Laos: il nuovo protagonista del Sud-Est Asiatico

Per il Laos questo 2016 è stato un anno importante ma molto impegnativo  sia in politica interna, con il rinnovo del Politburo, sia in ambito internazionale con la presidenza dell’ASEAN. Le occasioni per emergere nel Sud-Est Asiatico ci sono state sicuramente, vediamo come le ha sapute sfruttare.

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La Repubblica Democratica del Popolo Lao (Lao Pdr), fondata il 2 dicembre 1975, è uno Stato monopartitico comunista. La Costituzione fu promulgata per la prima volta nel 1947, per essere poi rivista nel 1957 e nel 1991. Il capo dello Stato è il Presidente, eletto ogni 5 anni dall’Assemblea Nazionale (il parlamento, organo del potere legislativo, composto da 115 membri) e ricopre anche la carica di leader del LPRP, il Partito Rivoluzionario Popolare del Laos, e di capo delle forze armate. Il capo del governo è invece il Primo Ministro a capo del Consiglio dei Ministri (13 membri), il più alto organo esecutivo dello Stato. I membri del Consiglio sono scelti dal Presidente con l’approvazione dell’Assemblea Nazionale e restano in carica per 5 anni. Le politiche governative sono invece determinate dal partito attraverso il Politburo, composto da 9 membri e dalla Commisiine Centrale (49 membri).
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Nelle intenzioni del 10° congresso del Partito rivoluzionario del popolo, il nuovo Politburo laotiano dovrebbe distinguersi marcatamente dai quadri uscenti, screditati soprattutto in seguito agli arresti per corruzione del ministro delle Finanze e del governatore della Banca Centrale. Il fatto che la precedente leadership abbia concluso la propria stagione politica non cambia il fatto che il neo eletto segretario e attuale vice presidente, Bounnhang Vorachith, sia una figura di continuità. La guida del paese rimane saldamente nelle mani del Partito in cui nonostante sia in corso una transizione tra gli ultimi reduci rivoluzionari e una nuova generazione, i leader continuano a provenire quasi esclusivamente dalla stagione rivoluzionaria, come lo stesso segretario.
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Il Primo Ministro Thongloun Sisoulith e il Presidente del Laos Bounnang Vorachit

Questo è un anno importante per il Laos anche a livello internazionale, perché ha guidato la presidenza dell’ASEAN. Non a caso è da alcuni anni che il Laos si presenta sempre più come un possibile fulcro geopolitico dell’intera regione, diventando per questo oggetto delle mire di Cina e Vietnam. Ciò che pare cambiare nella nuova tornata di nomine è proprio la preferenza nei confronti di questi due vicini, filo-vietnamita quella dei vecchi leader e filo-cinese quella dei nuovi. Il Paese è stato tradizionalmente nell’orbita di Hanoi e oggi il “rapporto speciale” è fondato sempre più sulla convenienza. Per sostenere la crescita economica laotiana (attualmente con una media del 7,8%), Vientiane sarebbe intenzionata a promuovere ulteriormente il commercio e gli investimenti di Hanoi, ma dopo più di trent’anni questi legami economici ancora faticano a generare i risultati attesi.

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Ed è qui che si inserisce la Cina. Pechino considera il Laos un punto d’appoggio strategico all’interno del blocco ASEAN che se controllato, garantirebbe un vantaggio su Washington nella sfida al controllo degli equilibri nella regione e per questo sta corteggiando Vientiane con i suoi capitali. Se prima della fine della guerra fredda i rapporti tra Cina e Laos erano quasi inesistenti, all’indebolirsi del Vietnam, Pechino è subentrato diventando il primo investitore straniero, fonte del 30% di tutti gli investimenti esteri nel paese. Per questo il Laos è stato costretto ad assecondare le pressioni cinesi anche nell’ambito della costruzione di numerose dighe sul corso del fiume Mekong e su quello dei suoi affluenti. Essendo Pechino uno dei principali beneficiari dell’incremento nella produzione idroelettrica attraverso l’importazione dell’energia prodotta, Vientiane cerca di assicurarsi nuovi capitali cinesi realizzando dieci dighe entro il 2020, scatenando le ire del Vietnam a causa dell’impatto stimato sulla sicurezza della produzione ittica proveniente dal fiume.

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Costruzione diga sul Mekong

La Cina preferisce trattare con singoli paesi piuttosto che con una organizzazione unita. Tuttavia i progetti cinesi danno grande importanza al Mar Cinese Meridionale, inquadrati nella 21st-century Maritime Silk Road, ossia la parte marittima del piano One Belt One Road (OBOR) vale a dire la realizzazione di corridoi commerciali ed economici per la circolazione delle merci, piani di cui anche il Laos è parte integrante.

Uno dei progetti cinesi prevede infatti che uno di questi corridoi, lungo circa 3000km, partendo da Kunming capitale dello Yunnan, raggiunga Singapore passando anche per il Laos. Proprio recentemente Pechino e Vientiane hanno raggiunto un accordo per la realizzazione di una linea ferroviaria che entrando da Boten arrivi alla capitale del Laos, prima di proseguire in terriorio thailandese. Il tratto laotiano, la cui realizzazione sarà terminata per il 2020, prevede che per il 60% sia composto di ponti e gallerie, il che rende l’opera molto costosa. Il capitale sarà fornito per il 70% direttamente dalla Cina, mentre la rimanente parte (circa 480 milioni di dollari) avrà la forma di prestiti che Pechino farà al Laos. Proprio sul tasso di interesse per la restituzione si erano arenate le precedenti trattative. Tuttavia voci discordanti dal governo di Vientiane criticano il fatto che il nuovo accordo sui tassi non sia stato reso di dominio pubblico, così come i rischi finanziari dell’operazione.

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La pedina Laos all’interno dello scenario asiatico fa quindi molta gola alla Cina, necessaria per inserirsi sempre più dentro le politiche dei paesi dell’ASEAN. I nuovi sconvolgimenti internazionali potrebbero permettere alla Cina di ottenere un ruolo ancora più egemonico all’interno del circuito del Sud-Est Asiatico. Il Laos in conclusione deve maturare ancora per prendere decisioni in ambito economico senza dipendere da Cina o Vietnam, ma già aver trovato un ruolo da protagonista nella geopolitica indocinese è un gran passo avanti per il Paese più povero della penisola. Gli scogli da evitare sono parecchi e disseminati un po’ ovunque, vedremo quale rotta terrà il Laos, l’unico paese del Sud-Est asiatico privo di uno sbocco al mare.

Fonti:

http://www.heritage.org/index/country/laos

https://freedomhouse.org/report/freedom-world/2016/laos

http://povertydata.worldbank.org/poverty/country/LAO

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-riposizionamento-di-laos-e-vietnam-nel-sud-est-asiatico-14560

https://www.asean2016.gov.la/

 

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