Il personaggio dell’anno: Tsai Ing-wen

Tsai Ing-wen
Grafica di Valerio Angiolillo

Presidente di Taiwan dal 2016 e prima donna a ricoprire tale incarico, quest’anno Tsai Ing-wen è stata rieletta alla guida della nazione in seguito alle presidenziali dell’11 gennaio. La sua intransigente difesa dei valori democratici e la sua politica estera stanno rendendo Taiwan un attore regionale sempre più dinamico, baluardo delle libertà individuali in Asia e fermo oppositore delle mire cinesi sul territorio.

Tsai Ing-wen: dalla provincia ai vertici del potere

Nasce in provincia, da una famiglia di umili origini appartenente all’etnia hakka, che oggi conta una popolazione di 100 milioni di persone nel sud della Cina e a Taiwan. A dieci anni si trasferisce a Taipei e nella capitale si laurea nel 1978 in legge, per poi conseguire una magistrale negli Stati Uniti alla Cornell University e un dottorato in materie giuridiche alla London School of Economics. Ex avvocata, 64 anni, è stata negoziatrice commerciale di Taiwan e responsabile per le relazioni con la Cina. Ha deciso di non sposarsi né avere figli, una scelta molto coraggiosa in una società permeata dai valori tradizionali della famiglia.

Nel 2004 entra nelle fila del Partito Progressista Democratico (PPD) e nel 2008 diventa la prima donna a ricoprire la carica di segretario del PPD, posizione che mantiene tuttora. Nel 2016, la svolta: Tsai vince con il 56% delle preferenze le presidenziali contro il candidato del partito nazionalista Kuomintang. L’11 gennaio di quest’anno Tsai Ing wen si è riconfermata ottenendo il 57,13% dei voti a fronte del 38,61% del rivale Han Kuo-yu, esponente del Kuomintang.

Cina, diritti ed economia

Tsai ha subito chiuso ogni forma di dialogo con Pechino, ritenendo le mire centralizzanti della Cina la minaccia più seria per Taiwan. Il rifiuto della politica dell’unica Cina da parte della presidente ha respinto la strategia espansionistica cinese, che invece punta a dare a Taiwan (ufficialmente conosciuta come Repubblica di Cina) lo status giuridico di Hong Kong – ormai definitivamente decaduto. 

In coincidenza con un rallentamento dell’economia, questo atteggiamento aveva portato a un forte calo del suo indice di gradimento. Tuttavia, dopo le proteste di Hong Kong – iniziate a marzo 2019 – la presidente ha riguadagnato punti nei sondaggi, ribadendo pubblicamente le sue posizioni a difesa delle libertà personali e contro l’autoritarismo.

Uno dei traguardi del primo governo Tsai è stata l’approvazione della legge sul matrimonio egualitario, rendendo Taiwan un unicum nel panorama asiatico. La presidente ha voluto lanciare in questo modo un altro segno di distinzione e indipendenza nei confronti di Pechino. 

D’altro canto, Taiwan non può permettersi di dipendere troppo dalla Cina a livello economico per non subirne un’eccessiva influenza. Di conseguenza, il tassello centrale della politica estera di Tsai è la New Southbound Policy, ossia la creazione di stretti legami economici e culturali con i Paesi del sudest asiatico e del Pacifico. L’obiettivo è quello di allentare ulteriormente la dipendenza economica da Pechino. Attraverso questa politica, il governo Tsai sta aumentando le esportazioni e gli investimenti verso gli altri Paesi della regione. Durante il suo nuovo insediamento tenutosi a maggio, la neo-eletta ha strategicamente invitato la Cina a un dialogo “tra pari”, come a voler ancora rimarcare la completa autonomia dell’isola. Il secondo mandato di Tsai finora ha portato avanti la stessa linea in politica estera, con lo scopo di guadagnare spazio di manovra sullo scenario internazionale.  

Apertura verso gli USA e tensioni con la Cina

Il 10 agosto, a fronte dei risultati positivi ottenuti nella gestione della pandemia da Covid-19, Tsai ha ricevuto a Taipei il segretario statunitense per la Salute e i Diritti umani Alex Azar. Durante la visita, entrambe le parti hanno promosso la prospettiva di una maggiore collaborazione ed è stato firmato un memorandum per la cooperazione sanitaria tra Taiwan e Stati Uniti. La visita dell’alto ufficiale del governo statunitense Azar a Taipei ha fatto infuriare Pechino, che attraverso il proprio ministro degli Affari Esteri ha invitato gli Stati Uniti a non lanciare ulteriori segnali ambigui che possano minare il principio di un’unica Cina.

Negli ultimi anni, le forze armate cinesi hanno incrementato il loro arsenale e condotto esercitazioni periodiche su vasta scala per intimidire Taiwan. Di fronte a tale minaccia, Tsai ha deciso di aumentare la spesa militare, prevedendo di raggiungere un totale di 15,4 miliardi di dollari (corrispondente a un aumento del 2,4% sul PIL) entro l’anno prossimo. Nel corso del suo precedente mandato, Tsai aveva promesso di raggiungere la soglia del 3%, ipotesi sfumata a causa dell’opposizione popolare. La modernizzazione dell’arsenale rimane una priorità per la presidente. Taiwan, infatti, ha confermato una fornitura di armamenti per circa 1,8 miliardi di dollari dagli Stati Uniti: una mossa funzionale a scoraggiare l’invasione cinese nell’isola.

Fedele alle idee fondanti del PPD, le posizioni di Tsai continuano a ergersi in difesa dei valori democratici progressisti. Nonostante i suoi sforzi, la lista dei Paesi che riconoscono ufficialmente la Repubblica di Cina conta solo 14 Stati sui 193 membri delle Nazioni Unite. In questo scenario, l’unico segnale incoraggiante è il legame più stretto con gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump, che tuttavia non riconoscono ufficialmente il Paese. Il futuro dei rapporti tra Tsai e la Casa Bianca dipenderà dalla posizione della nuova amministrazione Biden, che si insedierà a  gennaio 2021. D’altra parte, la Cina incute sempre più timore, soprattutto dopo le recenti vicende di Hong Kong che ha perso prima del tempo il suo status speciale. Una cosa però è certa: Taiwan non vuole fare la stessa fine e risponde, con la voce di Tsai Ing-wen. 

 

Fonti e approfondimenti 

Chung L., US-China relations: this is the start of a new cooperation, Taiwan’s president tells US health secretary on landmark visit, South China Morning Post, agosto 2020

Zheng S., Lo K., Taiwan unveils record defence budget as Beijing stands firm on claim to island, South China Morning Post, agosto 2020

Di Donfrancesco G., Altro che Cina, è Taiwan il Paese più Covid free, Il Sole 24 Ore, ottobre 2020

Pletcher K., Tsai Ing-wen president of Taiwan, Britannica

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

Be the first to comment on "Il personaggio dell’anno: Tsai Ing-wen"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: