I “ladri nella legge”: dall’Unione Sovietica alla Russia di oggi

Quello dei “ladri nella legge” è un fenomeno specifico dei Paesi post-sovietici, senza casi analoghi nel mondo criminale. Nato negli anni Trenta, è caratterizzato da un rigido codice di tradizioni criminali, un linguaggio specifico e un eccezionale livello di segretezza.

“Ladro nella legge” è una traduzione letterale della frase gergale russa “vor v zakone” (“вор в законе”), ovvero “un ladro in [una posizione di] legge”, che può avere due significati: “un ladro legalizzato” e “un ladro che è la legge”.

Durante l’URSS, i “ladri nella legge” hanno formato una società in contrapposizione al rigido conformismo sovietico, sopravvivendo attraverso furti e mercato nero. Nella  Russia contemporanea questo fenomeno si è evoluto in una forma molto diversa da quella originaria.

Le origini del fenomeno

Il termine russo vory (“ladri”) esisteva già nella società della Russia zarista, così come nei Paesi confinanti, dove le bande armate proliferavano senza alcuna restrizione. La cultura criminale, con il suo gergo e le sue leggi, allora era nota come “vorovskoy mir“: “mondo criminale”.

In seguito alla Rivoluzione russa del 1917, iniziarono i primi tentativi della NKDV – la polizia segreta sovietica – di porre un freno all’espansione della criminalità. Una delle forme di contenimento che il governo sovietico aveva ereditato dall’Impero russo era quella di impiegare le bande criminali per reprimere i dissidenti e i prigionieri politici.

Con l’ascesa di Stalin, e la conseguente creazione dei campi di lavoro forzato (gulag), il mondo criminale russo subì un cambiamento radicale. Negli anni Trenta, i detenuti dei gulag per crimini politici ma anche reati ordinari, pieni di rancore, crearono una sottocultura violenta, dotata di una rigida gerarchia, una sua lingua e un “codice d’onore” non scritto.

I vory dei gulag disprezzavano la legge dello Stato ma giuravano di vivere “secondo la legge” decisa da loro, la violazione della quale comportava spesso una condanna a morte. Adottavano un sistema di responsabilità collettiva, giurando su un codice di “completa sottomissione alle leggi della vita criminale”.

Fra i vari obblighi a cui si sottomettevano, c’era quello di sostenere gli ideali criminali, rifiutare il lavoro “legittimo” (di conseguenza l’obbligo di sostentarsi attraverso il crimine) e rifiutare qualsiasi attività politica.

Fonte: Flickr @Theo Paul

Da queste premesse, ha avuto origine il gruppo organizzato di criminali di alto livello soprannominati “vory v zakone“, o “ladri nella legge”.

La “guerra tra ladri” nei gulag

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il bisogno di uomini sul campo portò Stalin a offrire la grazia a molti prigionieri dei gulag in cambio del loro servizio militare. Dopo la fine della guerra, molti di questi militari dovettero tornare a prigioni e campi di lavoro. Là venivano generalmente disprezzati dagli altri prigionieri e chiamati suki (dal gergo russo, “cagne”).

Entrando nell’esercito, i suki avevano violato il “codice dei ladri”, che vietava espressamente di collaborare con le autorità in qualsiasi modo. Le tensioni tra i diversi ranghi criminali che così si crearono portarono allo scoppio di vere e proprie guerre fra bande di prigionieri dei gulag. Gli scontri più conosciuti sono quelli che videro contrapporsi i vory “puri” ai suki “traditori”, tra 1948 e 1953.

Poiché la maggior parte dei suki era composta da assassini forgiati dall’esperienza della guerra, in quell’occasione finirono col prevalere sui vory.

I conflitti fra bande negli anni Novanta

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la mancanza di legislazione e la corruzione delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario contribuirono alla proliferazione di attività criminali nella neonata Federazione Russa.

Con l’avvento del capitalismo, un numero crescente di nuovi criminali dotati di istruzione universitaria cominciò a prendere il controllo di attività più redditizie. Come il riciclaggio di denaro e la privatizzazione dei beni pubblici. I circoli criminali già consolidati, all’epoca, soprannominarono questi uomini bespredelshchiki (беспредельшики), un termine che in russo significa gli “implacabili” o “senza freni”.

Molti di questi giovani criminali sono stati eliminati in un conflitto interno chiamato snos, “demolizioni” in russo, dei veri e propri rastrellamenti periodici operati dalle altre bande. I bespredelshchiki sopravvissuti hanno dovuto accettare le regole sviluppate dai vory nel corso di tanti decenni. Altri hanno invece preferito “normalizzare” il loro status, con un’ascesa professionale di successo che gli ha permesso di entrare nel mondo delle leggi dello Stato, come uomini d’affari o funzionari governativi.

