Il sultano e le formiche: “Kin-la-poubelle”, i problemi di Kinshasa 

Antoine Moens de Hase - Flickr - CC BY 2.0

Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, è una città in cui convivono benessere ed estrema povertà. Cresce a un ritmo sostenuto – superiore al 4% annuo oggi, ha sfiorato il 7% tra il 1994 e il 2000 – e l’amministrazione locale è completamente impreparata e lascia molti dei nuovi arrivati in mano a se stessi, in aree che non sarebbero adatte per vivere.

Kinshasa è una megalopoli di diciassette milioni di abitanti, in cui si fondono i problemi classici delle megalopoli del resto del mondo con le questioni nazionali e continentali. 

Un’espansione (troppo) rapida 

L’urbanizzazione delle zone attorno al vecchio centro di Kinshasa è avvenuta in modo disorganizzato e non controllato: già durante il periodo coloniale, il disaccordo tra l’Ufficio coloniale a Bruxelles e il Comitato urbano di Léopoldville ha reso impossibile l’applicazione dei piani urbanistici. Successivamente, l’obiettivo di Mobutu era quello di abbellire la zona centrale e i Kabila hanno sempre avuto altro a cui pensare. 

L’espansione della città è stata progressiva, ma è accelerata a partire dagli anni Ottanta. La zaïrization – cioè il processo, voluto da Mobutu, di ritorno a quella che lui stesso definiva “autenticità africana” –  aveva rovinato gli affari degli europei, in particolare italiani e portoghesi, trasferitisi a Kinshasa dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma nel frattempo era cresciuta l’immigrazione asiatica e mediorientale. Contemporaneamente, le zone più periferiche del Paese diventavano sempre più inospitali, riempiendosi di gruppi armati, e parte della popolazione iniziò a spostarsi verso Kinshasa, alla ricerca di un posto più sicuro. 

Oggi, gli ultimi arrivati, di classe medio bassa, provenienti soprattutto dalle aree rurali del Paese e dagli Stati francofoni limitrofi, si ritrovano a vivere in case fatiscenti, collegate da strade sterrate e prive della maggior parte dei servizi domestici. La periferia della città, in cui vivono, si è sviluppata a semicerchio, lasciando libera la parte nord, vicina al fiume Congo, che ospita i quartieri benestanti della città.

“Kin-la-poubelle”

Kinshasa è passata da essere “Kin-la-belle”, per lo sfarzo dei palazzi governativi e dei monumenti, per i nuovi centri industriali e i grattacieli delle grandi aziende locali, ad avere il soprannome di “Kin-la-poubelle”, una città inquinata, sporca, priva di servizi, estremamente trafficata e degradata.

La crescita smisurata della popolazione rende la città particolarmente incline all’insicurezza alimentare, soprattutto delle fasce più povere. Un Paese che potenzialmente potrebbe esportare generi alimentari, vista la fertilità del suolo in molte aree, rischia di non averne neanche per la sua popolazione. Le ragioni di questa apparente contraddizione sono numerose: da una parte, ci sono le politiche che negli ultimi decenni hanno favorito altri settori, come quello minerario, e l’importazione di prodotti a prezzi molto più bassi, che rendono l’agricoltura congolese non competitiva; dall’altra, la scarsa tecnologizzazione e i terreni non più fertili a causa delle coltivazioni intensive.

La popolazione urbana spende una parte nettamente più consistente dei propri guadagni in cibo rispetto alla popolazione rurale e risente quindi maggiormente delle fluttuazioni dei prezzi. Proprio per questo, i kinois – gli abitanti di Kinshasa – hanno dovuto modificare la propria dieta, sostituendo cibi a contenuto proteico con altri più calorici e rifornendosi di prodotti importati, spesso poco sani, ma anche poco costosi.

A parte coloro che sono attivi nel settore dei servizi statali, quasi nessuno trova lavoro nel settore formale. La maggior parte dei kinois di periferia vende cibo o piccoli oggetti per strada, senza alcuna licenza e senza assicurazioni. Se, da una parte, attività di questo tipo permettono alla popolazione povera di sopravvivere, dall’altra, l’assenza di garanzie li lascia alla mercé dei poliziotti, che per farli continuare a lavorare senza i documenti necessari chiedono mazzette e “chiudono un occhio”.

La periferia di Kinshasa è quasi tutta formata da costruzioni abusive, e spesso anche pericolose, che fungono da abitazioni: i tetti sono leggeri e instabili, mancano la corrente elettrica e l’acqua corrente. In altri casi si tratta di edifici abbandonati che vengono occupati, in cui le persone vivono con il terrore di essere cacciati dalle autorità locali.

