La linea curva: il confine tra Mongolia e Russia

In questo articolo, ripercorreremo il confine storico e strategico che corre tra la patria di Gengis Khan e i territori della Russia asiatica. Con i suoi 3.485 km di estensione – dopo il confine tra Russia e Cina – il confine tra Russia e Mongolia è un’altra frontiera degna di nota.

La linea di demarcazione che giace al nord della Mongolia ha la sua origine e la sua fine in due frontiere triplici dove in un punto si incontrano Federazione Russa, Cina e Mongolia stessa. Lo Stato mongolo si ritrova, quindi, a essere incastonato tra le potenze mondiali, senza aver alcuno sbocco marittimo.

La breve storia di un lunghissimo confine

Nel corso del XX secolo, la Mongolia ha dovuto più volte imporsi per garantire uno sviluppo prospero e indipendente della propria nazione, guidata dall’entusiasmo del suo popolo.

La capitale della Mongolia è Ulan Bator, e conta appena un milione e mezzo di abitanti. Oltre ad avere la densità abitativa più bassa al mondo (2 abitanti per km quadro), il 30% della popolazione si compone di nomadi. Nonostante abbia da sempre accettato l’influenza dell’Unione Sovietica, la Mongolia ha comunque cercato di stabilire con successo legami diplomatici con altri Paesi.

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Mappa del Nord-Est asiatico nel 1921.

Sono passati 108 anni da quando la Mongolia ha dichiarato la sua indipendenza dalla dinastia cino-mancese dei Qing nel 1911 (a ridosso della caduta dell’ultima dinastia imperiale cinese), e meno di trenta da quando ha ripristinato la sua sovranità statale alla fine della Guerra Fredda.

Nel corso dello scorso secolo, infatti, sia la Russia che la Cina hanno esercitato (o almeno hanno cercato di esercitare) una grande influenza su questo “Stato-cuscinetto”. La coesistenza forzata con questi due Paesi ha forgiato la politica estera della Mongolia, basata sull’equilibrio tra la salvaguardia degli interessi del popolo mongolo e il mantenimento dell’indipendenza del Paese.

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Un assembramento di yurte, abitazioni tipiche mongole, nel 1931. (Foto da allthatisinteresting.com)

Una storia di insediamenti e interazioni transnazionali

La prima demarcazione del confine tra Russia e Mongolia ebbe luogo durante le difficili condizioni politiche del XVII secolo. Allora, l’Impero mongolo era frammentato – prima di cadere sotto il controllo della dinastia cino-mancese Qing – e l’impero russo era attivamente impegnato nella promozione di politiche coloniali volte a espandere le sue frontiere verso est.

L’istituzione di un confine formale portò alla fusione delle terre dei popoli nomadi indigeni – che prima facevano parte dell’impero mongolo – nell’Impero russo. Secondo fonti storiche, la nuova frontiera fu estremamente porosa per un lungo periodo di tempo, e questa situazione divenne motivo di preoccupazione per l’Impero russo.

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Segnaletica stradale al confine fra Russia e Mongolia. (Foto di drive2.com)

Nel giro di due secoli, questa parte del confine russo-mongolo passò sotto il controllo delle truppe sovietiche. Il conflitto di confine sovietico-cinese del 1969 lungo il fiume Ussuri portò alla fortificazione attiva dei confini sovietico-mongolo e mongolo-cinese.

Dopo il conflitto del 1969, l’URSS utilizzò il territorio della Mongolia sovietica come un’enorme zona di frontiera per proteggere la propria sovranità. Le attività economiche lungo il confine mongolo-russo hanno permesso di cementare l’integrazione tra i mongoli e la confinante popolazione dei buriati.

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Mappa della Buriazia.

I buriati sono una minoranza etnica in Siberia che condivide coi mongoli gli stessi usi e costumi, e sono oggi concentrati soprattutto in Buriazia, una delle repubbliche della Russia al confine con la Mongolia.

Gruppo di buriati in costume tradizionale. (Foto di Transformsiberia, 2010)

Il confine dopo la caduta dell’URSS

Dal 1924 al 1992, la Mongolia è stata una Repubblica Popolare di stampo sovietico. Con il crollo dell’Unione Sovietica, la Mongolia ha perso il suo principale protettore, e ha dovuto imparare a navigare nella politica asiatica (e globale) in un momento in cui la Cina era in ascesa come potenza economica e militare.

