Canabis Protectio: Il modello canadese

Canabis Protectio_LoSpiegone

Il 17 ottobre 2018, il Canada è stato il secondo Paese al mondo, e il primo del G7 e del G20, a legalizzare l’uso della cannabis. Già da tempo utilizzata nel Paese a fini terapeutici, la cannabis è ora utilizzabile a scopo ricreativo da tutti i maggiorenni. 

La proibizione della cannabis e il razzismo

Il Canada rese illegale la cannabis a inizio del secolo scorso, quando una serie di movimenti sociali e culturali contro la droga spinsero il governo a inserire la cannabis tra le sostanze “pericolose”, già proibite dall’Opium Act del 1908. 

La spinta proibizionista fu sostenuta, in particolare, da alcuni giuristi e intellettuali uniti “contro il decadimento sociale”.  Tra queste c’è la giudice Emily Murphy, primo magistrato donna in Canada e nell’impero britannico, ricordata sia come una delle fondatrici del femminismo canadese sia come forte sostenitrice delle leggi a favore del proibizionismo della cannabis come strumento di controllo razziale. Il suo best seller del 1922, The Black Candle, racchiude diversi capitoli dedicati alla cannabis in cui si sostiene che gli “alieni di colore” avessero formato un sindacato della droga per “provocare la caduta della razza bianca“. Le motivazioni razziali sono state alla base della criminalizzazione della cannabis in diversi Paesi.

Il Canada rese illegale il consumo di cannabis nel 1923 e, da lì a poco, ne vietò anche la coltivazione per fini industriali. Gli arresti legati alla compravendita della sostanza rimasero piuttosto bassi fino agli anni ‘60 e ‘70, quando cominciarono a crescere parallelamente a quelli negli Stati Uniti. Già nel 1972, però, la Commissione Le Dain, nominata dal governo, pubblicò un rapporto giuridico che raccomandava la riduzione delle sanzioni penali per il possesso di cannabis, sebbene non la legalizzazione di per sé.

Verso la legalizzazione “totale”

A partire dagli anni ‘90, la maggior parte dei cittadini canadesi si è espressa a favore della decriminalizzazione del consumo di cannabis. Nel 2001, la Corte Suprema ha sancito la possibilità di ricorrere alla cannabis a fini terapeutici. Questa sentenza ha portato all’avvio di un programma governativo gestito dal sistema sanitario nazionale: Health Canada. Il programma ha offerto a più di 300mila pazienti, previa prescrizione medica, la possibilità di fare uso di cannabis in 120 strutture gestite dal sistema sanitario, e anche di coltivarla per uso personale. 

Da allora, si è cominciato a discutere della possibilità di legalizzare totalmente l’uso della cannabis. Questa, insieme ad altre di stampo progressista, è stata tra le proposte più importanti dell’agenda elettorale di Justin Trudeau. Dopo essere stato eletto Primo ministro nel 2015, Trudeau ha creato una task force specializzata per la creazione e la regolamentazione di un un nuovo “modello canadese” della cannabis. 

I principali motivi per cui Trudeau ha sostenuto il processo di legalizzazione della cannabis sono il contrasto al traffico illegale e la protezione dei minori dal loro “facile accesso alla marijuana”. Infatti, i giovani canadesi sono tra i più assidui consumatori di cannabis tra i Paesi occidentali e la scelta di legalizzare la cannabis comporta la regolamentazione dell’accesso alla sostanza e ne impedisce l’acquisto da parte dei minorenni. Secondo il Canadian Tobacco, Alcohol and Drugs Survey del 2015, circa il 10% dei canadesi di età pari o superiore a 15 anni consuma cannabis regolarmente e il 30% riferisce di averlo fatto almeno una volta.

Parallelamente al processo di legalizzazione, si è intensificata la lotta contro il mercato nero: le forze dell’ordine hanno rafforzato i controlli su attività commerciali e individui che coltivavano e producevano cannabis illegalmente. Come risultato, sono state eseguite numerose perquisizioni e condanne.

Background legislativo

Il 17 ottobre 2018, con l’emanazione del Cannabis Act,  la cannabis è diventata legale in Canada. La legge regolamenta la produzione, la distribuzione, la vendita e il possesso di cannabis. Per esempio, offre ai privati cittadini la possibilità di coltivare fino a quattro piante per uso personale. 

La produzione per la vendita è invece affidata ad aziende e consorzi privati, che si registrano a una sorta di “albo professionale” e si dotano di una licenza statale, il cui costo può variare tra i 1000 e i 6000 dollari e vale per due anni. Le aziende possono liberamente promuovere i propri prodotti, ma, come nel caso di alcolici e tabacco in molti Paesi, devono evitare campagne pubblicitarie che attraggano i minori, come l’utilizzo di personaggi dei cartoni animati, animali o celebrità (e.g. Snoop Dogg). 

