Un anno di elezioni per il Tagikistan

Il Tagikistan è un’ex Repubblica socialista sovietica. Posizionato al confine tra Afghanistan e Cina, si trova al centro nevralgico dell’Asia Centrale. Quest’anno, il Paese si trova ad affrontare due tornate elettorali: le elezioni parlamentari, di cui illustreremo il risultato in quest’articolo per quanto riguarda la Camera Bassa, e le elezioni presidenziali, delle quali non è ancora nota la data ufficiale.

L’annuncio delle elezioni parlamentari per la Camera Bassa è stato fatto il 4 dicembre 2019, per chiamare l’elettorato a esprimere il proprio voto lo scorso 1 marzo. Questa è stata la sesta elezione parlamentare nella storia del Tagikistan indipendente. Il prossimo 27 marzo, inoltre, verrà rinnovata anche la Camera Alta attraverso delle elezioni indirette.

Il contesto politico tagika

Il Tagikistan è una Repubblica presidenziale in cui il presidente agisce sia come capo dello Stato che come capo del governo, mentre il Parlamento ha competenze limitate. L’Assemblea Suprema bicamerale (Majlisi Oli) è costituita dalla Camera Bassa (Majlisi Namoyandagon), eletta direttamente, e dalla Camera Alta (Majlisi Milli), eletta indirettamente.  La Camera Bassa è composta da 63 seggi, mentre la Camera Alta da 33, di cui 25 eletti da deputati dei majlisi locali e 8 nominati dal presidente. Entrambe le camere sono elette per un mandato di cinque anni.

Dushanbe, capitale di Tagikistan [Fonte: Flickr@ninara]

Le elezioni parlamentari sono regolate principalmente dalla Costituzione e dalla legge costituzionale. Gli emendamenti effettuati nel 2016 a tali testi sembrano non aver tenuto conto delle raccomandazioni dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE (ODIHR), per implementare la regolarità delle elezioni nel Paese. Tali raccomandazioni, infatti, riguardano le norme sull’eleggibilità al voto e alla candidatura, la libertà di espressione, di risoluzione delle controversie elettorali e di osservazione delle elezioni.

Inoltre, secondo Human Rights Watch, la situazione dei diritti umani in Tagikistan è deteriorata drasticamente a partire dal 2014. Il governo continua una severa repressione della libertà di espressione e di associazione, dell’attività pacifica di opposizione politica, dell’esercizio del potere giudiziario e di qualsiasi fede religiosa.

Su Internet, le autorità bloccano regolarmente l’accesso a siti d’informazione e a siti di social media, tra cui anche YouTube e Facebook. Viene bloccato spesso anche l’accesso ai servizi di telefonia mobile e di messaggistica, quando compaiono online dichiarazioni critiche sul presidente, sulla sua famiglia o sul governo. Più di 25 giornalisti sono stati costretti, negli ultimi anni, a lasciare il Paese per vivere in esilio.

Quest’anno è previsto anche lo svolgimento delle elezioni presidenziali, in cui è probabile che l’attuale presidente Emomali Rahmon si ricandidi per un ulteriore mandato. Rahmon ricopre questa carica senza interruzione dal 1994, ed è il presidente più anziano della regione centro-asiatica (67 anni). Alcuni osservatori hanno anche ipotizzato una possibile candidatura di suo figlio, Rustam Emomali, attuale sindaco della capitale Dushanbe.

Il referendum costituzionale del 2016 ha spianato la strada a Rahmon per una candidatura a tempo indeterminato, senza un limite di mandati consecutivi. L’emendamento ha anche ridotto l’età minima richiesta per la candidatura alla presidenza da 35 a 30 anni, il che permetterebbe a Rustam, oggi trentatreenne, di candidarsi alle imminenti elezioni. Con questo stesso referendum inoltre sono stati messi al bando i partiti politici fondati su base religiosa, come il Partito del Rinascimento Islamico del Tagikistan.

I partiti in campo

Infatti, queste sono state le prime elezioni parlamentari da quando il governo ha costretto il Partito del Rinascimento Islamico del Tagikistan, l’ex grande partito di opposizione, a sciogliersi nel 2015. Lo stesso partito è stato riconosciuto come organizzazione terroristica dalla Corte Suprema tagika, che gli ha attribuito la responsabilità di un attentato nel 2015 rivendicato dall’Isis nel distretto di Danghara.

Questa tornata elettorale ha visto partecipare, invece, il Partito democratico popolare del Tagikistan (PDPT), il Partito agrario del Tagikistan, il Partito di riforma economica del Tagikistan, il Partito socialista del Tagikistan, il Partito comunista del Tagikistan, il Partito democratico del Tagikistan (DPT) e il Partito socialdemocratico del Tagikistan (IFPDT). 

In totale, ci sono stati 285 candidati (103 nelle liste dei partiti e 182 nelle circoscrizioni uninominali), che  si sono sfidati per il mandato parlamentare, di cui soltanto 30 donne.

La nuova Camera Bassa

Sei partiti su sette si sono spartiti la Camera Bassa. Il PDPT, guidato dal presidente Rakhmon, si è aggiudicato 47 seggi su 63, quindi il 51, 1% dei voti. Il secondo classificato è stato il Partito delle Riforme Economiche, con il 16,6% (4 seggi). A seguire, il Partito Agrario, con il 16,5% (4 seggi), il Partito socialista, con il 5,1% (1 seggio) e il DPT, con il 5,1% (1 seggio), Il Partito comunista ha ottenuto solo il 3,1% dei voti, assicurandosi comunque un seggio in un distretto uninominale. L’IFPDT è rimasto ben al di sotto della soglia del 5% necessaria per far entrare uno dei suoi cinque candidati in Parlamento. Il Partito ha infatti ottenuto solo lo 0,3% dei voti.

Tuttavia, secondo gli osservatori dell’ODIHR: “il livello di rispetto delle libertà fondamentali è ulteriormente peggiorato dalle ultime elezioni [del 2015], e la scelta tra alternative politiche è limitata in assenza di media indipendenti e di un’opposizione funzionante”.

Emomali Rahmon, Presidente del Tagikistan in visita a Mosca [Fonte: kremlin.ru]

Conclusioni

Questo risultato per la Camera Bassa conferma sostanzialmente le aspettative riportate dai sondaggi negli ultimi mesi. Molti osservatori si aspettavano che le elezioni del 1 marzo scorso si rivelassero soltanto delle elezioni “di facciata”, destinate a sostenere il mandato del regime autoritario.

Le limitazioni imposte dal governo alla società civile e alla libertà di espressione pesano fortemente sullo svolgimento di elezioni libere e regolari nel Paese. Infatti, anche l’elezione indiretta della Camera Alta alla fine di questo mese lascia presagire un risultato abbastanza prevedibile, senza grandi discrepanze da quello della Camera Bassa per quanto riguarda la sua composizione partitica. Resta quindi difficile immaginare un rinnovamento effettivo dello scenario politico interno tagiko per il futuro prossimo.

 

Fonti e approfondimenti

The Diplomat, Tajikistan 2020: What to Watch as Tajikistan Approaches an Election Year

Human Rights Watch, Tajikistan: Journalist Held on Baseless Charges

Human Rights Watch, Tajikistan – Events of 2019

Eurasianet, Tajikistan: Fraud-ridden election hands crushing win to ruling party

Osce, Office for Democratic Institutions and Human Rights, REPUBLIC OF TAJIKISTAN PARLIAMENTARY ELECTIONS 1 March 2020

 

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