“Don’t forget us”: gli attori regionali e internazionali nella guerra in CAR

In Repubblica Centrafricana impervia una guerra civile che non ha intenzione di terminare. Questa situazione non è sfuggita ad altri stati e organizzazioni internazionali, che hanno inviato truppe e personale in Centrafrica. Vediamo di seguito gli interventi esteri.

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Ciad

Già artefice della salita al potere di Bozizé, il Ciad è stato suo fidato alleato finché si è trattato di arginare i flussi di rifugiati provenienti dal Sudan. Nel dicembre 2012, preso atto dell’incompatibilità della sua presenza militare con quella sudafricana, e dell’incapacità di contrastare i ribelli ciadiani attivi sul territorio della RCA, il Ciad ha deciso di voltare le spalle al proprio vicino. Non vi sono dubbi che il Paese sia stato tra i sostenitori occulti della coalizione che ha rovesciato Bozizé. Ora, messo di fronte al pericolo del terrorismo islamico, anche il presidente ciadiano Déby è costretto a riaggiustare la propria posizione, denunciando l’insostenibilità di un vuoto di potere che potrebbe costare caro alla stabilità interna del Paese.

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Idriss Deby

Il Ciad ha una forte presenza militare in RCA. Gran parte della missione militare dell’Unione Africana (MISCA) di 5.500 persone è stata fornita dal Ciad (ne parleremo in seguito). Tuttavia, nella Repubblica Centrafricana, la popolazione guarda le truppe straniere con scetticismo.

Il Ciad è stato accusato di sostenere i ribelli di Seleka e persino di addestrare alcuni di loro. Questo Paese ha costruito la sua forza militare grazie alle sue entrate petrolifere,  che lo hanno reso apparentemente stabile e potente. Tuttavia questo aspetto è ingannevole. Il presidente Deby sta cercando un modo per rinforzare i confini meridionali, con l’obiettivo di rendere il Paese inattaccabile, come aveva fatto prima nel conflitto del Darfur quando i ribelli del Sudan minacciarono il suo governo. Un ulteriore punto debole è la regione di confine tra RCA e Ciad meridionale, che potrebbe essere un luogo di raccolta per i ribelli che minacciano di insorgere contro N’Djamena. Esiste un’altra ragione per cui questo confine è di interesse per Deby: ci sono i pozzi di petrolio. Qualsiasi difficoltà in questa regione di frontiera comprometterebbe anche la produzione di petrolio in Ciad.

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Congo e Camerun

La Repubblica del Congo ha avuto una forte influenza sui recenti processi di pace in RCA, ma gli obiettivi della loro strategia rimangono ancora poco chiari. Nel 2015, il Presidente Sassou Nguesso, nominato dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECCAS) come mediatore principale, facilitò l’organizzazione dei «colloqui di Nairobi». Questi si svolsero in parallelo ai negoziati di pace in corso e, perciò, vennero percepiti dal Presidente Samba Panza come uno sforzo per delegitimizzare il governo transitorio e un modo, per Sassou Nguesso, per ottenere il favore agli occhi della comunità internazionale. Inoltre, dal 2014, la Repubblica del Congo ospita il leader del FPRC Abdoulaye Miskine che dimostra gli interessi di Sassou Nguesso nell’esercitare influenza o controllo su questo gruppo armato.

Anche gli interessi e l’influenza del Camerun in RCA sono difficili da determinare. Mentre la maggior parte dei capi di stato dell’ECCAS ha sostenuto Michel Djotdia come nuovo presidente della transizione, nel 2013 Paul Bia, presidente del Camerun, decise di ospitare Francois Bozizè dopo il colpo di Stato di Séléka per un periodo di due mesi. Dopo questo episodio, il Camerun ha progressivamente diminuito la sua partecipazione alle attività volte a ricostruire il sistema politico in Centrafrica, mentre i suoi interessi economici sono rimasti intatti. Il porto di Douala, in Camerun, rappresenta il punto di transito principale per la maggior parte delle importazioni e delle esportazioni della RCA. Il confine poroso tra i due stati permette inoltre che i diamanti, l’oro, l’avorio e il bestiame vengano regolarmente contrabbandati dalla RCA in Camerun.

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Porto di Douala

Unione Africana

L’Unione Africana contribuì alla lotta per il mantenimento della stabilità in RCA con il MISCA (acronimo francese per  Mission internationale de soutien à la Centrafrique sous conduite africaine). MISCA è una missione istituita dal Consiglio per la pace e la sicurezza (PSC) dell’Unione africana con il pieno sostegno della Nazione Unite. È stato istituito il 5 dicembre 2013 con una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (risoluzione 2127) per stabilizzare i conflitti nel Paese a seguito del colpo di stato del marzo 2013. La missione, guidata dall’Unione africana e sostenuta dall’ONU, è stata schierata il 19 dicembre 2013. L’attuale forza MISCA è composta da 5.097 soldati e 602 poliziotti provenienti da 10 paesi africani (tra cui Congo e Camerun) insieme a una componente civile che si occupa di questioni quali i diritti umani, il disarmo, gli aiuti umanitari e gli affari politici. La MISCA è completata dall’operazione francese di 2.000 soldati, nota come Operation Sangaris, e da una forza dell’Unione europea (UE) che ha inviato le sue prime truppe in RCA nell’aprile 2014 e si prevede che raggiungerà una forza totale di truppe e di polizia di circa 800 persone. MISCA ha trasferito la sua autorità a MINUSCA, nuovo soggetto peacekeeping dell’ONU nel 2015.

