPC dato l’afflusso di jihadisti cinesi in quelle regioni. A tal proposito, le intelligence dei Paesi coinvolti condividono notizie relative agli uiguri presenti in Siria. 

Dal punto di vista economico poi, da parte cinese l’interesse principale è collegato alla Belt and Road Initiative (BRI). La chiave degli investimenti economici cinesi è la costruzione di nuove infrastrutture per agevolare il passaggio di merci dalla Cina all’Europa. Per questo, il Levante è un corridoio economico di vitale importanza per il progetto BRI. Infatti, la Siria e il Libano rappresentano una via alternativa all’ambitissimo canale di Suez. Senza contare poi le opportunità economiche offerte dalla ricostruzione di un Paese bloccato da anni in una guerra civile. Secondo la Banca Mondiale, se all’inizio del 2017 la guerra aveva causato danni per circa 226 miliardi di dollari, nel 2019 la stima era di circa 400 miliardi.

Le mire cinesi si sono concretizzate negli anni in diversi investimenti economici. Ad esempio, nel 2017, la Cina ha investito 2 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’industria siriana. L’obiettivo era di costruire una zona industriale capace di contenere circa 150 aziende cinesi. L’anno successivo, circa 800 generatori elettrici sono stati donati al più grande porto siriano, quello di Latakia. Nel 2018, durante il Forum di Cooperazione sino-araba, la Cina ha annunciato un prestito di 23 miliardi di dollari ai Paesi della regione araba per lo sviluppo di infrastrutture. Tra questi, 100 milioni di dollari dedicati all’assistenza umanitaria in contesti bellici come Siria e Yemen. 

In occasione della Sessantesima Fiera Internazionale organizzata a Damasco nel 2017, più di 200 aziende cinesi erano presenti per instaurare rapporti lavorativi e creare joint-ventures con l’obiettivo di contribuire alla ricostruzione siriana. Come la maggior parte delle aziende cinesi, tra i partecipanti alla fiera vi erano aziende statali (state-owned enterprises, SOE). Di conseguenza il tipo di relazione che si instaura è di partenariato pubblico-privato (PPP). Per esempio, la State Grid Corporation of China ha mostrato interesse per investimenti nel settore energetico. 

Ulteriore conferma della volontà cinese di finanziare la ricostruzione della Siria è la firma di un accordo di cooperazione economica. L’accordo è stato firmato a marzo 2020, dopo un incontro a Damasco tra Imad Sabouni, capo della Commissione per la Pianificazione e la Cooperazione Internazionale (PICC), e l’ambasciatore cinese in Siria, Feng Biao. In quell’occasione, la Cina ha stanziato 14 milioni di dollari destinati al piano per la ricostruzione siriana inaugurato nel 2019.

Paternalismo e vantaggi reciproci

Da quando Xi Jinping ha assunto la carica di presidente della RPC nel 2013, l’immagine della Cina a livello internazionale è cambiata radicalmente. La Cina è diventata una potenza sempre più proattiva, con l’obiettivo di ritornare al centro dello scacchiere internazionale. L’approccio adottato è quello del coinvolgimento economico, senza promuovere un modello di sviluppo democratico. L’idea che si vuole trasmettere nella regione è dunque quella di una grande potenza paternalistica, meno invasiva rispetto all’imposizione della democrazia promossa dall’Occidente. 

Il Medio Oriente è un hub necessario per accedere sia all’Europa che al Mar Mediterraneo, capisaldi della BRI. Ne è una testimonianza evidente la crescita degli investimenti in queste regioni e l’atteggiamento che la Cina adotta verso Paesi in difficoltà. Tuttavia, è da escludere la volontà cinese di sfidare il ruolo che gli USA ricoprono in quei territori. Se da un lato la Cina di Xi Jinping approfitta del vuoto lasciato dagli USA, dall’altro si pone ancora come potenza responsabile e restia al conflitto armato. Del resto, la Cina ne trae già i suoi vantaggi: assicurarsi risorse energetiche, controllare infrastrutture, porti, ferrovie e trovare alleati nella lotta al terrorismo.

 

Fonti e approfondimenti

Heshmati Almas, “The Syrian Crisis: Effects on the Regional and International Relations”, Singapore: Springer, 2020

Narbone Luigi, “Fractured Stability. War Economies and Reconstruction in the MENA”, European University Institute, 2019

Middle East Institute. 2019. All about China 

Al-Ghadhawi Abdullah, “China’s Policy in Syria“, Chatham House, marzo 2020

The Observatory of Economic Complexity. 2018. China-Syria

L’Indro. 11 luglio 2017. Siria: la Cina si prepara alla ricostruzione

Cuscito Giorgio, “Perché la Cina è contro l’attacco di Trump alla Siria“, Limes, 2018

Dorsey James M., “Syria is tempting, but will China bite?“, BESA, 17 luglio 2020

Giannotta Valeria, “La Cina in Siria e in Medio Oriente”, Mondopoli, 22 marzo 2019

Xiaodong Zhang, “China’s interest in the Middle East: present and future“, Middle East Policy Council, 1999

Lons Camille, Fulton Jonathan, Sun Degang, Al-Tamimi Naser, “China’s great game in the Middle East“, European Council on Foreign Relations, 21 ottobre 2019

Zhou Laura, “Syria courts China for rebuilding push after fall of Islamic State’s strongholds“, South China Morning Post, 25 novembre 2017

Sun Yun, “China’s approach to the Syrian crisis: Beyond the United Nations“, Stimson, 15 dicembre 2014

Lyall Nicholas, “China in Postwar Syria“, The Diplomat, 11 marzo 2019

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