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Poster sulla Mongolia, di stampo sovietico (Foto da Pinterest.com)

Le relazioni russo-mongole si sono fortemente deteriorate dopo la Guerra Fredda, nonostante i tentativi formali di riallacciare le relazioni bilaterali con la firma di un trattato di cooperazione nel 1993. La crisi è stata anche prodotta dalla sospensione del sostegno economico russo alla Mongolia – che nel 1989 rappresentava circa il 50% del PIL del Paese.

La Mongolia ha posto fine alle sue relazioni satellitari con l’Unione Sovietica nel marzo 1990. Nel 1994, ha redatto dei documenti che dichiarano le sue priorità politiche: i concetti di sicurezza nazionale, di politica estera e di dottrina militare.

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Zona di confine tra la Mongolia e la Russia.

Il concetto di sicurezza nazionale rifletteva la situazione geopolitica e il ruolo del Paese, definendo specificamente gli interessi nazionali vitali della Mongolia e i mezzi per garantirli. Tra essi, è menzionata l‘inviolabilità dei confini statali. Inoltre, negli equilibri diplomatici, la Mongolia ha cercato di mantenere la sua posizione neutrale, rifiutando di aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO).

Russia e Mongolia oggi: una questione di sicurezza

Alla luce delle sue tensioni con l’Occidente, Mosca sta cercando di ottenere un ruolo più influente nello spazio post-sovietico, riorientando la sua politica verso l’Asia.

I resti della base militare sovietica a sud-est di Ulan Bator, in Mongolia.
Resti della base militare sovietica a sud-est di Ulan Bator, in Mongolia. (Foto di Sewerfresh.com)

Le relazioni tra Mosca e Ulan Bator hanno iniziato a migliorare con gli anni 2000, che possiamo riassumere in quattro passaggi fondamentali:

  1. Nel 2000, i due Stati hanno firmato la Dichiarazione di Ulan Bator, con cui la Russia si è impegnata a sostenere la Mongolia attraverso il partenariato e la cooperazione militare;
  2. Nel 2003, Mosca ha deciso di cancellare il debito mongolo pari a $11,4 miliardi;
  3. Nel 2006, Mosca e Ulan Bator hanno firmato la Dichiarazione di Mosca, che ha fornito una base politica per l’espansione dei legami economici tra i due Stati;
  4. Nel 2009, i due Stati hanno firmato una Dichiarazione di partenariato strategico.
A file photo of a Mongolian army commander preparing his troops for a diplomatic reception outside the national parliament building at Sukhbaatar square, in Ulan Bator, Mongolia. Photo Reuters
Un comandante dell’esercito mongolo prepara le sue truppe per un ricevimento diplomatico, fuori dal palazzo del parlamento nazionale, nella piazza Sukhbaatar a Ulan Bator, in Mongolia. (Foto: Reuters)

Russia e Mongolia hanno avviato, quindi, un partenariato strategico basato sia sulle loro relazioni storiche che sui nuovi accordi bilaterali. Recentemente, le relazioni tra i due Stati si sono intensificate, non solo attraverso frequenti visite reciproche di alto livello, ma anche attraverso una stretta collaborazione tramite agenzie intergovernative, ONG e programmi di scambio sociale.

La cooperazione in campo militare

Attualmente, le relazioni russo-mongole hanno raggiunto un alto grado di cooperazione in vari settori, incluso quello della sicurezza. La cooperazione militare tra le forze armate mongole (MAF) e russe (RAF) si è notevolmente ampliata dal 2000, in particolare dal 2007.

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Da sinistra, Elbegdorj Tsakhia, presidente mongolo, e Vladimir Putin, presidente russo. Foto di PA (Interfax energy)

Nel 2007, infatti, i due Stati hanno istituito il gruppo di lavoro congiunto mongolo-russo per la cooperazione tecnica-militare. L’esercitazione “Darkhan”, che si concentra sulla riparazione e il ripristino di attrezzature militari di fabbricazione russa in condizioni reali, è diventata una sede semi-regolare in cui funzionari militari russi e mongoli interagiscono sull’interoperabilità e sulla formazione congiunta.

