Perché Bloomberg era un candidato problematico?

di Alessia Cerocchi

Secondo la rivista “Forbes”, Michael Bloomberg è il dodicesimo uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato di 52,4 miliardi di dollari. L’imprenditore e politico statunitense, co-fondatore e proprietario della società di servizi finanziari, software e mass media che porta il suo nome, Bloomberg LP, è stato per 12 anni sindaco della città di New York.

Inizialmente è tra le file del Partito Repubblicano, dal quale si è poi allontanato, rimanendo indipendente fino al 2018, quando ha deciso di passare al fronte democratico, per candidarsi infine alle primarie democratiche in questo 2020.

Bloomberg è stato sempre considerato un personaggio politico atipico: nella sua vita da repubblicano, era ritenuto fin troppo liberale, viste le sue posizioni a favore dell’aborto, dei diritti della comunità LGBT e l’ostracismo verso la diffusione delle armi. Ciononostante, alcune sue posizioni politiche, nonché l’immenso potere politico ed economico di cui dispone, lo hanno reso un candidato dai tratti decisamente problematici per un sistema democratico.

Una campagna elettorale milionaria

Già nel 2001, quando fu eletto sindaco di New York, sconfiggendo di misura l’avversario Mark J. Green, Bloomberg portò avanti un’imponente campagna elettorale. Quella messa in atto per le primarie di quest’anno però è stata senza precedenti: l’imprenditore ha investito nella campagna circa 350 milioni di dollari provenienti dal proprio patrimonio personale.

Gran parte di questi fondi è stata impiegata negli spot pubblicitari, che gestiva in almeno 29 Stati, contribuendo a spingerlo in vetta nei sondaggi. Ma l’aspetto più importante riguarda l’assunzione di un vero e proprio esercito di dipendenti tra i cittadini locali nelle varie comunità, a cui offriva anche 6.000 dollari al mese per lavorare, con varie mansioni, alla propria campagna elettorale. Le assunzioni sono state talmente massicce, vista la quantità di soldi a disposizione di Bloomberg, da impedire in sostanza agli altri candidati di reclutare personale.

Questo prospetto, inoltre, non include le precedenti spese affrontate da Bloomberg, per garantirsi “rimborsi” sotto forma di appoggio politico: il candidato democratico poteva contare sull’appoggio del sindaco di Washington, Muriel Bowser, alla cui amministrazione ha assegnato un fondo da 70 milioni di dollari per finanziare iniziative in tema di cambiamenti climatici, e su quello di Harley Rouda, membro della Camera dei rappresentanti per la California, alla cui campagna elettorale Bloomberg ha contribuito con 4,5 milioni di dollari.

Stop and Frisk e le accuse di sessismo e molestie sessuali

Anche il passato politico di Bloomberg è finito sotto esame. I suoi tre mandati come sindaco di New York, infatti, non sono stati esenti da critiche e proteste.

In particolare, Bloomberg è stato il continuatore dello stop and frisk (letteralmente “ferma e perquisisci”), una pratica messa in atto dalla polizia della Grande Mela già sotto il sindaco Giuliani. Questa prevede la possibilità per gli agenti di fermare e perquisire qualsiasi cittadino, sulla base di un semplice sospetto. Tale misura rientrava nell’ambito della Operation Clean Halls, un programma per “ripulire” i quartieri ad alto tasso di criminalità, utilizzando qualsiasi mezzo, tra cui appunto perquisizioni personali o domiciliari senza l’obbligo di un mandato.

Lo stop and frisk ha sollevato numerose proteste, soprattutto da parte della popolazione afroamericana, maggiormente colpita da questa forma di violenza. Nel 2011 infatti, a New York ci sono state 601.000 perquisizioni: il 52% ha coinvolto cittadini di razza nera, solo il 9% ha riguardato persone di razza bianca. In particolare, la situazione è diventata ancora più tesa nel 2013, alla fine del mandato di Bloomberg, dopo l’uccisione del sedicenne Kimani Gray, freddato con sette colpi di pistola alla schiena da un agente a East Flatbush, area a maggioranza afroamericana di Brooklyn. Nonostante le numerose proteste popolari a seguito dell’episodio, Bloomberg non interruppe questa pratica, che anzi continuò a difendere. Va sottolineato che le scuse e il rammarico dell’ex sindaco per lo stop and frisk sono arrivati solo recentemente, nel corso della campagna elettorale.

