I rifiuti come risorse: la gestione (auspicata) nell’UE

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La gestione dei rifiuti avviene a livello locale ed è, pertanto, percepita come uno dei servizi collettivi principali di cui sono responsabili le autorità locali. Tuttavia, nel contesto europeo, l’attenzione e la disciplina di questa materia hanno principalmente origine dalle istituzioni europee. L’Unione europea, infatti, si occupa dell’argomento da decenni, in stretta connessione al tema ambientale e allo sviluppo sostenibile. L’idea alla base delle indicazioni europee in materia è il pensare i rifiuti come risorse da valorizzare e non qualcosa di cui disfarsi in modo diretto.

Gli obiettivi principali delle azioni europee

L’attuale tasso di produzione di rifiuti non è più sostenibile. Secondo i dati Eurostat, nel 2018 sono state prodotte nell’UE 5,2 tonnellate di rifiuti per abitante, con profonde differenze tra gli Stati membri. In Estonia il dato è, infatti, di più di 27 tonnellate mentre in Lituania di 1 tonnellata e 610 kg pro capite. Il 38,5% è stato smaltito in discarica, mentre il 37,9% riciclato. Del totale prodotto, l’8,2% è attribuibile alle utenze domestiche, mentre della quota restante sono responsabili il settore agricolo, quello energetico e quello industriale, di cui soprattutto quello delle costruzioni.

Si tratta di dati imponenti che indicano quanto non sia più possibile avanzare a questo ritmo, poiché la popolazione mondiale sta aumentando sempre più rapidamente e il consumo di beni è in crescita. Non è, quindi, pensabile immaginare uno sviluppo sostenibile che conviva con una produzione di rifiuti così elevata continuando a sprecare prodotti e materie. Per questo motivo, alcuni principi sono centrali per la gestione sostenibile dei rifiuti.

Il primo obiettivo delle politiche e della legislazione europea in materia di rifiuti è la riduzione della quantità di rifiuti prodotti. Come visto, i dati sulla produzione di rifiuti non lasciano dubbi sul fatto che azioni chiare debbano essere rivolte a ridurre tali volumi. Tra le possibili azioni chiave c’è quella della prevenzione, ovvero cercare di evitare la produzione di rifiuti. Nella visione dell’economia circolare, quale nuovo paradigma di sviluppo, nell’ambito dei cicli produttivi, “prevenire” significa anche evitare gli sprechi utilizzando le risorse in maniera più efficiente. 

Inoltre, è necessario incentivare il riutilizzo dei prodotti, per esempio facilitando la riparabilità. Si parla in questo senso anche di “diritto alla riparabilità” che dovrebbe essere garantito al consumatore sul prodotto acquistato. L’ultimo obiettivo è la riduzione della quantità di rifiuti destinati all’eliminazione e dei rifiuti pericolosi. Tale punto presuppone la necessità di recuperare il rifiuto in quanto risorsa, piuttosto che eliminarlo senza valorizzarlo, ovvero collocandolo nelle discariche. Il rifiuto può essere recuperato come materia o come energia, attraverso il riciclo o la termovalorizzazione. La dematerializzazione, inoltre, può giocare un ruolo chiave in questa logica, poiché il prodotto viene messo a disposizione come servizio, riducendo l’utilizzo di materia.

Per esporre tali obiettivi e guidare le politiche europee e nazionali in materia, nel 2005 la Commissione europea ha pubblicato la Comunicazione “Portare avanti l’utilizzo sostenibile delle risorse: una strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti”.  Con questo documento veniva introdotto il concetto di “ciclo di vita dei prodotti”, vale a dire rivolgere l’attenzione sul prodotto dall’approvvigionamento delle materie prime fino allo smaltimento. 

Il concetto dell’internalizzazione dei costi

Per alcuni flussi di rifiuti si applica il concetto di responsabilità estesa del produttore (Extended producer responsibility – EPR), quale approccio di politica ambientale nel quale al produttore di un bene è attribuita la responsabilità anche della fase di post-consumo, ovvero della sua gestione una volta diventato rifiuto. Il concetto alla base è che i costi relativi alla gestione dei rifiuti non possano essere caricati tutti sul sistema di raccolta finale, ma anche il produttore del bene debba contribuire.

Le attuali sfide riguardo ai prodotti e alla vendita di beni sono rappresentate dalla lotta all’obsolescenza programmata e alla migliore informazione rivolta ai cittadini sui prodotti e servizi acquistati, per aiutarli a prendere decisioni sulla base di informazioni complete e affidabili. In questo senso, gioca un ruolo centrale il tema della comunicazione ambientale. Le informazioni riguardo l’impatto ambientale dei prodotti acquistati devono, infatti, essere chiare, precise e veritiere. La Commissione europea porta avanti anche iniziative contro il green washing, comportamento con cui le imprese presentano il loro impatto ambientale in modo ingannevole.

La legislazione in materia di rifiuti e i nuovi obiettivi di riciclo

Risale al 2015 il Piano d’azione dell’UE per l’economia circolare quale cornice della transizione dell’UE verso un’economia più sostenibile, che ponga al centro proprio l’economia circolare. Nel marzo 2020, è stato presentato un nuovo Piano d’azione che si colloca all’interno del Green Deal europeo, pilastro della politica ambientale dell’UE.

Nel 2018, la legislazione in materia di rifiuti è stata radicalmente aggiornata come parte integrante del Piano. Sono state, infatti, approvate quattro Direttive che hanno sostituito quelle precedentemente in vigore:

  • La Direttiva (UE) 2018/849 del 30 maggio 2018 che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche;
  • La Direttiva (UE)  2018/850 del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti;
  • Direttiva (UE) 2018/851 del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti;
  • Direttiva (UE)  2018/852 del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

Per quanto riguarda gli obiettivi di riciclo, la Commissione ha inserito degli obiettivi di riciclaggio e non di mera raccolta differenziata. Per quanto riguarda i rifiuti urbani si punta a riciclare almeno il 55% entro il 2025, 60% entro 2030 e 65% entro 2035. Per quanto riguarda gli imballaggi si punta a riciclare il 65% entro il 2025 e 70% entro 2030. Vengono specificati anche obiettivi per ogni singolo materiale entro 2025 e 2030:

  • Plastica 50% e 55%;
  • Legno 25% e 30%;
  • Metalli ferrosi 70% e 80%;
  • Alluminio 50% e 60%;
  • Vetro 70% e 75%;
  • Carta e cartone 75% e 85%.

Inoltre, entro il 2035, massimo il 10% dei rifiuti potrà essere smaltito in discarica.

Nella visione espressa della Commissione europea appare chiara la sinergia tra vantaggi ambientali ed economici della visione dei rifiuti quali risorse da valorizzare. È per questo motivo che l’economia circolare si pone alla base della visione di un’Europa più verde e competitiva perseguita dalla Commissione europea. Non è più pensabile uno sviluppo dove la crescita economica sia collegata a un uso proporzionale delle risorse, e pertanto ciò che viene scartato come rifiuto va recuperato e valorizzato il più possibile.

 

 

Fonti e approfondimenti

Commissione europea, Comunicazione “Portare avanti l’utilizzo sostenibile delle risorse: una strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti”, 21/12/2005.

Commissione europea, Un Green Deal europeo.

Ministero della Transizione ecologica, Recepimento Direttive Rifiuti, ultima modifica: 01/07/2021.

Eurostat, Waste Statistics, 04/2021.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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