L’esercitazione bilaterale “Selenga” – che si tiene regolarmente ogni anno dal 2008 tra Russia e Mongolia – dal suo iniziale obiettivo di antiterrorismo si è evoluta fino a includere giochi di guerra. Nel 2014, Ulan Bator ha impiegato carri armati T-72, veicoli da combattimento di fanteria BMP-2, cannoniere per elicotteri Mi-24 e oltre 500 militari.

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“Selenga” nel 2016. (Foto di mil.ru)

La Russia è in gran parte responsabile di questa espansione dell’interazione militare bilaterale, in quanto ha fornito i finanziamenti per le esercitazioni di addestramento. Nel 2008, ad esempio, la Russia ha elargito alla Mongolia $2,5 milioni in attrezzature militari e si è impegnata ad aiutare il MAF ad ammodernare i mezzi militari. Oltre ai finanziamenti, Mosca ha fornito agli ufficiali del MAF l’opportunità di formarsi in istituti militari sotto il comando del Ministero della Difesa russo.

Ad oggi, tuttavia, la Mongolia ha diminuito il numero dei militari presenti sul campo delle esercitazioni militari congiunte. Nonostante l’ampia collaborazione in materia di difesa con la Russia, infatti, la Mongolia non si è sottratta alla cooperazione militare con l’Occidente. Ulan Bator partecipa al programma di partenariato e cooperazione individuale della NATO, ed è attiva in iniziative di addestramento a guida occidentale come “Khaan Quest” – un’esercitazione congiunta guidata dal Comando Pacifico degli Stati Uniti, iniziata nel 2003.

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Esercito mongolo (Foto da medium.com)

Tre mesi dopo la fine di “Khaan Quest”, nel 2015, un gruppo di militari mongoli ha partecipato a un corso di formazione per ufficiali del personale condotto dal Programma NATO per il potenziamento dell’educazione alla difesa. Il periodo di tempo trascorso tra “Khaan Quest” e “Selenga 2015” è stato inferiore a due mesi, a testimonianza del mimetismo internazionale della Mongolia.

Conclusioni

La Mongolia si riserva la capacità di alternare partner strategici, i quali, oltre ai suoi vicini naturali, provengono anche da fuori, instaurando una collaborazione piuttosto solida anche con gli Stati Uniti. Per la Russia, una dichiarazione ufficiale di neutralità della Mongolia potrebbe rappresentare un’occasione perduta per aumentare la sua influenza militare in Asia orientale – soprattutto visto l’aumento delle capacità di difesa della Cina.

La Russia continua a fornire alla Mongolia aiuti tecnici e militari – per un valore di oltre $13 milioni solo nel 2018. La Russia, quindi, sta tentando di avvicinarsi militarmente alla Mongolia, per sfidare la sua posizione di neutralità ed equilibrio.

Fonti e approfondimenti

Vladimir Dazishen, Asiarussia.ru. (2019). Потенциал конфликтности в зоне российско-монгольской границы в Туве”

Gleb Rumin, Asiarussia.ru (2019) “Монголия сейчас. Как развиваются российско-монгольские отношения и чего ожидать в будущем”

NATO. “NATO supports Mongolia in transforming its defence education system“. NATO news, 13/09/2017.

Robert E Bedeski ,Mongolia in Northeast Asia: Issues of Security Survival and Diplomacy: Mongolia’s Place in Asia Today,  The Mongolian Journal of International Affairs, n.12, 2005

Yuki Konagay, Olga Shaglanova, The “Borderlands Milieu” between Russia and Mongolia : A History of Settlement and Transnational Interactions, SENRI ETHNOLOGICAL STUDIES 92: 123–141 ©2016

Jamsran Bayasakh, The Three Cornerstones of Mongolia’s Independence and Foreign Policy, ISPSW Strategy Series: Focus on Defense and International Security, Issue No. 579 Sep 2018

Egorov, B. (2019). “Selenga-2016 joint Russian-Mongolian military exercises”. [online] Rbth.com.

Rinna, A. (2019). “Mongolian neutrality and its significance for Russian security”. [online] Russia Direct.

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