A Scuola in Europa: l’armonizzazione degli studi universitari

A Scuola in Europa: l’armonizzazione degli studi universitari
Foto di Nikolay Georgiev da Pixabay

La vita scolastica di ogni studente viene scandita da uno schema chiamato sistema educativo fatto di diversi livelli di istruzione che si susseguono nel corso degli anni, dall’asilo al dottorato di ricerca. Ogni Stato europeo ha il proprio sistema educativo e, anche se essi spesso sono molto simili tra loro, il riconoscimento di titoli e diplomi tra un Paese e l’altro può rivelarsi molto complicato.

Col passare degli anni e con l’istruzione che diventa sempre più globalizzata, un sistema fatto di decine di diverse strutture che non si riconoscono reciprocamente è diventato un problema reale. Per questo motivo le istituzioni europee, e non solo, hanno cercato e tuttora sono alla ricerca di soluzioni per armonizzare i sistemi educativi.

I sistemi educativi in Europa

Uno studio condotto dalla Commissione europea nel 2018 ha messo a confronto i sistemi educativi degli allora 38 Paesi che prendevano parte al progetto Erasmus+. Al di là delle differenze minime, che riguardano principalmente l’età in cui uno studente accede a un determinato livello di istruzione, i sistemi educativi adottati in Europa possono essere suddivisi in tre modelli:

  • l’istruzione in una singola struttura, ovvero quei sistemi in cui non esiste una transizione tra l’istruzione primaria (scuole elementari) e quella secondaria di primo grado (scuole medie);
  • programma a indirizzo comune, in cui in seguito al completamento del ciclo di istruzione primaria si prevede un ciclo di istruzione secondaria di primo grado che segue lo stesso indirizzo generico del ciclo precedente;
  • sistema differenziato, nel quale già per l’istruzione secondaria di primo grado sono previsti indirizzi differenziati in base alla volontà e alle competenze dell’alunno.

Di questi tre modelli, quello a una singola struttura è utilizzato principalmente nei Paesi dei Balcani e quelli nordici, mentre quello a indirizzo comune è una prerogativa dei Paesi mediterranei (Italia inclusa) ma anche Regno Unito e Irlanda. La struttura differenziata è invece adottata da Austria, Germania, Paesi Bassi e Svizzera.

L’istruzione universitaria globalizzata e le sue problematiche

Per quanto riguarda l’istruzione primaria e secondaria, la disarmonia dei sistemi scolastici non sembra, almeno per il momento, dare troppi problemi. Per questo motivo non si è ancora cercato di organizzare tali modelli in modo più organico.

Non si può dire lo stesso per l’istruzione terziaria. Fin dalla fondazione del programma Erasmus, nel 1987, si è cercato di dare agli studi universitari un’impronta transnazionale, incentivando sempre di più un periodo di studio all’estero per l’accrescimento personale e professionale dello studente.

Nel corso degli anni, a una sempre maggiore mobilità degli studenti si accompagnava la necessità di rendere le università europee più simili tra loro, per facilitare l’iter burocratico che caratterizzava, e tuttora caratterizza, i momenti precedenti e successivi al periodo di studio all’estero. Da questi presupposti, alcuni Paesi alla fine degli anni Novanta hanno iniziato a confrontarsi con lo scopo di avviare un processo di armonizzazione degli studi universitari.

Il Processo di Bologna

Il tema fu ufficialmente introdotto nella Dichiarazione della Sorbona del 1998, firmata dai ministri dell’Università di Francia, Germania, Regno Unito e Italia. Nel testo venivano già gettate le basi per la costruzione dello Spazio europeo dell’istruzione superiore. Ma il documento di riferimento fu adottato l’anno successivo con la Dichiarazione di Bologna, che sanciva l’avvio di un processo intergovernativo di cooperazione tra Stati con lo scopo di avere i sistemi di istruzione terziaria almeno compatibili tra di loro

L’obiettivo principale che i Paesi firmatari si prefiggevano con la dichiarazione di Bologna era di creare lo Spazio europeo dell’istruzione superiore entro il 2010, ponendosi come priorità quella di rendere compatibili i titoli universitari. I Paesi decisero di introdurre un sistema basato su due cicli: il bachelor (laurea triennale) e il master (laurea magistrale). Al primo e al secondo livello, nel 2003, se ne aggiunse un terzo, il dottorato di ricerca.

