La pena di morte negli USA

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Negli Stati Uniti, come in altri 53 Paesi nel mondo, vige la pena di morte. L’esercizio della pena capitale ha negli Stati Uniti forti legami con problematiche sociali e razziali, e il Paese si è sempre diviso tra sostenitori e oppositori di tale pratica. Complessivamente, si sono succeduti periodi in cui se n’è fatto ampio ricorso, a periodi in cui sono invece prevalse spinte abolizioniste. Molti attivisti sperano che la presidenza di Joe Biden rappresenti un punto di svolta verso l’abolizione di tale pratica, ma la questione è piuttosto complessa.

Breve storia

L’utilizzo della pena di morte risale alle prime colonie del 1600. A quel tempo, molti reati, anche minori, erano punibili con la pena capitale. Con la creazione del sistema carcerario nel 1800, pensato e istituito come pena alternativa a quella capitale, il suo utilizzo divenne meno diffuso. La prima vera spinta per la sua abolizione avvenne però dopo molto tempo, e solo all’inizio del ventesimo secolo la maggioranza degli Stati abolì o ne limitò l’utilizzo a pochi reati gravi. 

Tuttavia, all’indomani della Prima guerra mondiale, molti degli Stati che avevano abolito la pena di morte la adottarono nuovamente. Dopo la crisi degli anni Trenta, segnata da forti disuguaglianze e violenza, si verificarono più esecuzioni che in qualsiasi altro decennio della storia statunitense. Una seconda spinta verso l’abolizionismo si ebbe negli anni Cinquanta, ma solo negli anni Settanta si ebbero importanti sentenze in questo senso. 

Furman v. Georgia

Nel 1972 vi fu una sentenza chiave per la storia della giurisprudenza statunitense, quando la Corte Suprema sentenziò che la pena capitale, per come veniva utilizzata a livello statale e federale, fosse incostituzionale, e ne sospese l’utilizzo. La Corte ritenne che la pena di morte fosse qualificabile come «punizione crudele e insolita», in violazione dell’ottavo emendamento alla Costituzione, che stabilisce che le pene inflitte dallo Stato debbano essere proporzionali al crimine (quindi non eccessive). Questa sentenza, la Furman v. Georgia, benchè non mettesse in discussione l’utilizzo della pena di morte di per sé, riconobbe che il sistema della giustizia faceva i conti con grossi problemi strutturali, in particolare quello del razzismo istituzionale, e che quindi non veniva applicata secondo criteri chiari e prestabiliti, ma fosse utilizzata in modo arbitrario e discriminatorio

Alcuni anni dopo, nel mezzo della guerra al crimine del presidente Nixon, la Corte Suprema ripristinò, tuttavia, l’utilizzo della pena di morte (sentenza Gregg v. Georgia, 1976), secondo un «modello di discrezione guidata», stabilendo la necessità di adottare linee guida standardizzate per le giurie. Di fatto, nel pieno della profonda crisi che affrontarono gli Stati Uniti negli anni Settanta, la sentenza venne ribaltata e fu stabilito che l’utilizzo della pena di morte non era incompatibile con l’ottavo emendamento, e che fosse perciò considerabile come punizione «giusta e non eccessiva».

Gli analisti sostengono però che l’utilizzo della pena capitale negli Stati Uniti sia ingiusto, dato che viene lasciata ampia discrezionalità alle Corti e agli Stati su quando e come richiedere la pena capitale, anche se essi sono dotati di “linee guida” su come utilizzarla. Come espresso nella sentenza della Corte Suprema del 1972, questo pone grosse problematiche legate alla certezza della pena e all’imparzialità dell’intero sistema.

McClesky v. Kemp

Il tema dell’imparzialità, in particolare riguardo all’uso sproporzionato della pena di morte contro le minoranze, tornò fuori in maniera prepotente nel 1987, con la sentenza storica della Corte Suprema, McCleskey v. Kemp. La Corte Suprema respinse il ricorso di un afroamericano colpevole dell’omicidio di un poliziotto bianco, condannato alla pena di morte. In appello, gli avvocati di McCleskey sostennero che il sistema della pena capitale della Georgia fosse razzista, in violazione dell’ottavo e del quattordicesimo emendamento della Costituzione. A sostegno di questa tesi, essi presentarono uno studio statistico sul rapporto tra etnia di appartenenza e probabilità di essere condannati a morte nello Stato, che mostrava come la pena di morte venisse commutata in maniera sproporzionata contro persone nere rispetto ai bianchi

La Corte riconobbe la validità dello studio, ma ritenne che le prove non fossero sufficienti per invertire la condanna. Sebbene la Corte avesse riconosciuto l’esistenza di forti discriminazioni razziali nel sistema della giustizia del Paese, non ritenne che ci fossero prove che il signor McCleskey fosse stato oggetto di discriminazione in questo caso specifico. In dissenso, il giudice della Corte, William J. Brennan Jr., affermò che questa decisione della Corte legittimasse l’esistenza di un sistema giuridico con “due pesi e due misure”, riconducibile al periodo della guerra civile.