 

Nel dibattito tra i candidati democratici di febbraio, Bloomberg è stato duramente attaccato anche per il suo atteggiamento discriminatorio nei confronti delle donne. Durante il dibattito, Elizabeth Warren ha citato alcuni commenti sessisti dell’avversario, ormai di dominio pubblico, e gli accordi di riservatezza siglati per mettere a tacere le accuse di molestie sessuali nell’ambiente lavorativo.

Negli ultimi 20 anni, infatti, l’omonima società di informazioni commerciali di Bloomberg è stata citata in giudizio per quasi 40 cause di discriminazione e molestie da parte di 64 dipendenti. Secondo un’inchiesta del Washington Post, l’ambiente della Bloomberg LP sarebbe descritto dalle stesse dipendenti dell’azienda come “tossico e fortemente sessista“. Accuse da cui l’ex candidato dem si è difeso, sottolineando che «non sarebbe dove [è] oggi senza le donne di talento che lo circondano» e di essere grato «della loro leadership, i loro consigli e il loro contributo».

Il caso che ha avuto maggiore risonanza mediatica è relativo a un episodio del 1995, quando Bloomberg venne a sapere della gravidanza della sua dipendente Sekiko Sakai Garrison (che ha fatto causa al miliardario alla fine degli anni ’90). L’imprenditore le avrebbe chiesto di interrompere la gravidanza per preservare il posto di lavoro (“Kill it”, le parole precise). Frasi negate con insistenza dall’imprenditore tanto quanto fortemente ribadite dalla Garrison, che in ogni caso venne licenziata pochi mesi dopo.

Il programma politico

L’ex sindaco di New York ha affermato di avere come priorità la lotta contro le disuguaglianze sociali. A tal fine, prevedeva l’applicazione di provvedimenti di tipo fiscale: ristabilire l’aliquota fiscale delle imposte sui redditi all’era pre-Trump e l’aggiunta di una tassa sui redditi superiori ai 5 milioni di dollari l’anno, stimando il raggiungimento di un gettito aggiuntivo di 5.000 miliardi di dollari da investire in infrastrutture, istruzione e salute. Sul fronte della sanità, il candidato proponeva un modello di sanità pubblica a prezzi accessibili, in concorrenza con le assicurazioni sanitarie private. Bloomberg garantiva, inoltre, la costruzione di nuovi centri di ricerca nelle regioni che hanno più bisogno di nuovi posti di lavoro.

Ma la base su cui Bloomberg fondava, almeno apparentemente, il proprio programma era il suo “marchio”. Egli non ha fornito dettagli dei suoi progetti, ponendo la sua realizzazione nel mondo degli affari e i suoi successi imprenditoriali a garanzia della sua elezione, mantenendo un’impostazione oligarchica anche durante la sua campagna.

Conclusioni

Analizzando alcuni aspetti della politica, del passato e della carriera imprenditoriale di Bloomberg, si riscontrano diverse similitudini con l’attuale presidente Trump, accusato di misoginia, di molestie sessuali, dichiarato nemico del movimento #MeToo, senza tralasciare la forte posizione economica e l’attività imprenditoriale che ha permesso a entrambi di portare avanti, di tasca propria, campagne elettorali molto dispendiose, soprattutto nel caso di Bloomberg.

Probabilmente, proprio queste problematicità hanno compromesso le chance di Bloomberg di essere eletto alla Casa Bianca, non risultando convincente soprattutto agli occhi di quella sostanziosa parte dell’elettorato democratico interessato a ottenere una concreta svolta politica.

 

Fonti e approfondimenti

Cnn, Michael Bloomberg ends 2020 presidential campaign and endorses Joe Biden

Cnn, Michael Bloomberg ends 2020 presidential campaign and endorses Joe Biden

Corriere della sera, USA 2020, fattore Bloomberg “è l’unico in grado di battere Trump”

QZ, Bloomberg is running the billionaire vote-buying campaign we expected from Trump

GQ, Why Is Bloomberg’s Long History of Egregious Sexism Getting a Pass?

The Washington Post, Mike Bloomberg for years has battled women’s allegations of profane, sexist comments

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