Il Processo conteneva anche obiettivi riguardanti altri aspetti, come l’accrescimento della dimensione sociale dell’istruzione e la costruzione di un sistema che favorisse l’armonizzazione dei titoli rilasciati, anche attraverso l’adozione di un sistema unico di crediti universitari. Infine, la Dichiarazione di Bologna poneva l’accento anche sulla necessità di incentivare la mobilità degli studenti e di migliorare la qualità dell’offerta formativa per rendere le università europee più competitive, anche a livello internazionale.

Il Processo di Bologna è un’iniziativa che coinvolge tutti i Paesi dell’area geografica europea. Dal 1999 ad oggi, hanno aderito alla Dichiarazione ben 48 Paesi; l’ultimo che è entrato a farne parte è la Bielorussia, nel 2015. Ogni due o tre anni vengono organizzate delle conferenze a cui partecipano i ministri competenti di tutti gli Stati che hanno preso parte al progetto. Durante questi incontri si discute dei progressi fatti e si fissano i nuovi obiettivi. Il Bologna follow-up group è l’organo esecutivo del Processo di Bologna e si occupa di organizzare le Conferenze interministeriali e seguire i progressi del progetto costantemente. 

La corsa in avanti dell’UE

L’Unione europea, nel corso degli anni, ha cercato di favorire ulteriormente il processo di armonizzazione delle università, nonostante tutti gli Stati membri facciano parte dello Spazio europeo per l’istruzione superiore. L’obiettivo principale è quello di sfruttare il potenziale dell’istruzione come veicolo per la crescita economica, la creazione di nuovi posti di lavoro e il rafforzamento del concetto di identità europea. 

Con la “Communication on building a stronger Europe: the role of youth, education and culture policies” pubblicata nel 2018, la Commissione europea ha avanzato un pacchetto di nuove proposte con lo scopo di incentivare il processo di armonizzazione. 

L’European student card

Tra le proposte avanzate dalla Commissione europea, una delle più importanti è l’European Student Card Initiative. Attraverso la carta europea dello studente, le istituzioni europee si pongono l’obiettivo di facilitare gli aspetti burocratici che caratterizzano l’organizzazione di un periodo di studio all’estero. L’iniziativa, che dovrebbe essere attivata entro il 2021, porterebbe allo sviluppo di uno sportello dedicato nell’app mobile del programma Erasmus+ e darebbe la possibilità agli studenti di avere tutte le informazioni necessarie alla loro esperienza di studio all’estero ma anche la possibilità di gestire tutte le questioni amministrative ad esso legate

Il vantaggio non sarà solo burocratico. Il possesso della carta darà allo studente la possibilità di prendere parte a corsi online, accesso facilitato nelle biblioteche e sconti su attività culturali patrocinate dall’UE.

European Universities Initiative

Un’altra delle iniziative inserite dalla Commissione europea nel pacchetto di misure dedicato alla mobilità degli studenti universitari è la fondazione di vere e proprie università europee. Secondo quanto proposto nelle Conclusioni del Consiglio europeo nel 2017, per rafforzare la collaborazione strategica tra gli Stati membri in materia di istruzione universitaria, sotto la guida dell’Unione, dovevano essere istituite almeno venti università europee entro il 2024

Le università europee sono delle alleanze transnazionali tra istituti di istruzione superiore dislocati negli Stati membri dell’Unione e gli Stati che prendono parte al programma Erasmus+. Lo scopo principale dell’iniziativa sarà quello di promuovere i valori e l’identità europea, oltre che favorire ulteriormente la mobilità degli studenti. Concretamente, esse verranno organizzate come dei campus interuniversitari in cui gli studenti avranno la libertà di muoversi tra un ateneo e l’altro.

Nel giugno 2019 sono stati selezionati i primi 17 progetti di università europee, di cui fanno parte 114 istituti di 24 Stati membri. L’anno successivo la Commissione europea ha scelto altre 24 alleanze, che coinvolgono ulteriori 165 università di 26 Stati tra Paesi membri dell’UE e Paesi che partecipano al programma Erasmus+. 

Ciascuna delle 41 alleanze verrà finanziata con 5 milioni provenienti dal programma Erasmus+ e 2 milioni dal progetto Horizon. 

 

Fonti e approfondimenti

Commissione europea, “Communication on building a stronger Europe: the role of youth, education and culture policies”, 22/05/2018.

Commissione europea/EACEA/Eurydice, “The Structure of the European Education Systems 2018/19: Schematic Diagrams”, 2018.

European Student Card.

European Universities.

The European Higher Education Area.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

 

 

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