Ricorda 1921: La fondazione del Partito comunista cinese

Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - Author 彩色琪子- Wikimedia commons

Sono passati ormai cento anni dal luglio del 1921, anno della fondazione del Partito comunista cinese (PCC). Il centenario è stato celebrato tra stravaganza e nazionalismo nella Repubblica popolare cinese (RPC) con le strade invase da foto commemorative e cartelloni, con i luoghi della memoria brulicanti di nostalgici della Grande Rivoluzione Proletaria e di giovani studenti e con uno spettacolo in diretta TV per ripercorrere tutte le tappe che hanno reso la Cina uno degli attori principali a livello mondiale. I festeggiamenti per il centenario della fondazione del PCC hanno rimarcato l’autorità indiscussa del Partito e del suo leader, Xi Jinping, sulla Cina di oggi.  Dopo la sua fondazione nel 1921, il PCC si è prima imposto sui nazionalisti per poi rimanere saldamente al governo dal 1949 a oggi. Nell’ottica del PCC, uno dei risultati più importanti raggiunti è stata l’evoluzione del Partito stesso, nato come  un’organizzazione di massa senza una gerarchia fino ad arrivare a una struttura istituzionalizzata. Inoltre, il Partito è diventato più professionalizzato e ha una delle membership più estesa al mondo (ad oggi, conta oltre 95 milioni di membri). A cento anni di distanza, come si è evoluto e cosa è rimasto del PCC nato il primo luglio 1921? 

 

“Without the support of the people, we can accomplish nothing”  

Xi Jinping – The Governance of China III

Da un’organizzazione di massa a un partito

In una scuola femminile abbandonata nel quartiere di Shanghai noto come Concessione Francese, nel 1921 tredici intellettuali si riunivano clandestinamente per fondare quello che sarebbe stato il Partito guida della nazione. Tra questi, vi era un bibliotecario originario dello Hunan, che sarebbe  diventato il leader indiscusso della rivoluzione: Mao Zedong. Insieme a lui, altri personaggi che ebbero grande  risalto agli albori della rivoluzione comunista furono Chen Duxiu e Li Dazhao. Il Partito nacque come un’organizzazione di massa senza alcun tipo di struttura e gerarchia. Si trattava di un movimento spontaneo che incarnava le esigenze di un popolo stanco delle lotte intestine, della povertà e dell’imperialismo straniero. In quel periodo, la Cina era un Paese in ginocchio a causa delle guerre e necessitava di una rivoluzione dal basso che ridistribuisse la ricchezza e riducesse le disuguaglianze sociali. I giovani intellettuali, supportati anche dall’Unione Sovietica, identificarono nell’ideologia marxista-leninista questa possibilità di rivalsa popolare

Ispirati dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917, i giovani intellettuali fondarono il Partito sul modello leninista. Per questa ragione, il PCC – composto da un gruppo elitario dotato di una maggiore coscienza politica – veniva considerato l’avanguardia della rivoluzione. In un primo momento, la dipendenza da Mosca e dal Partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) era inevitabile: Pechino aveva bisogno di esperti che aiutassero il movimento a prendere forma. Successivamente, il distacco è diventato sempre più evidente, con il PCC che ha intrapreso una strada completamente diversa dal PCUS. Ad esempio, una difficoltà nel seguire il modello sovietico era legata alla composizione stessa della società cinese: trattandosi di un Paese prevalentemente agricolo, i contadini costituivano il nucleo centrale della rivoluzione maoista. 

Negli anni, il PCC ha dimostrato di avere una capacità camaleontica, mutando e adattandosi alle esigenze storiche in continua trasformazione. Ad esempio, le riforme economiche degli anni Ottanta di Deng Xiaoping hanno comportato radicali cambiamenti all’interno del Partito, accelerando il processo di sviluppo economico che ha reso Pechino una delle principali potenze economiche mondiali. Il “socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era” di Xi Jinping – inserito nello statuto del PCC nel 2017- ha rappresentato un’ulteriore innovazione in quanto ha ridato importanza al rigore ideologico, ponendolo sullo stesso piano dello sviluppo economico. Tuttavia, il centro di tutto resta immutato: il Partito continua ad avere in mano le redini dello Stato e della società cinese. 

