La Jihad in Mozambico: tra marginalità sociale e terrorismo internazionale

A partire dal 2017 si è verificata una lunga serie di attacchi di matrice jihadista nella regione di Cabo Delgado, la piú settentrionale e remota del Mozambico. Il gruppo islamista Ansar al-Sunna (i sostenitori della tradizione) è ancora oggi coinvolto in un conflitto a bassa intensità con le forze governative che sembrava domato, ma si è notevolmente aggravato dopo due attacchi che lo scorso autunno hanno causato 12 morti.

L’analisi di questi fenomeni richiede sempre di andare oltre la dimensione religiosa, identificando le cause profonde che hanno creato il terreno fertile per lo sviluppo del gruppo fondamentalista. Nella zona si intrecciano infatti dirompenti trasformazioni sociali e il crescente malcontento causato dalle forti diseguaglianze è un’importante causa dell’insurrezione armata.

Per capire cosa sta accadendo in Mozambico, però, bisogna andare con ordine partendo dai fatti degli ultimi mesi e dai loro protagonisti.

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I gruppi armati e i loro attacchi

La provincia di Cabo Delgado ha assistito a veri e propri attacchi a partire dal 5 Ottobre 2017, quando il gruppo ha inaugurato la sua campagna del terrore con un’azione paramilitare contro tre caserme della polizia locale, che ha causato in tutto 17 morti. Da allora si sono susseguiti vari attacchi, soprattutto contro villaggi rurali, ma anche contro obiettivi urbani e siti industriali ed estrattivi, che hanno causato una grande instabilità oltre che decine di vittime.

Questa emergenza ha colto di sorpresa molti osservatori, anche se il Consiglio Islamico Provinciale sostiene di aver segnalato ripetutamente le attività sospette da parte di giovani islamisti. Molte cellule si erano già attivate nel 2015 facendo proselitismo e imponendo la Sharia su alcune comunità su cui avevano preso il sopravvento, per poi armarsi e organizzare campi di addestramento nelle aree rurali della regione.

Dopo i primi attacchi la reazione della polizia è stata dura, ma si sono verificati comunque nuovi incidenti che hanno spinto all’evacuazione di turisti e personale delle aziende impegnate a Cabo Delgado.

Il gruppo responsabile degli attacchi, Ansar al-Sunna – conosciuto localmente come al-Shabaab (i giovani) o come Swahili Sunnah – è legato agli ambienti della Jihad internazionale e ne persegue le mire di imposizione di uno Stato Islamico e della legge religiosa. Grazie ai suoi legami con gli ambienti del terrorismo internazionale, il gruppo si sostenta con il contrabbando e il traffico di esseri umani e sta costruendo rapporti sempre più saldi con le sue controparti in Kenya, Tanzania e Somalia.

Il gruppo segue delle correnti massimaliste dell’Islam portate nella regione dai giovani istruiti in Sudan o nei Paesi del Golfo Persico, dove si sono formati anche i leader del gruppo terrorista.  Queste visioni estreme dell’Islam sono arrivate solo recentemente nella regione, ma con esse sono giunti anche personaggi di spicco della Jihad africana, che presto hanno formato le bande armate mozambicane.

I leader di questi gruppi sarebbero in particolare dei seguaci del kenyota Aboud Rogo Mohammed, importante uomo di al-Qaida in Africa morto nel 2012. Perso il suo capo e insediatosi nella remota regione mozambicana, questo nucleo jihadista ha potuto beneficiare della corruzione delle autorità locali per crescere indisturbato grazie ai suoi traffici di droga, avorio ed esseri umani. Una volta iniziate le operazioni, non ha faticato a crearsi un discreto seguito, oltre che affiliarsi con gli altri gruppi vicini ad al-Qaida attivi in Africa.

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Perché a Cabo Delgado?

Quando si pensa all’Islamismo in Africa, non verrebbe in mente il Mozambico come uno dei teatri dove si riscontra la violenza dei gruppi fondamentalisti; se però si guarda con più attenzione, si possono notare dei segnali tristemente rivelatori del pericolo di insorgenza di gruppi jihadisti.

L’Islam è la religione del 17,9% della popolazione mozambicana, percentuale che cresce decisamente a Nord, soprattutto per via di alcune dinamiche proprie della storia del Paese. Bisogna comunque tenere conto che negli oltre 1.200 anni di storia dell’Islam in Mozambico sono avvenuti enormi cambiamenti nel rapporto con la religione.

Come in molte parti dell’Africa, gli insegnamenti dei primi predicatori venuti da Zanzibar e dalle Comore si sono presto fusi con la cultura tradizionale swahili del luogo, dando vita a una peculiare esperienza religiosa che sarà rivoluzionata dall’arrivo del Sufismo durante il 1800. Questa è oggi la principale forma di Islam del Paese, ma in tempi recenti l’arrivo dei primi wahabiti radicali formati e finanziati dall’Arabia Saudita ha di nuovo cambiato gli assetti della comunità musulmana mozambicana.

Questa nuova corrente religiosa è cresciuta velocemente denunciando la corruzione delle autorità politiche e religiose locali e, vista la sua mira di monopolio dell’Islam in Mozambico, si è scontrata anche violentemente con quella Sufi. In questo caos si è indebolita l’autorità dei capi religiosi del Paese, lasciando spazio ai nuovi imam che, in molti casi, hanno veicolato i messaggi estremi che sono alla base dell’Islamismo militante.

