I candidati alle Primarie democratiche: prima parte

Di Damiano Mascioni ed Emanuele Murgolo

Con questo primo articolo inizia un ciclo sui candidati alle Primarie democratiche in cui andremo a conoscere chi sono i nomi in campo, la loro storia politica, le loro possibilità di vittoria e i possibili scenari che si aprono con la loro candidatura. Oggi parliamo di Beto O’Rourke e Pete Buttigieg.

Beto O’Rourke

Esperienze pregresse e temi

La scelta di partecipare alle Primarie democratiche da parte di Beto O’Rourke, è stata attesa da molti e prospettata da tanti altri. Scelta annunciata il 14 marzo con un video su Twitter. “Questo è un momento decisivo di verità per questo Paese e per ognuno di noi”, ha detto nel video l’ex deputato democratico del Texas.

Figura salita alla ribalta delle scene alle ultime Midterm dove, fino all’ultimo, ha lottato per un seggio al Senato contro la sua nemesi repubblicana Ted Cruz. Un confronto dal quale, nonostante la sconfitta, per pochi punti percentuali, è uscito come una figura in prospettiva di prima fascia all’interno del partito.

Con i favori del pronostico e dei sondaggi a lui subito avversi, è stato comunque in grado di mettere in grande difficoltà il suo avversario in uno stato fortemente repubblicano, raccogliendo svariati milioni di dollari solo grazie a donazioni e senza l’utilizzo di PAC, basando la sua campagna sul dialogo, l’integrazione e l’ascolto dei cittadini. Insomma non si tratta di un incendiario e di lui si è detto già molto.

Inoltre, nel breve discorso di annuncio della candidatura si è concentrato sui cambiamenti climatici e l’immigrazione, affermando come il vero problema non siano gli immigrati e che lo sconvolgimento climatico potrebbe causare problemi di più ben ampia portata.

Nella sua campagna senatoriale si era poi speso in favore della legalizzazione della marijuana e di una assistenza sanitaria accessibile a tutti. Ben nota anche la sua posizione sul tema delle armi. In passato ha infatti dichiarato di essere totalmente a favore del divieto di vendita totale dei fucili d’assalto, e che il Paese ha bisogno di una guida e di una leadership forte per affrontare in maniera definitiva e perentoria la questione. La corsa, per il politico texano, entrerà nel vivo il 30 marzo da El Paso, città dove è nato e dove vive.

Possibilità di vittoria

Il giovane texano, che alle ultime Midterm Elections ha sorpreso tutti arrivando vicinissimo a strappare il seggio per il Senato dalle mani dello scafato Ted Cruz, cercherà di cavalcare la blue wave delle Midterm per misurarsi con quella che sarà di gran lunga la prova più difficile della sua breve carriera politica.

La forza reale di O’Rourke è difficile da misurare. Come detto, a novembre ha sorpreso tutti con una campagna elettorale appassionata e funzionale, dimostrando di essere un ottimo comunicatore. Giovane e liberale, pur non essendo un socialdemocratico, piace molto ai millennials e anche a una parte degli elettori di sinistra. Viene apprezzato anche dalle minoranze, soprattutto ispaniche, che in Texas lo hanno sostenuto in massa alle ultime elezioni.

D’altro canto, è un candidato con davvero poca esperienza politica, cosa che nelle primarie tende a essere un fattore molto importante. Inoltre, il suo exploit in Texas, seppure inaspettato, è arrivato anche grazie al fatto che il suo avversario, Cruz, è stato un bersaglio facile da attaccare da sinistra in campagna elettorale per costruire consenso e mobilitazione su politiche più liberali.

Alle Primarie, O’Rourke si troverà di fronte molti candidati agguerriti, che non cederanno terreno sulle proposte, con altrettanta capacità di mobilitare e che hanno un grado di presentabilità decisamente maggiore rispetto a una persona come Ted Cruz. Cruz, infatti, per quanto sia un avversario di peso, ha anche delle evidenti debolezze su cui è stato facile giocare.

