Il gun control in Canada

Anche in Canada, come negli Stati Uniti, ultimamente il dibattito sulle armi ha guadagnato nuovo spazio pubblico e mediatico. Un tema, quello delle armi, che già l’anno scorso prima delle ultime elezioni era stato toccato. Tuttavia, nel corso di quest’ultimo quasi mese e mezzo, la sparatoria in Nuova Scozia che ha sconvolto il Paese ha portato a una forte accelerazione a livello legislativo. Il Premier Trudeau ha infatti deciso immediatamente di affrontare la questione per evitare il ripetersi di una tragedia di questo tipo. In breve tempo, il Primo Ministro ha annunciato una nuova legislazione che ha imposto il divieto della vendita libera, dell’uso e dell’importazione di circa 1.500 modelli di armi da fuoco e i loro componenti.

La legislazione canadese in materia

In Canada, la vendita e il possesso di armi da fuoco sono strettamente regolati e controllati dalle autorità competenti. La prima legge venne promulgata nel 1934, ma la prima grande legislazione in tempi più recenti fu adottata nel 1969 con il Criminal Law Amendment Act. Tale legge impose la seguente classificazione delle armi da fuoco: “non limitate” (la maggior parte dei fucili come quelli da caccia), “con restrizioni” (pistole) e “proibite” (pistole specifiche, fucili specifici). Soprattutto espanse la definizione di arma da fuoco, la quale, prima del 1969 includeva solo pistole e le armi automatiche.

A partire dal 1979, le persone che desideravano possedere armi da fuoco dovevano ottenere un certificato di acquisizione di armi da fuoco (FAC – Firearms acquisition certificate) dalla loro stazione di polizia locale. Nel 1991, fu introdotto il progetto di legge C-17, che entrò in vigore tra il 1992 e il 1994. Questa legge richiedeva a coloro i quali intendessero ottenere un FAC di superare un corso di sicurezza, oltre a un controllo approfondito dei precedenti. Questa legge ha, inoltre, creato nuovi reati per il codice penale, nuove definizioni per le armi proibite e nuovi regolamenti per i rivenditori di armi da fuoco, inasprendo le sanzioni per i reati connessi alle armi da fuoco.

Nel 1995, il codice penale è stato modificato per includere la legge C-68, il Firearms Act. Il provvedimento ha implementato un nuovo sistema di licenze per sostituire il sistema FAC. Richiedeva, inoltre, la registrazione di tutte le armi da fuoco e dei titolari di licenza, istituendo anche una licenza per acquistare munizioni. La maggior parte delle disposizioni del disegno di legge è entrata in vigore nel 1998 e la registrazione delle armi è diventata obbligatoria nel 2003.

Tuttavia, nell’aprile del 2012, il Parlamento del Canada ha emanato una legge per eliminare il requisito di registrazione delle armi da fuoco senza restrizioni. La legislazione prevedeva anche la distruzione di tutti i registri relativi alla registrazione di armi da fuoco non soggette a restrizioni. Il requisito per tutti i detentori di armi da fuoco di possedere una licenza è rimasto legge.

La strage in Nuova Scozia

Lo scorso 19 aprile, Gabriel Wortman, un odontotecnico di 51 anni, ha aperto il fuoco colpendo casualmente chiunque gli capitasse a tiro. L’uomo per 12 ore ha eluso polizia e controlli viaggiando per 90 km lungo la provincia a bordo di un’auto replica delle forze dell’ordine con indosso abiti da poliziotto. Wortman ha ucciso 22 persone durante il suo folle percorso, tra cui una poliziotta, prima di essere a sua volta colpito a morte in una stazione di servizio da alcuni agenti. La sparatoria è diventata la più grande strage nella storia del Canada, superando la sparatoria del 1989 avvenuta alla École polytechnique di Montreal. La strage ha ovviamente avuto grande risonanza nei media di tutto il globo e nel mondo della politica.

La reazione della politica

Meno di due settimane dopo l’avvenimento il Primo Ministro Justin Trudeau ha annunciato, come detto precedentemente, una nuova legislazione che prevede il divieto di utilizzo, vendita e importazione di più di 1.500 armi da fuoco e i componenti annessi. “Queste armi sono progettate per un solo scopo: uccidere il più grande numero di persone nel minor tempo possibile. Non c’è posto per questo tipo di armi in Canada”, questo il messaggio di Trudeau. Bisogna anche considerare che storicamente il Canada non è mai stato un Paese contrario alle armi. Secondo un report dello Small Arms Survey, nel 2017, circa 12,7 milioni di armi erano in mano civili per una media di 34,7 armi da fuoco ogni 100 abitanti.

