Il profilo del candidato. Stefano Fassina

Stefano Fassina è il candidato della sinistra radicale romana. Il suo partito, Sinistra Italiana, rappresenta un nuovo laboratorio della sinistra creato dai parlamentari di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL), ex Partito Democratico (PD) ed ex Movimento 5 Stelle (M5S).

Chi è?

Il candidato della sinistra ha un profilo più nazionale e governativo che romano e metropolitano. Laureato in discipline economiche e sociali alla Bocconi di Milano,  i suoi incarichi all’interno dei governi risalgono al 1998 come consulente per le politiche sociali del Ministro del Lavoro, allora Antonio Bassolino. Questo incarico dura fino all’anno successivo e gli serve da trampolino per arrivare a lavorare all’interno della Banca InterAmericana per lo Sviluppo. Questa banca, così come anche la Banca Mondiale, ha come fine la realizzazione di progetti per aiutare lo sviluppo dei Paesi dell’America centrale e del sud.

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Fino al 2000 il suo lavoro si incentra ancora una volta sulla collaborazione con i governi, sia al livello di ministeri (soprattutto con il Ministero del Lavoro), sia con i dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri (soprattutto con il Dipartimento degli Affari Economici) durante il governo D’Alema a cavallo tra il 1999 e il 2000. Questo nuovo impegno lo porta a lavorare per cinque anni con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) in qualità di economista, sempre a Washington così come in precedenza con la Banca InterAmericana per lo Sviluppo. Dopo il quinquennio all’FMI il suo lavoro ritorna a essere incentrato sulla materia economica e sociale a livello di governo, collaborando soprattutto con il governo Prodi. 

La sua scalata finisce nel 2013, dopo essere arrivato ai vertici del PD nel 2010 come responsabile economia e lavoro. Già eletto alla Camera dei Deputati, viene nominato  viceministro dell’Economia e delle Finanze sotto il Ministro Fabrizio Saccomanni, ex direttore generale della Banca d’Italia, nominato dal Presidente del Consiglio Enrico Letta. Nei successivi 3 anni si distacca dalla corrente dei Giovani Turchi del PD (corrente dei democratici portata avanti dalla componente più giovane dell’area dirigenziale PD) e, dopo la scalata al potere di Matteo Renzi, definitivamente dal suo partito.

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Qualche mese fa, novembre 2015, Stefano Fassina fonda la nuova componente parlamentare “Sinistra Italiana”. Con questo gruppo il suo impegno lo porta a essere delineato, senza primarie, come il candidato a Sindaco di Roma per le elezioni del 5 giugno 2016.

Le liste

Le liste che sostengono Stefano Fassina sindaco sono “Sinistra per Roma” e “Civica per Fassina Sindaco”. All’interno della prima lista possiamo trovare molti candidati che provengono dalle file di SEL a livello romano. Tra di loro, infatti, troviamo tre dei quattro consiglieri comunali del partito, Gianluca Peciola, ex capogruppo capitolino del partito, Gemma Azuni e Annamaria Cesaretti. La forza politica di questi tre candidati è notevole e i dati del 2013 lo testimoniano perfettamente. Più di 10.400 preferenze vennero raccolte dai tre consiglieri che sostennero Ignazio Marino, non senza qualche opposizione durante i 28 mesi del suo governo. Altro candidato importante nella lista in sostegno di Fassina è Sandro Medici, ex presidente dell’attuale VII Municipio (il più densamente abitato di Roma con circa 300 mila abitanti). Le sue battaglie combattute con i centri sociali lo hanno portato a godere di una stima e, per la maggior parte delle volte, appoggio da parte di quella fascia di popolazione che normalmente non va a votare perché non si sente rappresentata.

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Il capolista della lista Civica è Michele Dau, dirigente del Consiglio nazionale dell’economia e lavoro (CNEL). Oltre a lui i profili che emergono sono tutti di una società civile più o meno nota che, però, non sembra poter giocare un ruolo importante all’interno delle percentuali elettorali.

Sembra infatti che la grande parte dei voti arriveranno dalla prima lista, quella più politica e più radicata all’interno dei quartieri romani, soprattutto facendo perno su quelle zone territoriali storicamente pendenti verso una sinistra radicale. Le zone in cui la sinistra ex SEL verrà quasi sicuramente premiata maggiormente saranno Garbatella, storico fortino, nonché centro politico dell’attuale Sinistra Italiana, e Quadraro, che ancora oggi viene soprannominato “borgata ribelle” proprio per la sua immortale propensione verso la sinistra radicale. Molto dipenderà anche dalla mobilitazione o meno dei centri sociali. Nel caso di una nuova astensione il movimento di Fassina vedrà ridursi notevolmente le possibilità di incidere sulle elezioni romane.

Gli obiettivi

Se il raggiungimento del ballottaggio sembra utopia, gli obiettivi di Sinistra Italiana e di Fassina sono principalmente due. Il primo è la necessità di mantenere viva una frazione di sinistra all’interno di una città che non ha mai rifiutato, anzi, le sue idee. Il secondo, invece, è quello di contarsi e di capire la forza di questo nuovo soggetto.

Il primo obiettivo è quindi incentrato sulla necessità di salvaguardare quegli obiettivi raggiunti durante la campagna elettorale in sostegno di Ignazio Marino, nel 2013. In quelle elezioni SEL prese il 6,25% vincendo insieme al PD e portando in Consiglio Comunale 4 candidati. Inoltre la giunta Marino prevedeva che, all’interno dei rapporti di forza, la vicepresidenza andasse alla forza politica radicale ed in questo contesto venne nominato Luigi Nieri. Quello che oggi vuole essere evitato è il suicidio politico che venne attuato nel 2008 dalla Sinistra Arcobaleno che, nelle elezioni nazionali, non riuscì neanche a raggiungere la soglia di sbarramento.

Riguardo il secondo obiettivo, sembrano essere abbastanza importanti le scelte politiche fatte nelle ultime settimane. Il perentorio distacco dal centrosinistra di Roberto Giachetti, sia al primo che all’eventuale ballottaggio, sono un segno forte dell’obiettivo politico. Per questa nuova forza è necessario usare le elezioni di Roma per vendere come funziona la macchina organizzativa e il riscontro tra i cittadini romani.

Anche se il programma sembra essere ben strutturato non sembra esserci stata una campagna informativa adeguata per il raggiungimento degli obiettivi preposti. Il programma si articola in 41 punti suddivisi in 10 sezioni che comprendono, tra gli altri, lavoro, welfare, mezzi di trasporto, cultura e rifiuti.

Complice della mancata informazione approfondita è stato anche il problema delle liste che sono state escluse due settimane fa e che hanno fermato la campagna elettorale nel momento più importante del proprio svolgimento. I responsabili della campagna elettorale hanno infatti dovuto comprimere la fine della campagna elettorale, calcolata in un mese, a una di appena due settimane e mezzo.

 

APPROFONDIMENTI

Stefano Fassina – Il lavoro prima di tutto. L’economia, la sinistra, i diritti

 

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