Le Filippine al voto tra populismo e violenza

Dopo sei anni di governo del presidente Benigno Aquino le Filippine tornano al voto. Il clima nell’arcipelago è molto complesso, le forze populiste sono in grande ascesa e questo voto sarà importante per il futuro del paese e dell’intera regione.

Le Filippine, nonostante crescano con un tasso del 6,5%, stanno affrontando una crisi sociale e politica molto complessa. Il paese è al 95° posto nella classifica di Transparency index con un punteggio inferiore allo zero e la corruzione è un dato che pesa molto nella politica del paese. Il secondo fattore che influenza le elezioni è il totale distacco tra la classe dirigente e gli elettori.Schermata 2016-05-08 alle 18.24.34

Molti cittadini protestano per il fatto che la grande crescita degli ultimi anni non è stata distribuita in modo egualitario su tutti i cittadini, fermandosi invece agli strati più alti della società. La popolazione dell’arcipelago è di 100 milioni di abitanti di cui un quarto vive sotto la soglia della povertà. Ci sono due standard di vita nelle Filippine totalmente differenti tra loro. Le classi sociali più ricche imitano il modello americano e vivono in una situazione agiata, le classi medio-basse che invece spesso sopravvivono solo grazie alla carità degli istituti religiosi o alle rimesse degli emigrati.Manila_Philippines.jpg

 

La politica tradizionale, che ha governato il paese dopo la caduta del dittatore Marcos, non gode di alcuna fiducia e, nonostante l’attuale presidente sia ancora rispettato, tutti gli elettori guardano alle forze che sembrano più lontane da questo modello.

In questa prospettiva è cresciuta la candidatura di Rodrigo Duterte, denominato il castigatore di Davao. Davao è una città del Sud, dove Duterte ha iniziato prima come procuratore distrettuale e poi come sindaco. Qui si è formato politicamente come l’uomo forte. Davao era molto problematica e da molti era considerata una città ingestibile piena di criminali. Il sindaco è riuscito a riportare l’ordine e si è cominciato a descrivere come l’uomo che ha spezzato le ossa ai criminali, ripulendo la città calpestando diritti umani e nemici politici. Amnesty international parla di 700 esecuzioni sommarie sotto Duterte. La sua candidatura è caratterizzata dal populismo, dalla mancanza di rispetto e dal suo non essere per niente politically correct.

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Molti lo paragonano al Trump filippino, ma Trump a confronto è molto più democratico. Le dichiarazioni di Duterte fanno veramente rabbrividire. Dopo aver sentito dello stupro di una missionaria australiana, ha commentato dicendo che era stato un vero spreco e che era così bella da voler essere stato lui. Una frase del genere è difficile da ripetere, anche solo per denunciare quanto è disgustosa. Altre affermazioni indecenti riguardano le violenze che, si dice, abbia subito sua figlia, da parte di alcuni ragazzi, che lui ha minimizzato definendole “le lamentele di una femminuccia”. Inoltre ha dichiarato che lui non sa niente di economia, ma che agirà per “macellare” i criminali.

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Sulla scena internazionale si teme che Duterte possa riportare le Filippine ad una nuova dittatura. La sua proposta di politica estera è molto aggressiva e si propone di opporsi fermamente alla Cina per prendersi le isole contese tra Pechino e Manila. Questa proposta è vista molto male da Pechino, che ha sempre lasciato le Filippine all’influenza USA ma potrebbe decidere di dover dare una lezione all’ intero arcipelago.

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Gli altri candidati sono troppo deboli. La senatrice Grace Poe, figlia adottiva di due popolari attori, partiva da favorita ma è stata poi danneggiata da polemiche sui suoi requisiti (dato che ha dovuto rinunciare alla cittadinanza statunitense per candidarsi). Il ministro dell’Interno Mar Roxas, appoggiato dal presidente in carica manca di carisma. L’attuale vicepresidente Jejomar Binay, anch’egli candidato, ha perso consensi perché rischia un’accusa di corruzione.

Senator Grace Poe, one of the contenders in 2016 presidential election, speaks during a business forum in Pasay city, Metro Manila

 

Alla minaccia di Duterte si aggiunge anche la candidatura a vicepresidente di Marcos JR, figlio dell’ex dittatore filippino. Nelle Filippine l’elezione del presidente e del vice-presidente sono staccate. Il figlio dell’ex dittatore chiede di non essere giudicato come continuatore della politica di suo padre e che dimostrerà di lottare per la democrazia. Dai sondaggi , che danno Duterte e Marcos in vantaggio, sembra che il paese stia puntando verso la peggiore e più pericolosa linea politica che si possa avere.

Per saperne di più:

https://insider.pro/it/article/83682/

http://www.bbc.com/news/world-asia-36223755

https://www.washingtonpost.com/world/asias-version-of-donald-trump-may-be-the-philippines-next-president/2016/05/06/f2c30f12-120b-11e6-a9b5-bf703a5a7191_story.html

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