Latinas: risignificare la maternità

Quando parliamo di risignificare la maternità, intendiamo un processo in cui la condizione di madre viene vissuta e, potremmo dire, “performata” fuori dai significati e dai canoni che storicamente le sono attribuiti. Questo, per le donne di cui raccontiamo di seguito, ha significato soprattutto sovvertire il legame tra maternità e sfera privata. La condizione di madri si è così trasformata nel motore di un processo di socializzazione e partecipazione pubblica, che ha portato le donne fuori dalla dimensione domestica.

Risignificare la maternità

È possibile presentare un’altra prospettiva sulla maternità, tramite la storia di alcune donne che collettivamente hanno reinterpretato la propria condizione di madri facendone una postura politica, un elemento di connessione tra soggettività unite nella lotta all’ingiustizia sociale e nella costruzione di memorie marginalizzate e altrimenti, probabilmente, irrecuperabili.

È questo il caso delle Madri e delle Nonne di Plaza de Mayo, in Argentina, dove è il dolore per la scomparsa dei figli e delle figlie per mano del regime dittatoriale a far incontrare le donne, a spingerle a marciare per rivendicare giustizia e a lottare per costruire e mantenere la memoria dei crimini commessi. Altro esempio sono le donne peruviane che negli anni ’80 hanno imposto nell’agenda politica il programma Vaso de Leche, trasformando un’esigenza basilare – nutrire i propri figli – in una battaglia politica di più ampie dimensioni e, ancora una volta, partendo da un bisogno privato si sono inserite nella sfera pubblica.

Madres y Abuelas de Plaza de Mayo

Le Madres de Plaza de Mayo (Madri di Piazza di Maggio), in Argentina, sono uno dei più noti esempi di costruzione di memorie collettive, narrazioni alternative frutto dell’intreccio tra biografie personali e storia nazionale. Quella che poi è diventata l’organizzazione Madres de Plaza de Mayo (MPM) è stata la prima presa di parola – collettiva appunto – contro la guerra sporca del regime dittatoriale. Furono le donne ad alzare la voce, a sfidare il terrorismo di Stato e, insieme, a costruire una memoria militante e dissidente trasformando il proprio dolore in una pagina di storia del Paese.

Si ritiene che tra il 1976 e il 1983, in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, siano scomparse circa 30.000 persone, tra dissidenti o sospettati tali, ma anche uomini e donne (talvolta anche in gravidanza) che non avevano nulla a che fare con la lotta politica. Le modalità di sequestro e sparizione dei desaparecidos argentini erano caratterizzate dalla totale segretezza: i sequestratori non erano identificabili e dei famigliari si perdeva ogni traccia dopo l’arresto. Solo dopo molti anni e grazie all’instancabile tenacia dell’organizzazione delle Madres de Plaza de Mayo fu possibile ricostruire gli orrori che caratterizzarono il periodo del Processo di riorganizzazione nazionale.

Le madres hanno sfidato la dittatura militare e gli stereotipi di genere, portando in strada i corpi, le voci e le storie che il regime voleva rendere invisibili. Ogni giovedì manifestavano in Plaza de Mayo, di fronte al palazzo presidenziale occupato dai militari, con il capo coperto dall’ormai iconico pañuelo bianco, in memoria del primo pannolino dei figli. Le donne in piazza sovvertono l’idea per cui la partecipazione politica militante sia un affare “maschile” e lo fanno in un periodo in cui la dittatura non permetteva manifestazioni.

In un cortocircuito ideologico, da una parte le Madri divennero – quasi – intoccabili grazie alla “glorificazione” della maternità che rendeva tollerabile l’espressione del lutto e, dall’altra, le donne superarono quella dimensione privata, politicizzando la condizione materna e rendendola strumento dell’unica forma di denuncia dei crimini del regime di fronte al mondo. Questo processo coraggioso non è stata una semplice – seppur fondamentale – rottura del silenzio, ma ha trasformato il modo di vivere di molte donne in Argentina “da naturalmente determinato a socialmente e poi politicamente costruito” (Vignola): le donne che marciavano unite di fronte alla Casa Rosada – il luogo per eccellenza del potere, sempre maschile – diventavano soggetti, e non più oggetti, dell’azione politica, rivendicando giustizia e verità non solo per se stesse, ma per tutta la Nazione.

Il corpo di queste donne diventa strumento e campo per la battaglia politica, si fa archivio di una memoria dissidente e contrapposta a quella sorvegliata ed egemonica che il regime andava costruendo. Significativo è stato anche l’apporto delle Abuelas (nonne) de Plaza de Mayo nel ricostruire, all’interno del processo di eliminazione di massa degli oppositori, il processo di appropriazione dei figli dei desaparecidos, trattati come “bottino di guerra”. Il lavoro di denuncia delle nonne ha portato alla luce dettagli importanti come l’esistenza, parallelamente ai centri clandestini di detenzione (CDC), di strutture dedicate alle sole donne gestanti, parti clandestini, falsificazioni d’identità e simulazioni di adozioni con lo scopo di appropriarsi dei bambini per occultare l’assassinio e la sparizione dei veri genitori. Le Madri hanno creato immaginari e simbologie convertendo il proprio trauma in una tragedia collettiva, “la loro memoria individuale in memoria sociale, le loro storie di vita nella storia di un gruppo sociale, smascherando la pretesa di universalità della Storia che volle imporre la dittatura e rivelandone il carattere ideologico legato alla dottrina della sicurezza nazionale” (Vignola).

