Attraverso il Biologico: L’Autorità di controllo

Dopo aver analizzato la Politica agraria europea e l’attuale conformazione dei testi normativi, procediamo con l’analisi di uno degli ambiti maggiormente controversi, quello delle Autorità di controllo negli Stati dell’Unione.

L’importanza di questa categoria di organi non sta solo nel rispetto di quanto prescritto dalla normativa vigente, ma anche nel fatto che la macro area del biologico ha ormai una rilevanza ampiamente riconosciuta. Se è vero che il consumatore, soggetto essenziale in questo settore, è disposto a corrispondere un premium price per il prodotto biologico, allora è richiesto che il suo controllo sia quanto più stringente possibile.

L’area di interesse del biologico, infatti, non caratterizza più in maniera esclusiva solo l’ambito agro alimentare, ma si è estesa a un vasto panorama di attività, quali ad esempio il settore della moda e della cosmesi. È quindi innegabile la sua importanza economica, che consente agli operatori del settore di giovare di un ritorno di immagine e di introiti economici, anche sotto forma di premi e/o agevolazioni fiscali da parte degli Stati, ma sempre nel rispetto delle prescrizioni impartite.

Il controllo di conformità

Il riferimento normativo principale è il Regolamento 2018/848, emanato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che abroga il Regolamento CE 834/2007 in ogni sua parte ed entrerà formalmente in vigore a partire dal 1° gennaio del 2021, anche se in realtà è già attivo e vigente.

La premessa necessaria da fare è che in materia di produzione biologica si sono susseguiti numerosi interventi legislativi, ma ben poco incisivi quanto a capacità innovativa. Dunque, pur essendo evidente la crescita sia economica che pubblica della produzione bio in campo agro alimentare, mancano dei veri interventi di innovazione in campo giuridico. Questo sia perché l’attuale conformazione si basa ancora sulla Politica agraria comune (PAC), ora rinnovata, e sia perché lo scheletro giuridico in materia predisposto nella fase iniziale ha effettivamente dotato di forza l’intero impianto, oggi si scorge una situazione normativa abbastanza ripetitiva.

Di questo ne è testimonianza anche la coesistenza, e il loro continuo richiamo, del Reg. 848/2018 e del Regolamento adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio UE 645/2017, dedicato per lo più ai “controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali”, come appositamente riportato nella rubrica, in tema di produzione biologica.

Come si può facilmente intuire, in questo testo, prendono forma le specifiche disposizioni concernenti la categoria dei controlli, con tutti i sottoinsiemi che ne derivano. Ciò ha creato, quindi, una sorta di sovrapproduzione legislativa tematica, che pur non aggravando le operazioni crea di sicuro qualche difficoltà di comprensione.

A questo, si deve aggiungere un dato strutturale rilevante: l’onere del controllo è esplicitamente stato lasciato in mano ai singoli Stati firmatari, ai quali è stata riconosciuta la massima discrezionalità nel decidere quale tipo di organo di controllo predisporre, così come i suoi poteri e la possibilità di delegare le funzioni ad autorità terze. La stessa discrezionalità si è riscontrata anche in un altro aspetto dai risvolti abbastanza singolari.

La Commissione europea ha predisposto la creazione dell’OFIS, Organic Farmer Information System, una sorta di database nel quale possono essere iscritti, e quindi resi pubblici, gli organi di controllo in attività negli Stati europei. La decisione di iscrivere o meno le autorità è lasciata alla volontà dei singoli firmatari e questo ha fatto sì che nel documento riepilogativo del 2018 fossero presenti notizie relative agli organi di controllo di solo cinque Stati, tra cui l’Italia. Invece, nell’ultimo testo pubblicato proprio in questi giorni, datato 28 aprile 2020, tutti gli Stati hanno fornito le informazioni richieste, probabilmente anche in vista dell’imminente entrata il vigore del Regolamento 848/2018.

