Somalia al voto tra tensioni regionali, Al-Shabaab e Covid-19

Mohamed_Abdullahi Mohamed Farmajo
Mohamed Abdullahi Mohamed Farmajo, presidente somalo

di Lorenzo Longhi

A poche settimane dall’appuntamento elettorale per il rinnovo del mandato del Parlamento federale e del presidente della Repubblica, la Somalia si sta faticosamente lasciando alle spalle un clima di forti tensioni politiche e sociali, che riflettono l’ormai cronica frattura tra centro e periferie del Paese. Nonostante l’intesa raggiunta nelle scorse settimane tra il governo di Mogadiscio e le amministrazioni regionali rappresenti un passo significativo verso una maggior partecipazione delle periferie e delle opposizioni al processo elettorale, permangono ancora seri dubbi sulla capacità delle parti di provvedere a una tempestiva implementazione degli accordi. Il riarmo di al-Shabaab e delle milizie claniche e l’incognita della reale diffusione del Covid-19 nel Paese gettano un’ombra sulla capacità del governo di Mogadiscio di gestire la delicata transizione elettorale senza ricorrere a soluzioni autoritarie e unilaterali.  

Storia recente

Nell’agosto del 2012 la Somalia si è dotata di una Costituzione provvisoria di impianto federale, pertanto il Paese è stato suddiviso in 18 amministrazioni regionali, non ufficialmente riconosciute come Stati, ma dotate di ampi margini di autonomia. Il Parlamento federale della Somalia ha una struttura bicamerale: si divide tra Upper House (il Senato) che conta 54 seggi e House of the People (la camera bassa) con 275 seggi.

Dal febbraio 2017 il governo è presieduto dal presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, meglio conosciuto come “Farmajo”, soprannome che deriva dall’italiano “formaggio” e che è legato alla sua nota passione per i prodotti caseari. Farmajo è stato eletto con un programma politico incentrato sulla riconciliazione con i diversi clan e le opposizioni del Paese, la lotta alla povertà, la stabilizzazione e democratizzazione della Somalia e la promulgazione di una nuova e definitiva Costituzione federale. Alla prova dei fatti, però, il presidente Farmajo non si è dimostrato in grado di affrontare i problemi strutturali della federazione, né di dotare il Paese di una Costituzione permanente; si è invece distinto per una gestione unilaterale del potere e una scarsa propensione al dialogo con le istanze provenienti dalle regioni, oltre che per un sistematico ricorso alla censura, ai processi politici e alla violenza istituzionalizzata. 

Dopo i decenni di guerra civile che hanno seguito la caduta del regime militare di Siad Barre nel 1991, segnati dal collasso dell’autorità statale, l’apparato amministrativo dello Stato somalo risulta oggi ancora molto fragile. L’economia soffre del clima di persistente insicurezza e la struttura clanica del potere è rimasta in gran parte intatta. Il Paese deve inoltre fare i conti con fenomeni di pirateria nelle sue acque territoriali e il radicamento dell’organizzazione jihadista di ispirazione salafita al-Shabaab, considerato il principale alleato di Al-Qaeda in Africa.

La crisi politica e istituzionale

Negli scorsi mesi, con l’approssimarsi delle elezioni, la tensione politica tra Mogadiscio e i diversi centri di potere regionali ha superato i livelli di guardia. Queste frizioni, sintomi della persistente dicotomia tra autorità federale e autorità statali semi-autonome, evidenziano come le logiche intra e inter claniche esercitino ancora un ruolo decisivo nella definizione degli equilibri politici somali.

Il climax si è avuto tra febbraio e marzo, quando la rivalità politica tra il presidente Farmajo e il leader dello Stato dell’Oltregiuba Ahmed Mohamed Islam “Madobe” è sfociata in un conflitto armato che ha visto le forze filo-federali e le milizie leali al governo dell’Oltregiuba affrontarsi nella regione di Gedo, provocando lo sfollamento di 56 mila persone. 

