Le elezioni presidenziali tenutesi il 28 luglio 2024, le prime dal 2018, prodotto degli impegni assunti con gli Accordi di Barbados firmati nell’ottobre 2023, hanno tradito le aspettative della popolazione venezuelana e aperto la strada a un terzo mandato di Nicolás Maduro Moros.
A seguito della violenta repressione delle proteste dei cittadini da parte delle forze dell’ordine e di gruppi armati, e delle contestazioni sollevate da buona parte della comunità internazionale, un futuro incerto attende il Paese.
Un risultato contestato
Il 29 luglio, giorno successivo allo spoglio elettorale, il Consejo Nacional Electoral (Consiglio Elettorale Nazionale – CNE) ha proclamato la vittoria del presidente uscente, Nicolás Maduro Moros, con il 51,95% dei voti, contro il 43,18% dei voti ottenuti da Edmundo González Urrutia, candidato della coalizione di dieci partiti venezuelani denominata Plataforma Unitaria.
All’annuncio sono seguite le proteste dei membri di questa coalizione, che affermavano che in realtà Urrutia aveva ottenuto il 67% dei voti, contro il 30% di Maduro. A supporto di queste dichiarazioni, l’opposizione ha spiegato di essere riuscita a raccogliere, con l’aiuto di una rete di volontari, l’83,5% delle actas de votación, cioè i fogli di riscontro dei voti registrati.
In Venezuela si utilizza un sistema di voto elettronico. Una macchina registra ogni singolo voto, provvedendo anche a stampare un ticket, poi inserito dentro le urne elettorali.
Alla chiusura dei seggi, le macchine mandano i risultati registrati al centro di computo tramite connessione via cavo o via telefono satellitare. Completata questa operazione, la macchina stampa l’acta de votación, un documento che riporta i risultati ottenuti da ciascun candidato in base ai voti registrati da quella macchina. I funzionari del seggio elettorale, quindi, procedono a fare un conteggio manuale dei voti. La legge prevede che una copia di dell’acta de votación debba essere consegnata a un rappresentante di ognuno dei partiti politici.
Alcuni volontari per la raccolta delle actas de votación hanno riferito di aver avuto difficoltà a farsi consegnare i documenti, oppure che è stato loro negato di presenziare al conteggio dei voti, nonostante fosse un loro diritto.
Grazie alle actas de votación raccolte dai volontari, l’opposizione ha potuto svolgere per la prima volta un conteggio indipendente dei voti. I risultati, che proclamerebbero vincitore Edmundo González Urrutia, sono poi stati pubblicati online, quando l’opposizione ha denunciato la frode elettorale compiuta da Maduro.
Le reazioni a livello nazionale
Dopo l’annuncio dei risultati ufficiali e di quelli diffusi dall’opposizione, la popolazione venezuelana è scesa nelle strade per chiedere un conteggio trasparente dei voti. A queste proteste il governo ha reagito con violenza, tanto da costringere membri dell’opposizione e loro sostenitori a trovare rifugio in ambasciate straniere.
Human Rights Watch ha denunciato gli abusi compiuti dalla Guardia Nacional Bolivariana e da alcuni gruppi armati pro-Maduro, denominati colectivos, nei confronti dei manifestanti, tra cui omicidi, detenzioni arbitrarie e molestie. Secondo i dati raccolti, le forze di polizia avrebbero arrestato circa 2.400 manifestanti.
L’ONG Foro Penal ha denunciato che, dal 29 luglio al 28 agosto, sono stati registrati 1.581 prigionieri politici, tra cui 114 minorenni.
Il governo ha inoltre incentivato i cittadini a denunciare i manifestanti e sono aumentati i casi di ritiro del passaporto ai critici del regime. Il 15 agosto l’Asamblea Nacional ha approvato una legge che autorizza il governo a controllare e sciogliere le organizzazioni non governative.
Il Procuratore Generale nominato da Maduro, Tarek William Saab, ha accusato l’opposizione di aver falsificato i risultati elettorali pubblicati su internet, sostenendo che il governo avrebbe consegnato al Tribunal Supremo de Justicia i fogli di riscontro della votazione per permettere la convalida dei risultati, mentre l’opposizione non lo avrebbe fatto. Non ha però fornito prove di queste affermazioni.
Le reazioni a livello internazionale
Sull’onda delle denunce dell’opposizione venezuelana, l’Organizzazione degli Stati Americani e numerosi Stati europei e latinoamericani (tra cui Colombia, Brasile e Messico) hanno chiesto che siano pubblicati i risultati elettorali disaggregati per ciascun seggio.
Il Centro Carter e le Nazioni Unite, che hanno partecipato come osservatori internazionali alle elezioni, hanno affermato che il Paese non ha vissuto elezioni libere e trasparenti, e che le prove della vittoria dell’opposizione sembrano attendibili. Anche queste istituzioni hanno sollecitato la pubblicazione delle actas de votación.
Il procuratore presso la Corte Penale Internazionale, Karim Khan, che sta conducendo un’indagine sui crimini contro l’umanità commessi in Venezuela, ha dichiarato che sta monitorando l’andamento della situazione. D’altro canto, Maduro ha ricevuto le congratulazioni da parte dei governi di Cuba, Bolivia, Cina e Russia. Il 26 agosto il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha dichiarato che avrebbe messo a disposizione di Maduro la “guerriglia sandinista” se fosse stato necessario.
Le conseguenze per l’opposizione
Dopo le elezioni, Edmundo González Urrutia si è rifugiato prima nell’ambasciata olandese a Caracas e poi in quella spagnola, per motivi di sicurezza.
