Il personaggio dell’anno: Georgina Beyer

Canva Remix by Lo Spiegone - @New Zealand Government - CC Pixabay

Quanti record tutti insieme può detenere una persona sola? Qualunque sia la risposta, Georgina Beyer probabilmente ci si avvicina.

Prima donna apertamente transgender e prima sex-worker a essere eletta sindaca e membro del Parlamento a livello globale, Georgina Beyer è di discendenza europeo-maori e si è strenuamente battuta per i diritti di alcune delle categorie più deboli della Nuova Zelanda, come appunto i maori, le sex workers e la comunità LGBTQ+. Anche dopo aver abbandonato la politica istituzionale, la Beyer è rimasta una voce molto influente nel dibattito pubblico del Paese, che in quest’ultimo anno ha registrato ulteriori passi avanti in senso progressista. 

Identità di genere e militanza politica

Nata a Wellington, la Beyer non ha avuto un’infanzia particolarmente facile. È stata cresciuta negli anni Cinquanta da una madre single di etnia maori, che lavorava come infermiera. Dopo essere stata affidata per un periodo ai nonni materni, ritornò a vivere con sua madre  quando questa si risposò. La sua “spiccata tendenza al femminile”, così definita dalla stessa Beyer, non fu un problema al momento della sua manifestazione. Ciò nonostante, quando Beyer aveva 4 anni, fu poi motivo di abuso da parte della famiglia di origine. Punizioni verbali, fisiche e violenza psicologica erano viste come reazioni più che normali all’epoca di fronte a un bambino con tendenze che si allontanavano dal rigido binarismo di genere.

Durante l’adolescenza, la Beyer trovò nel teatro un mezzo per esprimere sé stessa e per poter vivere la propria identità di genere, senza dover incorrere per questo in ritorsioni da parte della sua famiglia. In quegli anni, in quanto donna transgender, riuscire a inserirsi nel tessuto sociale trovando un lavoro era molto difficile: lo stigma sociale legato alle identità di genere non binarie si estendeva anche alle istituzioni, risultando di fatto in un sistema fortemente discriminatorio. Una delle poche strade lavorative disponibili per una persona non-binary in quel contesto era il sex work: spesso per strada, dal momento che anche nel lavoro sessuale persisteva lo stigma sociale. La Beyer si trasferì in Australia a 16 anni e, ancora minorenne, divenne una sex-worker.

Quest’esperienza fu decisiva nella formazione di una coscienza politica nella Beyer, che iniziò a provare una forte rabbia sociale di fronte alla situazione di grave ingiustizia vissuta da lei e dalle altre persone transgender. Quello compreso tra la seconda metà degli anni Settanta e la prima metà del decennio successivo fu un periodo difficile: nel 1979 la Beyer fu vittima di uno stupro di gruppo in Australia. Il fallimento delle istituzioni nel proteggere una persona che aveva subito un’aggressione di quel tipo, unito ad anni di abusi, la portarono a un momento di crisi che si risolse, dopo tre tentativi di suicidio, con un forte desiderio di cambiamento delle regole. Nel 1992 si candidò al Consiglio comunale di Carterton, cittadina tradizionalmente conservatrice e rurale della quale la Beyer diventò poi sindaca nel 1995. Nel 1998 divenne membro del Labour Party dopo essere stata rieletta sindaca di Carterton con una maggioranza del 90%. Nel 1999 entrò in Parlamento dopo aver sconfitto il candidato del National Party ed ex-collega Paul Henry, non nuovo a gaffe e dichiarazioni poco felici su donne, omosessuali e rifugiati.

La Nuova Zelanda oltre le barriere

Nel 2004, quando il Civil Union Act venne approvato spianando la strada alla legalizzazione delle unioni civili l’anno seguente, la Beyer accolse migliaia di manifestanti che avevano marciato fino al Parlamento per dimostrare la loro contrarietà alla legge. Si trattava di seguaci della Destiny Church, un movimento fondamentalista cristiano pentecostale, che, a distanza di tempo, conta ancora un seguito nel Paese e che storicamente si è schierato con l’estrema destra, come dimostra la recente adesione a una posizione anti-vaccinista.

Il movimento auspicava un ritorno ai valori familiari conservatori presenti nella Bibbia, con una visione patriarcale e contro i diritti della comunità LGBTQ+. La Beyer accolse in quel frangente i suoi sostenitori davanti alle porte del Parlamento, sopportando pesanti abusi verbali. In una recente intervista rilasciata proprio quest’anno, l’ex parlamentare ha ricordato quel giorno come meraviglioso e terrificante insieme, sostenendo che non si fosse trattato di coraggio ma della volontà di diventare un simbolo. Difendendo il diritto di protesta di un gruppo di fondamentalisti religiosi che stavano protestando contro tutto quello che rappresenta sia politicamente che personalmente, Georgina Beyer ha al tempo stesso lanciato il seguente messaggio: “Vi tengo d’occhio, e vi dimostro di essere pronta a difendere quello in cui credo”.

La Beyer, inoltre, è stata una delle maggiori sostenitrici della Riforma sulla Prostituzione: dato il suo background, l’essere riuscita a cambiare effettivamente il sistema è stata una grande soddisfazione. Il suo discorso a sostegno della legge, molto appassionato perché tratto dalla reale esperienza di stupro che aveva vissuto mentre svolgeva sex work in Australia, avrebbe convinto molti dei Parlamentari indecisi a far passare la legge. Ritiratasi dalle scene politiche nel 2009, rimane un punto di riferimento della comunità LGBTQ+ neozelandese.

Un 2021 nel segno della Beyer

Nel 2021, Georgina Beyer è entrata a far parte di un gruppo di consulenza per una proposta di legge presentata dalla Prima ministra, Jacinda Ardern, per bandire le terapie di conversione sull’isola. Secondo il disegno, chiunque imponga pratiche di conversione su minorenni, o su qualcuno con capacità decisionale ridotta, sarebbe soggetto a una pena fino a 3 anni di reclusione, mentre se le terapie di conversione imposte causano un danno grave nella vittima, si rischierebbero fino a 5 anni. Sarebbe un altro passo avanti per la tutela della comunità LGBTQ+, un passo non ancora compiuto in molte democrazie. 

La Nuova Zelanda è spesso in prima linea quando si parla di politiche progressiste, con esempi importanti come i già citati Civil Union Act e Prostitution Reform Act. Il parlamento neozelandese presenta la maggior percentuale di eletti LGBTQ+ nel mondo, un ulteriore elemento che contribuisce senza dubbio alla sensibilizzazione della cittadinanza e all’adozione di misure più attente alla tutela dei diritti della comunità. Se le istituzioni del Paese oggi dimostrano di voler continuare a camminare in questa direzione, lo si deve anche alla figura di Georgina Beyer. 

 

Fonti e approfondimenti

express Magazine, “Exclusive: Jacinda Ardern Commits To Banning Conversion Therapy in New Zealand”, 5/10/2020. 

Rase S, “Advocating for a more equitable, diverse, inclusive world”, Otago Daily Times, 17/11/2021. 

Trevett C, “Georgina Beyer joins Mana Party”, The New Zealand Herald, 27/7/2014. 

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