Ricorda 2011: L’ONU dichiara la carestia nel Corno d’Africa

La terra arida a causa della carestia del 2011 nel Corno d'Africa
@Oxfam East Africa - WikiMedia Commons - License CC BY 2.0 Remix di Riccardo Barelli - Lo Spiegone

Nel 2011 una grave carestia colpì la regione del Corno d’Africa. Ricordata per essere una delle peggiori carestie degli ultimi sessant’anni, i Paesi maggiormente colpiti furono Somalia, Kenia, Gibuti, Etiopia, Sudan e Sud Sudan. In particolare, però, l’area che si trovò ad affrontare maggiori difficoltà fu il sud della Somalia, regione dalla quale emigrò un grandissimo numero di rifugiati, diretti verso i Paesi vicini, Kenia ed Etiopia. All’inizio del 2012, una volta tornate le piogge e dopo mesi di aiuti umanitari, lo stato di emergenza terminò, anche se i livelli di insicurezza alimentare continuarono a essere elevati per l’intero 2012. 

Più di tredici milioni di persone sparse nell’Africa orientale furono colpite più o meno intensamente dalla carestia. I raccolti diminuirono intensamente, fino al 50% in meno, a causa della scarsità di piogge per due stagioni consecutive. La mancanza di cibo e acqua colpì duramente anche gli animali degli allevamenti, causandone la malnutrizione o la morte. 

Il background

Il Corno d’Africa è da sempre caratterizzato da un’instabilità climatica che provoca periodi prolungati di siccità. Infatti, nel 2011, non fu la prima volta che questa regione venne colpita da un periodo intenso di siccità e, di conseguenza, di carestia e mancanza di cibo. Già a metà degli anni Ottanta, l’Etiopia, e all’inizio degli anni Novanta, la Somalia, vennero colpite da una prolungata siccità, che causò uno stato emergenziale di carestia. 

All’instabilità climatica si aggiunge un contesto sociale, economico e politico molto fragile. Molte zone del Corno d’Africa, infatti, sono caratterizzate da alti livelli di marginalizzazione della popolazione che, soprattutto nella Somalia meridionale, è composta perlopiù da contadini che praticano un’agricoltura di sussistenza. Inoltre, la mancanza di condizioni sanitarie adeguate e di infrastrutture e tecnologie per l’agricoltura e gli allevamenti rendono l’area ancora più fragile nei confronti degli shock climatici.

Il periodo di siccità che si verificò tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 fu collegato agli effetti collaterali del fenomeno climatico La Niña. Quest’ultima è una corrente che modifica la temperatura dell’oceano e la pressione dell’aria nel Pacifico, influenzando i climi di tutto il pianeta in maniera diversa in base alla zona. Nel caso dell’Africa orientale, nel 2011 il fenomeno causò un’intensa siccità. Gli effetti de La Niña terminarono negli ultimi mesi dell’anno, facendo tornare un tasso normale di precipitazione nella regione. 

Lo stato emergenziale di carestia

Il 20 luglio 2011, l’Organizzazione delle Nazioni Unite dichiarò ufficialmente la carestia in alcune regioni della Somalia meridionale, dove quasi tre milioni di persone avevano bisogno di assistenza di base per poter sopravvivere. Nei Paesi confinanti venne invece dichiarato lo stato di crisi o emergenza alimentare. 

Le tre condizioni per le quali le Nazioni Unite dichiarano lo stato di carestia sono le seguenti: almeno il 20% delle famiglie dell’area affronta una grave carenza di cibo e un’alta possibilità di non sopperire a questa situazione, i tassi di grave malnutrizione superano il 30% della popolazione e, infine, il tasso di mortalità supera le due persone al giorno ogni diecimila abitanti. Nel caso della Somalia, il tasso di mortalità dei bambini sotto i cinque anni di età era di tredici morti ogni diecimila abitanti.

Gli scarsi raccolti e la carenza di animali da allevamento, nell’estate 2011, aggravarono ulteriormente la già fragile situazione alimentare. Due raccolti consecutivi senza successo ridussero notevolmente il cibo a disposizione della popolazione dell’area e, di conseguenza, fecero aumentare i prezzi dei beni alimentari di circa il 68% rispetto alla media dei prezzi dei cinque anni precedenti.

