Vertice OSA a Lima: tutti invitati, tranne il Venezuela

Il 13 e il 14 aprile scorso si è svolto nella capitale del Perù, Lima, l’ottavo vertice dell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani). Nonostante la presenza di 34 tra Capi di Stato e delegati in vece di essi, a tenere banco durante i due giorni è stato il caso venezuelano; Nicolas Maduro, infatti, non è stato invitato a causa della grave situazione umanitaria in corso nel Paese e delle misure antidemocratiche che, secondo il Segretario Generale Luis Almagro, il leader della Repubblica Bolivariana avrebbe attuato. Già nei mesi scorsi erano piovuti da più parti inviti al successore di Chavez affinché spostasse la data delle elezioni e ne garantisse la trasparenza. Inviti che in parte sono stati accolti (vedi lo slittamento delle elezioni dal 22 aprile al 20 maggio) e in parte, invece, sono tornati al mittente (non è ancora chiaro se Maduro consentirà a un team di osservatori elettorali dell’Onu di supervisionare il voto).

A scagliarsi duramente contro il leader venezuelano sono stati in particolar modo i presidenti di Cile, Argentina, Colombia, Messico e Panama; tutti, o quasi, hanno chiesto espressamente di non riconoscere le future elezioni venezuelane chiedendo, inoltre, un aumento delle misure restrittive nei confronti di Caracas. Il documento presentato alla fine, nel quale si prevedeva anche l’impegno a promuovere azioni per ripristinare le istituzioni democratiche in Venezuela, non è passato all’unanimità ricevendo il benestare di soli 15 paesi. A sostegno del Venezuela e del suo presidente sono arrivate, invece, le parole di Evo Morales: “La Bolivia condanna categoricamente le sanzioni unilaterali e le minacce di invasione realizzate dal governo degli Stati Uniti contro il Venezuela. La nostra regione non è il cortile di nessuno!“. Il presidente boliviano si è poi espresso sul suo account Twitter rincarando l’attacco a Trump, accusato di perpetrare un massacro di innocenti in terra Siriana e di alzare muri razzisti contro il Messico. La Bolivia è stata l’unica, oltre alla Russia, a votare contro la risoluzione americana all’Onu a proposito dell’indagine indipendente in Siria.

Nonostante le smentite su un possibile intervento USA in Venezuela, gli indizi di un’intromissione a stelle e strisce nella Repubblica Bolivariana sono diversi. Tra tutti, quello che più salta all’occhio, arriva direttamente dal vertice di Lima dove Mike Pence, intervenuto al vertice in sostituzione di Donald Trump (impegnato nel bombardamento siriano), si è incontrato con una delegazione di oppositori politici venezuelani fuoriusciti dal Paese. Davanti a una platea di giornalisti il vicepresidente americano ha annunciato che il suo governo destinerà 16 milioni di dollari di “aiuto umanitario” ai rifugiati venezuelani che hanno lasciato il paese per dirigersi in particolar modo in Colombia e Brasile; si tratta del finanziamento più corposo erogato finora dagli Usa e ricorda molto la politica del “pies secos, pies mojados” adottata dagli stessi con gli anticastristi. Di questi 16 milioni l’USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo Internazionale) ne destinerà 3,5 per le organizzazioni locali, mentre il resto andrà all’UNHCR.

Oltre alla questione venezuelana l’altro evento che ha caratterizzato la giornata inaugurale del vertice è stato l’abbandono dei delegati cubani, subito prima che Luis Almagro prendesse la parola dopo il discorso di apertura del presidente Martín Vizcarra. Qui sotto possiamo vederne un estratto.

Della tensione tra il Segretario Generale dell’OSA e la delegazione cubana si era già avuto un assaggio dopo l’incontro avvenuto tra lo stesso e una parte della società civile sudamericana, nella quale erano presenti diversi dissidenti anticastristi, contestati al grido di “mercenari” da sostenitori della rivoluzione. Almagro ha invocato l’applicazione della carta democratica nell’isola e ha definito il governo di L’Avana una dittatura nella quale il regime sceglie al posto del popolo. Pronta è arrivata la risposta del delegato cubano Rogelio Sierra: “Nel pomeriggio di ieri Almagro ha pronunciato dichiarazioni molto offensive a proposito della nostra nazione e delle sua autorità. Non vedo perché la delegazione cubana avrebbe dovuto ascoltare queste accuse. Per questo motivo siamo andati via”. Cuba ha avuto più volte attriti con Almagro da quando è diventato Segretario Generale; l’uruguayano è sempre stato molto duro con il paese caraibico, impedendo inoltre che le autorità di L’Avana partecipassero agli incontri tra lui e gli oppositori politici fuggiti dai confini nazionali.

Cuba ha vissuto una storia altalenante all’interno dell’organizzazione. Membro dell’OSA dal 1948, fu sopeso nel 1962 con una risoluzione che si scagliava contro il regime comunista e la sua presa del potere con la rivoluzione del 1959. L’intervento, nenanche a dirlo, fu fortemente voluto dagli Stati Uniti; riammessa nell’organizzazione interamericana nel 2009, Cuba è alla sua terza apparizione nei vertici.

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Come abbiamo anticipato, il tema principale del vertice era la corruzione all’interno della regione. Dopo sette mesi di discussioni in merito, gli stati partecipanti hanno firmato un documento di 57 punti avallato dal presidente peruviano Martín Vizcarra, il Compromiso de Lima, dove si affermano diversi principi e regole generali: dalla difesa di chi la corruzione la denuncia, alla tutela dei giornalisti, passando per uno snellimento del sistema burocratico in modo da favorire chiarezza nelle istituzioni.

Fa sicuramente rilettere, in tutto ciò, che tra i firmatari del documento risultino non solo diversi soggetti accusati di corruzione, ma anche alcuni indagati per riciclaggio di denaro e pagamento di tangenti. Per non parlare del Paese ospitante, il Perù, in cui è stato da poco concesso l’indulto all’ex presidente Alberto Fujimori, condannato per corruzione e crimini contro l’umanità e in cui il predecessore di Vizcarra, Pedro Pablo Kuczynski, si è dimesso da presidente a seguito delle accuse di voto di scambio a suo carico, sempre all’interno della vicenda Fujimori.  Oltre alla corruzione, comunque, non sono stati trattati temi di fondamentale rilevanza all’interno della regione: pensiamo alla persecuzione politica in corso in Brasile, o al muro che Trump vuole costruire in Messico, o ancora alla situazione dei difensori di diritti umani.

Argomenti, questi, che sono stati al centro del dibattito nella Cumbre de los Pueblos,  un vertice alternativo che ha invaso le strade di Lima nei giorni precedenti a quello ufficiale e che ha visto la partecipazione realtà sociali da tutto il sudamerica: campesinos, studenti, lavoratori e intellettuali, oltre ad alcune personalità come Luis Britto, la ex presidente dell’Ecuador Gabriela Rivadeneira e il cubano Enrique Ubieta.

Fonti e Approfondimenti:

Dichiarazione del “Compromiso de Lima”

http://www.oas.org/es/

Cumbre borrascosa de la OEA y fracaso de los planes antivenezolanos

https://www.infobae.com/america/america-latina/2018/04/14/los-principales-puntos-del-compromiso-de-lima-contra-la-corrupcion-que-se-firmo-en-la-viii-cumbre-de-las-americas/

https://peru21.pe/mundo/viii-cumbre-americas-cita-desarrollarse-lima-13-14-abril-402896

http://www.elheraldo.hn/opinion/columnas/1170303-469/la-cumbre-de-las-am%C3%A9ricas-2018

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