Si stima che soltanto poco più del 6% della città sia stata costruita secondo piani urbanistici e che quindi la stessa percentuale sia fornita dei necessari servizi. A Kinshasa il 66% della popolazione dispone di acqua corrente: una percentuale abbastanza alta, se confrontata con il 42% delle zone rurali; tuttavia, sono proprio le periferie a non esserne fornite.

Un dato preoccupante, pressoché costante in tutto il Paese, è l’accesso ai servizi sanitari: a Kinshasa meno della metà dei residenti ha la possibilità di usufruire di servizi sanitari; nelle altre città il dato scende sotto il 40% e si aggira intorno al 30% nelle aree rurali. 

La città possiede numerose infrastrutture, che però non sono né adatte né sufficienti per servirla tutta. La quantità di strade asfaltate è infatti minore rispetto alle altre città del continente e il risultato è che non bastano più: sono sempre affollate e trafficate e i tempi di percorrenza si allungano considerevolmente. Le ferrovie sono poche e i kinois si lamentano di quanto sia difficile salire sui bus strapieni, o trovare un taxi libero negli orari di punta. Ci sono poi i fula-fula, dei camion adattati al trasporto di persone, il cui supporto non è sufficiente ad alleviare i problemi del trasporto. Molti dei kinois finiscono per doversi muoversi a piedi e cercano quindi di concentrare tutte le attività quotidiane nella stessa zona. 

La gestione della città

A capo dell’amministrazione urbana di Kinshasa c’è un governatore nominato direttamente dal presidente, così come i suoi due vice. Si parla di governatore perché Kinshasa è non soltanto una città, ma una delle ventisei province in cui si divide la Repubblica Democratica del Congo. I tre sono a capo del consiglio cittadino formato dai ventiquattro commissari delle altrettante municipalità di cui si compone, anch’essi nominati dal presidente tra i consiglieri eletti in ogni zona. 

L’attuale governatore di Kinshasa è Gentiny Ngobila Mbala, che al momento della nomina aveva promesso grandi cambiamenti su vari fronti. Tra i suoi principali obiettivi c’erano la volontà di migliorare le condizioni igienico-sanitarie della città e di costruire nuove strade e alloggi sociali. Migliorare le condizioni di vita dei kinois avrebbe poi da sé contribuito a diminuire l’insicurezza, in una città che registra tassi di criminalità molto alti. A quasi due anni dall’inizio del suo mandato, però, Gentiny Ngobila Mbala non sembra essersi conquistato il supporto della popolazione.

La responsabilità delle condizioni in cui versa la città non è comunque solo sua e dei suoi predecessori. Trattandosi della capitale, a Kinshasa è forte l’incidenza del governo centrale – tristemente celebre per i numeri sulla corruzione – ed essendo anche il centro economico principale del Paese, le scelte delle multinazionali che vi hanno sede ne condizionano la velocità di sviluppo economico, infrastrutturale e sociale. Infatti, l’instabilità politica di alcune zone della RDC ha fortemente indebolito l’industria del food processing e dei beni di consumo, che da qualche decennio erano diventate il centro delle attività industriali di Kinshasa. Di conseguenza, si è registrato un aumento dei lavoratori del settore informale e una diminuzione delle iniziative di rinnovamento urbano a cui alcune aziende contribuivano. 

 

 

Fonti e approfondimenti

De Boeck, Filip. 2015. “‘Poverty’ and the Politics of Syncopation Urban Examples from Kinshasa (DR Congo)”. Current Anthropology. 56 (11): 146-158.

Iyenda, Guillaume. 2005. “Street enterprises, urban livelihoods and poverty in Kinshasa”. Environment&Urbanization. 17 (2): 55-67.

Iyenda, Guillaume. 2001. “Street food and income generation for poor households in Kinshasa”. Environment&Urbanization. 13 (2): 233-241. 

Jason Burke, “Face-off over the Congo: the long rivalry between Kinshasa and Brazzaville“, The Guardian, 17/1/2017.

Beeckmans, Luce, e Liora Bigon. 2015. “The making of the central markets of Dakar and Kinshasa: from colonial origins to the post-colonial period”. Urban History. 43 (3): 412-434.

Lebailly, Philippe, e Damien Muteba. 2011. “Characteristics of Urban Food insecurity: The Case of Kinshasa”. African Review of Economics and Finance. 3 (1): 58-68.

World Bank. 2018. Democratic Republic of Congo Urbanization Review: Productive and Inclusive Cities for an Emerging Democratic Republic of Congo. Directions in Development.

La lutte contre l’insécurité et l’insalubrité, priorités de Gentiny Ngobila“, Radio Okapi, 08/05/2019.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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