Stati Uniti sud-occidentali e Nord del Messico: intrecci economici (seconda parte)

Foto di Edoardo Cicchella

Gli Stati Uniti sud-occidentali e il Nord del Messico sono territori estremamente importanti per entrambe le nazioni. Come notato negli articoli precedenti, l’aumento della popolazione in queste zone è spinto soprattutto da un costo della vita più contenuto rispetto al resto degli Stati Uniti e del Messico. Questo fattore, unito a favorevoli condizioni economiche e fiscali, ha aumentato il peso specifico di queste aree in termini economici, politici e sociali.

Le due aree a confronto

Le grandi città texane (in particolare Houston, Austin, Dallas e San Antonio) ultimamente sono anche diventate poli tecnologici importanti e sono tra le più dinamiche per diversi tipi di business, di solito attratti dall’ambiente di regolamentazione leggera, storicamente derivato dell’epoca dei pionieri e del Far West. È anche bene ricordare come negli USA le tasse statali variano da Stato a Stato e possono andare dallo 0 a più del 10%, mentre le tasse federali sono applicate allo stesso modo in tutti gli Stati.

In quest’ottica, è evidente come Stati a tassazione statale favorevole come il Texas (0%) attraggano lavoratori del settore tecnologico, finanziario ma anche medico provenienti da Stati costieri ad alta tassazione come California (tassa statale che puó arrivare fino al 14%) e New York (circa 11% per i redditi più elevati). 

L’area del Sud-Ovest statunitense rimane anche un importantissimo bacino di produzione energetica per gli Stati Uniti, soprattutto dopo la recente rivoluzione dello shale gas e fracking, in sintesi un tecnica che permette di estrarre gas e petrolio direttamente dalla roccia dove prima non era economicamente o fisicamente possibile. Ultimamente, anche le aree del Messico del Nord hanno visto un forte sviluppo del settore energetico, con l’export di gas e petrolio prodotto nell’area di Coahuila. Nonostante i giacimenti di gas messicani, il Paese importa ancora la maggior parte del gas naturale e GPL dal Texas, a causa del forte incremento della domanda di energia degli ultimi anni. 

Le aree del Nord del Messico allo stesso tempo hanno recentemente visto un rapido sviluppo del settore manifatturiero, spinto dagli investimenti statunitensi nell’area, spesso in cerca di manodopera a costi più vantaggiosi rispetto agli Stati Uniti. Seppure non privo di ostacoli, lo sviluppo economico dell’area del Messico del Nord procede più velocemente che nel resto del Messico.

L’Indice di Sviluppo Umano (HDI) è infatti consistentemente più alto negli Stati del Nord del Messico che in quelli del Sud, pur rimanendo più basso di quello degli Stati statunitensi confinanti come il New Mexico, l’Arizona, la California e il Texas. Anche in Messico del Nord, gli Stati limitrofi al confine con gli USA godono di incentivi statali e di una tassazione relativamente migliore che nel resto del Messico, solitamente a causa di politiche del governo centrale messicano volte a incentivare gli investimenti nell’area.

Aumento degli scambi commerciali e risvolti politici

La teoria economica del vantaggio comparato, che in sintesi promuove la specializzazione di una nazione nella produzione di prodotti dove la suddetta ha un vantaggio di tipo economico (costi più bassi) o tecnologico (qualità più alta), si applica facilmente a questa zona del continente americano. Il Messico del Nord si è quindi specializzato nell’ultima decina di anni, dopo la crisi del 2008, nella produzione di prodotti manifatturieri a costo relativamente più basso rispetto ai costi di produzione statunitensi. Non è quindi una sorpresa che le correnti populiste di stampo protezionista,  abbracciate sia dalla destra populista di Donald Trump che dalla sinistra progressista di Bernie Sanders, siano diventate incrementalmente più popolari nello stesso periodo. Entrambi gli schieramenti infatti supportano misure protezionistiche che se implementate potrebbero avere effetti negativi sugli scambi economici tra Messico e Stati Uniti. Ad esempio, maggiori restrizioni sugli scambi di merci e costo del lavoro più elevato (misure promosse da entrambe le fazioni) contribuirebbero a rallentare la forte crescita e integrazione economica dell’area.