A radicalizzare ulteriormente le posizioni ha contribuito la minaccia, paventata dalle opposizioni, che il presidente Farmajo intendesse approfittare dell’emergenza politica e sanitaria per mantenersi al potere, posticipando unilateralmente le elezioni parlamentari previste per questo inverno. Il rischio che le elezioni fossero rinviate a tempo indeterminato è tuttavia progressivamente scemato quando a settembre i colloqui interregionali hanno cominciato a dare i primi frutti

Gli accordi sulle procedure di voto

Un primo tentativo di ricomposizione della crisi era stato abbozzato a fine luglio, quando le autorità del governo federale e i leader degli Stati membri si erano incontrati a Dhusamareb, nella Somalia centrale. Qui le parti si erano accordate per la costituzione di una commissione tecnica incaricata di esaminare le modalità di voto. Come concordato, a distanza di un mese le parti si erano quindi riunite per un secondo incontro nella capitale del Galgudud. Ciononostante, i risultati e la portata di questi primi colloqui avevano fortemente risentito del boicottaggio da parte delle autorità regionali del Puntland e dell’Oltregiuba

Tale ostacolo è stato superato solo il 17 settembre, quando si è aperto un nuovo corso di negoziati che ha visto questa volta la partecipazione dei leader regionali che avevano boicottato il primo turno. Riuniti a Mogadiscio, i rappresentanti del governo federale e i cinque leader degli Stati membri hanno compiuto un passo significativo in vista di una soluzione di compromesso, accordandosi sulle linee generali del processo elettorale.

Questa soluzione ha decretato la definitiva rinuncia all’obiettivo del suffragio universale diretto e la riproposizione di un modello di voto indiretto, sull’esempio di quello già adottato per le elezioni parlamentari del 2016. A causa dei ritardi e dei problemi tecnici posti dalla registrazione del voto, le parti hanno convenuto che il sistema di voto indiretto – de facto strettamente connesso alle logiche di affiliazione clanica – fosse l’unica via praticabile. È così sfumata l’opportunità, inizialmente garantita dallo stesso Farmajo, che queste elezioni passassero alla storia come il primo voto a suffragio universale diretto degli ultimi cinquant’anni, da quando nel marzo 1969 si tennero le ultime elezioni parlamentari prima del colpo di stato di Siad Barre. 

Il 1° ottobre, nel corso del National Consultative Forum di Villa Somalia, Farmajo e i leader delle amministrazioni regionali di Puntland, South West, Oltregiuba, Hirschabelle, Galmudug, insieme al governatore della regione del Benadir, hanno finalmente raggiunto un accordo anche sulla definizione delle date del processo elettorale. Il ciclo elettorale sarà articolato in 3 fasi: dall’1 al 10 dicembre si svolgeranno le elezioni per la Camera bassa e dal 10 al 27 dicembre si eleggeranno i membri del Senato. Dopo l’insediamento del nuovo parlamento federale, i deputati eletti saranno chiamati l’8 febbraio 2021 a confermare Farmajo o a eleggere il nuovo presidente della Somalia. 

I principali contendenti di Farmajo alla corsa presidenziale sono i due ex-presidenti del Paese: l’ex-leader dell’Unione per le Corti Islamiche, alla guida della Somalia dal 2009 al 2012, Skeikh Sharif Ahmed, e il predecessore di Farmajo, Hassan Sheikh Mohamud, che ha governato il Paese dal 2012 al 2017. I due candidati hanno deciso nell’ottobre 2019 di unire le forze con i principali partiti di opposizione, inaugurando la coalizione del Forum for National Parties

Le parti hanno inoltre concordato la creazione di un comitato indipendente di risoluzione delle dispute, avente l’incarico di monitorare il rispetto degli accordi e di assicurare la regolarità del processo elettorale. Il comitato sarà composto da 21 membri, di cui 9 espressione del governo centrale e 11 scelti dalle amministrazioni regionali.