Cento anni in trasformazione

Oggi, la Cina è una potenza mondiale: è la seconda economia mondiale, che si è fatta largo a livello internazionale proponendo un modello alternativo dotato di istituzioni proprie, come la Asian Infrastructure Investment Bank. Non è un caso che, in occasione del centenario del Partito, Xi abbia rimarcato con toni nazionalistici che la Cina non sarà più vittima delle umiliazioni da parte di potenze straniere (头破血流 toupo xueliu). Il cosiddetto “secolo di umiliazione” – periodo di sottomissione dell’Impero cinese alle potenze straniere, considerato appunto una umiliazione nazionale –  è stato per anni utilizzato nella narrativa del PCC come metro di paragone e stimolo per un futuro più prospero sotto la sovranità cinese. La proiezione del Partito verso il progresso rientra anche nella realizzazione degli obiettivi centenari di essere una società moderatamente prospera entro il 2021 e di costruire entro il 2049 “un moderno Paese socialista che sia prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso”. Durante il proprio discorso, il Segretario Generale ha ufficializzato il raggiungimento dell’obiettivo di essere una società moderatamente prospera (xiaokang shehui 小康社会), che evidenzia la centralità del PCC come guida e l’importanza del socialismo con caratteristiche cinesi come traino del benessere nazionale. Infatti, nel 2019 la Cina ha dichiarato di aver eradicato la povertà assoluta, secondo gli standard cinesi.

Al di là della propaganda di Stato, la Cina ha subito delle profonde trasformazioni dal 1921. Oggi è incastonata in un sistema ibrido con un’economia sempre più globalizzata e di stampo capitalista. L’isolamento sullo scenario internazionale si è ridotto dall’epoca di Deng, facendo della RPC uno dei Paesi promotori del multilateralismo e della cooperazione internazionale, quando a vantaggio degli interessi cinesi. Sotto la leadership di Xi Jinping, la centralità del Partito è stata costantemente rimarcata. Per migliorare l’immagine esterna del Partito, tra le prime iniziative adottate da Xi vi sono state le campagne per scacciare via le mele marce tra gli alti ranghi del partito. La sua ascesa al vertice del PCC ha ridimensionato in parte la corruzione all’interno del Partito comunista cinese, impedendo la trasformazione in una cleptocrazia. 

 

Quel che resta del Partito comunista cinese

Il Partito non è certamente lo stesso di cento anni fa, così come non lo è la RPC. Il PCC è paragonabile a una massa fluida che si trasforma e si rinnova in base ai ricorsi storici. Di quell’organizzazione di massa del 1921 non è rimasto quasi più nulla: oggi, il Partito comunista cinese è composto per la maggior parte da membri con un’istruzione universitaria (50,7%) a discapito di contadini e operai (34,8%). La leadership di Xi Jinping ha adottato nel corso degli anni una politica che ha assunto toni sempre più nazionalistici a livello domestico. L’ideologia è di nuovo parte fondante della costruzione di un Paese socialista moderno, affiancata dallo sviluppo tecnologico. Competenze tecniche e coscienza politica si fondono nuovamente al fine di realizzare il Sogno cinese e il rinnovamento della nazione. Lo sviluppo tecnologico è considerato necessario per la transizione verso la modernizzazione del Paese e un nuovo modello economico basato sull’autarchia e la doppia circolazione (dual circulation strategy), ossia gestire la relazione tra economia domestica e internazionale puntando soprattutto sui consumi interni. 

Tuttavia, se da un lato il PCC si trasforma, dall’altro i capisaldi della politica domestica non subiscono cambiamenti. I recenti avvenimenti nello Xinjiang, a Hong Kong e Taiwan hanno dimostrato come l’unificazione nazionale e il ruolo guida del Partito-Stato siano immuni ai cambiamenti

 

Fonti e approfondimenti

Albert, Eleanor, Maizland, Lindsay e Xu Beina, “The Chinese Communist Party”, Council on Foreign Relations, 23 giugno 2021

Blanchette, Jude, “What’s ‘Communist’ about the Communist Party of China?”, 11 marzo 2021

CPC News, “庆祝中国共产党成立100周年活动新闻中心–人民网”, 1 luglio 2021

Kim, Jim Yong, “World Bank Group President Jim Yong Kim’s Remarks at the International Forum on China’s Reform and Opening Up and Poverty Reduction”, World Bank, 1 novembre 2018

Lamperti, Lorenzo, “Quando si pensa di conoscerla, la Cina sorprende”, Il Manifesto, 13 luglio 2021

Masi, Edoarda “La via di Pechino”, Il Manifesto, 12 luglio 2021

MERICS, “The CCP’s Next Century, Expanding economic control, digital governance and national security”, Papers on China, n.10, June 2021

Sullivan, Lawrence R., ”Historical Dictionary of the Chinese Communist Party. Historical Dictionaries of Religions, Philosophies, and Movements”, Scarecrow Press, Lanham, 2012

 

Be the first to comment on "Ricorda 1921: La fondazione del Partito comunista cinese"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: