Lo Spiegante: Marco Bersani ci parla del TTIP.

Dopo i primi due appuntamenti in cui abbiamo analizzato il TTIP sotto il punto di vista politico ed economico, arriviamo ora al terzo appuntamento del nostro approfondimento e per potervi fornire altre informazioni su questo trattato così controverso abbiamo incontrato Marco Bersani, uno dei promotori della campagna “Stop TTIP“.

Laureato in Filosofia, ha lavorato per 25 anni in diversi comuni del nord nell’ambito dei servizi sociali. È stato fra i portavoce del Genoa Social Forum nel luglio 2001 e fra i soci fondatori di Attac, organizzazione che concentra la sua analisi sulla finanziarizzazione dell’economia e della società e la sua azione nella partecipazione alle mobilitazioni sociali per un’inversione di rotta radicale rispetto al modello liberista.
Il suo lavoro si concentra da una parte nella formazione di attivisti territoriali e dall’altra nella promozione di campagne e mobilitazioni sociali per la riappropriazione sociale dei beni comuni, dei servizi pubblici e della democrazia partecipativa. È fra i promotori del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e della Campagna Stop TTIP. Ha scritto inoltre diversi libri come “Acqua in movimento“; “Nucleare: se lo conosci lo eviti”; “Come abbiamo vinto il Referendum”; “CatasTroika – le privatizzazioni che hanno ucciso la società” ed è stato co-autore di  “Come si esce dalla crisi” e di “Nelle mani dei mercati – Perchè il TTIP va fermato”.

Nel 2015 è uscito “Nelle mani dei mercati – Perchè il TTIP va fermato” di cui è coautore. Quando ha iniziato a studiare il TTIP e le sue implicazioni?   

Grazie alle consolidate relazioni con i movimenti internazionali, nel novembre 2013 è arrivata a me e ad altre persone una segnalazione, da parte della rete statunitense “Public Citizens”, in merito all’avvio del negoziato tra Usa e UE, avvenuta nel luglio dello stesso anno. Abbiamo subito costituito un gruppo di lavoro che ha iniziato a studiare i pochi documenti disponibili (il trattato si muoveva nella più assoluta segretezza). Ci siamo resi conto della pericolosità del trattato per i diritti e la democrazia e abbiamo deciso di promuovere una campagna nazionale, partendo dalla diffusione di documenti che informassero i cittadini. Il libro è servito a questo scopo.

Ci può spiegare in cosa consiste il “Transatlantic Trade and Investment Partnership” e quali conseguenze ci sono? 

In poche parole, il trattato si prefigge l’abrogazione di tutte le barriere “non tariffarie” che ostacolano la libertà degli investitori nei mercati europeo e statunitense. Il problema nasce dal fatto  che le barriere non tariffarie sono l’insieme di normative, leggi e regolamenti nati dalle lotte sociali come tutela di diritti: dal contratto nazionale di lavoro al principio di precauzione ambientale, dalla tutela della salute alla sicurezza alimentare. Il trattato si prefigge inoltre la privatizzazione di tutti i servizi pubblici, dalla scuola all’istruzione fino ai servizi pubblici locali. E, questione gravissima, consente alle imprese di citare in giudizio presso tribunali d’affari privati (corti internazionali di arbitrato commerciale) ogni Stato o pubblica autorità se questi ultimi approvano norme ritenute lesive degli interessi delle imprese stesse. Approvare il trattato vorrebbe dire passare da un modello nel quale è la democrazia a stabilire i vincoli al mercato ad un modello in cui sarà il mercato a stabilire i vincoli alla democrazia.

In questi giorni spesso si associano al TTIP termini come “paura” o “pericolo”, che ne pensa? Se andasse in porto il TTIP chi ci guadagnerebbe? Chi ci perderebbe? 

La preoccupazione diffusa per l’attacco ai beni comuni, ai diritti e alla democrazia è reale e fondata. In campo economico, i più colpiti saranno il mondo dei piccoli produttori agricoli e delle piccole medie imprese, ovvero settori fondamentali dell’economia italiana, che verranno travolti dalla liberalizzazione de mercati. Ma a perdere saranno tutti i cittadini, a cui verranno sottratti dirittti e democrazia nel nome dei mercati. Il TTIP serve solo alle grandi multinazionali e alle lobby finanziarie, i cui profitti diventeranno la priorità economica e sociale, sull’altare dei quali tutto il resto potrà essere sacrificato.

Cosa ne pensa dell’azione di Greenpeace?

L’azione è stata giusta e utile perchè ha reso pubblico ciò che in democrazia dovrebbe essere a conoscenza di tutti. Il modello liberista costringe a rimettere in discussione i concetti astratti di legalità e illegalità: in questo sistema è legale tenere segreti negoziati che incidono pesantemente sulla vita di tutte e tutti, mentre è illegale renderli pubblici. Credo che debba essere inserito il concetto di legittimità. Forse non sarà legale pubblicare documenti secretati, ma è senz’altro legittimo. E, soprattutto, doveroso. 