Il 2 settembre, infatti, le autorità avevano emesso nei suoi confronti un mandato di arresto per i reati di associazione per delinquere e istigazione alla disobbedienza. Qualche giorno dopo, il candidato dell’opposizione è riuscito a prendere un aereo per la Spagna, Paese che gli ha concesso asilo politico.
Il Procuratore Generale venezuelano, Tarek William Saab, ha dichiarato che la fuga di Edmundo González Urrutia sarebbe il sintomo di una frattura nell’opposizione e sarebbe la conseguenza di pressioni mosse dal partito di Maria Corina Machado, leader dell’opposizione.
“Edmundo combatterà dall’estero accanto alla nostra diaspora, mentre io continuerò a lottare qui, accanto a voi” ha scritto l’8 settembre in un post su X Maria Corina Machado, che ha promesso di rimanere nel Paese.
In un’intervista rilasciata alla CNN, Urrutia ha chiarito di essersi rifugiato nelle ambasciate perché aveva saputo del mandato di arresto emesso contro di lui e che aveva potuto abbandonare il Paese solo dopo aver firmato un documento in cui accettava la vittoria di Maduro.
Egli ha affermato di essere fiducioso nell’appoggio di Colombia e Brasile per ottenere una soluzione che consenta di rispettare la volontà “degli otto milioni di venezuelani che hanno votato per un cambiamento pacifico”. Ha chiarito anche che l’obiettivo dell’opposizione è che lui torni in Venezuela entro il 10 gennaio, per assumere l’incarico di presidente.
In un’intervista rilasciata ad Al Jazeera, il ricercatore Carlos Eduardo Piña ha affermato che l’abbandono del Venezuela da parte di González Urrutia potrebbe danneggiare l’immagine dell’opposizione, anche se egli potrà così assumere il ruolo di “megafono” esterno delle richieste di questa. Ha considerato essenziale però che Machado, altra anima del movimento, resti nel Paese per mantenere vivo il sostegno dei cittadini venezuelani verso l’opposizione.
Tensioni con Lula
A seguito delle elezioni presidenziali, alcune tensioni hanno incrinato il rapporto tra Brasile e Venezuela. In occasione del summit dei BRICS tenutosi a Kazan, in Russia, dal 22 al 24 ottobre, al quale Maduro ha partecipato su invito di Putin, il Brasile ha opposto il veto all’ingresso di Caracas nel gruppo. Quest’azione era volta a esercitare pressione sul governo venezuelano affinché pubblicasse i risultati elettorali.
La cancelleria venezuelana ha reagito definendo il gesto un'”aggressione inesplicabile e immorale” e ha convocato a chiarimenti l’incaricato d’affari dell’ambasciata brasiliana a Caracas, affermando con tono intimidatorio “O [Lula] ci rispetta o ci faremo rispettare”.
In un’intervista del 10 novembre, Lula ha smorzato la tensione dichiarando che Maduro è un problema del Venezuela e non del Brasile.
I rapporti con gli Stati Uniti
Nicolas Maduro si è affrettato a fare le congratulazioni a Donald Trump, considerando la sua rielezione “un nuovo inizio” per le relazioni bilaterali. Durante il precedente mandato, però, Trump aveva riconosciuto come presidente Juan Guaidò, e imposto dure sanzioni al Venezuela, soprattutto nel settore petrolifero, tanto che Maduro aveva rotto i rapporti diplomatici con Washington nel 2019.
In occasione della firma degli accordi di Barbados, gli Stati Uniti avevano sollevato alcune delle sanzioni imposte al Paese. Applicate nuovamente, però, quando Maduro aveva ostacolato le candidature di oppositori politici come Machado e Capriles.
Il diplomatico statunitense Brian A. Nichols ha dichiarato che si stanno valutando nuove sanzioni da applicare a individui venezuelani e la potenziale revoca di licenze alle compagnie petrolifere per lavorare in Venezuela.
L’applicazione di nuove sanzioni porterebbe a un nuovo aggravamento della crisi economica venezuelana, che si rifletterebbe in un aumento della migrazione dal Paese.
Attualmente, un venezuelano su cinque si trova fuori dal Paese e il 68% dei migranti che viaggiano via terra si trovano ad affrontare situazioni di estrema precarietà e ad attraversare aree particolarmente pericolose, come il Tapón del Darién, che divide il confine tra Colombia e Panama.
Secondo un’inchiesta di Meganalisis, il 92,7% degli intervistati non crede ai risultati ufficiali delle elezioni e il 43,2% sta pensando di abbandonare il Paese.
Il risultato elettorale ha portato nuove incertezze e la prospettiva di difficoltà che ancora una volta saranno scaricate sulle spalle dei cittadini.
Fonti e approfondimenti
Alire Garcia D., US considering new visa curbs, oil sanctions on Venezuela amid post-election standoff, Reuters, 27 settembre 2024
El Hilo, Venezuela: una elección empañada y un régimen expuesto, 23 agosto 2024
Human Rights Watch, Venezuela: Brutal Crackdown on Protesters, Voters, 4 settembre 2024
Human Rights Watch, Venezuela: Repression Mars Key Upcoming Election, 25 luglio 2024
Lissardy G., “No descarto que Trump busque con Nicolás Maduro algo parecido a lo que hizo con Kim Jong-un: dar un giro de 180 grados y cambiar su enfoque frente a Venezuela, BBC News Mundo, 7 novembre 2024
Reuters, Venezuela’s Maduro says Trump re-election “new start”, 7 novembre 2024
Shamim S. e Melimopoulos E., After Edmundo Gonzalez flees, what’s next for Venezuela and its opposition?, AlJazeera, 9 settembre 2024


