Da Obama a Pompeo la traiettoria USA cambia in Medioriente?

George Shultz, segretario di Stato dell’amministrazione Reagan, affermava che, quando un’amministrazione non sa tracciare con precisione una politica estera, fa un discorso programmatico. Questa è forse l’unica cosa che accomuna i discorsi di Mike Pompeo e di Barack Obama, pronunciati il 9 gennaio all’Università americana del Cairo e il 4 giugno 2009 nell’Università pubblica del Cairo.

Nel suo discorso intitolato “A new beginning“, l’ex Presidente democratico voleva lanciare una nuova linea di politica estera dopo gli anni di Bush. Aveva in mente tanti possibili scenari, un destinatario chiaro (il mondo mediorientale islamico) e una sola azione concreta: l’accordo sul nucleare con l’Iran.

Pompeo, con “A Force for Good: America Reinvigorated in the Middle East“, si è invece presentato al Cairo con poche idee e confuse. Non ha fornito nessuno scenario sostanziale, lasciando molti dubbi sul fatto che il discorso rispettasse la visione di Trump – sempre che questi ne abbia una. A ciò va aggiunto che non è stata presentata nessuna azione concreta che vada nella linea del discorso, salvo la linea dura verso l’Iran.
In questo articolo cercheremo di analizzare il discorso passo a passo, confrontandolo con quello di Obama, per poi trarre conclusioni sulla futura posizione USA nell’area mediorientale.

L’attacco del discorso e i suoi destinatari

La struttura dei due discorsi è volutamente molto simile e ambedue hanno iniziato definendosi agli occhi del proprio destinatario. Se però Obama aveva preso la decisione, condivisibile o meno, di cercare di posizionarsi più vicino possibile al suo destinatario ricordando i suoi avi musulmani e il suo passato in Indonesia, Pompeo ha optato per un diverso incipit.

Il Segretario di Stato si è infatti definito per prima cosa cristiano evangelico, per poi aggiungere una frase stereotipata sulla relazione tra le cosiddette “religioni del libro”, e uomo di formazione militare. L’intenzione, molto probabilmente, era quella di descriversi come un uomo diretto e timorato da Dio, ma a trapelare è stata più la sensazione di una velata minaccia di un uomo di altra fede.

(Fonte: New York Times)

Proprio dall’inizio del discorso si capisce come i due oratori abbiano in mente e si rivolgano a destinatari diversi. Obama si riferisce al popolo musulmano, quello che come lui in Indonesia sentiva la voce del muezzin, mentre Pompeo si riferisce a coloro che comandano l’area: leader religiosi, leader nazionali e militari. Questa differenza si vede anche dal luogo scelto. Obama aveva scelto la popolare, borghese, università cittadina del Cairo, Pompeo ha scelto la super elitaria American University del Cairo.

La critica all’amministrazione Obama

Gli esperti di foreign policy USA hanno sottolineato il tono autocelebrativo e denigratorio di Pompeo verso l’amministrazione precedente, di cui il discorso era profondamente intriso. Il Segretario di Stato non ha mai nominato il Presidente democratico, ma ha alluso a lui e ha criticato le  sue posizioni.

(Pompeo source: New York Times)

Con questa frase si è aperto il grande attacco alla precedente amministrazione. Una critica che sembra far rivalutare i tempi di Dick Cheney e che pare bollare come inutili polemiche quelle critiche mosse durante l’era Obama – ma velate anche al tempo dei Democratici – sugli abusi dei diritti umani o sulla guerra in Iraq. L’attacco è poi continuato con un appello agli alleati di Washington nell’area, definiti dal Segretario come da troppo tempo abbandonati a se stessi. L’affermazione, diretta a Obama, colpisce però involontariamente la stessa amministrazione Trump, la quale ha appena deciso di ritirarsi dalla Siria, con il grande dispiacere di tutti i suoi alleati.

(Obama source: The New York Times)

Ma i temi su cui più di tutti Pompeo ha insistito per attaccare la precedente amministrazione sono stati, invece, l’Iran e la lotta all’estremismo religioso, a cui il Presidente democratico si era riferito in questi estratti.

(Obama source: The New York Times)

Obama aveva infatti aperto all’Iran, annunciando così il primo tavolo di dialogo con Teheran. Dichiarando ufficialmente che non vi è alcuna guerra con l’Islam, aveva chiuso il volto visibile di quella guerra al terrorismo che tanti danni aveva creato all’immagine degli USA.

(Pompeo source: The New York Times)

Pompeo, come si legge sopra, non cerca di tranquillizzare gli animi riguardo all’Islam: in altre parole, non si occupa di convincere che gli Stati Uniti non siano in guerra con l’Islam. Decide così di attaccare l’amministrazione precedente e mantiene una linea del non detto verso l’Islam, che diventa anche abbastanza fragile alla luce delle sue ben note posizioni antislamiste.