Per quale motivo secondo lei si sente poco parlare di questo argomento? Di chi è la “colpa”?  

Il trattato nasce con il vincolo della segretezza e ancora adesso si muove nella più totale opacità. Il mandato a non parlarne ha investito i media mainstream che continuano a censurare ogni informazione. A questo va aggiunta una specificità della discussione politica in Italia che è ancora autocentrata e legata alle dinamiche politiciste. Per fare un esempio, mentre da noi il dibattito politico nelle ultime elezioni europee è stato totalmente incentrato sui “leader” italiani, in Francia e Germania si è interamente basato sul TTIP. 

Passando a domande più specifiche in campo economico e politico:

Le proiezioni ufficiali dell’ UE fornite dal CEPR nel 2013 evidenziano un miglioramento nel tasso di crescita reale del PIL europeo solo nel 2027 (+0,5%). Cosa spinge l’UE a continuare le trattative di un negoziato che, oltre ad essere pericoloso per cittadini e ambiente, non genera alcun miglioramento rilevante per l’economia e per il benessere economico e sociale dei cittadini?  

L’Europa continua a essere prigioniera del dogma liberista basato sui vincoli di Maastricht e sulle politiche di austerità. E’ come se avesse deciso di giocare il proprio futuro sulla competizione internazionale al ribasso, ovvero smantellando diritti e stato sociale per divenire “attrattiva” per gli investitori. Una scelta miope delle attuali classi dirigenti, per due motivi:
a) nella gara al ribasso ci sarà sempre qualcuno più “conveniente” di noi;
b) così facendo l’Unione Europea perde la sua anima e la sua orginalità, che risiede tutta nell’insieme di diritti organizzati nello stato sociale.
Oltre al tema più generale e, a mio avviso, non più rinviabile: possiamo ancora continuare a ragionare solo in termini di competizione internazionale o non bisogna finalmente intraprendere la strada della cooperazione solidale fra popoli e paesi?

Facendo riferimento alla risoluzione delle controversie tra Stato e investitore (così detto ISDS), come si è arrivati all’ammutinamento dei governi nei confronti della propria sovranità a favore di un accordo economico come quello del TTIP? La caduta degli Stati nazionali che Altiero Spinelli ci raccontava, sta passando anche attraverso il TTIP in maniera conscia oppure i governatori europei stanno calcolando i loro piccoli interessi senza tenere conto di quanto questo trattato possa modificare drasticamente la vita di tutti noi e, ancora di più, la distruzione del sistema di Stato westphaliano? 

La crisi della democrazia ai tempi del capitalismo finanziarizzato comporta che il potere pubblico smetta progressivamente di tutelare l’interesse generale per divenire “braccio politico” dei grandi interessi bancari e finanziari: siamo al paradosso di governi che stanno scientemente partecipando all’eutanasia del proprio ruolo. Tuttavia, se le elites politiche ed economiche possono fare  a meno della democrazia, i popoli ne hanno urgente e drammatica necessità. Per questo serve una ribellione popolare diffusa e partecipativa. E’ in gioco il diritto al futuro.

Cosa si sta facendo nel nostro paese ed in Europa contro il TTIP? In cosa consiste la campagna “Stop TTIP Italia”? Cosa avete fatto fino ad ora? Ci sono eventi e manifestazioni a cui si può aderire? 

Abbiamo lavorato moltissimo e in questi due anni è nata e cresciuta una forte rete europea contro il TTIP con importanti collegamenti con l’omologa rete della società civile statunitense. Nell’ottobre scorso dopo una grande manifestazione a Berlino (250.000 persone), abbiamo consegnato alla Commissione Europea oltre 3 milioni di firme di cittadini. A livello italiano sono nati 70 comitati territoriali e alcune decine di Comuni hanno approvato delibere contro il TTIP. La manifestazione nazionale di oggi a Roma sarà la prima tappa di emersione e riconoscibilità di un movimento che si sta diffondendo in maniera reticolare in tutti il territorio. Chi vuole attivarsi può andare sul sito della Campagna www.stop-ttip-italia.net . C’è bisogno di tutte e tutti.

APPROFONDIMENTI:
STOPTTIP: https://stop-ttip-italia.net
TTIP e CETA. Gli acronimi della paura: https://lospiegone.com/2016/05/03/ttip-non-lo-scopriamo-oggi/
TTIP: i possibili effetti sull’economia europea: https://lospiegone.com/2016/05/05/ttip-i-possibili-effetti-sulleconomia-europea/

Crediti Foto: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/photos

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