La situazione attuale

Nell’ultimo decennio, la criminalità organizzata russa ha attraversato una completa trasformazione. I vory hanno abbandonato i crimini minori per occuparsi di riciclaggio di denaro “sporco” attraverso strutture legali (come le stesse banche), e i loro leader hanno iniziato a coltivare l’aspirazione di entrare in strutture politiche.

Inoltre, gli odierni vory sono diventati molto più tolleranti nei confronti dei meccanismi economici legali da cui poter trarre vantaggio. Negli ultimi decenni, un nuovo sistema di buyouts che ha guadagnato popolarità in Russia, permettendo alle organizzazioni criminali di acquistare titoli in borsa, donando grandi somme di denaro a un pool finanziario condiviso.

Attualmente, i “ladri nella legge” presenti sul territorio russo appartengono a diverse nazionalità di Stati post-sovietici. La maggioranza, però, è costituita da georgiani e da altre minoranze etniche della Georgia. Sono attivi molti gruppi anche in Caucaso e Asia Centrale.

La criminalità organizzata russa ha iniziato a spostarsi all’estero dagli anni Settanta: suoi primi “rappresentanti” sono stati i cosiddetti antikvarshchiki, commercianti di antichità illegali che si fecero strada nei Paesi occidentali ben prima del disgelo della Perestroika.

Fra i motivi dell’espansione delle attività criminali nella Russia odierna ci sono la rete di corruzione e l’uso improprio di risorse finanziarie. Negli ultimi anni, i nuovi processi di sviluppo del crimine organizzato e l’afflusso di capitali stranieri sono diventati strettamente legati. Molti investimenti stranieri in Russia passano attraverso strutture economiche legali controllate da gruppi criminali.

Il Codice penale russo non prevede una misura che consideri come aggravante lo status di “vor v zakone”, si concentra piuttosto sul reato specifico. Per colmare questo vuoto legislativo, il presidente Vladimir Putin ha introdotto un disegno di legge nel 2019 che si pone l’obiettivo di smantellare la gerarchia criminale dal Paese. Il conflitto tra le autorità giudiziarie e la criminalità organizzata finora si è svolto in modo sotterraneo proprio perché non esistevano norme che riconoscessero l’esistenza dei “ladri nella legge”.

Etica e simboli dei “ladri nella legge”

I vory hanno poche regole, ma molto severe. I membri non devono avere legami con il governo, quindi non possono prestare servizio nell’esercito o cooperare con gli ufficiali carcerari mentre sono in prigione. Non devono sposarsi, per non mettere in pericolo donne e bambini.

I ladri nella legge
Fonte: Flickr @cea+ Sergei Vasiliev – Russian Criminal Tattoo Encyclopaedia Print No.7 (2010)

Devono anche aver scontato diverse pene detentive prima di poter essere considerati membri dell’organizzazione. La sottocultura dei vory è inseparabile da quella carceraria.

ll rito di passaggio per ogni nuovo vor avviene attraverso una “incoronazione” (come loro stessi l’hanno denominata), dietro il consenso di diversi vory. Questo status, infatti, viene concesso durante i raduni dei “ladri nella legge”. Si può rifiutare di essere incoronati solo per gravi motivi di salute che impedirebbero al vor di esercitare le sue funzioni.

Un tratto distintivo dei “ladri nella legge” sono i tatuaggi. Somiglianti a icone, sono elaborati disegni che descrivono le loro imprese criminali e indicano il loro rango e la loro occupazione.

 

Fonti e approfondimenti

Cheloukhine, S., The roots of Russian organized crime: from old-fashioned professionals to the organized criminal groups of today, Crime Law Social Change. 50, 353–374, 2008.

Lenta, Время легендарных воров в законе прошло, 14 aprile 2020

Meduza, From Stalin’s camps to Putin’s laws, 19 febbraio 2019

Tevzadze, Gigi, (2011). Thieves in Law: New Facts for the History of Social Control, Die Idee der Freiheit in Philosophie und Sozialwissenschaften, Benjamin Verlag, Amsterdam 2009.

Varese, Federico. The society of the vory-v-zakone, 1930s-1950s. In: Cahiers du monde russe : Russie, Empire russe, Union soviétique, États indépendants, vol. 39, n°4, Octobre-décembre 1998. pp. 515-538.

 

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