Razzismo strutturale

Il legame tra razzismo e pena di morte risale, secondo attivisti e analisti, come Ngozi Ndulue di Death Penalty Information Center, alle pratiche già comuni durante la schiavitù e il segregazionismo. In particolare negli Stati del Sud, sussisteva un forte legame tra la pena di morte “moderna” e la pratica del linciaggio. Comune soprattutto nel diciannovesimo secolo, il linciaggio era parte integrante di un sistema basato sulla violenza e le intimidazioni con cui i bianchi tenevano sotto controllo le minoranze. A quel tempo, era pratica comune che la folla torturasse e impicasse gli afroamericani accusati, spesso ingiustamente, di un crimine. 

Gli attivisti sostengono poi che alla pratica del linciaggio si siano sostituite le esecuzioni “legali”, praticate dalle autorità statali. Il sistema di Jim Crow avrebbe così mantenuto lo status quo, con un numero sproporzionato di afroamericani giustiziati o incarcerati rispetto ai bianchi. Ancora oggi, benchè in trenta dei cinquanta Stati viga la pena di morte, le esecuzioni si verificano ancora principalmente in quelli del Sud.  

In tal senso, l’abolizione della pena di morte è coincisa con gli obiettivi delle lotte perseguite dal Movimento per i diritti civili degli anni Cinquanta e Sessanta. In quegli anni, associazioni come l’American Civil Liberties Union (ACLU) e il National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) hanno concentrato i loro sforzi nel fare appello contro le condanne a morte, ottenendo importanti risultati (si stima infatti che queste vennero dimezzate). Nonostante ciò, il problema del razzismo sistemico permane. Viene stimato che gli imputati condannati per aver ucciso vittime bianche sono stati giustiziati a un tasso 17 volte maggiore di quelli condannati per aver ucciso vittime nere.

Situazione attuale

Benchè la maggioranza dei cittadini sia consapevole delle problematiche legate all’utilizzo della pena di morte nel Paese, per il momento ne sostiene l’utilizzo. Secondo gli ultimi sondaggi, la maggior parte dell’elettorato ritiene che la pena di morte non sia applicata in modo imparziale, che non dissuada le persone dal commettere reati gravi e che non si disponga di garanzie sufficienti a impedire l’esecuzione di una persona innocente. Ciononostante, si dice a favore dell’utilizzo della pena di morte per le persone condannate per omicidio

Come è storicamente accaduto, la popolarità e la frequenza dell’utilizzo della pena di morte vanno di pari passo con l’inasprimento delle pene, supportato in particolare da governi conservatori e soprattutto in periodi di crisi economiche e sociali. Negli ultimi anni, mentre le esecuzioni a livello statale sono diminuite, il governo federale ha messo a morte più prigionieri sotto il presidente Donald Trump che in qualsiasi altro momento storico. Non è chiaro cosa possa succedere nei prossimi anni: dopo aver fortemente sostenuto  posizioni a favore dell’utilizzo della pena capitale negli anni Novanta, Joe Biden sembra avere cambiato idea e ha promesso in campagna elettorale di abolirla a livello federale.

 

Fonti e approfondimenti

Amnesty International.Death Penalty”.

Death Penalty Information Center. Race and the Death Penalty by the Numbers”.

Gramlich, John,10 facts about the death penalty in the U.S”, Pew Research Center, 19/07/2021.

Gross, Samuel R., “David Baldus And The Legacy Of Mccleskey V. Kemp“. University of Michigan Law School Scholarship Repository, 2012.

Legal Information Institute,Furman v. Georgia (1972)”, Cornell Law School.

Liptak, Adam, “A Vast Racial Gap In DeathPenalty Cases, New Study Finds (Published 2020)“,  The New York Times, 03/08/2020.

Smith, Clive, “Death Row-USA: A History Of The Death Penalty In America“, Aljazeera, 2021.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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