La svendita dell’Amazzonia è una questione politica

L’Amazzonia è, a ragione, considerata tra le più grandi risorse ambientali del nostro pianeta e l’appellativo di “polmone terrestre”, procuratogli dall’enorme quantità di ossigeno prodotto e di anidride carbonica consumata, basterebbe da solo a garantirgli intangibilità.  Purtroppo la realtà è ben diversa.

Come avevamo già spiegato in un precedente articolo  la deforestazione in Amazzonia è aumentata del 24 per cento nel 2015 e del 29 per cento nel 2016, portando a quasi ottomila i chilometri quadrati distrutti nel corso di questo periodo. Tra i principali artefici dello smantellamento ambientale è da inserire il presidente brasiliano Michel Temer, succeduto senza elezioni a Dilma Rousseff nell’agosto 2016, decaduta a causa di impeachment.

grafico greenpeace

Dopo aver smantellato una delle ultime leggi del governo Roussef (che prevedeva la creazione di 5 aree protette su terre federali) nelle ultime settimane Michel Temer ha tentato di svendere quella che, a oggi, rimane la zona più incontaminata della Foresta Amazzonica: la Riserva Nazionale di Rame e Associati (in portoghese Reserva Nacional de Cobre e Associados, Renca) negli stati di Amapá e Pará.

Dopo aver retrogradato, a maggio, la riserva di Jamanxim da “Foresta Nazionale” ad “Area di Protezione Ambientale” (regime in cui ci sono meno restrizioni per occupazione e sfruttamento), il governo ha emanato il 24 agosto scorso un decreto che mirava ad abolire la Renca, aprendo così i 46.000 chilometri di cui si compone alle trivellazioni e allo sfruttamento, in particolare di multinazionali straniere. La zona interessata dal decreto era stata creata nel 1984 sotto la dittatura militare del governo Figueiredo, mai estremamente attenta alle questioni ambientali, ma comunque conscia dell’importanza del territorio per i brasiliani e non solo.

Tweets Temer
Nel primo tweet si legge: ”Il governo non ha alterato nessuna riserva ambientale della nostra Amazzonia. Abbiamo riorganizzato un’area minerale, è ben differente”. Nel secondo, invece, le parole di Temer sono: ”Il nostro impegno è per uno sviluppo sostenibile dell’Amazzonia, che unisca la conservazione dell’ambiente alla generazione di reddito per le popolazioni locali”

MOTIVAZIONI POLITICHE

Il presidente brasiliano si è difeso a più riprese dalle accuse che gli sono piombate addosso da opposizione, società civile e reti ecclesiali, sostenendo la bontà della misura presa in quanto ”finalizzata ad attrarre investimenti esteri e creare nuovi posti di lavoro nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale”. È curioso notare come, nonostante la preoccupazione per la sostenibilità del progetto, il Ministro dell’Ambiente José Sarney Filho non sia nemmeno stato interpellato, al contrario di Fernando Coelho Filho, attualmente al ministero per l’Estrazione e l’Energia.

Temer, comunque, ritiene necessaria la mossa politica per tirare fuori il Brasile da quella recessione economica che, iniziata nel 2014, è per molti esperti la peggiore degli ultimi 80 anni.

Nonostante le parole del leader di governo, tuttavia, non sono pochi coloro che vedono nel decreto una strategia politica ben precisa. Temer, infatti, ha rischiato di fare la fine di Dilma Roussef lo scorso agosto quando, accusato di corruzione, è stato salvato da un processo di impeachment grazie alla maggioranza governativa che ha respinto le accuse  mosse verso di lui in una votazione alla Camera dei deputati. Cos’ha a che vedere questo con il decreto? Semplice, all’interno della maggioranza che lo sostiene (e che Temer spera lo sostenga anche alle prossime elezioni del 2018) sono ben rappresentate molte delle lobby che trarrebbero immensi benefici economici dalla svendita dell’Amazzonia, su tutti allevatori, deputati legati ai colossi mondiali dell’estrazione mineraria e costruttori.