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Sudafrica

Importante fu l’intervento del Sud Africa in RCA. Jacob Zuma nel 2013 inviò truppe per difendere il decaduto Presidente Bozizè, che fuggì in Camerun. Dal 2013 le truppe non solo sono rimaste sul suolo centrafricano, ma sono negli anni aumentate. Nell’intervento sudafricano, più che il nobile scopo di mantenimento della pace, sembra prevalere l’interesse sui diritti di sfruttamento di materie prime minerarie nella Repubblica Centrafricana. Gli interessi sudafricani hanno quindi portato la South African Defense Force a muoversi all’interno del Paese, in funzione principalmente anti Seleka. La presenza sudafricana sembra quella con meno giustificazioni di causa, anche se potrebbe essere spiegata con la storica volontà sudafricana di voler essere riconosciuta come potenza regionale per eccellenza. I suoi vari interventi, non solo in RCA, sottolineano quest’aspetto.

Francia

Parigi risponde ancora agli appelli della Françafrique. La crisi della Repubblica Centrafricana era stata discussa dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 2012 quando, all’unanimità, era stata approvata una risoluzione presentata dalla Francia che oltre a chiedere a Seleka di deporre le armi, aveva aperto alla possibilità che MISCA venisse trasformata in una operazione dell’ONU. La Francia, inizialmente, aveva deciso di non intervenire direttamente nel conflitto: già prima del colpo di stato di Seleka disponeva di un contingente di circa 200 soldati nel paese, rafforzato a marzo con altre 400 unità che, tuttavia, non erano intervenute a difesa di Bozizé ma si erano limitate a presidiare l’aeroporto di Bangui e a proteggere i cittadini francesi presenti nel Paese. La Francia aveva già un contingente militare nella RCA per impedire che i giacimenti di uranio a Bakouma, gestiti dal gruppo francese Areva, cadessero in mano ribelle.

L’aggravarsi della crisi ha però indotto la Francia ad ampliare il suo impegno, presentando al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una nuova risoluzione che rendesse effettiva la possibilità che MISCA si trasformasse in un’operazione di peacekeeping più ampia. Le richieste francesi prevedevano  l’istituzione di un fondo con contributi provenienti da tutti gli stati membri e l’imposizione di un embargo sulle forniture di armi «per un periodo iniziale di un anno», ad eccezione delle attrezzature militari destinate a MISCA e ai soldati francesi. Dopo che l’ONU accosentì alle richieste francesi, Hollande decise di rafforzare il suo contingente. L’Operazione Sangaris, così denominata, nacque il 5 dicembre 2013, a seguito della risoluzione 2127 dell’ONU. L’operazione, che è stata ufficialmente chiusa l’anno scorso, nel 2016, avrebbe dovuto coadiuvare i movimenti di MISCA e il suo graduale inserimento nella nuova operazione ONU. Dopo la fine di Sangaris, alcune agenzie internazionali hanno accusato i soldati francesi di stupri e violenze contro i civili.

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Nazioni Unite: Minusca

Preoccupato per la sicurezza, la distribuzione degli aiuti umanitari, i diritti umani e la crisi politica nella Repubblica Centrafricana e le sue implicazioni regionali, il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il 10 aprile 2014 l’istituzione di un’operazione multidimensionale di pace delle Nazioni Unite – MINUSCA – con la protezione dei civili come massima priorità . Le altre attività iniziali comprendevano:

  • il sostegno al processo di transizione;
  • la facilitazione dell’assistenza umanitaria;
  • la promozione e tutela dei diritti umani;
  • il sostegno alla giustizia e allo stato di diritto;
  • il disarmo, la demobilizzazione, la reintegrazione e i processi di rimpatrio.

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Il Segretario generale dell’ONU ha riconosciuto che il processo di riparazione nella Repubblica Centroafricana non sarebbe stato rapido e che rispondere alla crisi avrebbe richiesto tempo e risorse. La scala delle esigenze del Paese era scoraggiante. I progressi in una qualsiasi area non sarebbero stati sostenibili senza un impegno significativo e simultaneo in altre aree. Un ulteriore rinvio di una risposta multidimensionale sostenibile avrebbe potuto portare anche maggiori costi umani e finanziari. La potenziale divisione del Paese lungo le linee settarie e la creazione di un terreno fertile per la nascita di gruppi estremisti sono stati considerati veri e propri rischi, con implicazioni potenzialmente ampie per la stabilità della regione.

Il Segretario generale è del parere che molti dei problemi che la Repubblica centrale ha affrontato abbiano superato le capacità di un’operazione di pace delle Nazioni Unite, considerando le complessità della crisi, l’assenza dell’apparato di sicurezza e la quasi inesistente capacità della Stato. La distribuzione di un’operazione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana, pertanto, dovrebbe essere parte di un impegno multisettoriale e a lungo termine dell’intera comunità internazionale. Il successo in questo sforzo più ampio, volto ad aiutare il governo e la popolazione della Repubblica Centroafricana a ricostruire uno Stato, dipenderebbe dai contributi e dagli impegni di molti attori.

 

 

Fonti:

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