Spazi vitali a Est: i sanatori

Il sanatorio di Druzhba
Il sanatorio di Druzhba a Kurpaty, in Crimea - Foto di William Veerbeek - CC BY-NC-SA 2.0

Gli appassionati di turismo post-sovietico hanno recentemente riscoperto come tappa obbligata i sanatori che costellano l’intero territorio dell’ex URSS. Un misto tra casa di cura e centro termale, questi ambienti, presenti a migliaia dal Mar Nero al Pacifico, costituirono il fiore all’occhiello delle politiche socio-sanitarie sovietiche e si imposero sia nel territorio che nell’immaginario collettivo come strumento di propaganda.

Edifici dall’architettura variegata – neoclassica, modernista o simbolo del miglior brutalismo sovietico – in seguito alla caduta dell’URSS hanno subito destini diversi a seconda della loro posizione. Taluni, oggi in rovina, sono oggetto di turismo dell’abbandono, mentre altri costituiscono ancora centri medici e di ristoro pienamente operativi e all’avanguardia. Se in passato svolsero un ruolo chiave per garantire la salute del popolo sovietico, oggi si assiste a un ritorno della loro importanza, sia per il turismo che per la salute.

La scoperta di fonti benefiche sul territorio

Già lo zar Pietro I, agli inizi del XVIII secolo, era consapevole delle proprietà curative di certe acque: con un decreto del 1717, avviò la ricerca di fonti benefiche nel territorio dell’impero, rivelando la presenza di sorgenti in svariate regioni. Nel corso dei secoli, altri imperatori proseguirono la sua opera e fecero costruire residenze in zone con riconosciute proprietà medicinali, dal Mar Nero fino alle coste del Mare di Okhotsk. Così, si diffuse tra gli aristocratici la moda di recarsi in visita in aree di cura, le cui risorse erano spesso usate anche per la cura dei feriti di guerra.

Per i membri della famiglia imperiale e della nobiltà del XIX e XX secolo, dunque, era ormai consuetudine viaggiare per tutto il territorio del regno per soggiornare in centri termali, spesso in ville di loro proprietà. Gli aristocratici li frequentavano così assiduamente da favorire la creazione di linee ferroviarie dedicate, come ad esempio il collegamento diretto da Mosca all’istituto di cura Kujal’nik, a Odessa, dove lo zar Nicola II e la sua famiglia avevano una suite.

Il diritto al riposo e la nascita dei sanatori

L’abitudine imperiale al riposo e alla cura della salute venne ripresa in chiave proletaria dopo la Rivoluzione d’Ottobre. I palazzi di vacanza di nobili, classe medio-alta e zar presenti in Crimea furono i primi a essere resi disponibili come centri medici per i lavoratori già dal 1920, in seguito al decreto “sull’utilizzo della Crimea per il trattamento medico dei lavoratori”. Tale decreto modificò profondamente il paesaggio, favorendo la costruzione di infrastrutture collegate ai nuovi centri dedicati alla salute dei cittadini sovietici.

Il ruolo dei sanatori cominciò a variare con l’introduzione del Codice del lavoro del 1922, che prescriveva due settimane di ferie per tutti coloro i quali lavoravano ininterrottamente per almeno sei mesi all’anno. Se inizialmente i sanatori costituivano un ambiente in cui curare patologie cardiache, pediatriche o respiratorie (come la tubercolosi), con il rafforzarsi delle misure dedicate ai lavoratori si trasformarono in strutture ibride, dedicate sia alle cure mediche che alla ricreazione dei cittadini sovietici. Il concetto di “diritto al riposoper tutti i cittadini dell’URSS fu sancito da Stalin nella Costituzione del 1936: un lavoratore riposato e in salute era un lavoratore più efficiente e ben disposto a svolgere la propria mansione produttiva.

Di conseguenza, molti altri palazzi su tutto il territorio dell’URSS subirono lo stesso trattamento di quelli della Crimea e si iniziò la costruzione di nuovi sanatori. Nel 1939, si contavano già 1828 nuovi edifici; nei primi anni Quaranta, il loro numero aumentò fino a raddoppiare. Ancora negli anni Ottanta, i sanatori venivano visitati ogni anno da milioni di cittadini in tutta l’URSS. La vacanza in sanatorio divenne una vera e propria istituzione, così radicata da sopravvivere anche al crollo dell’Unione Sovietica.

Vacanze non convenzionali

L’idea della vacanza in sanatorio divenne ben presto uno strumento di propaganda. La concezione sovietica di riposo, infatti, si opponeva a quella occidentale, considerata consumistica e fine a sé stessa. Chi si fosse recato in sanatorio avrebbe trovato un ambiente molto diverso da quello dei classici centri termali europei: il lavoratore sovietico che andava a riposarsi, per concessione dello Stato, non lo faceva solo per svagarsi dalle fatiche annuali, ma anche per ritemprare corpo e spirito e ritornare poi al proprio lavoro con rinnovato vigore, dimostrando dedizione alla causa collettiva.

Così, agli ospiti dei centri erano offerti programmi edificanti e su misura; la scelta stessa della destinazione era soggetta a prescrizione medica dedicata. I lavoratori idonei ricevevano infatti dal proprio datore di lavoro una putevka (un permesso di viaggio, gratuito o a tariffe agevolate) ad hoc in base alle proprie condizioni di salute, e venivano inviati nei sanatori con le condizioni climatiche più adeguate al loro recupero. Tuttavia, le sistemazioni migliori spesso finivano assegnate ai cittadini per la loro disponibilità economica e le loro conoscenze.