La risposta al provvedimento intrapreso da Trudeau e dal governo da parte dei gruppi per i diritti delle armi non si è fatta attendere. Questi gruppi hanno definito la decisione del Primo Ministro “imperfetta e pericolosa“, accusando Trudeau di voler mettere in atto una “presa delle armi” in grado di dividere i canadesi. I sostenitori di un maggiore controllo sulle armi hanno invece accolto con favore i provvedimenti, non nascondendo, tuttavia, che avrebbero gradito qualcosa di più severo come un programma di riacquisto delle armi e l’istituzione di maggiori controlli e restrizioni alle frontiere per impedire l’arrivo di armi dagli Stati Uniti.

Trudeau nel 2015, in campagna elettorale, fece la promessa di rafforzare le leggi canadesi sulle armi da fuoco e nel 2018, grazie alla maggioranza alla Camera dei Comuni, è riuscito a far passare la legge C-71 nonostante l’opposizione dei conservatori e delle organizzazioni pro-gun. La legge richiede che i registri su ogni vendita di armi debbano essere conservati tramite i rivenditori di armi da fuoco federali. La legislazione rende anche un reato la vendita di un’arma da fuoco a una persona senza prima controllare la licenza e la verifica della validità della stessa.

Tuttavia, secondo Francis Langlois, membro associato della cattedra Raoul-Dandurand in Studi Strategici e Diplomatici dell’Università del Quebec a Montreal, le lobby canadesi che si occupano di armi da fuoco hanno cercato di impedire il rispetto e la messa in atto delle norme. Eppure, sempre secondo Langlois, questi gruppi non sono paragonabili alle loro controparti americane come la NRA, e questo è il motivo per cui generalmente le misure di controllo sulle armi hanno avuto più successo in Canada rispetto agli Stati Uniti.

Recenti sondaggi mostrano poi come la maggior parte dei canadesi supporti questo tipo di misure di controllo: 4 canadesi su 5 affermano di sostenere il divieto riguardante le armi d’assalto e un 61% afferma di essere a favore anche al divieto delle pistole. Il che lascia supporre un ottimo supporto alle nuove restrizioni annunciate da Trudeau.

Soluzioni e policy

Per ridurre ulteriormente i crimini da arma da fuoco, bisognerebbe guardare al proprio vicino: gli Stati Uniti. Secondo un’analisi operata dal The Globe and Mail, il 70% delle armi utilizzate per compiere crimini nella sola Toronto, nel 2018, provenivano illegalmente dagli Stati Uniti. Tuttavia, compiere analisi forensi sulla rintracciabilità delle armi da fuoco in Canada è molto costoso ed è un processo lungo e lento, a differenza di quanto avviene negli USA, dove l’accesso ai dati sulle armi da fuoco e la violenza armata è molto più immediato. Le sparatorie fra gang del crimine organizzato sono aumentate negli ultimi anni sul territorio canadese, e queste bande sono state in grado di contrabbandare armi fra entrambi i Paesi.

Jooyoung Lee, professore di sociologia all’Università di Toronto, la cui ricerca si concentra sulla violenza armata, afferma che conservare questi dati sul tracciamento delle armi da fuoco dovrebbe diventare uno standard per i servizi di polizia. Per Lee: “Qualsiasi tipo di discussione su un divieto federale dovrebbe disporre di alcuni dati a supporto del fatto che ridurrebbe in modo significativo la scorta di armi da fuoco che le persone usano nei crimini”.

Lo stesso Wortman, autore della strage in Nuova Scozia, non possedeva alcuna licenza e la polizia non ha dichiarato se avesse la cittadinanza americana o fosse residente negli Stati Uniti. I non residenti sono legalmente esclusi dall’acquisto di armi da fuoco negli Stati Uniti e ai canadesi è vietato portare armi in Canada senza una licenza, ma quanto effettivamente entrambi questi requisiti siano applicati è la vera domanda. Secondo il padre di Wortman, inoltre, suo figlio avrebbe chiesto una pistola a un amico nel Maine, il quale gliel’avrebbe portata nel Paese.

Implementare con ulteriori barriere, controlli e tracciamenti, al fine di evitare il traffico di armi, sembra essere un provvedimento necessario da prendere in considerazione.

Fonti e approfondimenti

Nova Scotia shootings leave 23 dead: What we know so far, Maclean’s, 19/04/2020

T. Cardos, P. White, How The Globe tried – and failed – to find the source of Canada’s crime guns, The Globe and Mail, 20/09/2019

L. Cecco, Twelve hours of terror: how the Nova Scotia shooting rampage unfolded, The Guardian, 24/04/2020

J. Ling, Canada’s gun laws are only as good as is neighbor’s, Foreign Policy, 26/05/2020

J. Kestler-D’amours, How Canada got tough on guns, Foreign Policy, 22/05/2020

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