Il Canada è ora patria di alcune delle più grandi aziende produttrici di cannabis al mondo, incluse Canopy Growth Corp, Aurora Cannabis e Aphria Inc, che fatturano diverse centinaia di milioni di dollari all’anno. 

Successi e insuccessi nel mercato della cannabis

Inizialmente, la creazione di questo nuovo mercato è stata accolta con grande entusiasmo sia dai canadesi sia dai mercati internazionali. Poco dopo, però, la bolla sembra essersi sgonfiata. Vi sono dati contrastanti sull’effettivo successo della politica: nelle prime due settimane di legalizzazione, le vendite di cannabis in Canada avevano già superato i 43 milioni di dollari. Nei 10 mesi successivi, il settore della cannabis legale nel Paese è cresciuto del 185%. 

Qualche mese dopo sono emersi problemi strutturali. Il governo federale ha rilasciato i permessi sufficienti a rifornire tra il 30% e il 60% della domanda. La rete di negozi autorizzati a vendere cannabis si è espansa lentamente, con diverse province in cui hanno licenza di vendita solo i negozi gestiti direttamente dallo Stato. I giornali canadesi denunciano la mancata apertura di un numero adeguato di centri di distribuzione, come in Ontario, la provincia più popolosa del Paese (15 milioni di abitanti), dove sono presenti solo una trentina di negozi. 

Si sono quindi incominciate ad accumulare ingenti scorte invendute, con un forte discrepanza tra domanda e offerta di cannabis legale. Inoltre, i prezzi finali sembrano essere troppo elevati e spingono i consumatori verso il mercato nero, dove, in media, un grammo di cannabis costa circa la metà di quella legale. Secondo i sondaggi, solo un terzo dei consumatori ha acquistato cannabis da un rivenditore legale nell’ultimo anno. 

I commentatori e gli esperti del settore sostengono che a impedire il vero e proprio decollo del mercato della cannabis canadese sia la sua incompletezza: ad alcune inefficienze produttive si accompagna la mancata realizzazione di una rete di distribuzione adeguata. Queste problematiche sono però “normali” e dovute alla creazione di un nuovo mercato, e potrebbero essere risolte nei prossimi anni. Nel frattempo, però, i mercati rimangono particolarmente volatili.

Il legame tra cannabis e discriminazione permane

Per quanto la scelta di aprire un mercato “pulito” per la cannabis cerchi di contrastare le attività illegali, lascia aperto un interrogativo sull’efficacia della decriminalizzazione della sostanza. Infatti, gli attivisti sono rimasti delusi dal fatto che la legislazione non preveda la revisione delle condanne legate alla cannabis, che si abbattono in modo sproporzionato sulle minoranze

Secondo i report di alcuni giornali locali, per esempio, tra le persone senza precedenti penali quelle appartenenti a una minoranza etnica o razziale hanno una probabilità tre volte maggiore di essere arrestate dalla polizia di Toronto per possesso di piccole quantità di cannabis rispetto a quelle bianche. Non solo, ma Anthony Morgan, avvocato per i diritti umani e attivista canadese, denuncia da un lato il mancato ripensamento delle condanne legate per reati “minori”, come il possesso e, dall’altro, il mancato coinvolgimento delle minoranze nel controllo del nuovo mercato, che sarebbe “totalmente in mano ai bianchi”. Il modello canadese farebbe così una doppia ingiustizia contro queste comunità.

Nonostante i suoi problemi, la creazione di un modello canadese è stata un segnale del cambio di paradigma sulla cannabis nello scenario internazionale. Infatti, il 3 dicembre 2020 le Nazioni unite hanno rimosso la cannabis dalla lista di sostanze narcotiche (la tabella IV, che include sostanze come eroina e cocaina) riconoscendone le proprietà terapeutiche: una decisione storica.

 

 

Fonti e approfondimenti

The Economist (2019), A global revolution in attitudes towards cannabis is under way

Power M., Stoners cheered when Canada legalised cannabis. How did it go so wrong?, The Guardian, 2019

Health Canada (2016), A FRAMEWORK FOR THE LEGALIZATION AND REGULATION OF CANNABIS IN CANADA

Morgan A., Black Canadians sidelined from cannabis economy (irpp.org), Policy Option 2018

Levinson-King R., Why Canada’s cannabis bubble burst, BBC News 2019

Canadian Cannabis Survey 2019 – Summary – Canada.ca

Behaviours and Beliefs Related to Cannabis Before Legalization: A Public Safety Perspective

Be the first to comment on "Canabis Protectio: Il modello canadese"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: