Il destino delle minoranze irachene nel post-Isis: il caso delle donne Yazidi

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In Iraq convivono da secoli differenti gruppi etnico-religiosi e, tra questi, le minoranze più importanti sono quelle dei Cristiani, dei Kaka’i, dei Shabak, dei Turkmen e Yazidis.
Tutti questi gruppi si trovano ora in uno stato di estrema insicurezza, vivono in un clima di costante paura e la situazione non sembra anticipare cambiamenti in senso positivo nemmeno in un ipotetico scenario post- Isis. I principali problemi che queste minoranze si trovano ad affrontare sono collegati alle tre principali forze che agiscono nella Regione ossia il governo iracheno, il governo curdo e la comunità internazionale, che, ad oggi, appare totalmente indifferente riguardo la loro condizione.

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Secondo i dati diffusi dalle principali organizzazioni, tra cui l’UNHCR, dal 2014 (anno della caduta di Mosul), ad oggi, ci sarebbero stati circa 4 milioni di cittadini dislocati all’interno del territorio. L’Iraq si trova, attualmente, ad essere privo di un comando unificato e stanno traendo vantaggio da questa situazione diversi gruppi armati che detengono la sicurezza delle varie parti del Paese. Tutto ciò va ad alimentare un clima di sempre maggiore insicurezza che porta gli appartenenti alle varie succitate minoranze ad abbandonare la patria per cercare sicurezza all’esterno, soprattutto in Libano, Turchia e Giordania. L’emigrazione è infatti un dato costante sin dal 2003 e, negli ultimi anni, sta subendo un’impennata pericolosa. La paura di ripercussioni e violenze viene alimentata dal fatto che non si riesce, all’interno del Paese, ad intraprendere un serio dibattito riguardante gli strumenti di transitional justice da adottare per mutare la situazione  e, soprattutto, come gestire il Paese nel periodo post-Isis.

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Ma quale è la condizione attuale di uno dei gruppi che ha dovuto subire più soprusi e violenze sotto il potere dell’Isis, ossia gli Yazidi? In che modo si sta cercando di garantire un futuro diverso alla popolazione, in particolare per quanto riguarda una delle componenti più colpite, ossia le donne?
E’ infatti importante concentrarsi su queste ultime poiché esse costituiscono, nella maggior parte dei conflitti, il gruppo più vulnerabile e soggetto al maggior numero di violenze, insieme ai bambini. Vittime della cosiddetta “genderbased violence“, ossia della violenza determinata dal genere, sono costrette ad affrontare violenze, spesso domestiche, abusi, mutilazioni e vengono inoltre coinvolte in matrimoni forzati o nella tratta di esseri umani. La gender-based violence non è assente nemmeno nel contesto iracheno, in cui le donne si trovano a vivere nella paura sia dell’ISIS sia dei propri ambienti familiari. In Iraq, inoltre, è totalmente assente un sistema di aiuti sia per quanto riguarda l’assistenza alle donne in gravidanza, sia per quanto riguarda l’assistenza a livello psicologico per le vittime di abusi.

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GLI YAZIDI

Gli Yadizi o Yezidi sono una popolazione di etnia curda presente in Medio Oriente sin dal 4000 AC, in particolare nel nord dell’Iraq (Sinjar). Lo stesso nome Yazidismo va ad identificare una delle religioni più antiche della Regione, che viene ancora praticata da questa particolare minoranza, caratterizzata dal monoteismo e tratti di esoterismo.  Dal 2005 al 2014, anno in cui si interrompono i dati considerabili affidabili, si conta che più di 200’000 yadizi siano emigrati dalla regione e questo alto tasso viene facilmente spiegato dal fatto che, loro più di chiunque altro, sono soggetti a violenze e discriminazioni  continue e lo sono stati soprattutto sotto il potere del Califfato. L’ISIS infatti li ha dipinti per anni come “adoratori del diavolo” e ciò ha portato la minoranza yadiza ad essere presa di mira e, in particolare, la maggior parte delle violenze si sono concentrate nei confronti di donne e bambini. Le donne nella società yadiza sono considerate inferiori agli uomini, nel nucleo familiare infatti l’uomo esercita piena autorità su moglie e figli, ma comunque godono di un alto livello di libertà. Possono infatti svolgere gli stessi lavori degli uomini, dialogare liberamente e, alle volte, possono prendere parte attiva nei combattimenti contro i nemici. Questo sistema di “eguaglianza” e semi-parità tra uomo e donna è stato brutalmente spezzato dall’ISIS che, negli ultimi anni, ha messo in piedi un sistema di schiavizzazione  sessuale con l’istituzione di veri e propri mercati di scambio di donne. Queste ultime vengono infatti considerate alla stregua di spoglie di guerra e, una volta che gli uomini vengono uccisi, vengono portate via e vendute, anche a cifre esorbitanti. Una volta vendute devono subire ogni tipo di sopruso e violenza e vengono trattate come se si trattasse di veri e propri oggetti, costrette a convertirsi all’Islam, a sposarsi e, in molti casi, ad abortire dopo aver subito violenza. Molte tra loro cercano di evitare questa sorte provando in tutti i modi ad apparire meno desiderabili, per esempio con le automutilazioni, e, se ciò non è sufficiente, decidono di sfuggire alla situazione ricorrendo al suicidio.

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Ma il vero problema per queste donne non si pone solamente sotto la schiavitù jihadista. Anche nel caso in cui riescano a sfuggire alle mani dell’ISIS e tornare a casa, esse vengono, infatti, comunque completamente ostracizzate dalla società o, nel peggiore dei casi, uccise dai familiari per salvaguardare l’onore della famiglia. La fede yazida proibisce infatti sia le relazioni che le nascite al di fuori della comunità. In modo inaspettato questa situazione è cambiata nel 2014, dopo che un gruppo di attivisti si è battuto per la reintroduzione delle donne sfuggite al Califfato nella comunità degli yazidi. Si è infatti arrivati all’emanazione di un decreto religioso, siglato nel settembre del 2014 in Curdo, che prevede l’istituzione di una sorta di “battesimo” per restaurare l’onore delle donne schiavizzate dagli jihadisti.Gran parte di queste cerimonie avvengono ora a Lalish, considerata il sito principale della fede degli yazidi. Il decreto ha trovato fortunatamente un riscontro positivo nella maggioranza della popolazione, con molti mariti che hanno riaccolto nelle proprie case le moglie e altri che hanno accettato di sposare le sopravvissute alle violenze sessuali perpetuate dai combattenti del Califfato. La situazione è ancora precaria nella regione ma il decreto del 2014 può essere visto a tutti gli effetti come una risposta radicale alla situazione e un segnale di modernizzazione e speranza soprattutto per quanto riguarda il futuro di tutte quelle donne che riescono a sfuggire ai soprusi dell’ISIS.

FONTI

http://minorityrights.org/wp-content/uploads/2017/06/MRG_Rep_Iraq_ENG_May17_FINAL2.pdf

https://www.theguardian.com/global-development/2017/jul/01/i-was-sold-seven-times-yazidi-women-welcomed-back-into-the-faith

https://www.theguardian.com/world/2014/aug/09/yazidis-iraq-refugees-isis

http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/CoISyria/A_HRC_32_CRP.2_en.pdf

APPROFONDIMENTI

https://www.wilsoncenter.org/event/iraq-now-and-after-isis

http://www.refinery29.com/2017/06/157776/iraqi-women-isis-occupation-mosul-photos

http://edition.cnn.com/2016/10/26/middleeast/mosul-offensive-women-escaped-isis/index.html

http://www.gal-dem.com/yazidi-woman-today-facing-genocide/

http://www.bbc.com/news/av/world-europe-33997748/the-kurdish-and-yazidi-women-taking-up-arms-against-is

http://www.womenforwomen.org.uk/campaigns/iraq-syrian-and-yezidi-women-struggle-rebuild-liveshttp://

http://nytlive.nytimes.com/womenintheworld/2017/04/07/yazidi-woman-enslaved-by-isis-shares-her-story-of-survival/

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/isis-sex-slaves-lamiya-aji-bashar-nadia-murad-sinjar-yazidi-genocide-sexual-violence-rape-sakharov-a7445151.html

http://www.telegraph.co.uk/women/life/iraqs-yazidi-women-islamic-state-murdered-our-husbands-now-were/

https://www.newsdeeply.com/womenandgirls/articles/2017/03/13/escape-isis-freedom-justice-yazidi-women-girls

http://www.trustconference.com/actions/i/?id=62a5c9be-de9e-46bf-9a18-6df479d77819

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/life-as-a-woman-under-isis-document-reveals-for-the-first-time-what-group-really-expects-from-female-10025143.html

PHOTO CREDIT

ABBIE TRAYLER-SMITH / PANOS

Getty

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