Tuttavia, la carestia non rappresentò solamente una crisi alimentare, bensì anche una crisi migratoria. A novembre 2011, 944.000 rifugiati somali, di cui circa l’80% donne e bambini, si spostò nei Paesi confinanti, specialmente Etiopia e Kenia. Qui vennero creati dei campi rifugiati abitati da decine di migliaia di persone, spesso un numero sensibilmente più alto rispetto alla capienza massima.

La risposta internazionale alla carestia

Una delle maggiori controversie relative alla risposta internazionale alla carestia è quella legata al ritardo dell’arrivo degli aiuti umanitari. Quando, nel luglio 2011, le Nazioni Unite dichiararono lo stato emergenziale di carestia nel sud della Somalia, l’area si trovava sotto il controllo dei militanti del gruppo islamico al-Shabab. Questo cercò inizialmente di smentire l’esistenza e la gravità della carestia e ostacolò l’accesso a molte organizzazioni occidentali che avevano intenzione di portare aiuto nella zona. 

Sebbene non in maniera repentina, gli aiuti internazionali finalmente arrivarono sul territorio. In particolare, il Comitato Internazionale della Croce Rossa mise in atto numerose operazioni di aiuto nella Somalia centrale e meridionale, grazie alla creazione di campi appositi per la distribuzione di cibo e acqua. L’UNICEF, invece, si occupò di incrementare i propri aiuti nei centri di smistamento alimentare già esistenti. Non venne però solamente distribuito del cibo, nel Paese si misero in atto una serie di azioni volte a migliorare le condizioni igienico-sanitarie e a ripristinare le falde acquifere e i pozzi presenti nell’area. Anche la Food and Agriculture Organization (FAO) e il World Food Programme (WFP) contribuirono durante l’emergenza, raggiungendo milioni di persone grazie alle proprie operazioni di aiuto. 

Le conseguenze della carestia 

Nel 2012, si calcolava che circa 260.000 persone fossero decedute a causa degli effetti della carestia nel Corno d’Africa tra la fine del 2010 e il 2012. La metà di loro era rappresentata da bambini sotto i cinque anni. 

Si stimava, inoltre, che circa un terzo della popolazione della Somalia meridionale si fosse spostata nelle regioni e nei Paesi vicini per trovare una situazione migliore. Quasi quattro milioni di persone, solo in Somalia (poco meno della metà dell’intera popolazione del Paese), avevano affrontato una crisi umanitaria, mentre complessivamente nel Corno d’Africa il numero raggiungeva le tredici milioni di persone.

L’arrivo di aiuti umanitari, l’abbassamento dei prezzi dei beni alimentari e l’inizio della stagione delle piogge, nel mese di novembre 2011, migliorarono progressivamente la situazione, finché le Nazioni Unite non dichiararono la fine dello stato emergenziale di carestia, nel febbraio 2012

Ancora oggi, circa l’80% della popolazione del Corno d’Africa fa affidamento su agricoltura e allevamento come primaria fonte di sussistenza e di guadagno. Nella lotta alla fame e alla malnutrizione, è quindi indispensabile che gli sforzi vengano indirizzati verso il ripristino, la protezione e il rafforzamento dei settori dell’agricoltura e dell’allevamento. Anche, e soprattutto, per aumentare la loro resilienza a eventuali altri shock climatici futuri. 

 

 

Fonti e approfondimenti

BBC News, “Somalia famine ‘killed 260,000 people‘”, 2/5/2013.

FAO. Crisis in the Horn of Africa: FAO in Emergencies

Ferris, Elizabeth, e Daniel Petz. 2012. “Somalia: drought+conflict=famine?“. The year that shook the rich.

Ford, Liz, “Somalia famine in 2010-12 ‘worst in past 25 years‘”, The Guardian, 2/5/2013.

IFRC. 2011. Drought in the Horn of Africa. Preventing the next disaster

NASA Earth Observatory, “Severe Drought Causes Famine in East Africa“, 30/6/2011.

OCHA, “Magnitude of human suffering in Somalia demands more“, 12/8/2011.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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