Infine, sono stati sollevati dei dubbi su quanto stia andando bene il fundraising per Beto, che dopo il primo giorno di campagna si è rifiutato di divulgare la cifra raccolta, fatto che potrebbe costituire un primo segnale d’allarme.

Beto è comunque forte, piace a molti e, con una campagna elettorale aggressiva, potrebbe creare grande mobilitazione, anche grazie alla sua capacità di comunicare con gli elettori, creando un legame di forte empatia e inserendosi di prepotenza nella corsa per la candidatura. Per ora sembra essere mezzo gradino sotto a Sanders e Harris, ma è ancora presto e c’è molto tempo per recuperare terreno.

Giudizio complessivo: candidato di prima fascia

Possibili scenari

O’Rourke punta alla vittoria, e come detto sopra, può giocarsela. Questa è la sua grande occasione, che potrebbe consegnargli una vittoria che sarebbe, senza mezzi termini, epocale, considerando età, esperienza e avversari con cui sta andando a misurarsi. Se, invece, dovesse arrivare in seconda o terza posizione, sarebbe comunque un successo, perché si confermerebbe come politico che sa come condurre campagne elettorali complesse e capace di far sentire la propria voce attorno a mostri sacri della politica americana.

Un risultato del genere gli darebbe comunque una spinta enorme, in termini di visibilità e attrattività. Potrebbe, inoltre, renderlo un candidato credibile per il posto di vicepresidente, nel momento in cui il vincitore delle Primarie non dovesse essere un uomo bianco, per questioni di rappresentanza etnica e di genere.

Se, invece, dovesse malauguratamente fallire, la sua carriera politica di giovane promettente potrebbe subire uno stop inaspettato e piuttosto difficile da superare. L’età è comunque dalla sua e, col tempo, le possibilità per rialzarsi non mancherebbero. Beto sta giocando una partita difficile su cui sta scommettendo molto, ma il gioco vale la candela nel momento in cui le possibilità di essere il prossimo candidato alla Presidenza degli Stati Uniti sono concrete.

Pete Buttigieg

Esperienze pregresse e temi

Il secondo candidato da presentare è Pete Buttigieg. Laureato ad Harvard e con un master al Pembroke College di Oxford nel curriculum, ha lavorato come consulente strategico dal 2004 al 2005 alla McKinsey and Company, e ha collaborato alla campagna di John Kerry nel 2004. In seguito, dopo essere stato nominato ufficiale dell’intelligence della Marina, nel 2014 è stato inviato in Afghanistan per sette mesi.

Nel novembre 2011 è stato eletto sindaco di South Bend nell’Indiana col 74% dei voti, diventando così il più giovane sindaco degli USA di una città con più di 100.000 abitanti. In seguito è stato riconfermato a tale carica nel 2015 con oltre l’80% dei voti. Dichiaratamente gay, ha sposato lo scorso anno il suo compagno, e in virtù di ciò è di fatto il primo candidato della storia facente parte della comunità LGBT a correre per la presidenza.

Di orientamento progressista, nel suo video di presentazione della candidatura ha dichiarato che “C’è una nuova generazione di voci emergenti nel nostro paese, che si allontana dalla politica del passato” e che gli Stati Uniti devono essere “pronti per un nuovo inizio” chiedendosi come sarà l’America nel 2054 quando avrà la stessa età dell’attuale presidente.

Per quanto riguarda la politica estera, Buttigieg in merito alla questione venezuelana ha sostenuto di non dissentire dal fatto che bisogna sostenere i risultati democratici delle ultime elezioni di quel Paese. Inoltre la tattica delle sanzioni può essere focalizzata sul tentativo di portare a nuove elezioni libere ed eque in modo che ci possa essere l’autodeterminazione del popolo venezuelano. Secondo lui è necessario che gli USA facciano quindi la loro parte, ma non con l’utilizzo della forza, bensì con l’aiuto di strumenti diplomatici “per cercare di raggiungere questo risultato”.