PVL – Le madri peruviane

Il Programma Vaso de Leche – PVL (bicchiere di latte) è un altro esempio, meno noto, di organizzazione femminile dal basso che partendo da un fatto privato e tramite la condizione comune della maternità riuscì a portare le donne nella scena pubblica con ampio successo. Il PVL è un programma di assistenza alimentare attivo in Perù dal 1984 indirizzato ai bambini fino ai 13 anni e alle donne in gravidanza. Nato come proposta sperimentale nella città di Lima, il programma su scala nazionale è sempre stato caratterizzato dalla cooperazione tra amministrazione pubblica e organizzazioni sociali locali, in particolare coordinamenti di donne. Queste ultime, infatti, sono state non solo le destinatarie – indirette – del programma, ma anche le esecutrici essendo incaricate della preparazione e della distribuzione dei pasti. 

La povertà materiale è stata la scintilla che ha reso possibile un movimento di migliaia di madri, trasformando la consapevolezza del pericolo per i propri figli in autoorganizzazione, disciplina, solidarietà, basando la battaglia sul diritto all’alimentazione e in senso lato sul diritto alla vita. Il movimento delle madri ha avuto una duplice funzione: quella di gruppo di pressione e quella di soggetto esecutore del programma. Senza la mobilitazione e l’instancabile lavoro delle donne coinvolte probabilmente il Programma sarebbe caduto nel nulla, debilitato dalla burocrazia e dalla crisi economica. Invece negli anni non solo è stato confermato e rifinanziato, ma anche ampliato geograficamente. Con la storica legge 24059 del 6 gennaio 1985 il programma uscì dai confini della città di Lima e diventò nazionale.

L’organizzazione sociale al centro della lotta per assicurare la porzione diaria di cibo ai bambini non è stata solo uno strumento per la sopravvivenza, ma ha imposto nello spazio pubblico un modello alternativo di solidarietà che coinvolge il potere pubblico, ma si integra e sostiene tramite l’organizzazione dal basso. Questo è stato possibile allontanandosi dalla tradizione dell’assistenzialismo – e da tutto il carico di paternalismo e autoritarismo che porta con sé – e accettando la sfida di rivoluzionare il modo di vivere gli spazi popolari e di mettere in comune una quota di “lavoro di cura” – tendenzialmente limitato alla sfera domestica – per il bene comune. 

La partecipazione attiva delle donne – circa 250 mila – nell’implementazione del PVL è la dimostrazione concreta del crescente e silenzioso lavoro delle donne nei contesti di crisi. Le madri sono state il vero motore del programma avendo creato, dietro uno strumento per combattere malnutrizione e mortalità infantili, una rete umana volontaria, popolare e solidale che ha messo le donne al centro dell’azione. 

Latina: Hebe De Bonafini

Hebe de Bonafini, tra le fondatrici dell’Associazione delle Madres de Plaza de Mayo è nata nel 1928 ed è ancora oggi una militante attiva nel movimento e un’attivista politica a tutto tondo. Nel 1986 è stata tra le protagoniste della scissione dell’Associazione, della quale era allora presidente, a seguito delle divergenze nate dall’offerta di riparazioni economiche per la perdita dei figli dell’allora presidente Raúl Alfonsín. De Bonafini prese radicalmente posizione contro le madri che accettarono il denaro e decise, insieme ad altre, di abbandonare l’organizzazione originaria – da quel momento contrassegnata come “Línea Fundadora” – e fondare l’Asociación Madres de Plaza de Mayo.

Proprio in questo passaggio risiede il motivo della scelta di Hebe come latina di questo articolo. Dopo la scissione, l’Associazione presieduta da De Bonafini ha iniziato un articolato percorso di attivismo, affiancando le continue rivendicazioni di giustizia per le sparizioni operate dal regime alla creazione di una forte sensibilità antimperialista e anticapitalista. Dalla tutela dei diritti delle popolazioni indigene, alla solidarietà alle lotte dei neozapatisti e i rapporti con i presidenti socialisti Hugo Chávez e da Fidel Castro, la postura politica di questa donna è esemplare di una parabola che parte dalla risignificazione e collettivizzazione della maternità per creare una soggettività politica autonoma e indipendente rispetto alle prime istanze di rivendicazione. Hebe de Bonafini ha fatto del suo corpo un archivio di memoria storica e della sua vita un esempio di militanza attiva e consapevole, partendo dal lutto privato e arrivando ad abbracciare la lotta per la giustizia sociale.

 

Fonti e approfondimenti

  • Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo, 2005
  • Riccardo Verrocchi, Le utopie sono possibili. Le Madres di Plaza de Mayo nell’Argentina di ieri oggi e domani, 2014
  • Marta Vignola, Dolore privato, richiesta di giustizia e memoria politica. Madri e Nonne di Plaza de Mayo in Argentina in CAMBIO, Numero 7/Giugno 2014
  • Martín Caparrós, “La grande madre dell’Argentina e il parricida” trad. in Internazionale, 3 settembre 2017
  • https://madres.org 
  • https://www.abuelas.org.ar
  • Rapporto “Nunca más”, Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas (CONADEP)
  • Todos son mis Hijos, prod. Asociación Madres de Plaza de Mayo, Film completo disponibile in lingua originale su YouTube
  • Sandra Estefanía Cerna Herrera, Mujeres, leche y política: Estudio comparativo del Programa del Vaso de Leche, Luglio 2015
  • Aída García Naranjo Morales, Vaso de leche MEMORIA de MUJERES, Centro de Asesoría Laboral del Perú, Agosto 2001

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