Va poi ricordato che, anche e soprattutto per via di alcune politiche escludenti dell’amministrazione coloniale portoghese, la comunità musulmana risulta più povera e marginale di quella cristiana, una diseguaglianza orizzontale che ovviamente crea risentimento tra la popolazione. Se a questo aggiungiamo che in Mozambico le aree rurali sono nettamente più povere di quelle urbane e le regioni settentrionali sono politicamente marginali, ecco che una regione remota, agricola e musulmana come Cabo Delgado si trasforma in un ottimo bacino di reclutamento per gli estremisti.

Il mix esplosivo di corruzione, conflitto interno alla comunità musulmana e senso di privazione determinato dalle diseguaglianze orizzontali ha presto spinto alcuni giovani verso i gruppi jihadisti, che hanno saputo abilmente sfruttare il loro malcontento per arruolarli. Un gruppo organizzato ha quindi potuto manipolare la disillusione e la voglia di riscatto di una generazione che si vede esclusa da grandi cambiamenti che vive oggi il Paese, spingendo molti dei suoi membri a prendere le armi in nome di un non meglio precisato progetto di costruzione di uno Stato Islamico in cui sperano di riscattarsi socialmente.

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Rivolta o Jihad?

L’emergere di gruppi fondamentalisti a Cabo Delgado è quindi intimamente legato all’esclusione vissuta dagli strati più vulnerabili della sua popolazione, che subiscono diversi tipi di marginalizzazione e si trovano oggi senza vere prospettive, vista anche la disillusione verso le istituzioni locali e nazionali che accomuna le aree settentrionali del Mozambico.

La disoccupazione giovanile, molto alta nella regione, risulta preoccupante soprattutto per come si intreccia con le dinamiche culturali tradizionali, impedendo ai giovani ad esempio di accumulare la somma che serve come dote per sposarsi. Nella cultura tradizionale, non sposandosi, faticano a farsi riconoscere come adulti, finendo per sperimentare anche un profondo senso di alienazione verso le loro comunità di origine.

In questo contesto le attività dei gruppi a contatto con le reti locali di trafficanti offrono delle opportunità economiche altrimenti impensabili, oltre che uno scopo e un senso di appartenenza che per molti ragazzi esclusi dall’istruzione e dal sistema economico vale forse più dei benefici materiali.

Cabo Delgado, poi, è una regione sempre più interessata da grandi investimenti nel settore estrattivo e di conseguenza in quello delle infrastrutture. Nella regione l’industria estrattiva cresce ad un ritmo impressionante, sulla scia delle scoperte di terre rare, rubini e gas naturale in quantità tale da renderla una delle principali mete dell’investimento internazionale in questo settore. Sono stati quindi realizzati progetti imponenti che però hanno acuito le tensioni già presenti sul luogo: le accuse vanno dalla mancata assunzione di manodopera locale alla espropriazione di terre senza un adeguato compenso per i danneggiati.

Cabo Delgado è una regione povera e diseguale, una zona trascurata di un Paese sì povero e diseguale, ma che da circa vent’anni ha una crescita annuale del 7%.

La trasformazione di alcune frustrazioni locali in una narrativa della vendetta sta permettendo ai militanti di crescere di importanza, in una spirale di conflitto che necessita di essere affrontata con cautela. Una reazione violenta e scomposta dello Stato non farebbe altro che aumentare il consenso dei gruppi armati, che però potrebbe crescere anche nel caso in cui il boom economico della regione non si traducesse in un miglioramento dello stile di vita dei suoi abitanti.

Finché i grandi progetti che stanno nascendo saranno percepiti come utili esclusivamente ad attori esterni, serpeggeranno sensazioni di esclusione molto pericolose, ma che il governo può disinnescare attraverso lo sviluppo inclusivo. Se il governo riuscirà a spezzare la catena che spinge i giovani emarginati a imbracciare le armi potrà risolvere il problema, altrimenti sarà condannato a veder crescere la forza di Ansar al-Sunna e dei suoi alleati nei prossimi anni.

Fonti e Approfondimenti:

Club of Mozambique by Adrian Frey

Eric Morier-Genoud – Mozambique’s own version of Boko Haram is tightening its deadly grip. Independent – https://ind.pn/2te7yog

John Hanlon – How Mozambique’s smuggling barons nurtured jihadists. BBC – https://bbc.in/2ASljwC

The Economist – A bubbling Islamist insurgency in Mozambique could grow deadlier. https://econ.st/2SYv8jT

Gregory Pirio, Robert Pittelli, e Yussuf Adam – The Emergence of Violent Extremism in Northern Mozambique. Africa Center for Strategic Studies  – https://bit.ly/2JRvCqL

Bertelsen, B. E. (2016) Violent Becomings: State Formation, Sociality, and Power in Mozambique. New York: Berghann

Morier-Genoud, E. (2007) A Prospect of Secularization? Muslims and Political Power in Mozambique Today. Journal for Islamic Studies, Vol. 27, pp. 233-266.

Bonate, L.J.K. (2010) Islam in Northern Mozambique: A Historical Overview, History Compass Vol. 8(7), pp. 573–93.

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