In politica interna si è invece espresso in maniera preoccupata al riguardo della situazione sanitaria del Paese. Considerando che l’attuale amministrazione non ha fatto molto per le migliaia di persone senza assicurazione sanitaria e che anche i precedenti buoni risultati sono stati messi sotto attacco, Buttigieg sostiene come sia necessario raggiungere un sistema medicare accessibile a tutti. In tal senso ha manifestato l’intenzione di ottenere tale risultato attraverso un sistema di assistenza sanitaria per tutti i cittadini.

Possibilità di vittoria

Il giovane sindaco di South Bend è un outsider a tutti gli effetti, che ha a suo sfavore l’età (37 anni, molto giovane per il palcoscenico presidenziale), la mancanza di esperienza a livello nazionale e, di conseguenza, un nome poco riconoscibile per l’elettore medio del Partito Democratico. Ciononostante, Buttigieg potrà fare leva sulla sua rappresentatività tra la comunità LGBT e sulla sua esperienza militare, che garantisce sempre un certo grado di appetibilità negli Stati Uniti.

Secondo il modello a cinque blocchi di FiveThirtyEight (che classifica i candidati secondo la loro appetibilità verso gli elettori, dividendoli in Afroamericani, Ispanici/Asiatici, Millennials, Sinistra ed Elettori Tradizionali), Buttigieg ha un punteggio medio-basso in tutte le categorie tranne in quella dei millennials, dove la giovane età potrebbe renderlo un candidato vicino a questa porzione di elettorato. A questo si aggiunge la sua vicinanza politica a Sanders, che sarà una carta importante da giocare per conquistare i cuori degli elettori più idealisti e di sinistra del Partito.

È importante ricordare che, nelle primarie del 2020, un terzo degli elettori sarà ascrivibile alla categoria dei millennials, e questo fornirà un bacino di voti impressionante da cui attingere. Infine, è possibile che Buttigieg riesca ad avere anche un certo grado di appeal tra i lavoratori del manifatturiero (i quali hanno beneficiato delle sue politiche economiche) e anche, sorprendentemente, tra le minoranze, che a South Bend sono il 47% circa della popolazione.

Giudizio complessivo: candidato di terza fascia

Possibili scenari

Per Buttigieg l’unica speranza di una vittoria – che sarebbe comunque clamorosa – passa attraverso una performance sottotono di Bernie e dei nomi grossi socialdemocratici, che gli permetta di attingere a pieno dal bacino di elettori di sinistra e dai millennials. Allo stesso modo, dovrà duro sulle minoranze contro candidati come Booker, Castro e Harris e riuscendo a convincere parte dei fedeli del partito a votarlo. Un insieme di fattori improbabile, ma non impossibile.

In generale, comunque, i sindaci non hanno mai avuto ottime performance nelle Primarie nazionali. Ciononostante, il campo democratico è aperto e il numero di candidati aumenta la variabilità e, di conseguenza, le possibilità per un candidato minore di riuscire a far saltare il banco.

Lo scenario più probabile è che Buttigieg cerchi di reggere almeno fino ad aprile, quando si voterà negli Stati della Rust Belt, per misurare la propria forza tra gli elettori che dovrebbero essere a lui più favorevoli, per presentarsi poi da quello che sarà il vincitore delle primarie con una carta spendibile politicamente per ritagliarsi un ruolo di punta nella prossima amministrazione.

Fonti e approfondimenti:

Claire Malone, “How Beto O’Rourke Could Win The 2020 Democratic Primary”, 14/03/2019, FiveThirtyEight

Gus Wezerek, “How Pete Buttigieg Could Win The 2020 Democratic Nomination”, 23/01/2019, FiveThirtyEight

Harry Enten, “The First 2020 Candidate Is … Hold On, I Had The Name Right Here … John Delaney”, 29/06/2017, FiveThirtyEight

Karl de Vries – Caroline Kelly, Here are the Democrats who have said they’re running for president, 14/03/2019, CNN

Matt Flagenheimer – Jonathan Martin, Beto O’Rourke Enters the 2020 Presidential Campaign, 14/03/2019, The New York Times

Jennifer Rubin, Get ready for Pete Buttigieg, 11/03/2019, The Washington Post

 

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