L’interesse crescente di Italia e Francia per la Belt and Road Initiative

La Cina si rivela essere la grande protagonista di questo momento storico. Mentre Europa e Stati Uniti si rivolgono ai propri problemi interni, Pechino si impone sempre di più come il leader del futuro. La decisione del Presidente americano Donald Trump nel 2017 di uscire dal TPP (Trans Pacific Partnership) ha lasciato carta bianca al gigante asiatico nel Pacifico, il quale potrà ora imporsi come la principale potenza economica della Regione a scapito degli USA stessi.
Tuttavia, è la Belt and Road Initiative ciò che più svela le ambizioni di Pechino. Nota anche come Nuova Via della Seta, questo mastodontico piano d’investimenti mira a costituire un corridoio economico che, partendo da Shanghai,  raggiungerà il cuore dell’Europa. Secondo le stime cinesi, il progetto coprirà tre quarti delle risorse energetiche globali, più della metà della popolazione terrestre e 40% del Pil mondiale.

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La BRI si articola in due grandi  direttrici; la prima si sviluppa via terra e partendo dalla Cina Occidentale mira a raggiungere l’Asia Centrale e il Medio Oriente; la seconda si dispiega invece per via  marittima e, passando per il Mar Cinese Meridionale, collegherà il Gigante Asiatico con  l’Oceano Indiano e il Sud del Pacifico.

Nonostante questa principale diramazione, l’Estremo Oriente e l’Eurasia non sono i due unici obiettivi della Cina; la Nuova via della Seta mira in effetti anche a raggiungere il cuore dell’Europa, ponendo il Vecchio Continente come il punto di congiunzione tra le due direttrici. L’Unione Europea, con i suoi 28 Paesi, costituisce di fatto il più grande partner commerciale del gigante Asiatico. Non a caso la Cina ha un forte interesse nel consolidamento dell’UE, sia come mercato che come entità politica. Ma mentre la Cina si rivela sempre più decisa nel perseguire i propri obiettivi, qual è invece la posizione dei Paesi europei rispetto alla Nuova Via della Seta? Quali passi sono stati intrapresi per entrare a far parte di questo schema?

Per il momento, il Paese europeo che più ha mostrato interesse per la BRI è la Francia di Macron. Durante la visita in Cina del Presidente francese dall’8 al 10 gennaio scorso, Macron ha menzionato la possibilità di costituire una leadership Franco-Cinese in materia di sviluppo sostenibile, suggerendo inoltre la creazione di una Green Silk Road. Questa dichiarazione di un interesse francese nel progetto cinese, conferma l’intenzione di Parigi di divenire l’interlocutore privilegiato di Pechino in Europa. Cosa che si sta rivelando possibile anche grazie alla momentanea debolezza della Germania, la quale non ha ancora formato un governo in seguito alle scorse elezioni.

Pechino vede di buon occhio la volontà di Parigi di partecipare attivamente alla BRI. Un’inclusione della Francia nel progetto sarebbe conveniente principalmente per due motivi.

  1. Una partnership Franco-Cinese nel grande programma infrastrutturale potrebbe indurre anche altri Paesi Europei a seguire l’esempio della Francia.
  2. L’appoggio di un leader mondiale come Macron, potrebbe dare maggiore forza e impeto alla Nuova Via della Seta, contribuendo indirettamente anche a una crescita del prestigio internazionale della Cina.

D’altro canto, anche la Francia otterrebbe diversi vantaggi nel lungo periodo. Parigi sarebbe infatti interessata a vendere tecnologie nel campo dell’energia nucleare alla Cina, mentre molto forte sarebbe anche il desiderio di rimanere in lizza per la corsa all’innovazione tecnologica nel settore delle rinnovabili. Al giorno d’oggi la Cina è il Paese che inquina di più al mondo, ma è anche la potenza più innovativa nel settore dell’energia ecosostenibile. Instaurare relazioni privilegiate con la Repubblica Popolare, potrebbe fare della Francia il nuovo leader europeo dell’innovazione.

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Insieme alla Francia, anche l’Italia mantiene un occhio vigile su Pechino. Nel febbraio del 2017,  il Presidente Mattarella ha incontrato il Presidente Cinese Xi Jinping. Durante il vertice a Pechino è stato firmato un accordo sulla cooperazione spaziale tra Italia e Cina, ma si è anche parlato di un possibile ruolo dell’Italia nel grande schema d’investimenti. Mattarella ha infatti sottolineato l’importanza dei porti di Genova e Trieste per raggiungere il cuore dell’Europa passando per il Mediterraneo.

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente cinese Xi Jinping

Ovviamente, vi sono anche diversi ostacoli alla partnership italo-cinese. Bisogna infatti tenere a mente l’instabilità della situazione politica in Italia. L’esito delle prossime elezioni sarà fondamentale nel determinare la continuazione o meno del dialogo con Pechino sulla Nuova Via della Seta. Partiti come il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord si oppongono strenuamente alla promozione del libero scambio con il gigante asiatico, e il deficit commerciale con la Cina è ancora molto elevato (18 miliardi di Euro nel 2015).

Bisogna sottolineare in fine la mancanza di coordinazione tra i vari paesi europei sul tema della Nuova Via della Seta. Contemporaneamente alla visita di Mattarella ci è anche stata quella del Primo Ministro Francese Bernard Cazeneuve. In questo caso l’esito dell’incontro è stata la stipulazione di un accordo nel settore dell’energia nucleare, ma sia Italia che Francia non hanno dato luogo ad alcuna discussione a tre con la Cina. Entrambi i Paesi hanno concepito l’incontro in maniera bilaterale, senza quindi dare una prospettiva europea alle discussioni intavolate.

Fonti e approfondimenti:

https://www.huffingtonpost.com/david-gosset/the-european-union-and-ch_b_8308746.html

https://gbtimes.com/china-and-italy-cooperate-long-term-human-spaceflight

https://thediplomat.com/2017/03/france-italy-and-chinas-belt-and-road-initiative/

https://thediplomat.com/2018/01/france-and-chinas-green-silk-roads/

http://time.com/4992103/china-silk-road-belt-xi-jinping-khorgos-kazakhstan-infrastructure/

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