Nel mentre, come menzionato in precedenza, le città del Sud degli Stati Uniti, in particolare quelle del Texas, ma anche le nuove metropoli a rapida crescita come Phoenix in Arizona o Santa Fe in New Mexico, hanno saputo attrarre aziende tecnologiche dal resto degli Stati Uniti, in particolare dalla California e dallo Stato di New York. L’avvento del Covid ha solamente accelerato questi trend. In proporzione, il prezzo delle abitazioni a Austin, Phoenix, Dallas e Houston è aumentato a ritmi molto più elevati che nelle città costiere statunitensi, sebbene i prezzi nel Sud-Ovest statunitense partissero da basi relativamente più basse.  

La forte migrazione interna negli Stati Uniti verso sud-ovest e in Messico verso nord ha provocato cambiamenti economici, politici e sociali nell’area, aumentandone l’importanza in termini di politica interna ed estera. In politica interna, le migrazioni dalle coste agli Stati sud-occidentali degli USA hanno causato la perdita di un seggio elettorale in California, New York, a favore di due seggi aggiuntivi in Texas. In Messico, i forti investimenti statunitensi negli Stati di Chihuahua e Nuevo Leon hanno provocato il rapido sviluppo di città come Chihuahua e Monterrey, ora importanti centri economici e produttivi dell’area. 

Questi movimenti migratori intrastatali sono cresciuti in parallelo ai movimenti interstatali tra Messico e Stati Uniti, sebbene i trasferimenti migratori via terra siano stati limitati negli ultimi anni sia dalla pandemia che dalle politiche dell’ex presidente USA Donald Trump. 

La situazione attuale

Nonostante queste tensioni, gli scambi commerciali tra Messico e USA sono aumentati fortemente negli ultimi dieci anni. Ad esempio, gli investimenti statunitensi diretti in Messico sono cresciuti del 30%, da $90 miliardi a circa $120 miliardi all’anno, mentre gli investimenti dal Messico agli USA sono cresciuti di circa il 40%, da circa $25 miliardi a $35 miliardi all’anno. 

Molti di questi investimenti sono concentrati nelle aree del Sud-Ovest statunitense e Nord del Messico e spesso coinvolgono l’integrazione verticale delle catene di produzione manifatturiere. Ad esempio, parti che compongono un prodotto finale, come un’automobile, possono essere aggiunte e trasportate più volte attraverso il confine con complesse interazioni di aziende dell’indotto sia statunitensi che messicane.

Un altro aspetto da non tralasciare è che la forte migrazione ispanica nel Sud degli Stati Uniti ha contribuito ad abbattere le barriere linguistiche che avrebbero potuto rallentare gli scambi in passato. Se in precedenza infatti la maggior parte delle migrazioni dal Messico agli USA interessavano lavoratori non qualificati, la crescita della classe media in Messico ha provocato un esodo anche della popolazione istruita, che spesso costituisce un asset strategico dal punto di vista linguistico e culturale per le aziende che operano nell’area del Sud-Ovest USA. 

Questo forte sviluppo dell’area non è però privo di attriti e frizioni. In questo senso, è abbastanza curioso come l’ultima ragione di scontro tra Messico e USA riguardi l’export messicano di avocado negli USA, export che passa dall’area del Messico del Nord ed è consumato prevalentemente nelle aree del Sud-Ovest nord americano a maggioranza ispanica. 

Il governo USA ha infatti recentemente bloccato la totalità dell’import messicano di avocado a causa di presunte minacce ricevute da un addetto ai controlli qualità. I gruppi di narcotrafficanti operano infatti anche nel business degli avocado e la forte presenza dei cartelli nel Messico del Nord è ancora motivo di instabilità per lo sviluppo dell’area e per la buona riuscita dei commerci con gli Stati Uniti. 

In conclusione, l’area corrispondente al Nord del Messico e Sud-Ovest degli Stati Uniti è in rapida ascesa come motore economico e culturale del Nord America. L’integrazione culturale ed economica tra le due aree sta procedendo velocemente e le favorevoli condizioni fiscali e la disponibilità di ampie riserve energetiche hanno contribuito ad accrescere l’importanza dell’area negli ultimi decenni.  

 

Fonti e approfondimenti

Creswell, Julie, “U.S. Temporarily Bans Avocados From Mexico, Citing Threat”, The New York Times, 14/02/2022.

Ober, Max, “U.S. natural gas exports to Mexico established a new monthly record in June 2021”, U.S. Energy Information Administration, 13/07/2021.

Schott, Jeffrey, “Can Mexico help bring supply chains back to North America?”, Peterson Institute for International Economics, 21/09/2021.

The Economist, “A new Mexican revolution”, 12/03/2014.

Wang Hansi Lo, “Here’s How The 1st 2020 Census Results Changed Electoral College”, NPR, 26/04/2021.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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