L’attivismo delle milizie e di al-Shabaab

Ad approfittare della crisi politica somala è stato l’eterogeneo universo delle milizie che operano nel Paese, e in particolare al-Shabaab, che mediante nuove campagne di reclutamento, addestramento e riarmo sta passando all’offensiva, con il chiaro obiettivo di riconquistare il terreno perso e far saltare le elezioni.

L’ex direttore dell’Agenzia nazionale di intelligence e sicurezza del Paese Abdirahman Mohamud Turyare ha dichiarato che al-Shabaab non esiterà ad approfittare della fragilità delle istituzioni di governo, intensificando gli attacchi al fine di ostacolare le procedure di voto.

La strategia di destabilizzazione condotta da al-Shabaab, di cui sono testimonianza i recenti attacchi terroristici che hanno colpito l’area di Mogadiscio, fa presagire che la transizione elettorale avverrà in un clima di crescente insicurezza, fattore che potrebbe facilmente compromettere la regolarità e la legittimazione del voto.

L’incognita del Covid-19

Già afflitta da una profonda crisi politica e istituzionale, colpita prima da un’invasione di locuste e poi ancora da violente inondazioni che hanno costretto circa 650 mila persone nelle regioni meridionali ad abbandonare le loro abitazioni, a partire da marzo la Somalia ha dovuto affrontare anche l’emergenza sanitaria da Covid-19.

In base ai dati a disposizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, i casi positivi accertati da marzo a novembre sono stati 4301 mentre le morti riportate 107. Questi dati, che a prima vista possono non sembrare preoccupanti, sono però scarsamente rappresentativi dello stato di effettiva diffusione del virus, in quanto il già fragile sistema sanitario somalo non può garantire un’adeguata copertura di test sierologici e tamponi. L’elevata incidenza di casi positivi sul totale dei tamponi effettuati induce invece a pensare che il Covid-19 sia ben più diffuso di quanto riportano le statistiche ufficiali.

La posta in gioco

Negli scorsi mesi il governo di Mogadiscio ha dovuto affrontare numerose e imponenti sfide alla tenuta del Paese. Proprio per le circostanze emergenziali in cui si terranno queste elezioni, risulta di vitale importanza per il percorso di stabilizzazione della Somalia che il processo elettorale sia considerato legittimo e che avvenga senza incidenti o irregolarità. Se queste condizioni non dovessero essere soddisfatte, vi è il rischio concreto che il voto inneschi una crisi di più ampie proporzioni, aggravata dalle già precarie condizioni economiche, ambientali, sanitarie e di sicurezza del Paese.

 

Fonti e approfondimenti

Abdulkadir Khalif, Somalia sets election dates, doubles candidates fees, The East African, 02/10/2020. 

Aggrey Mutambo, Abdulkadir Khalif, Somali leaders strike elections deal, The Nation, 21/08/2020. 

Al-Jazeera, Somalia names new Prime Minister, unveils plan for election, 18/09/2020. 

Garowe Online, Somalia leaders ink historical election deal following chaotic dialogue, 18/09/2020. 

International Crisis Group, COVID-19 in Somalia: A Public Health Emergency in an Electoral Minefield, briefing n° 155, 08/05/2020.

International Crisis Group, Ending the Dangerous Standoff in Southern Somalia, briefing n° 158, 14/07/2020. 

International Crisis Group, Political Turmoil ahead of Somalia’s Elections, 01/10/2020.

Khadar Hared, Somalia: Al-Shabab attacks intensify as election looms, Deutche Welle, 18/09/2020. 

Melinda Moore, Bill Gelfeld, Adeyemi Theophilus Okunogbe, Christopher Paul, Identifying Future Disease Hot Spots: Infectious Disease Vulnerability Index, Santa Monica (CA), Rand Corporation, 2016.

Mohammed Dhayane, Somali leaders agree on revised election model, Anadolu Agency, 17/09/2020. 

Moulid Hujale, Somalia edges closer to first democratic election in half a century, The Guadian, 24/02/2020. 

World Bank Data, Somalia, consultato il 09/11/2020. 

World Health Organization, Corona Virus Dashboard, consultato il 13/11/2020. 

 

 

 

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