È chiaro che la Commissione ha un ruolo decisivo in materia e questo lo si nota con maggiore chiarezza anche dal fatto che le vengono demandati i compiti di controllo sui controllori. Infatti, la Commissione dispone degli audit periodici con le autorità di controllo nazionali, durante i quali ha potere di indagine su eventuali punti poco chiari e di raccomandazione in merito alle attività da svolgere. Allo stesso modo, le viene riconosciuto anche il decisivo potere di “adottare atti delegati” sulle attività di controllo, sia nei modi che nei tempi e di specificare le soglie numeriche dei controlli da effettuare. Dunque, il suo compito di monitoraggio si affianca a quello decisivo, in un ambito in continua crescita. Dalla lettera dei due Regolamenti emerge, quindi, un quadro sistematico dell’apparato di controllo.

Innanzitutto, viene data la definizione di “controlli ufficiali e le altre attività ufficiali“, intendendo l’insieme di azioni che le autorità statali sono chiamate a compiere per verificare se esistono realmente i requisiti richiesti per la denominazione di “prodotto biologico” e il rispetto della rigida normativa in tema di produzione. Vengono, quindi, ipotizzati due tipi di modelli: uno si basa su organismi di controllo privati, ed è l’assetto maggiormente utilizzato; il secondo, invece, opta per il controllo affidato ad autorità pubbliche.

Poi, viene chiarito che l’autorità competente potrà delegare parte della sua attività di controllo anche ad altri organi, sia di natura pubblica che privata, creando così una rete gerarchica. Ovviamente, il loro compito sarà quello di vigilare sul corretto svolgimento non solo delle procedure di effettivo utilizzo dei metodi biologici, ma anche sulla correttezza delle informazioni e dei loghi che vengono apposti sui prodotti.

Focus: il caso Italia

L’Italia si è dotata sin dall’inizio di un apparato di controllo, facente capo all’Autorità di controllo generale individuata nel ministero delle politiche agrarie alimentari e forestali, che opera in coordinamento con il ministero della Salute. La base giuridica su cui si poggia l’intervento è il decreto legislativo 20/2018, che risponde alle ultime esigenze emerse con il Regolamento.

Lo Stato si è dotato quindi di un sistema di controllo sugli operatori affidato a organismi privati, autorizzati dal dicastero agricolo e accreditati presso l’Ente italiano di accreditamento.

Tutti gli organismi vengono poi iscritti presso le banche dati appositamente dedicate e ogni aspetto del loro lavoro deve essere visibile al pubblico. Si viene a creare una fittissima rete di collaborazione, anche perché le attività di controllo spesso sono derogate a organismi regionali per maggiore conoscenza del territorio.

Affinché possano ricevere il nulla osta alla attività di controllo, è necessaria una sorta di dichiarazione di intenti. Gli organi di controllo devono, quindi, dichiarare i parametri che intenderanno utilizzare nella loro attività, le modalità di esecuzione e i tempi; inoltre, l’esito del controllo deve essere reso noto anche al ministero.

Dai dati emersi nell’ultimo audit della Commissione sull’attività di controllo è emerso un quadro abbastanza positivo, soprattutto a fronte della relazione del 2013. In questa erano state riscontrate gravi carenze dal punto di vista della trasparenza delle attività degli organi di vigilanza, insieme a un apparato carente nel controllo di determinati prodotti. La revisione dell’ultimo decreto legislativo ha invece avuto un esito positivo. Ovviamente, non sono mancati richiami per vari problemi che sono ancora oggi presenti – di particolare importanza quello del controllo sui prodotti biologici importati – ma si è anche evidenziato il netto miglioramento rispetto al controllo precedente e questo non può che rassicurare, con la specificazione che le raccomandazioni della Commissione non possono essere ignorate nonostante i cambiamenti positivi in atto.

Fonti e approfondimenti

Regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio; 

Regolamento (UE) 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio; 

Relazione  finale audit 05.06.2018 – 13.06.2018 effettuato dalla Commissione in Italia;

Testo unificato sulla produzione agricola con il metodo biologico; 

Il sistema di controllo e vigilanza delle produzioni biologiche; 

Documento OFIS 2018; 

Documento OFIS 2020.

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