Iran

Il Segretario continua criticando l’Iran, affermando che la volontà di pace a tutti i costi di Obama ha portato all’accordo, dal suo punto di vista sbagliato, sul nucleare. Qui traccia l’unica direttrice pratica di politica estera, sottolineando che le sanzioni economiche verso il regime sono le più forti della storia e aggiungendo che diventeranno ancora più forti finché l’Iran non comincerà a comportarsi come un Paese normale.

(Pompeo source: The New York Times)

Proprio la parola «normale» è l’elemento più interessante di questo breve passaggio. Cosa si intende per comportamento normale di un paese, di cosa sta parlando il Segretario di Stato: vorrebbe forse che l’Iran si comportasse come l’Arabia Saudita?

Per l’amministrazione Trump, l’Iran non è pericoloso in quanto elemento di instabilità – cosa che renderebbe anche la Turchia e l’Arabia Saudita dei pericoli – né è pericoloso in quanto violatore di diritti umani, dato che moltissimi altri paesi lo sono in Medio Oriente. L’Iran è pericoloso in quanto non segue il “normale comportamento”, che per Trump significa assoluta obbedienza a Washington, almeno di facciata.

Interventismo o ritirata?

Dopo l’aspra critica alla precedente amministrazione, si apre invece il punto più programmatico del discorso. Pompeo lancia la nuova posizione degli Stati Uniti, che saranno più presenti militarmente nell’area, ma allo stesso tempo manda messaggi contrastanti. Ripete infatti, quasi parola per parola, una parte del discorso di Obama con la quale sostiene che gli USA saranno presenti finché ci sarà una missione da compiere, ma che quando questa sarà terminata, essi dovranno abbandonare l’area.

(Fonte: CNN NICHOLAS KAMM AFP)

La domanda spontanea che nasce a questo punto è sul termine completare una missione. Il messaggio che viene dalla ritirata dalla Siria e dal successivo attacco esplosivo contro le forze statunitensi stesse, rivendicato da ISIS, ci dice l’esatto contrario: gli Stati Uniti si disimpegnano dall’area a proprio piacimento.

Conclusioni

Il discorso del segretario di Stato Pompeo era grandemente atteso dai leader regionali e globali per capire quale sarà la nuova posizione degli Stati Uniti, ma dopo il discorso i dubbi sono ancora più delle risposte.

Il primo grande dubbio è sicuramente legato alla natura stessa dell’intervento: perché non è stato proferito dal Presidente? Le posizioni di John Bolton, consigliere alla sicurezza nazionale, e del Segretario di Stato non sono sempre state le stesse di Trump, e questo potrebbe voler dire che l’oratore non parlasse in toto a nome della Casa Bianca.

(U.S. Army photo by Staff Sgt. Timothy R. Koster)

I seguenti dubbi sono di natura pratica: le uniche due cose certe sono il desiderio di tenere una posizione forte contro l’Iran e la volontà di supportare più Israele che i Palestinesi, ma per il resto nessuna altra azione è attesa. I diritti umani non sono nemmeno stati citati, la soluzione delle controversie non è una necessità e le istanze più calde non sono state indicate.

L’unica cosa che affiora, senza ombra di dubbio, è la totale assenza di un progetto di politica estera dai palazzi del potere di Washington. Una mancanza che potrebbe risultare essere il più pericoloso degli elementi in Medio Oriente.

Fonti e approfondimenti:

Al monitor, A study in contrasts: Pompeo vs. Obama on the Middle East, 10 gennaio 2019, https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/01/pompeo-cairo-speech-obama-washington-compared.html.

Politico, Pompeo’s Speech vs. Trump’s View of the World, 11 gennaio 2019https://www.politico.com/magazine/story/2019/01/11/pompeo-cairo-speech-trump-foreign-policy-middle-east-223913.

New Yorker, Pompeo and His Bible Define U.S. Policy in the Middle East, 10 gennaio 2019, https://www.newyorker.com/news/our-columnists/pompeo-and-his-bible-define-us-policy-in-the-middle-east.

New York Times, Pompeo Speech Lays Out Vision for Mideast, Taking Shots at Obama, 10 gennaio 2019. 

The National, Mike Pompeo Cairo speech on the US in the Middle East: as it happened, 10 Gennaio 2019, https://www.thenational.ae/world/mena/mike-pompeo-cairo-speech-on-the-us-in-the-middle-east-as-it-happened-1.811725.

Brookings, Around the halls: Brookings experts react to Secretary of State Pompeo’s speech in Cairo, 10 Gennaio 2019, https://www.brookings.edu/blog/order-from-chaos/2019/01/10/around-the-halls-brookings-experts-react-to-secretary-of-state-pompeos-speech-in-cairo/.

Share this post

Rispondi