Tra governabilità e ingovernabilità

Fino a pochi mesi fa il mantra della politica italiana era legato alla frase “È necessario che la sera delle elezioni si conosca il nome del vincitore e che questo governi per l’intero mandato“. Un messaggio legato all’idea di sistema elettorale maggioritario, a cui siamo abituati nei modelli anglosassoni, come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, ma che difficilmente abbiamo visto nell’Europa Continentale.

A pochi mesi da quelle stesse parole la situazione è cambiata e la paura di ogni formazione politica di veder vincere l’avversario ha convinto tutti della necessità di una legge proporzionale. Lo spettro che si annida nelle elezioni del 4 marzo è dunque quello dell’ingovernabilità, elemento che abbiamo già visto in praticamente tutti i grandi paesi europei, esclusa la Francia per il suo particolare sistema elettorale a due turni. Le domande che ci poniamo oggi riguardano i possibili scenari, chi governa quando manca un governo e come la responsabilità di formare un esecutivo può minare la base di un partito.

I possibili scenari

I sondaggi ci raccontano di un paese diviso e polarizzato lungo tre direttrici fondamentali: centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle. Allo stesso tempo tutti e tre questi poli non sembrano avere la forza di poter raggiungere una solida maggioranza. L’unico in grado di potersi affermare in base ai numeri della propria coalizione, secondo i sondaggi, resta il blocco di centrodestra, ma allo stesso tempo porta in grembo delle anime molto differenti che difficilmente andranno d’accordo.

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Gli altri due partiti, Movimento 5 Stelle e PD, sembrano essere condannati a non potersi neanche avvicinare ad una maggioranza. Il primo non corre in una coalizione, nonostante probabilmente sarà primo partito, mentre il secondo ha una sua coalizione ma con partiti non significativi, molto più deboli rispetto a quelli del centrodestra.

Aspettando dei sondaggi significativi possiamo per adesso immaginare due possibili scenari. Il primo è quello in cui il centrodestra vince in modo significativo e riesce a tenere unita la coalizione. La difficoltà di questa evenienza, precedentemente sottolineata, sembra portare al successivo scenario che è infatti legato alla possibilità di “una grande coalizione”, legata al modello tedesco. In questo caso Forza Italia e Partito Democratico potrebbero formare un governo, lasciando escluse le frange più radicali.

Altri possibili scenari riguardano il ruolo di partiti minori, come Liberi e Uguali, che potrebbero, in caso di un risultato significativo, entrare in un governo di intenti con il Movimento 5 Stelle o con il PD. Il primo caso è un’evenienza veramente difficile, soprattutto perché il partito capeggiato da Di Maio sembra ancora in cerca di una risposta sul tema alleanze. Il secondo caso sembra essere più facile ma successivamente andremo ad analizzare quali effetti potrebbe avere questa decisione.

Il governo nell’ombra dei tecnici

Tolti di mezzo gli scenari e il pallottoliere, nella mente della popolazione resta la domanda “ma chi governa nel periodo in cui non si riesca a formare un governo? L’intero paese si ferma?”. Sicuramente l’incertezza può portare delle problematiche serie al paese, in particolare rispetto al contesto internazionale che vedrà ciò come un indebolimento del sistema politico italiano.

È necessario chiarire che il governo Gentiloni resterà comunque a portare a termine l’ordinaria amministrazione fino alla nascita di un nuovo governo. Nonostante il governo non detti più coordinate politiche, questo non vuol dire che i ministeri smetteranno di lavorare.

Va infatti ricordato che, oltre ai ruoli politici, all’interno dei ministeri è presente un esercito di tecnici e funzionari che non saranno particolarmente influenzati dalla tornata elettorale. Per avere un esempio pratico possiamo guardare a due azioni recenti del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero della Difesa.

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Questi due dicasteri infatti hanno presentato due documenti molto importanti successivamente allo scioglimento delle Camere. Il primo ha rilasciato la nuova strategia dell’Italia nel Mediterraneo, mentre il secondo ha pubblicato tutti i documenti riguardo alla missione in Niger, che il nostro paese intraprenderà nel 2018. A guardare bene queste due azioni, risulta strano che queste due importanti decisioni siano state fatte in un momento di grande cambiamento politico. In realtà questo comportamento è assolutamente normale: entrambe le decisioni sono frutto di lavori di tecnici e di funzionari, che non dettano la linea politica, ma che portano a termine le azioni basilari per far sì che  il paese vada avanti nelle scelte fatte in precedenza.

L’elettorato di coerenza

L’assenza di un vincitore chiaro e la successiva ricerca di alleanze ha mostrato negli scorsi anni grandi problematiche, in particolare a livello di consenso politico. L’elettorato è molto cambiato negli ultimi dieci anni. Se era estremamente normale cercare alleati e coalizioni nel periodo della prima Repubblica, adesso, a partire dai primi anni duemila, questa ricerca di alleati, che porta ad un annacquamento del programma, viene vista in modo estremamente negativo.

Analizzando l’andamento di partiti come il Movimento 5 Stelle, o come la France Insoumise in Francia, si è visto che l’elettorato ha virato la sua attenzione dal successo delle politiche, che implementa una formazione, alla coerenza che dimostra la formazione stessa. Di conseguenza l’ingovernabilità risulta non essere  più una preoccupazione a livello del singolo elettore e il focus è esclusivamente concentrato sul comportamento del proprio partito. Esempi classici di questa tesi sono la SPD tedesca e il partito liberal democratico inglese. Ambedue queste formazioni sono diventate stampelle di governi di cui non erano a capo e le cui azioni non rispecchiavano i proprio valori. Il primo è stato sonoramente sconfitto nelle ultime elezioni tedesche dopo cinque anni di grande coalizione con i cristiano democratici, mentre il secondo è praticamente scomparso dal panorama politico dopo aver sostenuto il primo governo Cameron.

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Nella prossima tornata elettorale sembrano correre questo rischio sia il Partito Democratico che Forza Italia, ma anche in maniera minore Liberi E Uguali e la Lega. Se infatti è chiaro come questa dinamica possa inficiare grandemente i primi due partiti, cerchiamo di delineare come possa colpire il terzo e il quarto.

Il neonato partito di sinistra, nel caso in cui il PD riesca ad arrivare vicino ad una maggioranza, potrebbe essere tentato dal formare una coalizione che potrebbe portarlo ad un pericoloso abbraccio della morte con Renzi.

La Lega di Salvini corre forse un rischio ancora più reale, tanto che, nello scenario in cui Forza Italia diventasse il primo partito della coalizione, è molto probabile che la linea della legislazione rimanga comunque europeista e liberale. Queste due direzioni, nel caso in cui vengano accettate dalla Lega, potrebbero minare grandemente la credibilità della stessa, che ha basato la sua campagna su temi xenofobi, anti-europeisti e in odore di autarchia.

 

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