In questa direzione vanno interpretate anche le recenti privatizzazioni della compagnia elettrica Eletrobas e della società che si occupa di gestire le autostrade brasiliane, la Ecorodovias. 

Amazzonia

LO STOP AL DECRETO

Subito dopo la firma del decreto sono cominciate le proteste da ogni parte. La mobilitazione della società civile ha così portato la questione alla Corte Federale che, tramite il giudice Rolando Valcir Spanholo, ha sospeso la legge per 120 giorni adducendo due motivazioni: la prima, riguarda il fatto che il Governo brasiliano si è curato di interpellare solo le imprese minerarie interessate a sfruttare l’area, senza includere le popolazioni ivi presenti, nonostante questo sia esplicitamente previsto dalla Costituzione del 1988; la seconda, invece, verte sull’impossibilità di  stabilire la fine di una riserva tramite un decreto (deve trattarsi, in realtà, di un disegno di legge approvato dal Parlamento).

Contro il decreto anche il parere firmato dal vice procuratore generale Mario José Gisi nel quale si afferma che la differenza tra le aree conservate all’interno e all’esterno di Renca è “cristallina” e che “la scena della devastazione vista nei dintorni sarà riprodotta in pochi anni se non sarà dichiarata l’illegalità e l’incostituzionalità del decreto presidenziale”. Secondo il testo, attualmente solo lo 0,33% dell’area della riserva viene disboscato, mentre il decreto Temer rilascerebbe all’estrazione mineraria circa il 70,4% del territorio. 

La sentenza, tuttavia, non è definitiva. L’ Ufficio del procuratore generale (in portoghese Advocacia-Geral da União AGU) ha infatti riferito immediatamente che si appellerà contro la decisione del Tribunale e la possibilità che questo venga accettato è molto alta. 

POSSIBILI CONSEGUENZE

Ad esser a rischio con questa manovra non sono solamente la flora e la fauna incontaminate di queste zone. A sentire esperti di Amazzonia, infatti, la foce del Rio più lungo del mondo sarebbe la casa di alcune tra le circa cento ultime tribù rimaste allo stato primitivo e mai raggiunte dalla società. Si tratta di un patrimonio incredibile per l’umanità ed è molto facile immaginare cosa potrebbe succedere se l’uomo e le sue macchine vi entrassero in contatto (nel recente passato, ad esempio, raffreddore e morbillo hanno decimato alcuni di questi nuclei).

L’altro grande problema che si troverebbero ad affrontare gli indigeni nel caso il decreto andasse a buon fine sarebbe infine rappresentato dai campesinos, contadini senza terra che attendono l’apertura di nuovi percorsi per raggiungere e coltivare terreni ormai per loro inaccessibili. Il rischio di un’ennesima guerra tra poveri sarebbe altissimo. 

La Foresta Amazzonica non è mai stata sotto attacco come negli ultimi anni. L’attenzione di associazioni ambientaliste e della società civile tutta non può permettersi di calare. La Terra non può permettersi di perdere il suo polmone. 

 

FONTI E APPROFONDIMENTI:

https://oglobo.globo.com/opiniao/temer-cede-grupos-antipreservacao-da-amazonia-21766926

http://www1.folha.uol.com.br/colunas/janiodefreitas/2017/09/1915320-temer-e-seu-governo-se-destroem-para-destruir-o-pais.shtml

https://oglobo.globo.com/economia/governo-recua-suspende-decreto-que-extinguiu-reserva-mineral-na-amazonia-21772031

http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Temer-non-svendere-lAmazzonia-alle-aziende-minerarie-/

http://www1.folha.uol.com.br/colunas/eliogaspari/2017/09/1915325-itamaraty-concedeu-agrement-a-embaixadores-encalacrados.shtml#_=_

https://www.theguardian.com/environment/2017/aug/30/brazilian-court-blocks-abolition-of-vast-amazon-reserve

http://www.bbc.com/news/world-latin-america-41033228

 

 

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