Ogni sanatorio doveva disporre di elementi obbligatori, quali un policlinico, uffici amministrativi, dormitori e spazi verdi. I trattamenti invece variavano e potevano essere molto specialistici e particolari: da terapie più tradizionali come bagni in acqua minerale o fanghi, si passava a elettroterapia, permanenza in grotte di sale, irrigazioni con acqua di radon, bagni nel petrolio greggio. In alcuni sanatori erano disponibili trattamenti regionali, come la terapia dell’uva in Crimea o il bagno nel kumis (latte di giumenta) in Asia Centrale. Alcuni di questi trattamenti sono ancora oggi disponibili nei centri attivi.

I sanatori sovietici si distinguevano dai centri termali classici anche per la loro architettura. Nonostante alcuni riprendessero lo stile classico, tipico delle residenze imperiali, la maggior parte fu caratterizzata dall’originalità. Alcuni sanatori sono tra gli edifici più innovativi del loro tempo, come il Druzhba, in Crimea, a forma di disco volante, o l’Aurora in Kirghizistan, con le sue vele di nave. Riconoscibili anche a distanza, risultavano di grande impatto sull’ambiente circostante.

Monitoraggio costante

La concessione del viaggio era accompagnata da una certa rigidità operativa: non solo la destinazione, ma anche le attività da effettuare durante la permanenza erano definite nello specifico. Si iniziava con una visita dal medico che elaborava un programma su misura comprendente trattamenti, alimentazione e attività motoria. A quel punto iniziava il monitoraggio: le attività dovevano essere svolte nel pieno rispetto degli orari prescritti. Infatti, l’impostazione medica definiva perfino i tempi individuali di esposizione al sole. Inoltre, non era consentito fare rumore non necessario, sbattere porte o urlare. Alcolici e gioco d’azzardo erano tassativamente vietati, e anche pasti e sonno avvenivano a orari prestabiliti.

Verso la fine degli anni Trenta ci fu un’apertura all’intrattenimento, sotto forma di conferenze su argomenti scientifici o spettacoli teatrali formativi. In tutti gli aspetti, dall’architettura all’intrattenimento, passando per il contatto con la natura e la comunione con gli altri ospiti, lo scopo dei sanatori era quello di formare ed elevare moralmente i lavoratori.

Tuttavia, a volte l’imposizione della destinazione e la rigida programmazione erano considerate come un’estensione del meccanismo di controllo che già regolamentava la vita quotidiana dei cittadini sovietici. Inoltre, l’impossibilità di accedere se non tramite concessione diretta del datore di lavoro dava adito a pregiudizi circa possibili favoritismi.

Il monitoraggio costante delle attività permetteva di fornire anche dati utili a sostegno della “kurortologia” (da kurort, in russo località di cura e, di rimando, luogo di villeggiatura), la scienza medica che studia gli effetti della natura e degli elementi sugli esseri umani. Gli studi in questo senso, oltre a influenzare l’architettura stessa dei sanatori, hanno evidenziato l’efficacia di vari trattamenti, quali ad esempio fanghi o terapia della luce.

La strada per una lunga vita passa attraverso i sanatori

Molti edifici, specialmente nei territori delle ex Repubbliche sovietiche, sono oggi abbandonati al loro destino, a causa dei costi di manutenzione proibitivi e della mancanza di interesse locale per la conservazione architettonica. Tuttavia, altri si stanno riscoprendo oggetto di una nuova ondata di interesse.

Il sistema delle putevki è ancora attivo in tutto il mondo post-sovietico, così molti cittadini sia in Russia che nelle varie Repubbliche possono sperimentare vacanze salutari a poco prezzo nei centri convenzionati. Alcuni sanatori, invece, hanno optato per metodi “occidentali” di trattamento degli ospiti,  aggiungendo servizi a pagamento più costosi per aprirsi a visitatori internazionali. La componente medica riscuote sempre minor interesse, in favore di cure più legate alla bellezza e al semplice rilassamento. A Sochi, in Crimea, le terapie favorite dalla presenza del mare vengono combinate alla possibilità di partecipare a una vita notturna sempre più vivace.

Nonostante le modifiche del sistema, i sanatori attivi – attualmente più di mille solo sul territorio russo – conservano le loro specifiche caratteristiche di centri clinici, venendo ancora utilizzati per la cura di svariate malattie. Anzi, il governo russo intende ripristinare un uso più intenso di questi centri di eccellenza. L’obiettivo, delineato con un decreto del presidente Vladimir Putin nel luglio del 2020, è quello di aumentare l’aspettativa di vita media in Russia dagli attuali 71,5 a 78 anni entro il 2030. In questo contesto, l’attenzione verso la medicina preventiva e il benessere garantito dai sanatori torna a ricoprire un ruolo di primo piano.

 

 

Fonti e approfondimenti

Geisler, Johanna, The Soviet Sanatorium: Medicine, Nature and Mass Culture in Sochi, 1917-1991, Doctoral dissertation, Harvard University, 2014

Omidi, Maryam, Holidays in Soviet Sanatoriums, Fuel, 2017

Borisova, A.V., Erusalimskij, Ju. Ju., История развития санаторно-курортного дела в России, in Современные проблемы сервиса и туризма, RSUTS Publisher, 3/2009, pp. 31-34

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

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