La geografia del voto nelle primarie democratiche

Con 18 Stati che hanno già espresso il proprio voto in queste primarie 2020, e altri 10 che si apprestano a farlo nella prossima settimana, la corsa alla nomination democratica è entrata nel vivo.

Biden, dopo un inizio complicato, ha ribaltato la situazione nel Super Tuesday ed è ora il chiaro favorito nella corsa a due con Sanders. Le votazioni tenutesi finora hanno mostrato alcuni chiari pattern di voto che evidenziano le fratture geografiche, sia a livello macro che micro, che dividono gli USA. In particolare, in questo articolo vediamo come i flussi di voto si dividono per macroregioni – nord/sud, est/ovest – e per urbanizzazione, ovvero lo urban/rural divide.

Pur non essendo la variabile esplicativa principale nel determinare il consenso elettorale, la geografia fornisce una chiave di lettura interessante per comprendere perché le primarie stiano andando in un certo modo. Questo è particolarmente vero per un Paese come gli USA, dove le divisioni sia macro che micro sono abbastanza nette.

La divisione tra nord e sud

La storia delle divisioni tra Stati del nord e del sud è piuttosto chiara. La linea di demarcazione che tra Settecento e Ottocento divenne simbolo della separazione tra il nord abolizionista e il sud schiavista, chiamata Mason-Dixon line, è tuttora nell’immaginario collettivo la linea che separa due mondi molto diversi, per cultura, società e politica. Non è un caso che gli Stati del Deep South siano ancora oggi conosciuti come Dixieland, termine indicante i territori con maggiori connessioni con l’eredità storica degli Stati Confederati.

L’eredità della Guerra Civile continua a influenzare la politica statunitense, e questo è visibile, tra le altre cose, nei flussi di voto. Gli Stati a nord della Mason-Dixon line sono quelli più progressisti e liberali, mentre quelli del sud sono più conservatori, e ancora pesantemente influenzati dal lascito del regime segregazionista di Jim Crow. Le divisioni sono anche economiche, con il nord che ha vissuto un imponente sviluppo industriale e del terziario, mentre il sud ha un territorio meno urbanizzato.

Questa frattura si è vista con chiarezza nelle votazioni iniziali delle primarie. I primi due Stati, Iowa e New Hampshire, facenti parte delle regioni del Midwest e del New England – entrambe a nord di Dixieland – sono territori a grande maggioranza bianca (90% circa).  Non a caso, hanno visto le performance migliori di  quei candidati, ovvero Sanders, Buttigieg e Warren, molto solidi tra l’elettorato bianco con tendenze progressiste. D’altro canto Biden, più tradizionalista e conservatore, appariva in difficoltà.

Il ribaltamento c’è stato col primo voto nel sud, in South Carolina, dove Biden ha potuto sfruttare i suoi consensi tra l’elettorato afroamericano – che nelle parti meridionali degli USA è ancorato a valori fortemente tradizionalisti – per ottenere una vittoria schiacciante. Lo stesso pattern si è visto durante il Super Tuesday: Biden ha sbaragliato la concorrenza in Stati come Alabama, Tennessee, North Carolina, mentre Sanders è riuscito a difendersi meglio in quelli del nord.

La divisione tra est e ovest e il voto ispanico

Altra divisione rilevante per l’esito delle votazioni è stata, finora, quella tra l’est e l’ovest degli Stati Uniti, dove come linea di demarcazione si utilizza, tradizionalmente, il corso del fiume Mississippi. In particolare, questa frattura è stata evidenziata dalle prime votazioni nei Southwestern States – Nevada, California e Texas – e, in misura minore, dagli esiti in Utah e Colorado.

Nonostante Nevada, Texas e California siano geograficamente nella parte meridionale degli USA, e nonostante i primi due presentino caratteristiche particolari – la presenza di un grosso deserto nel Nevada che lo rende, al di là di Las Vegas, poco urbanizzato, e il conservatorismo in Texas – questo gruppo di territori ha visto ottime performance di Sanders, mentre Biden è andato in difficoltà.

Ciò che rende questa regione unica è la sua demografia, poiché il sud-ovest degli USA è caratterizzato da una forte presenza di comunità latinx. L’immigrazione degli ispanici è stata particolarmente forte in questi territori, vista la vicinanza col confine messicano.

Il bacino elettorale delle comunità latinx è stato particolarmente targetizzato da Sanders, conscio che il consenso di questi votanti non fosse ancorato a nessun candidato in lizza e potesse essere conquistato donando loro un’attenzione particolare. La strategia ha pagato: la vittoria schiacciante nei Caucus in Nevada è arrivata grazie anche al voto ispanico, che ha scelto Sanders nel 51% dei casi. Lo stesso vale per la California, Stato su cui Sanders ha investito molto, dove il buon margine scavato su Biden deriva da un’altra ottima performance tra questa minoranza. In Texas, invece, i latinx sono il motivo per cui il Senatore del Vermont ha potuto dare battaglia a Biden, che partiva da grande favorito in uno Stato con tendenze marcatamente conservatrici.

D’altro canto, la popolazione degli Stati a est del Mississippi è prevalentemente caratterizzata da un mix di bianchi e afroamericani, con i secondi che sono presenti soprattutto nel sud ex-confederato e nei grandi centri urbani del nord. Non sorprende, quindi, che Biden si trovi più a suo agio nelle primarie che si tengono in quest’area geografica, dove l’unica demografia tra cui Sanders è chiaramente avvantaggiato è poco radicata.

La divisione tra centri urbani, sobborghi e aree rurali

L’ultima linea di frattura geografica rilevante è quella che divide i centri urbani, i suburbs e le aree rurali del Paese. Queste sono zone caratterizzate da situazioni demografiche e socioeconomiche molto diverse, che si riflettono nei comportamenti di voto.

I centri urbani, o inner cities, sono aree in media più povere. Spesso sono abitate da una maggioranza di afroamericani, nelle città ove questi sono una parte consistente della popolazione: situazione, questa, figlia delle politiche abitative segregazioniste degli anni Trenta. I sobborghi, invece, sono quasi sempre abitate da individui bianchi, benestanti e con un’istruzione universitaria. Entrambe le aree sono un bacino di voti importante per il Partito Democratico, in quanto zone solitamente più liberali e progressiste rispetto a quelle non urbanizzate.

Le aree rurali invece sono caratterizzate da un reddito inferiore alla media USA; al nord sono per la maggior parte abitate da bianchi, mentre al sud diverse sono a maggioranza nera. Soprattutto le prime sono quindi solitamente ad appannaggio dei Repubblicani, visto il loro orientamento più conservatore.

Come si può immaginare guardando alle variabili demografiche che caratterizzano queste aree, Biden è sicuramente il candidato più forte in quelle rurali, dove l’ideologia più tradizionalista della popolazione si sposa bene con quella del frontrunner democratico. Biden inoltre è andato bene anche nelle aree suburbane, probabilmente grazie al fatto che sono abitate da individui più benestanti e con un’età media abbastanza alta, altro fattore importante per un candidato che ha monopolizzato il voto degli over 65. L’ex vicepresidente ha beneficiato, in particolare, dell’aumento del turnout in queste aree, probabilmente dovuto alla scelta di alcuni repubblicani moderati, insoddisfatti dalla presidenza Trump, di passare tra i ranghi dell’ala conservatrice del Partito Democratico.

I centri cittadini, infine, sono zone in cui Sanders è spesso riuscito a prevalere o, quantomeno, a dare battaglia a Biden, anche negli Stati più favorevoli a quest’ultimo. Probabilmente, la concentrazione di una popolazione giovane e con condizioni di vita più precarie, che soffre maggiormente per questioni che sono diventate cavalli di battaglia del senatore del Vermont – Medicare4All, debiti studenteschi, housing – è ciò che rende queste aree un campo amico per Bernie.

Conclusioni

Guardando alle fratture geografiche, sia macro che micro, che dividono gli USA, si possono capire alcuni fattori che guidano i comportamenti di voto. Se da un lato è vero che sono soprattutto le variabili culturali, demografiche e socioeconomiche a determinare le preferenze elettorali, dall’altro bisogna riconoscere che anche la distribuzione nello spazio di queste variabili contribuisce a determinare le preferenze per l’uno o per l’altro candidato.

Categorie come i livelli di reddito, la composizione razziale, l’età, sono importanti nel differenziare quali individui votano per Biden da un lato, e Sanders dall’altro. Allo stesso tempo, il tema è che anche la distribuzione diseguale nello spazio delle variabili demografiche e socioeconomiche tende a creare separazione tra i gruppi sociali, limitando i contatti e aumentando la percezione della distanza che li divide. Fattori come la segregazione, la clusterizzazione e la separazione tra gruppi possono creare effetti bolla, che portano comunità raggruppate nello spazio a votare in maniera simile.

Non è un caso, quindi, che ciascuno dei candidati raccolga consensi tra la popolazione sia in base alle specifiche caratteristiche socioeconomiche, sia in base a quale regione o area urbana o rurale abitano gli individui. Non sono solo il reddito, l’età o la composizione razziale a determinare il voto per un candidato, ma anche il modo in cui queste variabili si distribuiscono geograficamente, creando cluster di consenso elettorale fortemente radicati nello spazio.

Fonti e approfondimenti:

Enos R. D., “How segregation leads to racist voting by whites”, Vox, 28/11/2017.

Mascaro L. e Karnowski S., “Suburbanites are voting and that’s good news for Joe Biden”, AP News, 08/03/2020.

The New York Times: mappe dei precincts del Minnesota, Nevada, North Carolina e Virginia.

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